Giovanni Block

Giovanni Block

La Leva Cantautorale degli Anni Zero


13/06/2011 - di Ambrosia J. S. Imbornone
Quando Giovanni Block ha cominciato a farsi notare nei concorsi nazionali dedicati alla musica emergente aveva poco più di 22 anni. Aveva già una dozzina di anni di studio (cominciati come flautista, per diventare un cantante e un polistrumentista raffinato), ma soprattutto impressionava per la sua padronanza del palco da performer carismatico,così come per una maturità artistica già fuori dell’ordinario, ma continuamente alimentata da una seria e determinata volontà di investire nella propria formazione, anziché cavalcare l’onda di uno dei tanti premi ricevuti, come quello Siae/Club Tenco al Premio Tenco del 2007. Ha lavorato infatti con cura negli anni al suo disco d’esordio e nel frattempo, suggendo la linfa del cantautorato italiano più profondo e significativo, così come ad esempio dell’eleganza  avvolgente della saudade brasiliana, ha continuato a raccontarci dal vivo la sua percezione del mondo, nutrita di ironia efficace e schiettamente coraggiosa, ma anche ricca di rara sensibilità, come nella struggente Song for Pagnotta scelta per la compilation della Leva cantautorale degli anni Zero. In attesa del suo primo album, la cui uscita è attualmente prevista per settembre, ecco cosa ha risposto alle nostre domande.
Mescalina: Come riassumeresti il tuo percorso musicale finora ai nostri lettori? Tu hai vinto molti premi, dalla targa Siae/Club Tenco alla targa “Bigi” Barbieri, dal premio Buscaglione ai premi di Musicultura. Quali pensi siano state le esperienze più importanti per la tua carriera?
***Giovanni Block: Parlare di carriera non mi piace. Preferisco definirla la mia “storia”. La carriera la lascio volentieri a chi ha voglia di arrampicarsi sui muri del nostro eterogeneo panorama artistico. Ho sempre suonato e scritto, e  continuerò a farlo. Tutto qui. In quanto ai premi, sono tutti legati a ricordi di momenti emozionanti.

***Mescalina: Come presenteresti il tuo progetto musicale? Cosa pensi che lo contraddistingua principalmente? L’ironia, la sagacia, l’efficacia dei testi e la cura da un punto di vista musicale, vista la tua formazione in Conservatorio?
***Giovanni Block: Non ho mai cercato un fattore che potesse identificarmi o rendermi riconoscibile. Non ho mai sentito questa necessità.  Scrivo canzoni, ed ho una produzione molto eterogenea. L’unica cosa che m’interessa è che la musica e il testo si muovano orizzontalmente e verticalmente  bene insieme, e che ciò che voglio dire sia chiaro ed arrivi al cuore delle persone. Definirmi “progetto”… mi sembra pretenzioso, nel clima di incertezza che regna in questi anni, progettare….ma che vuoi progettare?

***Mescalina: Come sei stato coinvolto nel progetto della Leva cantautorale degli anni Zero?
***Giovanni Block: Per colpa di Enrico Deregibus. Prendetevela con lui.

***Mescalina: Come mai è stata scelta proprio Song for Pagnotta per la compilation della Leva? Come la presenteresti a chi non l’ha ancora ascoltata o non la ricorda?
***Giovanni Block: Ho scelto Song for Pagnotta perché la sento più “canzone” di altre della mia produzione. E’ stata descritta magistralmente da Andrea Scanzi, nel suo articolo online di questo novembre. Io non riesco a parlare e a raccontare le mie canzoni… mi riesce male...Poi già ve le canto, no?

***Mescalina: Come sta andando il progetto della Leva secondo te? Lo ritieni utile nel panorama musicale italiano di oggi? E nel tuo caso specifico, pensi abbia aumentato la tua visibilità, così come molte iniziative del Club Tenco? Tu ne sei ormai anche socio onorario, giusto?
***Giovanni Block: Sono fiero di frequentare il Club Tenco e le sue iniziative. Che queste mi procurino pubblicità o meno non m’interessa. D’altra parte non credo che la legittimazione e la promozione di questo o quell’artista  attraverso il martellamento mediatico abbia mai fatto parte della mentalità del Club. La sinergia tra giovani cantautori, il conoscersi, il confrontarsi per tener viva una tradizione, sono di certo alcuni dei punti che il progetto Leva sta conseguendo egregiamente. 

***Mescalina: Ovviamente nel progetto non si poteva includere tutti. Ci faresti almeno un nome (o più di uno) di un artista non coinvolto nella Leva che ti piace e a cui auguri un buon percorso musicale?
***Giovanni Block: Sono follemente innamorato della napoletana Annalisa Madonna (a mio parere la voce per cui qualsiasi cantautore italiano vorrebbe scrivere); avrei inserito anche Giuseppe Di Taranto, un autore dalla scrittura sincera e commovente e dal gran cuore.

***Mescalina: Cosa pensi sia oggi la canzone d’autore? Pensi ti rispecchi a pieno la definizione di cantautore o preferisci essere descritto ad esempio come un “cantattore”?
***Giovanni Block: Io non credo di essere così bravo e lungimirante da riuscire a capire dove voglia andare a parare oggi il mondo della canzone d’autore. Di certo il termine “cantautore” mi basta e mi soddisfa. Non strizzerò di certo mai l’occhio a tendenze modaiole. Sono un cantautore. Un cantautore italiano che non andrà mai in giro con capelli da deficiente per sembrare più “Ggggiòvane”.

***Mescalina: Quali sono gli ascolti nel campo del cantautorato italiano che pensi ti abbiano maggiormente influenzato? Il primo nome che viene in mente, ascoltando le tue canzoni più “istrioniche”, è Gaber
***Giovanni Block: Forse, l’unica tra le mie canzoni che può ricordare la produzione di Gaber (e la ricorda, perché è una chiara citazione di Goganga ) è L’uomo nuovo … ma stiamo parlando di un brano del 2006. Oggi navigo su altre rotte espressive. Mi sento influenzato da tutta la buona musica cantautorale, italiana ed estera.

***Mescalina: E al di fuori del cantautorato italiano, l’ascolto di quali artisti credi abbia in qualche modo orientato la tua idea di musica? Nel campo della musica classica, ad esempio, o in altri generi della musica leggera italiana e internazionale?
***Giovanni Block: Bill Evans e Pat Metheny mi hanno fatto buona compagnia. Mozart è di certo il mio migliore amico in assoluto. As cançao de Vinicius de Moraes e Joao Gilberto mi hanno salvato più volte dalla depressione, i Sigur Rós e i Midlake  li vorrei come coinquilini per capire come arrivano a certi concetti così ampi. Sposerei Cheryl Wheeler. Avrei voluto come compagno di banco Nick Drake

***Mescalina: Come nascono i tuoi testi? Essendo spesso a sfondo sociale, gli spunti in ciò che osservi attorno a te danno vita subito ad una canzone o sedimentano nel tempo in te e ti spingono a scriverne?
***Giovanni Block: Io non nego di avere molte insicurezze. In questi anni ho evitato di dar vita ad un personaggio ed ho lasciato spazio solo alla “persona” Giovanni Block; sono proprio i miei disagi personali che mi spingono a scrivere. Prima che diventino abitudine, e quindi si mimetizzino nel quotidiano, li trasformo in canzoni. Lo scrivere diventa poi quasi un’esigenza.

***Mescalina: Quando scrivi una canzone, hai in mente un certo tipo di ascoltatore che vorresti scuotere con i tuoi brani dall’indifferenza e dalla passività?
***Giovanni Block: Mi rivolgo a tutti. Il mio pubblico comprende il bambino di sette anni che balla sotto il palco e i suoi genitori stanchi che tentano di ascoltare qualcosa di quello che dico, il vecchio rincoglionito che bestemmia perché la pensione è davvero poca cosa e lo studente che bestemmia (giustamente,  a prescindere!) …e così il liceale, il professore, l’impiegato, il postino il salumiere, il tossico, la gente … la gente che come me ne ha le palle piene, insomma.

***Mescalina: La tua città è una delle più belle e complicate del mondo, Napoli. Che difficoltà hai incontrato e incontri tuttora nel tuo percorso di musicista per trovare gli spazi che meriti e in generale quanto pensi sia difficile oggi vivere di musica in Italia per un artista emergente, che non voglia scendere a compromessi e mantenere la sua identità musicale?
***Giovanni Block: Riguardo a Napoli, non ho nulla da dire. La mia è una scelta artistica complicata, ne sono consapevole, ma non sono ancora sceso a compromessi. Questo però non lo dico con vanto, l’ho potuto fare solo perché non ho figli. Se avessi dovuto portare il pane a casa, sarei stato anche io con la coda tra le gambe e avrei fatto quello che dicono “loro” . Ma io, sai com’e’, mangio molto poco.

***Mescalina: Sta per uscire il tuo primo disco. Che notizie, che prime indicazioni ci puoi dare a riguardo? Hai aspettato per diversi anni l’etichetta giusta, il momento giusto, per il tuo debutto discografico ufficiale…
***Giovanni Block: Se miri a fare qualcosa al meglio, devi saper attendere. Le patatine e le caramelle possono essere prodotte in poco tempo. Una canzone o addirittura un album necessitano di labor limae. Potevo fare la paraculata di far uscire con un “dischetto” subito dopo la vittoria di uno dei premi che ho ricevuto, per cavalcare l’onda del momento, ma sarebbero state patatine, non canzoni. La canzone d’autore la immagino bella e color d’ambra. E la resina, per essere ambrata, deve sedimentare. Per questo ho scelto il produttore perfetto, Ettore Caretta, che non mi ha mai messo fretta, mi ha tenuto in studio mesi e mi ha circondato di musicisti incredibili. Ne approfitto per ringraziarlo. Mi sento fortunato ad avere avuto la possibilità di potermi esprimere senza ansie. La data di uscita è slittata a settembre, per il titolo…poi vi racconterò…