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Intervista Shane Fontayne -
Shane Fontayne

Shane Fontayne


12/01/2004 - di Christian Verzeletti
Shane Fontayne non è stato solo il chitarrista di Springsteen negli anni in cui il Boss è stato orfano della E Street Band. Quell’esperienza è stata fondamentale, ma, dalle sue parole e soprattutto dalla sua musica, emerge un artista completo e aperto, in crescita. Le ultimissime news lo danno come spalla a Sting in tour per il Nord-America, in attesa di vederlo in Europa, per promuovere il suo fresco “What nature intended”.

  
    Interviste:

                        
Shane Fontayne

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    online store:
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Shane Fontayne non è stato solo il chitarrista di Springsteen negli anni in cui il Boss è stato orfano della E Street Band. Quell'esperienza è stata fondamentale, ma, dalle sue parole e soprattutto dalla sua musica, emerge un artista completo e aperto, in crescita. Le ultimissime news lo danno in tour con Chris Botti in apertura alle date nord-americane di Sting, in attesa di vederlo in Europa, per promuovere il suo fresco "What nature intended".


Mescalina: Shane, dove ti trovi?
Shane Fontayne: Sono a Los Angeles, da dove vivo dal 1998.

Mescalina: Guarda, qua in Europa sei noto soprattutto per aver suonato con Bruce Springsteen … che ne dici se cominciamo proprio da qua?
Shane Fontayne: Per me va bene!

Mescalina: Il tour con Springsteen è stata il punto più alto della tua carriera? Guardandoti indietro come vedi quel periodo?
Shane Fontayne: Bè, non voglio sembrare uno dei personaggi di “Glory days”! Io sono nato e cresciuto in Inghilterra, ma ho coltivato un profondo amore per la musica americana. Quindi mi sono trasferito negli Stati Uniti per poter suonare con musicisti americani. E quando mi sono trovato a lavorare con Bruce, è stato di sicuro il momento più importante della mia carriera da chitarrista.

Mescalina: Che cosa ti ha lasciato quell’esperienza?
Shane Fontayne: Ho i biglietti gratis ai concerti di Springsteen!
Comunque, suonare con Bruce ha cambiato la mia vita, prima che la mia carriera. Ho potuto vivere in prima persona il massimo della qualità che questo lavoro ha da offrire. E allo stesso tempo ho provato sulla mia pelle cosa si prova quando tutto funziona nel migliore dei modi: senza dimenticare che c’è sempre stato un profondo rispetto per le singole persone, per le loro famiglie e una generosità fuori dal comune.


Mescalina: Hai qualche aneddoto da raccontarci?
Shane Fontayne: Mi ricordo di una volta che siamo usciti a cena con Bruce quando eravamo a Roma e c’era questo ragazzo che ci “seguiva” con la sua vespa: stava davanti al nostro furgone e continuava a guidare anche se era sempre girato per guardarci! La sua scorta è stata davvero uno spasso, anche perché spesso ci capitava di essere accompagnati dalla polizia dopo i concerti. E, proprio come lui, ci stavano sempre davanti! Comunque credo che il premio come miglior scorta vada alla polizia irlandese di Dublino: avresti dovuto vedere come si godevano quello che facevano!

Mescalina: Suonando dal vivo con Springsteen, non avete mai sentito la pressione di essere paragonati alla E Street Band?
Shane Fontayne: Guarda, Bruce ci ha sempre fatto capire quanto credeva in noi. E sapere che lui voleva che fossimo noi la sua band ci toglieva molta della pressione.

Mescalina: Com’è suonare con lui?
Shane Fontayne: Essere sul palco con Bruce è come avere sempre il posto migliore in tutta la sala. Mi godevo un grande concerto ogni volta, lo vivevo, lo respiravo e lo sudavo con lui. È un band leader così carismatico: il suo è un atteggiamento davvero grande e le sue intenzioni sono sempre sincere, non si può fraintenderlo. E quando dà un segnale, è sempre chiaro: per tutto l’arco del concerto, è in costante comunicazione, visiva e verbale, con il resto della band.

Mescalina: Com’è lavorare per il “Boss”?
Shane Fontayne: Come “Boss”, è gentile, generoso e premuroso. E poi sa perfettamente quanto sia importante mantenersi in sintonia e avere un contatto continuo quando si è in tour per così tanto tempo: quando i programmi glielo premettevano, faceva di tutto perché riuscissimo a tornare alle nostre case, anche solo per uno o due giorni.

Mescalina: Tu hai lavorato con lui anche in studio, come è stato?
Shane Fontayne: Molto rilassante. Quasi tutte le registrazioni che ho fatto con lui si sono svolte nella sua casa di Los Angeles. Gli piace lavorare sull’immediato e cogliere l’energia della prima performance, quando le idee sono ancora grezze e libere di muoversi.

Mescalina: Hai avuto dei momenti di difficoltà?
Shane Fontayne: Per me non è stato facile quando è uscita “Streets of Philadelphia”: non c’erano parti di chitarra in quella canzone e così ho dovuto stare a guardare gli altri suonare ai Grammy e agli Academy Award. Così come è stata una grande soddisfazione, sempre quell’anno, quando Bruce mi ha richiamato per registrare con lui.

Mescalina: Parlare dell’esperienza con Springsteen potrebbe essere limitativo per te, dal momento che hai suonato con tanti altri artisti dai Lone Justice, a Bryan Adams e anche con cantautori meno noti come Steve Forbert e Rees Shad …
Shane Fontayne: Grazie a questi artisti e a tanti altri, ho avuto così tante opportunità, che, quando guardo alla mia discografia sul sito internet (www.shanefontayne.com), mi chiedo: “ma ho fatto davvero tutto questo?”.

Mescalina: Perché hai aspettato così tanto prima di dedicarti alla tua musica?
Shane Fontayne: Il fatto è che non mi sembrava mai il momento giusto. Mi sentivo a mio agio nel fare quello che stavo facendo, cioè nel suonare la chitarra per altri o nello scrivere per altri artisti. Poi è venuto il momento di tornare a scrivere e cantare per me, come facevo quando ero giovane.

Mescalina: Hai appena pubblicato un nuovo disco e la cosa che colpisce è che hai un suono tutto tuo, mentre qualcuno potrebbe aspettarsi qualcosa di più vicino a certi artisti per cui hai suonato … invece è molto più aperto …
Shane Fontayne: Una delle cose che mi hanno sempre detto riguardo al mio essere chitarrista è che ho un suono mio. E questo è sempre stato il miglior complimento che mi potessero fare.
Ho sempre ritenuto secondario il fatto di essere considerato un virtuoso e ho preferito concentrare tutta la mia ispirazione sul suono. Credo che ogni grande cantante o musicista pop/rock debba avere un suo carattere che lo distingue proprio grazie al suono: se è così, quando lo senti, capisci subito chi è. Potrebbe anche non essere il più grande cantante o il più grande musicista in circolazione, ma per te è come se lo fosse, perché riconosci l’unicità del suo suono.


Mescalina: Come ti fa sentire questo tuo primo disco?
Shane Fontayne: Vorrei che il secondo fosse già pronto!









Mescalina: Passi dal jazz al pop, ma soprattutto sembra che i Beatles abbiano avuto una grande influenza su di te …
Shane Fontayne: Io sono cresciuto con i Beatles ed è stato davvero magico: come fare surf su un’enorme onda!

Mescalina: Ad ascoltare le canzoni si ha la sensazione che tu parta dalla ballata acustica e poi aggiunga il resto dei colori … come lavori?
Shane Fontayne: Queste canzoni sono nate per la maggior parte alla chitarra acustica. Ho tenuto un approccio piuttosto semplice: ho accompagnato la mia voce con la chitarra fino a quando mi sono trovato ad avere una forma tradizionale di canzone con strofa e ritornello.
Così mi sono riabituato all’idea di cantare di nuovo delle canzoni mie, cosa che non avevo fatto per parecchio tempo. Mi piace comunque lavorare sulla fase della registrazione e a volte la faccio coincidere anche con la scrittura.


Mescalina: Le canzoni hanno una loro ricchezza strumentale, eppure non si direbbe che questo è il disco di un chitarrista … come hai detto prima, l’obiettivo non è il virtuosismo … sei più vicino ad essere un moderno cantautore pop …
Shane Fontayne: Esatto. Quasi non mi considero un chitarrista: sono solo un musicista che ha scoperto nella chitarra lo strumento più adatto per esprimere se stesso.
Una delle cose che ho assorbito dall’essere cresciuto con i Beatles, sono tutti quei nuovi incredibili suoni che mi trovavo ad ascoltare ogni volta: ed ogni suono era finalizzato ad evocare l’animo della canzone. Per questo, con tutte le possibilità che offre oggi la tecnologia, mi stupisco che ci siano in giro così tanti dischi che usano gli stessi suoni e le stesse strutture.


Mescalina: Quanto lavori sulla tua performance? E per la produzione?
Shane Fontayne: Vuoi proprio svelare tutti i segreti, eh?! Comunque, semplicemente non faccio che lavorare fino a quando mi sembra che tutto funzioni per il meglio. Direi che come produttore mi mantengo abbastanza obiettivo verso me stesso, ma credo che lo dicano tutti, anche quando non ci riescono, no?
Oggi l’uso dei computer ti permette certi lussi che in passato non erano nemmeno immaginabili. Io credo che bisogna lavorare con quanto si ha a disposizione e cercare di farne il miglior uso possibile. Se, per esempio, ti trovi nello studio di qualcun altro, e c’è una chitarra in un angolo, allora è su quella che devi concentrarti: voglio dire che, quando si registra, bisogna essere parte dell’ambiente in cui ci si trova. Bisogna mettersi a proprio agio e calarsi in quella realtà.
Forse per questo mi piace farmi anche da produttore, soprattutto quando canto: so cosa voglio e so a che velocità voglio arrivarci.


Mescalina: Io direi che alcune delle canzoni hanno qualcosa di spirituale, come se tu avessi un approccio panteista, nel senso che ti apri e lasci aperta qualunque direzione …
Shane Fontayne: Sono contento di averti dato questa impressione!
Davvero. Dal mio punto di vista questo è un disco molto religioso, ma non so quanti se ne siano accorti! A volte mi faccio davvero trasportare dal desiderio di trasmettere un “messaggio”, ma cerco sempre di comunicare quello che ho da dire, senza predicarlo o proclamarlo. Tanto per spiegarci, guarda come riesce ad essere efficace Springsteen con le sue metafore e con le sue immagini religiose: tutto perché mantiene intatta la sua semplicità e la sua immediatezza. E comunque è solo con una comprensione profonda che riesci a rimanere semplice e diretto: in questo modo puoi permetterti di partire da concetti ovvii e di farli arrivare come grandi verità.

Mescalina: E adesso sei in tour per promuovere il disco? O stai suonando per qualcun altro?
Shane Fontayne: Sono stato molto in tour l’estate scorsa, ho fatto parecchi concerti e sono stato ospite di molte radio negli States. Voglio continuare a suonare per promuovere questo album e soprattutto la cosa che desidero di più è venire a farlo in Europa.
Poi ogni tanto sto ancora facendo qualche concerto con Marc Cohn e anche con Chris Botti, quando ho tempo.


Mescalina: Che programmi hai per il futuro?
Shane Fontayne: Vivere meglio, vincere alla lotteria, trovare l’illuminazione, essere felice fino a delirare e scrivere della musica talmente bella a cui millioni di persone non possano resistere!

Mescalina: Intendi dare maggior spazio alla tua musica o continuare a suonare con latri artisti?
Shane Fontayne: Ti dirò che la carriera da solista incarna la mia libertà. Poi occasionalmente posso anche dedicarmi ad altri progetti che servono a completare il mio essere artista. Sai, per me è sempre importante riuscire a collocarmi in un ambiente che stimoli la mia creatività: è un flusso d’energia che sale e scende, come una marea, e l’ideale è mantenersi ad un livello costante in modo da non sentirne il calo. Per esempio, adesso che ho terminato questo disco e che sono impegnato a promuoverlo, mi fa bene dedicarmi anche alla lettura, alla contemplazione, a suonare con altre persone.
Quando comincerò a dedicarmi al prossimo cd, allora dovrò riuscire a focalizzare di più le mie energie. Come chiunque altro, vorrei tutto!


Shane Fontayne - 19.12.2003