Riccardo Tesi E I Banditaliana

Riccardo Tesi E I Banditaliana

Le nozze d`argento dei Banditaliana


11/06/2018 - di Laura Bianchi
Bravura, esperienza, passione, ironia, impegno: queste, e molte altre, sono le qualità di un gruppo che ha fatto della musica tradizionale e popolare, contaminata con le musiche dal mondo, il suo passaporto per un successo internazionale. Una chiacchierata con Riccardo Tesi è l`occasione per scoprire qualcosa di più sul percorso dei Banditaliana, ma anche per riflettere sullo stato della musica in generale e su quella folk in particolare.
D. Riccardo Tesi, domanda d`obbligo: come ci si sente a celebrare  le nozze d`argento con i Banditaliana?

R. Direi molto bene, si ha la piacevole sensazione di aver costruito in tutto questo tempo un importantissimo capitale umano e musicale , un traguardo raro e difficile da raggiungere. Abbiamo creato una nostra idea di musica, ci abbiamo creduto ed eccoci qua. Sono stati 25 anni intensissimi, faticosi e meravigliosi insieme, che ci hanno visto partire umilmente dalla nostra piccola provincia di Pistoia e passo dopo passo farci conoscere prima a livello nazionale e poi internazionale, suonando in mezzo mondo, fino all’Australia, Giappone, Canada . Ma è presto per iniziare a sfogliare l’album dei ricordi, ci aspettano ancora tante belle avventure musicali.

D. Tre dei quattro componenti i Banditaliana sono anche i fondatori: a cosa si deve una tenuta così duratura nel tempo? Quanto e in cosa vi sentite cambiati?

R. Sicuramente alla fortuna immensa che ho avuto nel lontano 1992 ad incontrare Claudio Carboni e Maurizio Geri, bravi musicisti, ma anche persone serie e affidabili, evidentemente la nostra chimica umana e musicale ha funzionato molto bene. Anche Gigi Biolcati che è l’ultimo arrivato, e suona con noi dal 2010, fin da subito si è integrato perfettamente nel tessuto della band. Inoltre credo che una leadership chiara e dichiarata, ma non soffocante, sia stata funzionale alla tenuta nel tempo. Ogni componente parallelamente ha avuto la possibilità di sviluppare progetti personali, dove ha potuto dare sfogo ad aspetti della creatività che non potevano essere contenuti in Banditaliana. Certo, nel tempo siamo cambiati molto, la mia leadership si è progressivamente  attenuata, perché i musicisti sono cresciuti molto artisticamente, ed io ho imparato a fidarmi ciecamente di loro. Siamo diventati sempre più un gruppo in cui ognuno ha il suo spazio e gioca il ruolo che preferisce.

D. Il nuovo lavoro, Argento, presenta molti caratteri  in comune coi dischi precedenti, ma anche notevoli segnali di ulteriore evoluzione; qual è stato il percorso  che vi ha condotti alla scelta di questi brani e sonorità?

R. Ogni disco fotografa un periodo preciso dell’evoluzione del gruppo, che, come abbiamo detto prima, è in continuo cambiamento. Da poco Gigi Biolcati ha registrato il suo primo disco solo , “Da spunda”, in cui ha messo a punto questo aggeggio sonoro che è stato battezzato Gigitarra. Praticamente si tratta di una specie di inrocio tra una chitarra ed un dulcimer elettrico, che suona percuotendolo con una bacchetta da sushi e suonando in contemporanea con i piedi nudi una tavola di legno, che produce un suono simile ad una batteria. Questa Gigitarra mi ha molto intrigato e ho chiesto a Gigi di integrarla nel set di Banditaliana, anche per sfruttare meglio le doti solistiche di Geri e liberarlo ogni tanto dal ruolo ritmico/armonico. Così un giorno, improvvisando per gioco, nell’attesa che arrivassero gli altri, è venuto fuori Giri, che è un po’ il brano seminale dell’album. Molte delle composizioni sono poi nate con questa modalità  per cui la gran parte del disco è stata composta dall’inedita coppia Tesi/Biolcati . La parte di affinamento e di arrangiamento definitivo invece è stata fatta come nostra consuetudine in collettività, ed è questo che conferisce ai brani il suono di Banditaliana. Questa è sicuramente la fase più importante e delicata del processo creativo. Ognuno deve trovare il proprio posto nel brano.

D. Nel disco è contenuto un omaggio a Gianmaria Testa. Che ricordo conservate  di lui, e cosa vi ha spinti a scegliere proprio quel brano?

R. Gianmaria era innanzi tutto un amico. Ci siamo conosciuti la prima volta al bar dell’hotel a Lisbona dove eravamo tutti alloggiati per l’Expo del 1998 e subito è scattata una grande simpatia reciproca, dovuta forse al fatto che entrambi eravamo di origine contadina e vivevamo all’epoca la strana situazione di essere molto più conosciuti ed apprezzati in Francia piuttosto che in Italia. Questa amicizia è poi sfociata molto più tardi in collaborazione artistica con la mia partecipazione al suo album Lampo nella canzone Gli amanti di Roma, da lui ricambiata nel mio album Presente Remoto, in cui ha reinterpretato Città Vecchia di Fabrizio De Andrè, riletta in chiave liscio. Più volte è stato ospite dei nostri concerti e alcune sue canzoni hanno fatto parte in passato del nostro repertorio live. In occasione di alcuni concerti dedicati a Giamaria Testa in Austria, l’anno passato, abbiamo ripreso Polvere di gesso, una delle sue canzoni a mio parere più belle, e mi sono accorto che era perfetta per la voce di Maurizio, che la interpreta magistralmente. Ciliegina sulla torta, l’intervento alla tromba di Paolo Fresu, che è stato semplicemente perfetto, confermando ancora una  volta tutta la sua classe ed eleganza. Come d’abitudine, anche per questo disco abbiamo avuto un sacco di amici che sono venuti a trovarci. Sono tanti, ma vorrei almeno citare Mauro Pagani, da sempre uno dei nostri idoli musicali, le voci meravigliose delle donne di Bella Ciao (Elena Ledda, Lucilla Galeazzi, Ginevra Di Marco, Luisa Cottifogli), Francesco Magnelli che ha scritto alcune delle pagine più belle del rock italiano (Litfiba, CSI, PGR) , Andrea Piccioni, straordinario tamburellista che ha collaborato tra l’altro con Bob McFerrin, Kepa Junkera che ha suonato con noi la txalaparta, una specie di marimba basca...

D. Il vostro gruppo suona spesso all`estero. Quali differenze riscontrate rispetto ai concerti italiani? E dove pensate stia andando la cosiddetta world music oggi in Italia?

R. La situazione cambia molto da luogo a luogo, da paese a paese. All’estero si ha la piacevole sensazione di essere percepiti come esotici, il che facilita l’approccio con il pubblico. In alcuni paesi, la politica culturale è avanti anni luce rispetto all’Italia, ci sono un impegno ed un investimento serio da parte dello stato e questo si traduce in belle strutture, programmazioni regolari e di conseguenza una migliore preparazione e competenza media degli uditori. Detto questo, anche nel nostro paese esistono un sacco di posti dove è davvero bello suonare.

Per quanto riguarda la seconda domanda sono piuttosto pessimista. Mi spiego meglio. Da una parte, le nuove generazioni di musicisti che gravitano nella world music sono molto preparate tecnicamente, più aperte come prospettive musicali e non soffrono del complesso di musicista di serie B rispetto ad altri generi. Hanno ormai la padronanza di vari linguaggi e questo permette loro di collaborare  alla pari con ogni sorta di musicista, creando ibridi sonori di grande interesse. Accanto a questo fiorire di musiche e musicisti, esiste invece un mercato in profonda crisi, che non premia la qualità. La morte del CD e l’arrivo di Spotify sono il presente, e questa realtà crea un problema serio alla produzione di nuove opere. Registrare e confezionare un ‘opera musicale ha dei costi importanti, e, se prima le vendite dei cd permettevano di recuperare l’investimento, adesso tutto questo è impossibile. Le nuove generazioni dovranno trovare altri modi e altre strategie di vendita che io non so individuare al momento. Per adesso il risultato è un abbassamento della qualità del prodotto e la progressiva scomparsa di una serie di figure professionali, come il produttore artistico, grafici, fotografi, fonici, case discografiche …Vige sempre di più il fai da te.

D. Quali ascolti consigliate a un giovane che si accosti per la prima volta al vostro  genere musicale?

R. Più che degli ascolti precisi, consiglio un atteggiamento di apertura mentale; nel mio umile percorso musicale ho incontrato buona musica e ottimi musicisti un po’ ovunque, anche dove non me lo sarei mai aspettato. Basta essere ricettivi e avere la mente sgombra da pregiudizi. Questo non significa che ci debba piacere tutto, per carità, però allargare il panorama degli ascolti fa bene. Il mio Ipod, che continuo ad usare, anche se ormai è desueto, contiene di tutto e i miei ascolti cambiano in base ai momenti e agli umori. Siate curiosi !

D. Assistere a un vostro concerto è un piacere, perché  il pubblico, oltre ad apprezzare la vostra bravura, coglie anche un divertimento che tracima dal palco alla platea. Qual è il segreto per divertirsi ancora insieme?

R. La passione, mantenere quella scintilla che ci ha fatto scegliere di prendere in mano uno strumento e sentire che quella per noi era la cosa migliore da fare. Avere una passione forte, di qualsiasi tipo, aiuta a vivere bene. A volte anche io sono sorpreso dall’energia che ancora, dopo 25 anni, circola sul palco e francamente non ho una risposta da dare; è una cosa che semplicemente succede, è chimica, magia!

 

Una magia che ci auguriamo possa accadere per tantissimi anni ancora.