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Intervista Amor Fou - Cesello e cervello
Amor Fou

Amor Fou

Cesello e cervello


15/03/2008 - di Ambrosia J. S. Imbornone

      
  Cesello e cervello
      Intervista AMOR FOU

Abbiamo chiesto ad Alessandro Raina, cantante degli Amor Fou, di illustrarci il presente
e il futuro di questo progetto musicale, con uno sguardo retrospettivo a quell'Italia che il concept-album
"La stagione del cannibale" ha cercato in modo ambizioso di immortalare.


Mescalina: La storia di Adele H. e Paolo M. si conclude il giorno della strage di Piazza Fontana. Da che prospettiva (socio-politica, psicologica…) osservate gli anni della cosiddetta strategia della tensione?
Alessandro Raina: Piazza Fontana è una delle tante manifestazioni del caos e dell'intensità che ancora aleggiava nella società italiana di quegli anni. Una società già minata nel suo interno, illusa dalla scorpacciata di illusioni da boom economico degli anni '50/60. Il declino in realtà è iniziato molto prima, fiancheggiato da una miriade di progetti eversivi, di ogni colore, mirati a prendere il controllo di un paese debolissimo uscito ancor più diviso dalla guerra, che però in quegli anni era ancora caratterizzato da una grande vivacità culturale. Mi ha molto colpito pensare che due ragazzi abbiano perso una parte della loro innocenza il giorno stesso in cui era tutta la società civile a perderla.

Mescalina: "Forse ci diranno di imparare a non sentire, non lo so se si riesce", canti in "Venti giorni di vita di una donna famosa": quanto l'indifferenza è medicina e causa dei mali del nostro tempo, in un'epoca troppo spesso senza memoria?
Alessandro Raina: Anche oggi, come quarant'anni fa, sembra che il caos la faccia da padrone ma si tratta di un caos inerte, sbiadito, in cui si muovono tantissimi individui che sembra abbiano accettato lo stato delle cose. La mancanza di memoria è molto semplicemente disinteresse per argomenti e temi che sono stati sostituiti da qualcosa di più facile, immediato, digeribile, scontato, precotto, e la televisione resta il primo veicolo di questa dinamica.

Mescalina: "Se un ragazzino appicca il fuoco" racconta una rivolta "domestica" contro la sacralità della merce, feticcio di una "società / che non si muove". Com'è nata l'idea di questa canzone? Ha senso oggi ancora immaginare di "dare fuoco", idealmente o realmente, alla borghesia o ai suoi simboli?
Alessandro Raina: Paradossalmente, tragicomicamente, per tanti ragazzi di destra e di sinistra, trenta o quarant'anni fa aveva senso. La canzone ha un fondo chiaramente moralista e in questo celebra, con un po' di sarcasmo, il grande idealismo di quei ragazzi. È ispirata a 'Teorema' di Pasolini, film in cui la calma apparente di una famiglia ultraborghese è disgregata … incendiata dall'avvento di una figura inquietante e anticonformista. Abbiamo cercato di tradurre questo clima anche nel video del brano, che uscirà a breve.

Mescalina: Tu in precedenza hai scritto testi in inglese: com'è stato il confronto con l'italiano? Hai adoperato un lessico e uno stile per niente banali: hai mai avuto il timore di ricadere nella retorica astratta tipica della nostra lingua oppure in modo consapevole hai un rapporto positivo con la sua tradizione "alta"?

Alessandro Raina: Ho coltivato la lingua italiana per anni, molto più dell'inglese che ho scoperto grazie al rock e alla poesia sui banchi di scuola. Ma l'italiano resta la mia lingua madre, una lingua che adoro in ogni sua manifestazione, e per questo penso che, avendo avuto la pazienza di aspettare il momento giusto per utilizzarla, si sia rivelata il metro più adeguato per esprimere quello che cerco di dire con un testo. La 'retorica astratta' è uno dei pilastri della nostra lingua, e intendo questo concetto in senso nobile. Con tutto il rispetto per tanti presunti 'innovatori' che cercano di ri-sdoganare Kerouac o Fante con un po' di immaginario da bassa padana, mi tengo ben stretta la tradizione 'alta'.

Mescalina: Pensate di lavorare insieme per un altro disco o la vostra esperienza condivisa si fermerà a "La stagione del cannibale"?

Alessandro Raina: Abbiamo già molte idee per il prossimo disco, di cui abbiamo già in mente il titolo e alcuni brani. Amor Fou è un progetto molto sentito da chi lo ha creato ed avrà sicuramente una lunga vita.

Mescalina: Qual è a tuo avviso il pregio di quest'album? E qual è stata invece la critica che maggiormente hai trovato ingiustificata?

Alessandro Raina: Il pregio è l'amore e la dedizione con cui è stato plasmato in ogni suo dettaglio, con pazienza e cura certosina di ogni dettaglio, nella speranza di offrire al pubblico un prodotto di qualità complessiva, e non semplicemente un disco con scritti i nostri nomi o un demo. Abbiamo seguito la regola di una scuola oggi oscurata dalla frenesia di fare, proporre, esibire, che porta tanti apprendisti a pubblicare tonnellate di materiale acerbo e derivativo pur di ritagliarsi nel minor tempo possibile un francobollo di spazio nel caravanserraglio dell'italo-indie. Non mi è piaciuto leggere che è un disco debole, innocuo, solo perché abbiamo scelto di svolgerlo usando spesso toni più educati e solo apparentemente soft, nella musica così come nella poetica. Ma spesso ho l'impressione che per molta giovane critica una bestemmia o un 'cazzo' infilato in mezzo a due rime renda il tutto più estremo o più vero. Dopotutto Bukowski ha molti più fan di Amelia Rosselli.

Mescalina: Cosa resta musicalmente nelle canzoni degli Amor Fou di ognuno dei vostri progetti musicali precedenti (Giardini di Mirò, La Crus, Lagash, Soul Mio, le tue canzoni da solista…)?
Alessandro Raina: Tutto e niente. Quando si crea un nuovo progetto lo si fa per andare oltre il proprio passato, o per coltivare quanto non si ancora è riusciti ad esprimere. Ma lo si fa anche grazie a quanto di buono e meno buono si è già dato alle stampe.

Mescalina: Sul palco sembri mescolare fragilità e sicurezza, gesti studiati e dandish ed una partecipazione autentica … Cosa c'è di calcolato e cosa di spontaneo in Alessandro Raina live?
Alessandro Raina: Io penso che un artista musicale, un performer, abbia a disposizione una gamma di strumenti per comunicare. Un cantante ha la voce, le liriche, ma penso abbia anche un corpo, una sensibilità e si presume anche uno stile, riconoscibile tanto nell'uso della lingua quanto nella sua dimensione estetica. Non si sale sul palco facendo finta di stare ancora confusi fra la folla o in pigiama. È irrispettoso ed estremamente banale. Non amo chi si maschera dietro a presunte nevrosi e timidezze patologiche così come mi danno fastidio i pagliacci o i cabarettisti travestiti da musicisti. Sono consapevole che la mia attitudine può sedurre ma anche irritare, ma non è questo il mio primo pensiero, essendo un cantautore e non una comparsa. Ogni concerto è una storia a sé e non ho mai conosciuto una persona che non fosse un mix di fragilità e sicurezza, autenticità e studio. Sono elementi ricorrenti della nostra vita, e sta a noi ammetterlo o prendere in giro la gente negandolo.

Mescalina: In che modo il video di "Se un ragazzino appicca il fuoco", diretto da Lorenzo Vignolo, si ispirerà a "Teorema" di Pasolini?
Alessandro Raina: Abbiamo cercato di riprendere le ambientazioni ultra-borghesi del contesto famigliare in cui la vicenda si svolge, di dare ai personaggi le stesse valenze e di 'far accadere' qualcosa che rappresentasse una reazione estrema a tutto ciò, messa in atto da una figura non ancora intaccata da quel sistema di ipocrisie. Nel nostro video abbiamo voluto fosse una fanciulla di quindici anni.

Mescalina: Ho letto in altre interviste cenni ai due romanzi con cui Pasolini si immerge nella pre-socialità dell'inferno delle borgate romane, ma l'ambientazione del disco mi fa pensare anche al Pasolini corsaro: che rapporto hai con questo scrittore?

Alessandro Raina: Un rapporto di continuo ripescaggio e confronto. Adoro tutto Pisolini, in particolare il poeta e il polemista giornalistico, lo considero l'ultimo grande moralista della più illuminata tradizione culturale italiana e il suo vuoto è incolmabile, così come poco ascoltata, in primis a sinistra, è la sua voce.

Mescalina: Non sento modelli evidenti nel tuo stile vocale ma quando hai intrapreso la strada della musica, hai mai pensato, in merito al modo di gestire la carriera e al percorso da portare avanti, "vorrei diventare come…"? Thom Yorke, Morrissey?
Alessandro Raina: I miei modelli ci sono … solo che non ho le qualità vocali per renderli palesi. Ho iniziato a cantare molto tardi, mandando a memoria le canzoni degli U2 e dei Rem, per cui Bono e Michael Stipe restano riferimenti indelebili. Ma adoro il mix di tecnica e verità di artisti come Zero, Battisti, Mina, Gino Paoli, Ornella Vanoni oltre ai nomi che hai citato tu. Vorrei rubare ad ognuno di questi straordinari artisti un po' di talento, di espressività e di fortuna ma la realtà è che solo lo studio, l'applicazione e la creatività possono darti una chance, soprattutto se non nasci baciato dalla grandezza di costoro.