Pablo E Il Mare

Pablo E Il Mare

In anteprima il nuovo album Respiro in streaming con intervista a Paolo Antonelli


14/05/2015 - di Ambrosia J. S. Imbornone
Respiro è un album mediterraneo ed esotico, elegante, accattivante e affascinante come un viaggio tra cantautorato, folk, rock e world, tra luoghi vicini e lontani, attraversando e raccogliendo storie, amori, fotogrammi e cartoline dal mondo.
Uscirà il 19 maggio 2015 per Libellula/Audioglobe il terzo album del progetto torinese Pablo e il mare, intitolato Respiro, un affascinante amalgama di sonorità, mondi, immagini e visioni, che mescola cantautorato, pop, folk e suadenti spunti world, bossa nova e cenni dub, new acoustic e rock; è un viaggio estetico e musicale tra lidi mediterranei ed esotici, che raccoglie l’alone affascinanti dei misteri del mare, storie, amori, fotogrammi e cartoline dal mondo.

Il disco è annunciato come “uno scrigno pop in cui spunti dalla vena cantautorale convivono con melodie a presa rapida”, con “dieci brani che alternano flash urbani a istantanee rubate a stazioni balneari fuori stagione”, in “un diario di viaggio per chi è pronto a salpare, alla scoperta di isole segrete e mari lontani sulle tracce di Ulisse”. Ve lo presentiamo in anteprima in streaming gratuito con un’intervista a Paolo Antonelli, cantante della band e autore di testi e musiche.

Mescalina: Partiamo da una domanda classica a cui avrai risposto tante volte, ma che non può non incuriosire i lettori: come nasce il nome d’arte Pablo e il Mare? Quanto si tratta di un mare immaginato, con la mente pronta a proiettarsi al di là di una siepe “leopardiana”, quanto di un topos mediato da romanzi e pellicole cinematografiche e quanto del frutto dei ricordi delle origini meridionali? Tra l’altro il moniker fa pensare a Il postino di Neruda…

Pablo e il mare: Sì, la domanda me l’hanno posta molte volte, ma tu ti avvicini più di altri al nocciolo della questione. Pablo e il mare è il titolo di una canzone di Onde, disco d’esordio uscito nel 2006. E’ una canzone che, a tanti anni di distanza, funziona ancora e proponiamo dal vivo, oltre ad essere la preferita da… mia madre!

Evoca un immaginario marinaro da allora sempre presente nelle mie canzoni, esattamente quello di cui parli.

Credo sia importante contestualizzare la cosa anche sotto un altro aspetto: negli anni ‘90 ho suonato in alcune band, situazioni che mi stavano un po’ strette. Decisi di fondare il mio progetto, il cui esordio avvenne sotto il nome di Paolo Antonelli, da vero cantautore. Però il concetto di band è per me importante; ad interessarmi è sempre stata la titolarità del progetto, la libertà di fare ciò che voglio e con chi voglio, in un ambiente sereno e stimolante. Una dimensione a metà tra quella di cantautore e quella di gruppo mi sembrava la migliore possibile.

Mescalina: I titoli dei vostri dischi sono stati finora piuttosto evocativi (Onde, 2006, Miramòr, 2011 e ora Respiro, 2015): hanno in qualche modo un sapore struggente d’infinito. Sicuramente però questo è il titolo più volutamente arioso (e forse anche fascinoso, in linea con certe sonorità sinuose del disco e dei suoi violini). Come mai avete scelto proprio questa parola?

Pablo e il mare: Miramòr fu un’intuizione. Una parola che non esiste, bella per il suo suono, mi attraversò la testa per un secondo. Respiro è invece il risultato di un compromesso tra una cinquantina di titoli proposti tra tutti noi. È semplice, universale e coerente con l’immagine di copertina.

Mescalina: Che ci dite dell’artwork di questo album, realizzato da Laura Antonelli?

Pablo e il mare: Laura è mia sorella. Ma non è solo questo: è una creativa molto in gamba, che si è messa al servizio della causa con risultati secondo me davvero preziosi. Ha avuto una pazienza infinita, perché anche questo aspetto grafico rispecchia una mia idea di insieme, nata da alcune foto scattate alle Saline di Mozia, là dove l’Italia finisce.

Mescalina: Come è nata l’idea di fare di queste canzoni quasi un diario di bordo che segue un viaggio immaginifico tra terre diverse? È un filo rosso rintracciato in qualche modo a posteriori o ideato già prima della scrittura dei singoli pezzi?

Pablo e il mare: Per chi scrive il viaggio è una linfa creativa non indifferente. E tornare con una moleskine piena e tanti memo vocali sullo smartphone è indubbiamente un buon punto di partenza.

Quello che conta è offrire a chi ascolta una testimonianza di prima mano, aggiungere qualcosa di personale a ciò che è universale, ciò che l’ascoltatore sa già. Devi viaggiare per davvero, insomma. Prendi Ferdinandea, si parla di un luogo fisico che è però, soprattutto, un concetto. Contesa tra i Borbone, gli Inglesi e i Francesi, Ferdinandea si ritira, scomparendo senza padroni, libera.

Mescalina: Ha un’eleganza quasi magica Ferdinandea, che narra di una sorta di Atlantide siciliana, un’isola rocciosa situata sotto la superficie del mare tra Sciacca e Pantelleria: si tratta di uno spunto originale. Come è venuto in mente?

Pablo e il mare: Estate. Piccolo porto di mare di quella Sicilia Orientale che è uno dei miei luoghi del cuore.

Vento sahariano. Luce molto forte. Entro in un bar nei pressi del porticciolo a cercare ombra.

Dopo qualche minuto la tenda di plastica si apre ed entra un signore, distinto. Parla tra sé e sé, ma è attento a fare in modo che lo si ascolti. Ce l’ha con una qualche opera pubblica della zona mai terminata. Mi osserva per un po’ e poi dice:

“Di dove siete? Che ci fate qui?”.

Io gli rispondo, argomento.

Lui ascolta.

Poi si prende un minuto, sospira e dice: “Voi la conoscete la storia di Ferdinandea?

E comincia a raccontare.

Tornato a Torino, mi documento, Wikipedia mi aiuta in termini di autorevolezza della storia, delle fonti.

Mescalina: Anche musicalmente si viaggia tra suoni mediterranei, esotici, latini, orientaleggianti, ecc.: i posti evocati sono anche e soprattutto luoghi dello spirito, parte di un immaginario, simboli culturali? È quello che farebbe pensare per esempio Giappone.

Pablo e il mare: Il testo di Giappone tratta di come molte persone sventolino bandiere, verità precostituite che spesso finiscono per essere dogmi. E se di bandiera devo averne una mia, allora scelgo quella del Giappone, perché è esteticamente bella.

Mescalina: Chi è la tua Nausicaa?

Pablo e il mare: Nausicaa è Valeria, la mia compagna. Quel porto in cui dovevi arrivare, e non per caso, o perché la corrente portava lì. Hai dovuto lavorare, per arrivare a Nausicaa. Ed eccola lì, capelli di medusa!

Mescalina: I bassi di questa canzone ricordano a tratti Max Gazzé: come lui, o ad esempio Daniele Silvestri, siete molto attenti anche alla qualità della musica, oltre che alle parole. Avete mai avuto l’impressione che in Italia si presti poca attenzione agli arrangiamenti? Che basti suonare una chitarra, anche male (e non è il vostro caso, ovviamente!), per essere definiti cantautori?

Pablo e il mare: A Torino, Ambrosia, di cantautori i ben informati ne contano duecento (la fonte è di un mio amico molto “sul pezzo”). Non che manchino quelli bravi, anzi… Qualcuno a me piace. Però sono d’accordo con te.

Il disco che più ho amato in questi ultimi anni è stato Un meraviglioso declino di Colapesce.

C’è un mondo, una personalità definita che emerge anche solo con voce e chitarra, ma c’è anche una straordinaria capacità nell’arrangiare ogni brano, sperimentando suoni, rendendo ogni battuta diversa dalla precedente.

Quanto a Pablo e il mare, i più giovani in organico (Francesco Coppotelli, violino e Fabrizio Cerutti, basso) hanno percorsi strutturati, sono diplomati al conservatorio. Andrea (Ferraris, pianista) è un musicista preparato, dotato di una particolare sensibilità, capace di arrivare musicalmente laddove io in fase di pre-produzione non arrivo. Marco (Ostellino, percussionista) negli anni si è destreggiato tra percussioni e batteria. Quanto a me, tecnicamente sono un modesto strimpellatore e cantore. Ma dopo tanto allenamento, credo e spero di poter dire la mia in fatto di scrittura e arrangiamento.

Anno dopo anno abbiamo fatto passi da gigante.

Mescalina: Da una formazione elettrica siete passati a una più snella e acustica; ora i suoni appaiono ben levigati, mai barocchi, ma rimpolpati e suadenti: come siete cambiati da Miramòr a Respiro?

Pablo e il mare: Il cambio di cui parli, dall’elettrico all’acustico, è avvenuto tra Onde e Miramòr. Quest’ultimo era un disco suonato da un trio acustico, un po’ minimal, senza batteria, arricchito dagli interventi di alcuni ospiti.

Respiro è invece il disco di un quintetto che si è giovato della co-produzione di Enrico Fornatto, bravo a mascherare nostre piccole imperizie e a farci “aggredire” ogni brano in senso di tempo. Abbiamo raccolto poi lezioni importanti in termini di arrangiamento da alcuni professionisti a cui dobbiamo qualcosa: penso a Luca Morino dei Mau Mau, che peraltro è un mio riferimento musicale importante, e a Gigi Giancursi, ex Perturbazione, a cui riconosco una lucidità straordinaria nell’analizzare e migliorare una proposta artistica che lo ha stuzzicato.

Mescalina: Vi sentite ancora un gruppo pop? Affinare la qualità della melodia è non poco complesso, ma talora questa etichetta è usata erroneamente come un marchio d’infamia…

Pablo e il mare: Ma perché, fammi capire, Ambrosia: questa parola, “pop”, ai giornalisti non piace proprio più?

Allora andiamo per esclusione:

“Rock” porta un po’ fuori strada, anche se A testa alta e Giappone sono pezzi rock a tutti gli effetti.

“Folk” sì, ci sta, anche se è uno degli elementi, non definisce il tutto. Non credi?

“Pop” invece funziona, perché la nostra musica è facile, orecchiabile. E piace sia a chi ama gli Smiths che a chi ascolta Cremonini.

E’ quindi popolare in questo senso, oltre al fatto che intende conquistare l’orecchio di tutti.

Mescalina: Comunque non sono personalmente, né siamo come testata a favore di discriminazioni del pop, o non te l’avrei chiesto. Anzi, appunto usare la parola “pop” in senso dispregiativo mi sembra solitamente insensato. Ora un’ultima domanda: il nuovo album in tre aggettivi.

Pablo e il mare: Mediterraneo, per i richiami di cui abbiamo parlato.

Ottimista, perché – e me ne sono accorto solo alla fine – c’è una vena di positività che pervade molti brani.

Pop, perché alla radio pezzi come Tortuga o Nausicaa potrebbero giocarsi delle ottime carte.



Biografia

Pablo e il mare è il progetto che ruota intorno alla figura del cantautore torinese Paolo Antonelli, un quintetto dal sound acustico e contaminato che ha riscosso consensi nel corso degli anni, tanto nel mondo della canzone d’autore quanto in quello legato alla scena indipendente nostrana. Il nome di Pablo e il mare balza alle cronache nel 2005 con la vittoria del premio "Rock Targato Italia". Parallelamente a questo riconoscimento, la band prende parte ad alcuni importanti festival tra i quali Aritmia Mediterranea (BA), Tavagnasco Rock (TO), Sconcerti (MI) e Colonia Sonora (TO). Sul fronte discografico, Pablo e il mare partecipa a numerose compilation dedicate al panorama indipendente e nel 2006 pubblica il proprio esordio discografico Onde, accolto positivamente dalla critica specializzata. Alla pubblicazione dell’album segue un lungo tour di sessanta date, al termine delle quali il progetto ferma temporaneamente la sua attività.

Nel 2009 Pablo e il mare cambia pelle, scegliendo la via della canzone e la forma acustica. La band raccoglie consensi in nuovi contesti: prende parte alla storica prima edizione di Collisioni, suona a Lubiana (SLO) sul palco del Kranfest e figura nel cast di “Spaziale Festival (TO).

Nel 2011 pubblica Miramòr (Blumusica/IMD, 2011), il proprio secondo lavoro sulla lunga distanza. Il tour di Miramòr prende il via sul grande palco della Festa di Liberazione (in apertura di Subsonica e Niccolo Fabi) e si snoda lungo lo stivale per i due anni successivi, toccando piccoli e grandi palchi da Aosta a Catanzaro. Nel 2014 Pablo e il mare comincia a lavorare al suo terzo album “Respiro”, avvalendosi della produzione artistica di Enrico Fornatto. Il disco, in uscita il 19 maggio 2015 per Libellula/Audioglobe, è stato realizzato grazie a una riuscita campagna di crowdfunding sul portale Musicraiser. Pablo e il mare sono: Paolo Antonelli (voce, cori, chitarra acustica e classica), Marco Ostellino (batteria, percussioni), Andrea Ferraris (pianoforte e sintetizzatori), Francesco Coppotelli (violino), Fabrizio “Brisiu” Cerutti (basso elettrico e contrabbasso).

Info:

http://www.pabloeilmare.it/

https://www.facebook.com/pabloeilmare

Si ringraziano Pablo e il Mare e Niccolò Maffei per Libellula www.libellulapress.it press@libellulamusic.it

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