A PHP Error was encountered

Severity: Warning

Message: getimagesize(https://www.mescalina.it/foto/musica/interviste/old/big/intervista_792.jpg): failed to open stream: HTTP request failed! HTTP/1.1 404 Not Found

Filename: controllers/musica.php

Line Number: 977

Intervista Otto’p’notri -
Otto’p’notri

Otto’p’notri


16/04/2003 - di Christian Verzeletti
Una chiacchierata con David Bindi, Massimo Fantoni e Fabrizio Orrigo, ovvero con
buona parte degli Otto’P’Notri, significa un discorso profondo e avvolgente sugli
elementi che compongono la musica. E non solo la loro…
  
    Interviste:


              Otto’P’Notri
Una chiacchierata con David Bindi, Massimo Fantoni e Fabrizio Orrigo, ovvero con
buona parte degli Otto’P’Notri, significa un discorso profondo e avvolgente sugli
elementi che compongono la musica. E non solo la loro…
Mescalina: David, cominciamo con un po’ di storia, perché non sono poi in molti che vi conoscono…
David: Siamo nati all’ inizio del 1990. Marco Parente e Massimo Fantoni, (nostro attuale chitarrista) si erano trasferiti a Firenze e stavano cercando un cantante. Ci siamo conosciuti attraverso un annuncio che io avevo inserito a Controradio, attuale network fiorentino. In una fase successiva si aggiunsero gli stessi componenti degli attuali Otto’p’Notri. I primi cinque anni sono stati un periodo di costruzione e di sperimentazione per ognuno di noi, insomma ci siamo fatti le ossa, abbiamo vinto qualche concorso…ecc...Nell’estate del 95, Marco decise di intraprendere la carriera solista iniziando a cantare e a scrivere con i risultati che tutti oggi conosciamo. Noi abbiamo mantenuto la medesima formazione. Marco, che all’epoca era il batterista del gruppo, fu sostituito prima da Walter Paoli (noto in diversi ambienti musicali) poi dall’attuale Umberto Bartolini. Nel 1997 firmammo un contratto discografico con l’etichetta fiorentina Cockney Music che a sua volta ottenne dalla Sony la distribuzione di tutte le sue produzioni artistiche ( Bandabardo’, De Glaen, Mulfunk Otto p Notri ecc …). Nel Marzo del 1999, uscì il nostro primo cd dal titolo “Secondo la legge del caso”. Purtroppo Cockney Music non fu in grado di creare nessun tipo di promozione né di fornirci alcun supporto a causa di forti problemi economici interni, per cui riuscirono a sopravvivere solo gruppi come Bandabardo’ che avevano già agenzie di management, uffici stampa, proprie strutture esterne su cui poter contare, oltre che un curriculum artistico già parzialmente riconosciuto. Tutto questo cominciò a precipitare quando il disco era in fase di ultimazione. Cercammo di chiedere una liberatoria in quanto eravamo privi di qualsiasi supporto tecnico e logistico, ma questa arrivò soltanto nella primavera del 2001.
Successivamente Alessandro Forniti, che conoscevamo da tempo e che seguiva il gruppo da molto tempo decise di dare vita all’etichetta Stoutmusic

Mescalina: Da dove viene il vostro nome?
Fabrizio: Nel giardino dell’ospedale psichiatrico di S. Salvi di Firenze, i bambini, tra cui David, il nostro cantante gridavano: “Livio, Livio quanto ce l’hai lungo?”. E lui: “ Otto metri dal muro”. Rispondeva con quel suo difetto, con quella sua incapacità di coordinare le parole, così veniva fuori un qualcosa tipo … Ottopnotri. Poi con quella parola indicava anche tutti i contachilometri e le motociclette. Anche la velocità curva, restringe la visuale e il campo della realtà, falsa le proporzioni . La parola Otto’p’notri nasce così, come un simbolo di immaginazione e sproporzione, un riferimento alle sfasature, agli equilibri precari, alla difficoltà della comunicazione.

Mescalina: Ti dico subito che io mi sono avvicinato alla vostra musica, incuriosito dai nomi con cui collaborate, che poi sono tra i più interessanti ed anche innovativi nel panorama della canzone rock in italiano: Marco Parente, Paolo Benvegnù e Massimo Fantoni … Raccontaci un po’ come li avete incontrati e come siete arrivati a collaborare con loro.
David: Escludendo Marco, di cui già conosci tutto l’itinerario artistico e il modo in cui ci siamo incontrati, parlare di Massimo e Paolo è parlare dell’attualità in corso. Il primo è il chitarrista ufficiale del gruppo da ormai 13 anni. E’ chiaro che nel corso della sua attività ha avuto molte collaborazioni (dalla collaborazione con Marco Parente, Giancarlo Onorato,Teresa de Sio, a quella più continua ed attuale con Andrea Chimenti ... fino a collaborazioni in programmi televisivi della Rai) L’incontro con Benvegnù è stato quasi casuale. Paolo era a Firenze per alcune collaborazioni; lui aveva ascoltato e apprezzato “Secondo la legge del caso”, per cui decidemmo di sottoporre al suo ascolto le composizioni più recenti ai fini di una piccola collaborazione. L’effetto è stata la nascita di un sodalizio umano e artistico assai profondo, che oltre al disco, ha dato vita ad un piccolo live-tour dal titolo “Ho visto” in cui le nostre rispettive canzoni si sono incontrate e contaminate. Sicuramente il suo apporto artistico e la sua provata esperienza sono state fondamentali, ma dobbiamo dire che fin dall’inizio il suo intervento è stato quanto mai rispettoso della nostra natura musicale, mai invasivo, ed unicamente teso a far emergere ciò che non avevamo ancora scorto di noi stessi. Paolo è in assoluto la persona che ci ha maggiormente stimolato e che davvero crede fortemente nelle nostre potenzialità …
Probabilmente questa collaborazione continuerà anche nel futuro imminente, infatti il live di Benvegnu’ si avvale attualmente della presenza di una parte degli Otto’p’Notri (Fabrizio Orrigo e Massimo Fantoni).

Mescalina: Oltre a Benvegnù, sul vostro cd compare anche il nome di Marco Tagliola e non possono non venirmi in mente gli Scisma…
Fabrizio: Marco Tagliola ha mixato e lavorato ad alcuni brani del disco che sono stati rifiniti negli studi Jungle di Milano. Chiaramente era una conoscenza di Paolo ed aveva già lavorato con gli Scisma.
Non disponendo di un budget illimitato, abbiamo lavorato con lui ai pezzi che maggiormente necessitavano di un apporto più professionale … certo avremmo voluto il suo apporto e quei mezzi su tutto il disco … ma cio’ non era possibile per motivi economici.

Mescalina: Con Parente mi sembra poi che abbiate anche delle vere e proprie affinità, un certo modo di affrontare la canzone… direi libero negli arrangiamenti e esistenziale/sociale nei testi…
David: Non so quanto siano forti le affinità con Marco Parente; in ogni caso credo che siano da valutare non come una semplice appartenenza ad un medesimo “mondo musicale”, né ad una diretta affiliazione al suo stile, ma ad un lungo periodo di lavoro svolto insieme. Per oltre cinque anni ho sempre costruito la voce ed i testi su composizioni di Marco e Massimo. Inoltre abbiamo avuto influenze musicali assai simili, ed oltre la collaborazione artistica all’interno dello stesso gruppo, ci sono amicizia, vissuti, tempo trascorso insieme…..persino qualche vacanza estiva come in Spagna e Portogallo. Credo che alla fine sono cose che contano. Ognuno di noi è quello che è anche in base al grado di apertura e di interazione con gli altri. Anche adesso, che i nostri cammini artistici hanno preso strade diverse, il rapporto umano e l’amicizia sono quelli di sempre. Riguardo al modo di affrontare la canzone, credo che la differenza maggiore sta nel fatto che Marco è un solista, quindi ha in mano la completa regia delle scelte e degli arrangiamenti, mentre nel nostro caso essendo un gruppo c’è molta più mediazione … una canzone deve soddisfare tutti, e per arrivare a questa intesa alle volte dobbiamo anche faticare. Per i testi dove sicuramente mi sento maggiormente chiamato in causa, ritengo che le liriche di Marco siano più poetiche ed evocative, lasciano più spazio a libere interpretazioni. Le sue parole tendono più planare sulla condizione umana, piuttosto che ad impattare violentemente con questa, attraverso una sensibilità vera ma leggera, che può anche denunciare aspetti duri, ma sempre accompagnata da una brezza primaverile, mai da una tempesta. Direi che il suo stile affronta le bellezze e le miserie del quotidiano senza arrivare ad una violenta intromissione nella realtà …
I miei testi non so giudicarli, ma credo che siano attualmente più votati verso l’aspetto psicologico ed esistenziale con una forte intrusione nella realtà … dove lo scontro con la vita è forte, dove si è aperto un varco quasi insanabile tra aspetti privati e pubblici, dove le radici, i ricordi, i vissuti hanno bisogno di un nuovi innesti con la vita presente … c’è quasi una inevitabile e totale compromissione con il “mondo”, le sue contraddizioni e le sue moltitudini. Solitamente i testi non rappresentano totalmente la personalità di chi scrive, cosa che invece avviene in “Senza Pelle”, con forte azzeramento dell’espediente “poetico”. Questo è strano anche per me. I miei testi precedenti erano molto più immaginari, ermetici, a tratti persino surreali. Questa traccia è ancora visibile nel nostro primo lavoro … può darsi che in futuro questo piano più immaginario verrà recuperato.







Mescalina
: Io poi ho trovato qualche affinità anche con i Timoria, soprattutto in certi tuoi modi di cantare, anche se poi ci metti meno fronzoli di Renga…
David: Forse ho capito a cosa tu voglia alludere … forse … ti riferisci a una certa pienezza della voce, un istinto naturale che porta spesso a ritornelli pregni di melodia … Devo però confessare che i Timoria non sono mai rientrati tra i miei ascolti anche se ritengo Francesco Renga un cantante quanto mai capace dal punto di vista tecnico, soprattutto ora.

Mescalina: … lasciamo perdere anche i paragoni, anche se potrebbero essercene alcuni anche stranieri … mi sembra che dimostriate molta personalità nel prendere e nel trattare la canzone italiana. La fate vostra con un suono sul cui fondo ci sono sempre campionamenti, e-bow e anche archi.
Massimo: Credo che tutto ciò sia dettato da una profonda influenza che su di noi, come su molti artisti italiani, hanno giocato gli ascolti di musica straniera, che poi rappresentano una grossa fetta del nostro background culturale. Generalmente le nostre canzoni nascono da una melodia o da un testo dove comunque sono già presenti tutti i riferimenti a cui accennavo prima, e che ormai fanno parte del dna musicale di ognuno di noi.
Quando molti anni fa abbiamo dato vita a questo gruppo, eravamo convinti che l’operazione da fare era proprio quella di far interagire il testo italiano con una forte attenzione agli arrangiamenti strutturali. Per arrangiamenti strutturali non intendo le rifiniture melodiche e sonore che si costruiscono sulla base di una canzone, ma lo scheletro e le fondamenta del brano anche con la sola presenza della voce e di uno strumento. Intendo quindi il modo di cantare, la scelta degli accordi, l’interpretazione ecc… poi si passa all’arrangiamento e alla costruzione del perimetro sonoro della canzone che deve essere in relazione con l’atmosfera, il sentimento e l’emozione evocata dal testo.

Mescalina: Ascoltando il disco ci si accorge della gran mole di lavoro sugli arrangiamenti: ma quanto ci avete messo a fare questo disco? Quanto ti è costato fisicamente e interiormente?
Fabrizio: Tantissimo. Ma ciò è dipeso dalla mancanza di una struttura tecnologica adatta alla situazione. In un certo senso abbiamo voluto fare un tipo lavoro senza avere i mezzi per realizzarlo. Considera che abbiamo registrato 5 brani in un appartamento non perfettamente sonorizzato, per cui la gestione ed il controllo del mixaggio è letteralmente saltata … i brani suonavano sempre diversamente. Per questo siamo ricorsi al Jungle di Milano. Gli altri brani invece sono stati registrati in uno studio di Firenze in presa diretta come se fossimo dal vivo. Insomma un patchwork discografico dettato dalle necessità

Mescalina: Spero che la domanda non ti infastidisca… ma in questo periodo gli appassionati di musica e di rock possono solo rammaricarsi a pensare a quello che è Sanremo… eppure se non fosse solo vetrina e lustrini, la partecipazione di un gruppo come il vostro sarebbe interessante e sposterebbe l’attenzione sulla qualità e sulla crescita della musica in Italia… ovviamente (purtroppo) sto sempre ragionando per assurdo…
Massimo: Ti ringrazio per il complimento. Ci piacerebbe partecipare ad una manifestazione come quella proprio perché da qualche anno ospita anche cose diverse. Sanremo è comunque il tempio della musica leggera che ha tentato di aprire anche ad autori più originali o cosiddetti “colti” . Mi sembra che gli ultimi anni abbiano visto anche una presenza “diversa”… penso a Silvestri, Bluvertigo, Consoli, A.Travel, Subsonica, Quintorigo, né il prossimo anno mi meraviglierei di vedere Marco Parente. E’ cambiato molto l’atteggiamento di certi autori. Ai tempi della new wave italiana, l’underground era totalmente altra cosa da Sanremo … per i Litfiba o Diaframma, sarebbe stato compromettente salire su quel palco; al contrario oggi, un gruppo indipendente farebbe carte false per andare a Sanremo senza essere accusato di compromesso commerciale. Qualsiasi artista desidera arrivare a molte più persone possibili.

Mescalina: Succedono cose strane nel “nostro” ambiente musicale: il vostro primo disco era Sony, mentre ora siete passati a Stoutmusic / Aufìdioglobe, come mai? Una scelta voluta o avete avuto problemi?
Fabrizio: Quando uscì il nostro primo lavoro, Sony curò unicamente la distribuzione, anche se, ad onore del vero, mostrò un particolare interesse nei nostri confronti. Forse se non ci fossero state delle forti inadempienze contrattuali da parte della nostra etichetta, avremmo potuto sperare in un contatto più diretto. I rapporti tra la major e la Cocney peggiorarono a tal punto, che Sony decise di rompere il contratto di distribuzione. Quando la situazione precipitò, i responsabili della Sony che avevano mostrato interesse per il gruppo erano stati sostituiti da altre persone come spesso avviene nelle grandi strutture discografiche .Oggi, Stoutmusic s’incarna soprattutto in Alessandro Forniti il quale da anni seguiva i nostri destini discografici desiderando da tempo una collaborazione. Il clima è sicuramente amichevole ma rispettoso dei ruoli e dei rischi, soprattutto per una etichetta che muove i primi passi e che investe piccole risorse con grande passione. La scelta della distribuzione è caduta su Audioglobe perché all’interno della struttura il nostro materiale è stato apprezzato. In ogni caso per “Senza Pelle”, prima di arrivare totalmente ad una produzione indipendente abbiamo sondato anche il mondo delle major; alcune di queste hanno apprezzato e lodato il lavoro, ma come spesso accade non hanno voluto investire o rischiare qualcosa in più.
Recentemente abbiamo avuto modo di incontrare collaboratori e dipendenti major che nutrono forti dubbi sulle politiche manageriali ed artistiche portate avanti dalle case discografiche per le quali lavorano, denunciando quasi sempre l’assoluta mancanza di investimento artistico verso gruppi minori ma non per questo meno interessanti. Non è comunque nostra intenzione farne un caso personale, anzi , riteniamo che come gruppo dobbiamo ancora migliorare molto, consapevoli che tutto parte sempre da noi stessi e dal modo di affrontare le difficoltà del panorama musicale. Crediamo nelle nostre potenzialità, ma sentiamo anche che il margine di miglioramento può essere davvero molto ampio. La maturazione artistica non ha mai dei tempi prestabiliti. In verità, ogni gruppo vorrebbe avere una major che lo possa produrre e nel contempo godere di una assoluta indipendenza creativa. La favola di volere essere integralmente “indipendenti” mi è sempre sembrata una dichiarazione ambigua … semplicemente perché ogni artista desidera che la sua musica varchi più confini possibili. Noi siamo indipendenti non per scelta etica, ma per necessità e di necessità cerchiamo di fare virtù. Nonostante questo, incontriamo gruppi che si lamentano delle loro major … solitamente trattasi di artisti che hanno già superato una soglia di visibilità e che hanno intrapreso il passo successivo. Quando un gruppo si dichiara indipendente dovrebbe sempre chiarire se intende una categoria di mercato o una scelta etica.

Mescalina: Come dicevamo prima, siete ancora non emergenti, ma poco conosciuti … che poi è la condizione di parecchi gruppi di valore, una specie di limbo da cui si esce solo se si arriva a farsi un nome…
Massimo: Attualmente il nostro reale obbiettivo è appunto uscire dall’anonimato e ricavarsi una piccola cerchia di ascoltatori che possa permetterci di esistere e resistere. Siamo ben consapevoli che attualmente il nostro punto di arrivo non sono le vendite reali, ma una presenza continua all’intero del panorama indipendente che a nostro giudizio annovera gruppi che mostrano sempre maggiori capacità rispetto al passato. In poche parole dobbiamo costruirci credibilità e nome. I consensi che “Senza Pelle” sta ricevendo ci incoraggiano ad andare avanti con grande determinazione, le critiche possano invece fornirci importanti chiavi di lettura per stabilire quali sono i difetti da correggere. Questo disco evidenzia sempre più luci abbaglianti e zone oscure da far emergere. Le nostre armi devono essere fiducia e autocritica.

Mescalina: Quali sono i gruppi / dischi che più stimate e ascoltate?
Massimo: Le nostre influenze musicali divergono e s’incontrano, ognuno ha propri riferimenti che poi nel lavoro comune si stemperano e confluiscono in un prodotto unico. Si va dal pop rock anni 70’ (Scuola di Canterbury, progressive, Eno, glam e affini) fino alla destabilizzazione musicale del punk e del rock inglese anni 80 … Xtc, Stranglers, Talkingheads ... per riscoprire poi Dylan, Cohen … i Beatles… (quelli davvero per tutti) e poi Beck…. Eels ...sarebbe un elenco infinito ed estremamente eterogeneo ... poi ci sono gli italiani … (da Gaber ai Subsonica), scusaci è impossibile…

Mescalina: Mi sembra che nella vostra musica, nei vostri testi ci sia un percorso sociale, un cammino della coscienza: in alcuni brani, come “Canzone di migrazione”, questo rivela un’attenzione al sociale e in altri, come “Secondo la legge del caso” o “Cosa rimane” ad aspetti più esistenziali…
David: Credo che in questo disco i due piani siano ancora separati. E’ ancora un inizio … specialmente per l’attualità ed il sociale. Non so come sarà in futuro, ma sento il bisogno che queste differenti sfere dell’esistenza raggiungano una maggiore coabitazione all’interno di uno stesso brano. Credo che l’aspetto psicologico ed esistenziale sia quello che domina maggiormente “Senza Pelle”. L’aspetto politico e sociale è sicuramente più difficile, ha bisogno di essere interiorizzato e rivissuto ... può nascere anche da articoli di giornale, ma deve essere metabolizzato e risultare “vero”.

Mescalina: “Testimoni di Genova” è invece legata alle giornate del G8, cioè del Genoa Social Forum … mi dicevi che volevi descrivere le strade di Genova con occhio da cronista …ma tu hai vissuto quelle giornate? Che idea te ne sei fatto? (David)
David: Fino a pochi anni fa mi dicevo: “Non scriverò mai una canzone “politica”. Mi viene quasi da ridere pensando al paradosso di “Testimoni di Genova”, dove l’abbandono totale alla cronaca, alla rabbia, allo slogan sono stati addirittura consapevoli fin dall’inizio, e, fin da quando ho concepito questo testo, sapevo che sarebbe stato criticato per il suo inevitabile grado di “retorica autoreferenziale”. Sicuramente è stato un episodio-limite con cui mi sono voluto confrontare a tutti i costi con un linguaggio addirittura estraneo al mio stile … fino ad averne paura. Comunque anche questo mi ha insegnato qualcosa per il futuro.
Genova resta ancora … senza risposte. Tutto il suo “materiale sensibile” è ancora lì, nelle sue strade, nelle piazze. L’italia è ancora il paese dei doppi fili rossi e delle strane coincidenze. Il G8 è stato quasi un esperimento, una palestra per esercitare la repressione all’interno di un paese democratico con mezzi raffinati e con l’apporto dottrinale dei media. Di Genova resta ancora il potere evocativo, la paura che si sposta nelle tante piazze italiane per destabilizzare e creare tensione. Sono da tempo in contatto con il giornalista Lorenzo Guadagnucci, autore di “Noi della Diaz”, testimone e vittima del blitz, che ha capito molto bene che la posta in gioco è alta. Per questo, durante i suoi incontri ha voluto anche la presenza dei sindacati di “polizia democratica”. Lo scopo dei governi autoritari è quello di creare un solco e uno strappo definitivi tra polizia e società civile, alimentandolo con la rabbia dei cittadini che hanno subito violenza. Solo attraverso questo gioco perverso può garantirsi un rapporto privilegiato con le forze dell’ordine del tipo patrono-cliente per proteggerle ed asservirle definitivamente . Non dovremmo permettere mai che questo accada. Sono convinto che quelle giornate hanno segnato uno spartiacque politico definitivo per la gestione dell’ordine pubblico. Gli effetti di assoluta impunità sono presenti ancora oggi e continueranno in futuro. Ho cercato di sapere il più possibile per capire davvero. Ho letto tanto e visionato moltissimi filmati. Dalle informative dei servizi segreti dirette alle questure di Genova, redatte circa un mese prima dell’evento, si capisce molto di quello che è accaduto e perché ... compresi i successivi allarmi bomba. Attualmente sto cercando di organizzare a Firenze un forum ed un concerto a favore del Comitato “Verità e Giustizia per Genova” dal titolo “Una notte per la Diaz”. Al momento ho avuto l’adesione di molte istituzioni e autorità locali … forse verrà fatto ad Ottobre, dipende dai tempi tecnici, dai costi, e dai luoghi disponibili. A questo progetto hanno aderito Giulietto Chiesa, Haidi Giuliani, Il sindaco di Firenze, alcuni comuni, ed il presidente della Regione Toscana … sono fiducioso.

Mescalina: Ora ci sarebbe bisogno di scrivere qualcosa sulla pace e sulle marce che bisogna fare…
David: Fare canzoni su questi temi non solo non deve essere obbligatorio, ma può essere rischioso dal punto di vista artistico. Dico questo proprio perché ho scritto un testo come “Testimoni di Genova”, che secondo me ha avuto troppa importanza nel giudizi ricevuti su tutto il nostro lavoro. Ogni artista dovrebbe capire come si esprime e qual’è la sua cifra stilistica. Se io scrivessi testi sulla falsariga dei 99 Posse, risulterei ridicolo e non credibile perché non provengo dallo stesso ambiente culturale ... loro, al contrario, risultano assolutamente naturali nonché abili e capaci dal punto di vista musicale. Fare un testo politico che sia al contempo bello non è cosa facile. Credo che nell’arte si debba capire prima quale tipo di natura si possiede, quale sia la nostra originalità e lavorare su quello. In questo senso penso ancora di essere all’inizio di una ricerca. Nella vita personale invece, sento moltissimo questi temi, comprese le contraddizioni e la difficoltà di essere per una politica di pace. Oggi se vogliamo parlare di pace, non possiamo sempre e solo tirare in ballo Ghandi, ma dobbiamo parlare di mercati, di economia, dei nuovi e futuri assetti geopolitici, cominciare a guardare la terra e capire perché le guerre si fanno sempre dove dovranno sorgere certi tipi di investimenti. La guerra è soprattutto un prodotto di una attuale economia in recessione, di calcoli che già sono stati fatti. Purtroppo manca una vera controinformazione. In questo momento la parola “democrazia” sta oscurando la parola “verità”.

Mescalina: Possiamo avviarci alla conclusione della nostra chiacchierata dicendo che gli Otto’P’Notri sono un gruppo che si sta esponendo sempre di più…
Massimo: In realtà ci si espone sempre e comunque. Gli Otto’p’Notri non sono certo un tipo di gruppo “combat rock”, ma un gruppo che cerca di muoversi nell’attualità, nella conflittualità privata e pubblica con una sorta di alienazione costruttiva. Non abbiamo un modulo unico per comunicare sentimenti e disagi. In futuro ci piacerebbe spaziare dalla canzone d’evasione, a quella più direttamente coinvolta nella sfera politica e sociale, intesa però come parte dell’esistente, inserita nell’aspetto totale del nostro quotidiano. Ogni volta che ci si occupa della sfera umana si fa politica…

Mescalina: Penso anche al titolo del vostro disco, “Senza pelle”, come se vi steste spogliando fino a non tenere nulla addosso che vi nasconda per uscire allo scoperto…
Fabrizio: In un certo senso è così. “Senza Pelle “ indica una emotività sovresposta, una fibra troppo sottile, un equilibrio precario, una voglia di aprirsi al mondo … del resto anche l’illustrazione del cd raffigura un uomo che quasi sbuca dalla terra con una valigia … e s’incammina ... verso qualcosa.
La persona che ha fatto questo soggetto, non ci conosceva, non sapeva cosa volevamo. Semplicemente ha ascoltato il disco e questo è quello che è venuto fuori. Appena lo abbiamo visto abbiamo capito che era la cosa giusta. Inoltre ci hanno particolarmente colpito alcuni tratti e oggetti che ricordano in maniera davvero particolare la copertina del disco precedente. L’autore non l’aveva mai vista, ne sapeva cosa contenesse.