Jesse Denatale

interviste

Jesse Denatale Eccomi qua. Intervista con Jesse DeNatale.

10/02/2021 di Marcello Matranga

#Jesse Denatale#Rock Internazionale#Songwriting

Il titolo di questa intervista prende spunto da una canzone di Francesco de Gregori che ho sempre amato, La Valigia dell'attore, e dalle parole iniziali: Improvvisamente eccomi qua. Conosciuto grazie ad una segnalazione di Marco Paderni, che forse qualcuno di voi ricorderà per essere stato il proprietario di uno storico negozio di dischi come Blasters di Scandiano oggi, purtroppo, chiuso. Jesse DeNatale ha suscitato interesse per la sua musica, a nostro avviso ottima, ma anche per la sua storie e le sue origini chiaramente italiane. E così, dopo aver recensito il suo ultimo album, The Wilderness, ci è sembrato opportuno approfondire il personaggio con questa lunga intervista, che proponiamo anche nella stesura in inglese per essere leggibile da chi non ha frequentazioni con la nostra lingua, che ci permette di conoscere un musicista sostanzialmente poco noto da queste parti. Una rivelazione......Eccomi qua.
Hai inciso i tuoi primi due album nel giro di sei anni, che già è un tempo piuttosto lungo. Per vedere il tuo nuovo disco (The Wilderness) ne sono trascorsi addirittura quattordici. Vorrei chiederti come mai tempi tanto dilatati tra queste uscite. 

In realtà ho scritto diverse canzoni, ma poi, forse a causa di una certa mancanza di convizione sui pezzi stessi, mi sono ritrovato a rovesciare il tavolo, non essendone soddisfatto. Col passare del tempo è sembrato che questa situazione nom facesse altro che ripetersi. Al contrario, le stesse canzoni suonate live avevano un'altro effetto. Poco tempo fa, questa sorta d'incantesimo si è sciolto, e sono tornato ad avere una certa scioltezza nel registrare le canzoni dando loro "la veste" che volevo.

Cosa hai fatto nel periodo trascorso tra l'uscita di Soul Parade e questo nuovo album? Ti sei sempre dedicato alla musica o hai abbandonato quel mondo? 

"Dedicare" è una buona parola. Direi che mi sono sempre sentito dedito alla musica anche da ragazzo. La musica sembrava l'unica forma d'arte che potesse esprimere o ritrarre la grande meraviglia di essere sul pianeta. Non ero sempre sicuro di come la musica potesse portarmi. Come guadagnarci da vivere. Dopo l'uscita di Soul Parade, si è presentata l'opportunità di stare con l'etichetta Lost Highway che è poi scomparsa rapidamente. Mi sentivo scoraggiato. Il disco era uscito, alla gente piaceva, ma non sapevo come muovermi. Avevo anche una nuova famiglia e non volevo più andare in tour rischiando di non guadagnavo abbastanza. Quindi ho dovuto pensare a qualcos'altro. Sapevo come dipingere e avevo dipinto case in passato, quindi sono diventato più creativo e ho iniziato a realizzare interni unici. L'avrei fatto nello stesso modo in cui scrivo le canzoni: l'idea è che la sensazione che si prova entrando in una stanza sia la stessa che si prova quando si ascolta una bellissima canzone. Ho imparato a creare il mio colore e l'ho usato in una combinazione di trattamenti murali, venature del legno, affreschi, intonaco colorato, come uno scenografo. Per tutto il tempo inseguendo la sensazione di meraviglia e stupore. Poi a un certo punto ho capito che era proprio come fare musica in studio. Ogni stanza era come una nuova canzone e ogni casa era come un album. Era un nuovo modo di essere musicale. Continuavo anche a scrivere e organizzavo concerti in città in vari club e caffè per suonare la notte. Quindi era stata trovata una sorta di nuova autostrada dove potevo guadagnarmi da vivere e stare con la mia famiglia. Ero felice. 

Nella struttura musicale/vocale ci sono canzoni che mi hanno rimandato a musicisti come John Prine e Tom Waits come nella bellissima The Bell (tratta da Soul Parade) Peter Wolf (You're The Reason sul nuovo disco), Van Morrison, Bruce Springsteen, solo per citare alcuni di questi grandi artisti. E' un accostamento corretto oppure lo trovi forzato?   

Penso che sia abbastanza preciso. Non conosco Peter Wolf, ma gli altri che hai nominato mi hanno influenzato. Sono cresciuto ascoltandoli alla radio. Alcuni di loro come Prine potrebbero essere arrivati ​​attraverso Ramblin’ Jack Elliott. Ascoltavo molto Jack. Molti anni dopo è stato lui a “scoprirmi”, ma credo che sia stato lui stesso a sentirmi. Quando ero adolescente, Van Morrison entrava nel ristorante dove lavavo i piatti. Lo ascoltavo in cucina alla radio e cantavo i suoi pezzi. Poi uscivo nella stanza e sparecchiavo il suo tavolo. La stessa cosa per Boz Scaggs. Vivevano tutti nella zona in California e andavo a vederli suonare. Quando sono andato a vivere a New York ho sentito Bruce Springsteen e sembrava che anche lui avesse quella cosa che aveva Van Morrison. Quel "mistero" che albergava nella loro musica. Ci sono state così tanti artisti che mi hanno influenzato ma anche quelli che, probabilmente, non mi è possibile identificare. Poi ci sono le sensazioni che scaturiscono da un pensiero, un idea, un emozione. Ci sono volte che cerco di suonare come se fossi solo con davanti un vecchio albero, oppure quando sei immerso nel frastuono di una  città frenetica. A volte immagino di essere a Ponte Vecchio, o a Siena il giorno di Capodanno, o  anche un piccolo cimitero in Sicilia. Anche quelle cose hanno sempre avuto avuto una grande influenza su di me e sul mio modo di cantare e suonare. Detto questo, apprezzo moltissimo il modo in cui qualcuno che ha ascoltato molta musica possa trovare i riferimenti o impronte che caratterizzano una mia canzone. La musica passa da un'anima all'altra e viene riciclata. Ciò che mi intriga è che gran parte della musica che ci influenza sembra anche essere un caso ... O no? 

Vuoi parlarci del processo che ti porta a comporre i brani? In The Wilderness i riferimenti alla natura sono molto forti. Ma non mancano connessioni con una stringente realtà come nella intensa e toccante The Ballad Of Oscar Grant. 

Il processo è solitamente lo stesso per ogni canzone che scrivo. Inizio a suonare uno strumento. La musica è come se mi portasse in un' incantesimo ed inizio a cantare. Da quel momento, in genere, una canzone si completa abbastanza velocemente. A volte basta registrae una volta sola ed il pezzo è pronto. Il problema è che le parole sono ancora messa in una qualche forma, e, a volte, in una lingua che può essere anche poco intellegibile. C'è l'umore, la passione che sgorga, ma la forma è ancora incompleta. Il tutto poi deve essere articolaoto e composto in una visione complessiva che ho del pezzo. 
The Wilderness nasce dalla consapevolezza che come persone ci viene chiesto di andare in molti posti che sono scomodi o fuori dalla nostra comfort zone, e questo può contribuire a migliorarci. È una metafora dei luoghi in cui dobbiamo andare per essere una persona migliore ed evolverci. Non vogliamo andare, perché potrebbe essere spaventoso. Ma c'è una lezione laggiù che è tutta da cogliere. Ti faccio un esempio: abbiamo avuto enormi incendi, interruzioni di corrente ed evacuazioni in questa area della California dove vivo, ed è stato davvero allarmante. In queste situazioni finisci col guardare le tue cose e ti chiedi di cosa hai veramente bisogno? Quando la città di Paradise (in California)  è stata rasa al suolo nel 2018, ha aperto gli occhi. La canzone che ho scritto nel disco (intitolata per l'appunto Paradise) cerca di vederla non solo come la città bruciata, ma anche come la destinazione e la direzione verso la quale istintivamente ci dirigiamo ancora dopo un disastro. Come un impotente ottimismo magnetico ci tira e dice "Riprova" e, naturalmente, ti indicheresti il ​​"paradiso".  Quindi sì, sto parlando di ciò di cui abbiamo veramente bisogno rispetto ai nostri desideri. A volte trovarsi nell'oscurità o in una situazione pandemica come quella attuale lo rende più chiaro. Sto parlando di coloro che amiamo e dell'importanza che hanno. Che si tratti di famiglia o amici. Altri esseri umani. Non le cose. La natura sembra capire. La Madre che ha sempre ragione mi piace dire.Quindi sembrava corretto che la Natura facesse da sfondo agli argomenti di cui stavo cercando di parlare. The Ballad Of Oscar Grant l'avevo scritta nel 2009 dopo che Oscar Grant era stato assassinato. Non l'avevo mai registrata e mi sembrava che avrei dovuto assolutamente farlo. Abbiamo registrato la canzone al primo take. L'idea di quanto sia sbagliato il razzismo sembrava così facile da esprimere quel pomeriggio in studio. Come se i nostri strumenti avessero una mente propria. La canzone Wonderful Mind pone la domanda: Mistero del genere umano, hai lasciato la gentilezza molto indietro, lascia che il tuo cuore inizi a vedere cosa puoi trovare, lì nella tua mente meravigliosa.



(Photo Courtesy by Scout DeNatale)

 

Adesso incidi per la Blue Arrow Records, label di proprietà di Jonathan Richman. Come sei arrivato a questa etichetta e che rapporto hai con Richman? 


Anni fa ho fatto uno spettacolo di beneficenza insieme ad altri musicisti per  Alejandro Escovedo. È stata una grande notte di musica. Ho incontrato Jonathan lì (e anche il mio amico Peter Case). Conoscevo Jonathan ma non l'avevo mai visto suonare. Quando l'ho visto mi sono subito innamorato di lui. Dopo lo spettacolo, quando tutti se ne andavano, gli ho dato il mio disco, Shangri-La West. La mattina dopo è venuto a casa mia e si è seduto nella mia cucina. Ha iniziato subito a suonare le canzoni del disco. Non ci potevo credere. Non riesco a capire come possa averli imparati dall'oggi al domani. Nessuno l'aveva mai fatto con la mia musica prima, ma lui è andato avanti e l'ha suonata. Così siamo diventati subito amici. Ha suonato un po 'di chitarra in alcune tracce del mio disco successivo, Soul Parade, e poi mi ha chiesto se volevo unirmi a lui e al suo batterista Tommy Larkins in tour. Dicendo: "Ehi, vuoi mettere delle magliette in una borsa e venire con me e Tommy nel furgone? "Certo" ho detto. Lo abbiamo fatto un paio di volte, negli Stati Uniti e in Canada. È sempre stata una gioia ed una  grande esperienza per me. Spesso gli amici di Jonathan diventavano i miei amici. Adesso lui e sua moglie Nicole sono come una famiglia.
Quando ho finito questo disco, stavo pensando di pubblicarlo da solo. Sinceramente ero più concentrato sul realizzarlo e non mi chiedevo troppo con chi farlo uscire o come. Avevo incontrato i proprietari della Blue Arrow Records in viaggio con Jonathan prima che diventassero un'etichetta. Mi erano piaciuti molto e negli anni siamo rimasti in contatto. Quando ho detto loro che avevo fatto un disco mi hanno chiesto se volevo che lo pubblicassero. Amavano ancora le mie ultime registrazioni. Un amico comune Gary Topp, un rinomato promotore musicale e Jonathan hanno entrambi concordato che sarei dovuto andare con la label è così ho fatto. E sono molto felice di averlo fatto. 

Mi sono piaciuti molto i contributi che hanno dato i musicisti coinvolti nelle registrazioni di The Wilderness. A parte Tom Heyman che conosco per avere un paio di suoi dischi solisti (Deliver Me e Show Business Baby), oltre ad aver fondato i Go To Blazes, e Paul Olguin che ricordo con i Mazzy Star, chi sono gli altri?

Il mio amico Nino Moschella, che è un grande talento ed un ottimo polistrumentista, cantautore ed è un buon tecnico di  registrazione, ha progettato ed aiutato a produrre questo disco, oltre a suonare la batteria e le percussioni in tutto il disco. Penso a lui come il battito del cuore di questo disco. Nino, Paul e Tom sono stati fondamentalmente il gruppo principale di musicsti con cui ho avuto l'onore di lavorare nel corso degli anni. Ho chiesto l'aiuto di un grande trombettista Daniel Gianola -Norris e del violista Alex Volonts. Oltre a loro, ho assunto il compito di produrre tutti gli altri suoni e i rumori che potete sentire nell'album. 

A parte The Wilderness, disponibile in CD, è possibile rintracciare i tuoi primi due CD, visto che risultano disponibili solo in formato liquido? 

In questo momento The Wilderness è l'unico disponibile su CD. Se dovessimo vedere che c'è una richiesta potrei vedere ristampare gli altri. (Questo vale anche per i dischi in vinile).

Il 2020 è stato un anno incredibile. La pandemia, l'impossibilità di svolgere una normale attività come musicista, ma anche le elezioni americane che hanno offerto uno spettacolo surreale con un presidente sconfitto che continua a far di tutto per negare la realtà. Come lo hai vissuto e come si vivono "dall'interno" situazioni politiche tanto assurde, ma anche pericolose?

È stato sicuramente incredibile. Una cosa dopo l'altra. Quando arrivarono le elezioni di novembre avevamo già visto scorrrere immagini di enormi incendi, marce e proteste, bambini in gabbie separati dai loro genitori, ricordo di aver pensato che solo perché le cose sembrano brutte, non significa che non possano peggiorare . E poi abbiamo visto la pandemia e come una grande nuvola nera l'abbiamo vista da lontano. Mi ha spezzato il cuore vedere come imperversava in Italia. È stato orribile. Abbiamo guardato le notizie e abbiamo visto l'empatia e il coraggio che il tuo paese ha messo in campo per aiutare se stesso a sopravvivere. Le singole storie eroiche, sono state fonte di ispirazione e forza per noi credo. Abbiamo visto cosa potevate fare ed è stato rassicurante e abbiamo sentito di poter raccogliere anche noi la sfida. Eppure non è finita, vero? In questo periodo, e attraverso uno spettacolo quotidiano ancora "surreale", ci siamo sentiti come bambini senza un genitore. Eppure, come i bambini, sappiamo ancora come entrare in noi stessi e fare ciò che è naturale. Sapevo come stare seduto ed essere immobile e come riflettere. So come, per così dire, "cambiare la realtà" con la musica. Quando Bob Marley canta "Andrà tutto bene", possiamo davvero vedere che è così. C'è un  gran numero di persone che seguono le cospirazioni messe in atto da un leader, Trump, che le guida come se fosse una setta che nega la realtà. E questo è spaventoso da vedere. Ho scritto Postcard from America ​​per questo disco per capire come trovare la via di mezzo, andare d'accordo. Come evolversi da tutto ciò senza snaturare noi stessi.

Hai in programma di venire a suonare nel nostro paese per farti finalmente conoscere anche da noi? Il tuo cognome ha origini indubbiamente italiane, esattamente da quale regione venivano i tuoi parenti e se hai visitato già il paese dove sono nati e cresciuti.
 
Mi piacerebbe venire a suonare in Italia. Quando tornerà la normalità e le persone potranno viaggiare e suonare, mi piacerebbe molto. Le poche volte che sono stato in Italia mi sono sentito come a casa. L'ultima volta, anni fa, non ho portato la mia chitarra ma ho dato un disco ad alcune persone che avevo incontrato e loro l'hanno fatto avere ad un Dj radiofonico a Firenze che lo ha suonato molto. Questo mi fa sentire bene. Il cognome dei miei bisnonni era Tringali. Sono arrivati a New York negli anni '20 dalla Sicilia. La città era Ribera, Agrigento. Mio nonno, Antonio DeNatale, proveniva da un paese chiamato Mazzarrà Sant'Andrea, un piccolo comune della provincia di Messina in Sicilia. Viveva con mia nonna e una famiglia allargata negli Stati Uniti, ma se ne andò quando mio padre era piccolo e tornò a Messina. Sono venuto a curiosare dopo che era morto e sono stato accolto a braccia aperte. 



(Photo Courtesy by Scout DeNatalei)


Quando ti sei reso conto per la prima volta dell'importanza che le canzoni potevano avere nella tua vita e cosa o quali sono state le tue fonti di ispirazione e i musicisti che più ti hanno ispirato questa idea di iniziare a comporre?

I miei genitori suonavano musica in casa. I miei genitori apprezzavano la musica e potevano essere considerati come dei musicisti dilettanti. Mio padre suonava i bonghi e mia madre cantava quando era una ragazza. Mio padre lavorava in un jazz club a San Francisco come barista. Artisti come Miles Davis Thelonious Monk, Billie Holiday, erano solo alcune delle star che avrebbero suonato lì negli anni '50.Ero abbastanza giovane, forse nove anni quando ho ricevuto la mia prima chitarra. Era un vecchio modello di Harmony Monterey con arco che mi aveva regalato un'amica di mia madre. Venne a casa e ricordo che le disse: "Voglio dare questa a tuo figlio perché mi ubriacherò e la romperò". Mi ha fatto sentire importante possedere un vero strumento. I miei genitori mi dicevano di andare nella mia stanza e fare pratica, senza offrire alcuna guida, quasi fosse un modo per sbarazzarmi di me. Quindi mi chiudevo in camera e cercavo di capire come familiarizzare con uno strumento che mi appariva come troppo grande. E l'ho fatto. Trovavo  la melodia e ci lavoravo sopra finché non sentivo che la musica stava fluendo come volevo. Più tardi mi hanno comprato una chitarra con corde di nylon Kent perché immagino abbiano visto che stavo facendo progressi. Nel corso del tempo ho imparato abbastanza per sentirmi come se potessi fare qualcosa di magico, quindi ho provato a scrivere canzoni. Penso che la prima riguardasse probabilmente il mio cane. Ma poi la seconda riguardava un'amore non corrisposto. La terza era su l'ingiustizia e ... l'amore non corrisposto. Credo di aver visto la musica fin da piccolo come un amico, forse il mio migliore amico. 

Sono molto curioso di sapere quali sono stati i dischi che hanno avuto un ruolo determinante nella tua crescita di musicista, i tuoi ascolti di un tempo e quelli attuali.

Non cerco più musica. E' lei che mi trova. Gli artisti e i dischi che amo rimangono in cima alla lista e raramente qualcuno viene sostituito. Condividono tutti un ingrediente, un'innegabile onestà. Viene dalla loro voce o dalla melodia o dall'arrangiamento delle loro canzoni. Ecco quindi Frank Sinatra, (In the Wee Small Hours), Cal Trader, Billie Holiday, Ramblin’ Jack Elliott (Young Brigham) Bob Dylan (qualunque cosa) Van Morrison (Astral Weeks) Ray Charles (Drown in My Own Tears, da Ray Charles in person ), Giacomo Puccini, Carlo Buti, Enrico Caruso, Fernando Vincente, Joni Mitchel, Charlie Parker, Louis Prima, Kate Bush, Jonathan Richman, Boz Scaggs (Loan Me A Dime), Rickie Lee Jones, John Prine, The Band, Bruce Springsteen (4th of July Asbury Park (Sandy), The Wild, the Innocent & the Street Shuffle), Antonin Dvorak, Tom Waits, Gilbert and Sullivan, Ennio Morricone, Claudio Villa (Stornelli amorosi), James Brown (Live at The Apollo). Maria Callas, Talking Heads. (Remain In Light) Woody Guthrie, Mac Miller, Nina Simone, Leonard Cohen, Angela Gheorghiu. 





La recensione di The Wilderness la trovate qui: https://www.mescalina.it/musica/recensioni/jesse-denatale-the-wilderness

English version

You recorded your first two albums within six years, which is already a pretty long time. Your new album (The Wilderness) took fourteen years. I'd like to ask you why there is such a long delay between these releases.

 Yes. Well, time what can I say, it’s a wild card, it is what it is. There were some attempts at releasing recordings in-between records but then for various reasons a lack of momentum would occur. That would usually lead to my own change of heart toward the songs already recorded and then that would ultimately lead me back to the drawing board. It started to become a predictable cycle. So I continued to write and play but I stayed clear of the recording studio. I enjoyed the way live music felt. The songs would sound fresh. They could hold up to improvisation, they felt alive. At some point not too long ago I made friends again with the recording process and we made The Wilderness. I’m now looking forward to recording new and older unrecorded songs.

What did you do in the period between the release of Soul Parade and this new album? Did you always dedicate yourself to music or did you leave that world? 

‘Dedicate’ is a good word. I’d to say I’ve always felt dedicated to music even as a young boy. Music seemed the one art form that could express or portray the big wonder of being on the planet. I just wasn’t always sure how music could carry me. How to make a living from it. After the release of Soul Parade, an opportunity to be with the label Lost Highway came up and then it quickly disappeared. I was feeling a little discouraged. The record was out, people were liking it, but I didn’t know how to navigate the commercial terrain. I also had a new family and I didn’t want to tour anymore and I wasn’t making enough money, so I had to think of something else. I knew how to paint and had painted houses in the past so I became more creative and began doing unique interiors. I would do them the same way I write songs.The idea being that the feeling upon entering a room would be the same as the sensation you feel when you hear a a beautiful song. I learned to make my own color and used it in a combination of wall treatments, wood graining, frescos, colored plaster, like a set designer. All the while chasing the feeling of wonder and awe. Then at some point I realized it was just like making music in the studio. Every room was like a new song and every house was like an album. It was a new way of being musical. I also kept writing and would set up residencies in the city at various clubs and cafes to play at night. So a sort of new highway had been found where I could make a living and be with my family. I was happy. 

In the musical/vocal structure there are songs that reminded me of people like John Prine and Tom Waits, as in the beautiful The Bell (from Soul Parade) Peter Wolf (You're The Reason on the new album), Van Morrison, Bruce Springsteen, just to name a few of these great artists. Is it a correct juxtaposition or do you find it forced?  

 I think that’s pretty accurate. I don’t know Peter Wolf, but the others you’ve named have influenced me. I grew up listening to them on the radio. Some of them like Prine might have come by way of Ramblin’ Jack Elliott. I would listen to Jack a lot. Over and over before I went to school. Many years later he was the one who kind of “discovered” me, but I think it was himself he heard. When I was a teen Van Morrison would come into pancake restaurant where I was washing dishes. I would listen to him in the kitchen on a transistor and sing along. Then I’d go out into the room and clear his table. It would be two in the morning and he would be writing. Box Scaggs too, they were all living in the area of California and I would see them play. When I went to live in New York I heard Bruce Springsteen and he seemed to also have that thing that Van Morrison had.That “mystery” in the music. There’s been so many voices that have influenced me but also the ones that probably can’t be identified. The ones that aren’t human. There are often times that I am trying to sound like an old tree or a busy city, the Ponte Vecchio, or Sienna on a New Years day, or even a little cemetery in Sicilia. Those things have been big influences too. All that said, I thoroughly appreciate how someone who’s listened to a lot of music can find the various ghosts and prints in the ingredients of a song. Music goes from one soul to another and gets recycled. What’s intriguing to me is that so much of the music that influences us also seems to be happenstance… Or is it?

Would you like to tell us about the process that leads you to compose the tracks? In The Wilderness the references to nature are very strong. But there is no lack of connections with a stringent reality as in the intense and touching The Ballad Of Oscar Grant.

 Well, the process is usually the same for any song I write. I start playing an instrument. The music puts a spell on me and I start singing and then it comes out pretty quickly as a song. I can make a scratch recording and its there. The problem is that it’s not a very identifiable language. Haha. It’s the mood and passion, but besides a few select words, It’s mostly speaking in tongues. So the real trick for me is to articulate what it is I’m trying to say. “The Wilderness “ came about from an understanding that as humans we get asked to go to a lot of places that are uncomfortable or out of our comfort zone, usually for our own betterment. Its a metaphor for the places we have to go in order to be a better person and evolve. We don’t want to go, cause it might be frightening. But there’s a lesson there.Or sometimes we literally find ourselves in a situation where there are no lights or electricity. We had huge fires and power outages and evacuations here and It was alarming. You look around at your things and say what is it I truly need? When the town of Paradise California burned to the ground in 2018 it was eye-opening. The song I wrote on the record “Paradise” tries to see it as not only the town that burned away, but also the destination and direction we instictually still head toward after a disaster. Like a helpless magnetic optimism pulls us and says “Try it again” and of course you would point yourself toward ‘paradise”. The bullseye. So yes I’m talking about what is it we truly need as compared to our wants. Sometimes being in the actual dark or in a pandemic lockdown makes it clearer. I’m talking about the ones we love and the importance of them. Be it family or friends. Other human beings. Not things. Nature seems to understand. The Mother that’s always right I like ton say. So it seemed accurate to have Nature be the backdrop of the topics I was trying to talk about. Yes and The Ballad Of Oscar Grant I had written in 2009 after Oscar Grant had been murdered. I had never recorded it and it seemed like I should. We captured the song on the first take. The idea of just how wrong racism is seemed so easy to express that afternoon in the studio. Like our instruments had a mind of their own. The song “Wonderful Mind” asks the question, Mystery of human kind, you’ve left kindness far behind, let your heart go start to see what you can find, there in your wonderful mind.

Now you record for Blue Arrow Records, label owned by Jonathan Richman. How did you get to this label and what is your relationship with Richman?

Years ago I did a benefit show along with a number of other musicians for the songwriter Alejandro Escovedo. It was a great night of music. I met Jonathan there, (also my friend Peter Case) I knew of Jonathan but I had never seen him play. When I did I immediately fell in love with him. After the show when everyone was leaving I gave him my record, Shangri-La West. The next morning he came over to my house and he sat in my kitchen. Right away he started playing songs from the record. I couldn’t believe it. I guess he had learned them overnight or something. No one had ever done that with my music before, just gone ahead and played it like that. So we became quick friends. He played some guitar on some tracks of next record Soul Parade and then asked me if I would join him and his drummer Tommy Larkins on tour. Sayin, “Hey, wanna throw some T-shirts in a bag and come with me and Tommy in the van? “Sure” I said. We did it a couple times actually, across the US and into Canada. It was always a joy and a learning experience. Often Jonathan’s friends would become my own friends. Now he and his wife Nicole are like family. When I finished this record , I was thinking I would just self- release it. Truthfully I was more focused on getting it done and not wondering too much about getting it out or how. I had met the owners of Blue Arrow Records on the road with Jonathan before they were a label. I liked them very much and over the years we stayed in contact. When I told them I had made a record they asked if I wanted them to release it. They were still fond of my last recordings. A mutual friend Gary Topp, a renowned music promoter and Jonathan both agreed I should go with a label. So I did. And I’m very happy that I did. 

I really enjoyed the contributions made by the musicians involved in the recording of The Wilderness. Aside from Tom Heyman who I know from having a couple of his solo records (Deliver Me and Show Business Baby), as well as founding the Go To Blazes, and Paul Olguin who I remember with Mazzy Star, who are the others?

My friend Nino Moschella, who is a huge talent and a multi instrumentalist, singer songwriter and recording artist, engineered and helped me produce this record, along with playing all the drums and percussion. I think of him as the heartbeat of this record. These three players, Nino, Paul and Tom have basically been the core group of players with whom I’ve been honored to work with over the years. I asked the help of a great trumpeter Daniel Gianola -Norris and the violist Alex Volonts. Other than them, I took on the job of making all the other sounds and noises.  

Apart from The Wilderness, available on CD, is it possible to track down your first two CDs, as they are only available in liquid format?

Right now The Wilderness is the only one available on CD. If we see that there’s a desire for more CD’s I could see reissuing the others. (This would also apply to vinyl records) After this release I was surprised to hear that so many people had gone and thrown their CD players out the window. Like that little device was such an important thing to get rid of. 

 

2020 was an incredible year. The pandemic, the impossibility to carry out a normal activity as a musician, but also the American elections that offered a surreal spectacle with a defeated president who continues to do everything possible to deny reality. How did you live it and how do you live "from the inside" such absurd but also dangerous political situations?

It was incredible for sure. One thing after the other. By the time the election in November came around we had already been through massive fires, marches and protests, children in cages separated from their parents, I remember thinking that just because things look bad, it does not mean that they can’t get worse. And then we saw the pandemic and like a big black cloud we saw it at a distance. It broke my heart to see the way it treated Italy. It was horrific. We watched the news and to see the empathy and bravery your country put forth to help itself survive? The individual heroic stories, they were an inspiration and strength to us I believe. We saw what you could do and it was reassuring and we felt we could rise to the challenge too. And yet it’s not over, is it. Through this period, and on up through a daily spectacle of still “surreal”, we’ve felt like children without a parent. Yet like children we still know how to go inside ourselves and do what’s natural. I knew how to sit and be still and how to reflect. I know how to, so to speak, “change reality” with music. When Bob Marley sings “everything’s gonna be alright” we can really see that it is. There may be a large segment of people whom follow conspiracies and a cult like leader who denies reality, it’s frightening to see. It speaks to a the loss of the human soul. That thing that navigates us toward right. That thing, our souls, the ancient Greeks said we should always keep track of and never lose. I wrote “Postcard from America” for this record to ask how to get there. How to find the middle ground, Where we work it out, get along. How do we evolve out of this and not lose our souls in the process.

Are you planning on coming to play in our country to finally make yourself known to us as well? Your surname undoubtedly has Italian origins, exactly from which region your closest relatives came and if you have already visited the country where they were born and raised.

I would love to come to play in Italy. When times get back to normal and people can travel and play, I would like that very much. The few times that I’ve been to Italy I’ve felt right at home. The last time which was years ago I did not bring my guitar but I gave a record to some people I had met and they wrote and said that a disc jockey in Firenze was playing it a lot and singing along. That made me feel good. My great grandparents last name was Tringali. They came to New York in the 1920’s from Sicilia .The town was Ribera, Agrigento. I believe. My grandfather, Antonio DeNatale came from a town called Mazzarra Sant’ Andrea. In the comune of Messina, Sicilia. He lived with my grandmother and extended family in the U.S but left when my father was small and returned to Messina. I came snooping about after he had passed away and was greeted with open arms.  

When did you first realize the importance that songs could have in your life, and what were the sources of inspiration that led and accompanied you to the idea of starting to compose?

My parents played music in the house. My parents had an appreciation of music and could be called amateur musicians My dad played bongos and my mother sang when she was a girl. My dad worked at a jazz club in San Francisco as a bartender. Artists like Miles Davis Thelonious Monk, Billie Holiday, were just a few of the stars that would play there in the 50’s. So we played music in the house and played along to records. Latin music or jazz. I was pretty young, maybe nine when I got my first guitar. It was an old Harmony Monterey arch top that a friend of my mother’s had given to me. He came to the house and I remember him telling her, “I want to give this to your son cause I’m just gonna get drunk and break it.” It made me feel important to own a real instrument. My parents would tell me to go to my room and practice, without offering any guidance, almost as a way to get rid of me. So I would go in there and try to figure out how to make my way with an instrument that was too big. And I did. I’d open tune it and bang on it or pluck it until I felt like music was happening. Later on they bought me a Kent nylon string guitar as I guess they saw I was making headway. Over time I learned enough to feel like I could make some magic happen so I tried writing songs. I think the first one was probably about my dog. But then the second was probably about unrequited love. The third was probably about injustice and…unrequited love. I think from an early age I saw music as a friend, possibly my best friend. 

I am very curious to know which were the records that have played a decisive role in your growth as a musician, your past and current ratings. 

I don’t look for music anymore, it just tends to find me. The artists and records I love stay at the top of the list and rarely does anyone get replaced. They all share one ingredient, an undeniable honesty. It comes through their voice or the melody or the arrangement and finds me. Frank Sinatra, (In the Wee Small Hours), Cal Trader, Billie Holiday, Ramblin’ Jack Elliott (Young Brigham) Bob Dylan (Any) Van Morrison (Astral Weeks) Ray Charles ( Drown in My Own Tears, from Ray Charles in Person), Giacomo Puccini, Carlo Buti, Enrico Caruso, Fernando Vincente, Joni Mitchel, Charlie Parker, Louis Prima, Kate Bush,Jonathan Richman, Bos Scaggs (Loan Me A Dime), Rikkie Lee Jones,John Prine,The Band, Bruce Springsteen ( 4th of July Asbury Park (Sandy), The Wild,the Innocent & the Street Shuffle), Antonin Dvorak, Tom Waits, Gilbert and Sullivan, Ennio Morricone, Claudio Villa (Stornelli amorosi), James Brown (Live at The Apollo). Maria Callas, Talking Heads. (Remain In Light) Woody Guthrie, Mac Miller, Nina Simone, Leonard Cohen, Angela Gheorghiu. 

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