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Intervista Gregory Page - An American in Paris
Gregory Page

Gregory Page

An American in Paris


11/09/2006 - di Christian Verzeletti

      
  Un Americano a Parigi
      Intervista a Gregory Page

Dopo essere rimasti affascinati da "Love made me drunk", disco che tra valtzer, caroselli e folk dichiara il suo amore per Parigi, abbiamo intervistato Gregory Page. E abbiamo scoperto un musicista sensibile che ha alle spalle parecchi dischi "in proprio", ma anche collaborazioni significative ed esperienze che lo hanno portato ad uscire dalla scena di San Diego.


Mescalina: Gregory, so che sei nato a Londra e che ora vivi a San Diego in California: ci racconti come sei finito dall'Inghilterra agli Stati Uniti?
Gregory Page: Bè, mio nonno, che si era guadagnato da vivere suonando musica irlandese, era innamorato della California e così è immigrato qui a San Diego seguito poi dal resto della famiglia nel 1976. Io non ero proprio entusiasta all'idea di lasciare Londra, anche perché all'epoca stavo studiando chitarra classica e composizione al Trinity College. Mia madre mi disse che stavamo solo andando in vacanza e così è dal 1976 che sono in vacanza nel Sud della California.

Mescalina: Sei stato quindi più influenzato dalla musica americana che inglese?
Gregory Page: In realtà sono influenzato da un po' tutti i tipi di musica … sai, sono cresciuto ascoltando mio nonno che suonava quella meraviglia che è la musica irlandese; poi dopo essermi trasferito in America ho scoperto i crooner come Cole Porter e il periodo di Tin Pan Alley. Di sicuro i Beatles sono stati una delle mie prime influenze, ma ho avuto una cotta per i Queen che sono ancora il mio gruppo preferito.

Mescalina: Tu hai lavorato con musicisti come John Doe e A.J. Croce e hai avuto anche Phil Parlapiano nel tuo ultimo disco: vuol dire che hai una certa importanza nella scena di San Diego?
Gregory Page: Da quando vivo qua ho trovato una bella comunità di artisti che suonano insieme e registrano volentieri l'uno nei dischi dell'altro. San Diego poi è a sole tre ore da Los Angeles per cui è anche facile andare là a suonare e registrare, ma io non ho mai desiderato trasferirmi nella Città degli Angeli.

Mescalina: Nonostante tutte queste collaborazioni però sei arrivato tardi al tuo debutto discografico: prima ci sono stati parecchi dischi autoprodotti …
Gregory Page: Sì, anche perché per me scrivere e registrare sono sempre state due cose immediate, che spesso coincidevano. Ho sempre amato il processo di produrre la mia musica e quella di altri artisti. Io e Jason Mraz siamo amici da molti anni e ho avuto la fortuna di essere coinvolto in alcuni dei suoi dischi con altri musicisti che mi hanno fortemente ispirato. Adesso ho appena terminato il mio sedicesimo disco che si intitola "Daydreaming At Night": le canzoni di questo cd sono state scritte in parte qui a San Diego, in parte l'anno scorso mentre eravamo in tour in Australia e in parte a Parigi che è la mia seconda casa.





Mescalina:
Si direbbe che tu abbia un approccio solitario verso la musica: lo si sente anche in alcuni pezzi di "Love made me drunk" …
Gregory Page: In effetti mi piace registrare nello studio di casa mia nella più assoluta solitudine: si crea un'atmosfera particolare che spero si rifletta nello spirito della mia musica …

Mescalina: Come sviluppi e registri le tue canzoni?
Gregory Page: Innanzitutto non adopero computer, ma solo vecchi strumenti che non usa più nessuno per registrare. Poi con dei microfoni a tubi e con una preamplificazione analogica ottengo un suono più caldo da cui più facile estrarre dei bei suoni.

Mescalina: Ad ascoltare "Love made me drunk" si ha la sensazione di camminare per le strade di Parigi …
Gregory Page: Bene, perché è proprio così che le canzoni sono state scritte, mentre camminavo nei vicoli della città. Parigi è un posto molto romantico e ti dà una sensazione particolare se ti trovi da solo con una penna in mano ad osservare le coppie che camminano mano nella mano per questa bellissima città.

Mescalina: Come mai proprio Parigi?
Gregory Page: Guarda, mio padre, due dei miei fratelli e la mia matrigna vivono in pieno centro a Parigi. È una storia lunga e anche un po' fantastica quella di come io sono arrivato in questa città. Se qualcuno è interessato a leggerla può andare sul mio sito
www.gregorypage.com e cliccare su "Additional Information" per essere rimandato ad una pagina su "My space" in cui è raccontata tutta la storia di come ho fatto ad arrivare a Parigi.

Mescalina: Immagino che questo disco sia stato per te come ritorno alle tue radici, no?
Gregory Page: Infatti, mentre scrivevo e registravo le canzoni per questo disco, sentivo che si stava chiudendo un cerchio.

Mescalina: Si può dire che sei arrivato a fare questo disco sulla scia di un viaggio sentimentale e delle suggestioni romantico-storiche date dalla città?
Gregory Page: Certo, difatti mi è venuto molto facile scrivere mentre mi trovavo a Parigi. Le melodie mi giravano in testa da sole e oltre alle canzoni sono riuscito a scrivere anche parecchie poesie e qualche racconto. Non parlo francese, ma la mia immaginazione ha preso davvero il volo quando ho avuto la fortuna di trovarmi in quei posti. Se un giorno dovessi venire in Italia, credo che la mia testa e il mio cuore si metterebbero di nuovo a girare spinti dalla stessa ispirazione.

Mescalina: Sei quindi un po' a metà strada tra un a folksinger e un chansonnier? Conoscevi già la musica europea e francese o è stato amore a prima vista? Te lo chiedo perchè ce n'è parecchia nel disco …
Gregory Page: No, non la conoscevo affatto, anche perché non ascolto molta musica francese. Mi piace di più la classica e qualcosa di moderno come i Radiohead o gli U2. Non mi sono mai messo ad ascoltare la musica francese, ma ogni suono e ogni sospiro che senti nel disco corrisponde a ciò che io ho provato e sentito.

Mescalina: Non ti sembra curioso che negli Stati Uniti ci siano così tanti musicisti attratti dalla tradizione e dalla storia europea, mentre qui in Europa c'è molta gente che segue la musica americana più di quanto facciate voi negli States?
Gregory Page: Sì, è davvero interessante, anche se io pensavo che "Love made me drunk" sarebbe stato un disco rivolto dalla Francia all'America e dall'America alla Francia, ma mi sa che in Italia potrei davvero trovare casa. Io non ho praticamente fissa dimora. Non mi sento del tutto americano e, anche se sono nato a Londra, non mi sento inglese, così come non parlo francese anche se per me Parigi è un paradiso. Spesso mi chiedo dove sia il mio posto: sono solo il momento e il luogo in cui mi trovo a scrivere e a cantare che mi fanno sentire come fossi davvero a casa mia.

Mescalina: Bè, sembra proprio che una casa tu l'abbia trovata a metà strada tra gli Stati Uniti e la Francia mentre facevi "Love made me drunk"! Nel disco c'è parecchio folk americano, ma anche francese, tra violini, fisarmonica e ricami di piano, harpsichord, xilofono, wurlitzer, mellotron e altri "piccoli" strumenti …

Gregory Page: Mi piace combinare gli strumenti nei modi più strani e cercare di usarli diversamente per creare una tela su cui poi dipingere con tanti colori che si armonizzano l'uno nell'altro.

Mescalina: Tra l'altro ho notato che sei rimasto colpito soprattutto dai valtzer: ne suoni più d'uno nel disco …
Gregory Page: Sì, a mio nonno piaceva davvero molto suonare i valtzer e io, quando dovevo eseguire delle composizioni durante i miei studi di chitarra classica a Londra, sceglievo sempre dei pezzi in tre quarti: è un tempo bellissimo da seguire.

Mescalina: Sul disco poi anche le tracce strumentali cercano di ricreare quel senso di bellezza antica che possiede Parigi …
Gregory Page: Ti ringrazio. Sai, ci sono circa dieci altre canzoni che non sono state incluse nell'album e sto pensando di pubblicare un cd con questi brani intitolato "Love made me drunk again".

Mescalina: Con un po' di immaginazione le tue canzoni portano in quelle piazzette di Parigi frequentate da qualche ubriaco, musicisti di strada, vecchi abbandonati e passanti sperduti …
Gregory Page: Tutte queste canzoni e anche le altre dei miei dischi precedenti sono nate osservando la gente: sarà che ho un cuore molto voyeur …

Mescalina: Allora avrai suonato queste canzoni a Parigi o da qualche altra parte in Francia?
Gregory Page: No, non ancora perlomeno, anche perché questa è solo la seconda intervista che faccio per questo disco e l'altra è stata fatta in Canada. Mi piacerebbe venire a suonare in Italia e se ci dovesse essere qualcuno interessato a darmi una mano io sono pronto a venire. Grazie per l'attenzione e per avermi ascoltato.
Mescalina: Grazie a te e … bon voyage!