Detto Ferrante Anguissola

interviste

Detto Ferrante Anguissola Il fascino della vita

10/05/2022 di Barbara Bottoli

#Detto Ferrante Anguissola#Italiana#Canzone d`autore

L'album di Detto Ferrante Anguissola e' imprescindibile e inscindibile dalla sua biografia; c'e' qualcosa di ipnotico nella vita del cantautore che trasforma in suoni ed atmosfere, manipolando abilmente le sensazioni del passato in un racconto onomatopeico. Al compimento del novantesimo anno, Detto Ferrante decide di farci un regalo, come se avesse selezionato il meglio della vita, donando uno scrigno di elementi da conservare per ricordare quanto c'e' di immenso. Le tracce de E la voce va hanno come elemento comune l'acqua che trasporta, unisce, nasconde, difende, incanta, difficilmente domabile e dalla forza incommensurabile. E' stato in realta' molto semplice porgli queste domande, mossa dalla grande stima che gia' solo l'ascoltarlo crea.
Mescalina: che vita affascinante, leggendo la biografia sono rimasta incantata, ma mi sono anche chiesta che scelte ci sono state dietro un’esistenza così personale. Credo anche che sia diversa la propria vita raccontata da altri, quindi chiedo se puoi raccontarcela tu, oltre a domandarti se nel 2022 delle scelte così sarebbero possibili.

Detto Ferrante: Ti ringrazio per questa tua domanda. Se davvero la mia biografia ti ha incantato è anche merito delle passioni che hanno dato molto colore alla mia vita. Le scelte ci sono certo state, ho scelto seguendo il mio istinto, la mia curiosità e i sentimenti di intenso entusiasmo che man mano crescevano come innamoramenti che ho voluto e potuto coltivare. Prendi ad esempio la mia curiosità di bambino, nella cascina dove è nata la mia infanzia, portato dalla natura a riconoscere il pregio della vicinanza con i lavoratori, siano essi stati contadini o falegnami o idraulici o elettricisti, e tentare di imparare quel che facevano, poi la casualità, già a 14 anni, che mi ha coinvolto a realizzare con il legno di balsa, con la colla e con la carta, aeromodelli volanti che alzavo in volo con l’aiuto di Luigi mio fratello e poi guidare via radio il loro volo stufo di doverli inseguire in bicicletta attraverso i campi con il naso all’aria per poterli ricuperare. Ho scoperto l’elettronica e l’attività di Radioamatore (I2AK). All’università scelgo di studiare Chimica Industriale per portare avanti il lavoro di mio padre, pioniere della zootecnia, mescolandomi però alle lezioni di ingegneria che a Bologna erano una accanto all’altra perché quella doveva essere la mia strada. E qualche anno dopo laureando in Chimica Industriale, contattato da aziende italiane per assumermi e impegnato a trasferirmi a Hong Kong per lavorare là. Ma non andò così, mandai un compagno d’università perché sorpreso dalla catastrofe economica che ha travolto la nostra famiglia. E ancora il prodigio di ritrovare dei cari amici fiorentini che mi hanno voluto con loro per le mie conoscenze di elettronica. Così nasce Exhibo, una società che ho condotto per oltre 60 anni e che mi ha preso per mano e portato alla Rai a vendere con successo i microfoni prodotti da Sennheiser GMBH di Germania e, pertanto, dover assistere nei i primi anni i suoi tecnici al Festival di Sanremo. Tutto sempre con la musica in sottofondo, suonata al pianoforte dalla mia mamma al mattino per regalare ai miei fratelli e a me una ondata di amore materno e musicale, e poi in autostop con la mia voce e chitarra a cantare dai ristoranti di Londra, ai Youth Hostels in Europa e tra gli amici. La vita che va così o sono io che sono andato a cercarmela? Non so rispondere, ma credo di essere stato imprenditore di me stesso.

Mescalina: Prima degli anni Ottanta con lo pseudonimo di Asterix è uscito Pensionati, Pensionati, Trombai e Santi: quanto è attuale?

Detto Ferrante: Altrove ho scritto che oggi quel titolo bizzarro, con i suoi testi, sono sempre una valida e ironica testimonianza di una vita politica, diciamo disattenta, che ci ha costretto a certe stranezze come ad esempio la mancanza di Lire spicciole sostituite a “furor di popolo” con le caramelle e con degli assegnini inventati da chi sa chi! Che realtà fumosa! Ironizzo anche per la mancanza di idraulici, (trombai), per la eccessiva concentrazione di vacanze tutte nel mese di agosto e infine per la revisioni del calendario romano con la eliminazione di San Giorgio e santa Barbara e lo spostamento in luglio di san Benedetto (dalla rondine alla zanzara sopra al letto). Uffa!

Mescalina: Originario di Cremona, città nella quale sono stata diversi anni, all’inizio della tua strada da cantautore scrivi I pioppi e in questo album appare Blues dei Pioppi, e lo scrivi dopo aver vissuto il mondo: E la voce va è il progetto della malinconia? Un resoconto delle bellezze incontrate partendo da I fiumi della Lombardia sino a Caprera dove hai insegnato vela? Il fil rouge di questo album è l’acqua, cosa rappresenta, oltre alla libertà?

Detto Ferrante: Sì, nato a Cremona, ma da genitori di Piacenza, la città gemella fondata dai Romani spinti dall’arrivo di Annibale. “E La Voce Va” non è un progetto di malinconia bensì di costruzione di un mondo di cultura diffusa, che soffia dal Mediterraneo dove è nata. E in questo andare per il mondo, il Blues dei Pioppi potrebbe aiutare a comprendere. La pianura padana con i filari di pioppi accanto alle marcite, ai canali, ai navigli, a tanta acqua, e la voce arriva e prosegue nei fiumi al mare danzando e rimbalzando sulle onde.

Mescalina: In “E La Voce Va” offri il tuo sguardo, solitario, nell’osservare la natura che si muove, come se perdersi coi movimenti naturali potesse essere un nuovo viaggio: siamo onda, siamo alberi, siamo ricordi, siamo storia... riesci a trasformare l’ascoltatore nel protagonista dei tuoi brani. Che elemento sei? Cosa rappresenta E la voce va?

Detto Ferrante: Mi piace quello che hai scritto! È vero che sono una persona che sa stare anche solo, come del resto sto bene anche con gli amici, ma quando sono solo osservo, distinguo, mescolo, fantastico, sogno. Non conoscevo il mare e quando l’ho conosciuto ho voluto sentirlo con me e per condividerlo, ho voluto imparare e insegnare come controllarlo diventando onda, vento, risacca. Ecco la Scuola di Caprera. Certo, mi farebbe piacere coinvolgere il mio ascoltatore trasformandolo in protagonista dei miei brani, ma occorre un ascolto attento. Ti confesserò che sono della costellazione dei pesci, quella strana figurazione di due pesci, uno che scruta la terra e l’altro che scruta l’orizzonte nella direzione opposta, legati da una catenella d’oro che oggi potrebbe essere un telefonino e che scoprono, testano, suggeriscono, suppongono, sconsigliano. Ecco, direi che sono figlio loro. L’acqua non è solo libertà, è fonte della vita, è benessere, ma è anche cambiamento cioè innovazione.

Mescalina: Trasportata dall’acqua dove va la voce?

Detto Ferrante: Parlo del Mediterraneo e racconto dei suoi venti, dei suoi luoghi di culto, delle rovine, dei palazzi, dei giardini, dei sapori arditi delle cucine, delle città che hanno fatto la storia dell’umanità con Venezia e Roma. La voce va e vibra e riscalda e l’acqua che non è facile frenare, va dove trova accesso portando con sé un suono che è simbolo di cultura per chi sa e vuole ascoltare. Grazie Barbara, spero di aver soddisfatto la tua curiosità.