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Intervista Luigi Grechi -
Luigi Grechi

Luigi Grechi


12/05/2004 - di Vito Sartor
Questa sera all’Arci Mirabello di Cantu’ il Folk Studio si è personificato nella figura storica musicale di Luigi Grechi: una testimonianza importante, diretta, di qull’esempio auto-gestito di palco libero e indipendente, che negli anni settanta vide crescere molti cantautori italiani. Luigi De Gregori, nonchè fratello di Francesco, scelse questo cognome (Grechi infatti il cognome materno) per mantenere una sua identità. Vista la grande occasione ci siamo intrattenuti in una piacevole e fraterna conversazione.

  
    Interviste:

                   Luigi Grechi

Questa sera all’Arci Mirabello di Cantu’ il Folk Studio si è personificato nella figura storica musicale di Luigi Grechi: una testimonianza importante, diretta, di qull’esempio auto-gestito
di palco libero e indipendente, che negli anni settanta vide crescere molti cantautori italiani.
Luigi De Gregori, nonchè fratello di Francesco, scelse questo cognome (Grechi infatti
il cognome materno) per mantenere una sua identità. Vista la grande occasione ci
siamo intrattenuti in una piacevole e fraterna conversazione.


Mescalina: allora Luigi iniziamo a mettere i puntini sulle “i”, anche con qualche domanda scontata … la tua carriera musicale ti fa conoscere per la popolarità di Francesco: ci vuoi spiegare come e perché hai iniziato a “cavalcare” i palchi ed imbracciare la chitarra?
Luigi Grechi: C'era in casa una vecchia chitarra appartenuta a mio nonno. Cominciai a imparare i primi accordi tardi, verso i diciott'anni ... perchè? Non saprei, forse per i soliti stupidi banali motivi: emulazione per qualche amico che suonava, per farmi notare dalle ragazze, cose così. La passione vera mi prese quando capitai al Folkstudio e capii quale formidabile mezzo di comunicazione fosse la canzone. Fu lì che ad un certo punto "ascesi" timidamente al palco proponendo una manciata di canzoni di Woody Guthrie e qualche canzone popolare italiana. Passarono poi degli anni, prima che scrivessi canzoni mie (la prima fu "Il mio cappotto") e le suonassi in pubblico.

Mescalina: È la prima volta che abbiamo il piacere di ascoltarti dal vivo, tra l'altro questa figura del cow boy romantico, sognatore e rivoluzionario, che ci hai presentato questa sera ci affascina e stupisce allo stesso tempo. Siamo abituati a vedere questi personaggi come gli acerrimi nemici degli indiani, un po’ come fa Bush con il resto dei popoli del mondo ... un'ennesima prova del colonialismo americano?
Luigi Grechi: Come dico spesso nei concerti i cowboy veri, quelli della storia e non quelli di Hollywood, erano dei poveracci che facevano un mestiere duro e spesso pericoloso. Molti di loro non erano neanche di discendenza inglese, ma messicani, neri, indiani, meticci, italiani, portoghesi ecc. Gli acerrimi nemici degli indiani erano i proprietari che recintavano i terreni, le ferrovie, i cacciatori di bufali, l'esercito, il governo. Il filo spinato e la ferrovia misero la parola fine all'epopea degli indiani e dei cowboys. Quanto al colonialismo culturale è una vecchia storia: non mi sento affatto colonizzato. Blues, Jazz, Country e Rock sono le più grandi forme musicali del XX secolo, mi sono sempre piaciute e sempre mi piaceranno. Sono musiche nate in America così come in America sono nati il 1° maggio, l' 8 marzo, il movimento del '68 e quello di Seattle. Cancellare quanto di positivo ha prodotto la cultura americana in nome di un malinteso antcolonialismo vuol dire fare come il marito che si taglia gli attributi per far dispetto alla moglie. Quanto a Bush, non l'avrei mai votato e la maggioranza degli elettori americani, come si sa, votò contro di lui.

Mescalina: Parliamo delle tue numerose produzioni: esordisci nel 1975 con il disco “Accusato di Libertà”, un disco molto italiano che guarda al folk e strizza l’occhio al jazz (contributo del pianista Gaetano Liguori). Poi assistiamo ad una vera sterzata verso il country-rock sempre più influenzato verso le sonorità d’oltre oceano …
Luigi Grechi: Strizzate d'occhio al jazz non ce ne erano, in realtà. Direi che era un disco tutto folk: i musicisti jazz furono scelti dal produttore, perchè eravamo nella stessa etichetta discografica oltre che per la loro bravura. Il contributo più di valore è stato quello del grande Andrea Centazzo, percussionista.Comunque la sterzata verso il country rock , ascoltando i miei primi LP, non fu poi così improvvisa né netta.

Mescalina: Tra l’altro oltre a scrivere “Il Bandito e Il Campione” con Francesco (premio Tenco 1993) hai avuto lo stesso riconoscimento anche con un altro brano, o sbaglio?
Luigi Grechi: No, sbagli …"Il Bandito e il Campione" è stata la mia unica canzone a fruttarmi un premio.


Mescalina
: Comunque questa sera ci ha regalato diversi pezzi che parlano blues, country, storytelling: chi sono i tuoi migliori maestri?
Luigi Grechi: Direi Woody Guthrie. Però non ho mai cercato di imitarlo nello stile musicale, ma piuttosto ne ho ricevuto le idee, certi atteggiamenti culturali, il suo modo di porsi in relazione alla musica ed al pubblico. Ciò che oggi ascolto più volentieri sono una manciata di cantautori d'oltreoceano poco conosciuti da noi: Guy Clark, Peter Rowan, Tom Russell, Joe Ely … Comunque più che ai maestri sono e sarò sempre debitore al Folkstudio di Roma: è lì, come è successo ad altri, che ho ricevuto gli stimoli, le energie, le cognizioni che hanno più profondamente influenzato la mia vita artistica e non solo.





Mescalina
: Un pezzo che hai suonato questa sera mi lascia ancora i brividi e la pelle d’oca dell’emozione. “Dublino” (dal tuo capolavoro “Dromomania”) l’hai scritta con Francesco ma mi sembra anche autobiografica: mi pare di vederti intrattenerti in conversazione nei bar della Dirty Old Town.
Luigi Grechi: Francesco aveva nel cassetto una vecchia canzone intitolata "Piombino" dove si parlava di bar chiusi e disperazione notturna … io avevo passato alcuni mesi in Irlanda e riadattai la musica e il testo alla mia storia personale.

Mescalina: Ti ritrovi mai a bere con tuo fratello Francesco?
Luigi Grechi: Checché se ne dica, sono passati per me i tempi in cui andare a bere insieme in un locale poteva sembrare il massimo del divertimento. Piuttosto ci scambiamo libri, film e chiacchiere quando abbiamo tempo.

Mescalina: Del resto i bar (o pub) rappresentano un luogo sociale importante in tutto il mondo. Insomma sostare davanti al bancone da che mondo e mondo e sempre un rito …
Luigi Grechi: I bar, i pub, i locali mi interessano solo se lì succede qualcosa di divertente, come musica o spettacoli … bersi una birra fa sempre piacere, ma difficilmente cambia una serata e le cose restano come stanno. In realtà non esco mai di casa con il bere come programma.

Mescalina: Di sociale la tua musica parla chiaro, infatti hai scritto brani come “Senza Domani” (sulla pena di morte), e anche un pezzo sul disastro ecologico di Seveso. Insomma un ricercatore e un portatore di umanità dal Nord America all’Italia …
Luigi Grechi: Di umanità in giro ce n'è poca, ma per fortuna non va importata e la si può trovare in tutto il mondo.Così anche in America il movimento contro la pena di morte (pena applicata solo in alcuni Stati degli USA) segna molti ed importanti progressi. "Senza Domani" poi è la mia traduzione del brano di Peter Rowan "I'm gonna love you like there's no tomorrow". Quanto a Seveso è un triste ricordo di disastro e paura; la canzone poi fu censurata all'ultimo momento dalla casa discografica, la svizzera PDU, ormai già incisa e pronta per la pubblicazione. E' stato l'unico episodio di censura che ho subito, e posso assicurarvi che fu una brutta esperienza …

Mescalina: Come un fratello questa sera ci hai regalato una vera testimonianza e soprattutto evidenzi la tua voglia di fare musica riflettendo e divertendoti allo stesso tempo. Spazio aperto alle tue idee: vuoi segnalare qualcosa a Mescalina in particolare, progetti futuri viaggi e quant’altro?
Luigi Grechi: Banalmente il mio progetto principale è di pubblicare presto un altro CD dopo il recente "Pastore di Nuvole". Sarà una sfida, perché quest'ultimo lavoro ha avuto dalla critica degli apprezzamenti così lusinghieri che può sembrare rischioso fare qualcosa anche di poco inferiore … Ma le sfide, si sa, stimolano sempre e in fondo sono necessarie per migliorare. Quanto ai viaggi, più che avventure oltre confine, mi piacerebbe intensificare i miei tour con la mia band in giro qui da noi … a proposito, la band di Luigi Grechi non è un progetto, ma è realtà da un anno e potrete saperne di più visitando il mio sito
www.luigigrechi.it!

Un ringraziamento all' Arci Mirabello di Cantù e a Sussurri e Grida Promotion che hanno reso possibile questa intervista.

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