Micaela Tempesta

Micaela Tempesta

Il Premio dei premi del MEI. Intervista a Micaela Tempesta


09/10/2019 - di Tiberio Snaidero
La terza edizione del Premio dei premi, organizzata dal MEI, ha visto sabato 5 ottobre scorso confrontarsi sul palco del Teatro Masini di Faenza i nove artisti che hanno vinto i premi dedicati ai grandi autori della canzone italiana scomparsi. Mescalina ha incontrato una musicista molto interessante: Micaela Tempesta.
Sabato 5 ottobre ha avuto luogo al Teatro Masini di Faenza la terza edizione del ‘Premio dei premi’. Si tratta di un evento organizzato dal MEI, il Meeting Etichette Indipendenti fondato da Giordano Sangiorgi venticinque anni fa e da lui tuttora presieduto, che vede in gara i vincitori dei contest italiani di canzone d’autore dedicati ad artisti scomparsi. Quest’anno si sono confrontati i seguenti artisti: Apice (per il Premio De André), Valentina Balistreri (per il Premio Lauzi), Chiara Effe (per il Premio Mario Panseri), gli Estro (per il Premio Pigro – Ivan Graziani), i Folk&Roll (per il Premio Manente), i Frigo (per il Premio Ciampi), Francesca Incudine (per il Premio Bianca d`Aponte), Giacomo Rossetti (per il Premio Pierangelo Bertoli) e Micaela Tempesta (per il Premio Bindi). Lo spettacolo è stato presentato da Enrico Deregibus (che con Sangiorgi del festival è ideatore e direttore artistico) insieme a Roberta Giallo, che nel 2017 vinse qui a Faenza il primo premio. Fuori concorso si sono esibiti anche i prestigiosi ospiti cui sono stati assegnati riconoscimenti per le recenti produzioni discografiche: Riccardo Sinigallia, Giovanni Truppi ed il duo Ginevra di Marco & Cristina Donà hanno calcato il palco proponendo una dozzina di belle canzoni. Tutti i musicisti in gara hanno ben figurato ma i solisti hanno dimostrato una maturità artistica meglio definita. La giuria, formata da ben settanta addetti ai lavori del settore musica, ha assegnato i tre punteggi più alti rispettivamente all’eleganza pop jazz di Chiara Effe, alla sensibilità folk di Francesca Incudine e alla ricercatezza urban contemporary di Micaela Tempesta. È proprio quest’ultima che Mescalina ha avvicinato per delinearne un ritratto artistico che vuole essere pure una riflessione su cosa significhi tentare di vivere di musica nell’Italia contemporanea.

Micaela Tempesta ha autoprodotto nel 2018 un album intitolato .BLU., disponibile su tutte le piattaforme di streaming. Si tratta di un esordio tardo ma sorprendente per l’artista napoletana, visto che non parliamo di una musicista alle prime armi. Chitarrista e pianista, Micaela sa anche come utilizzare i plug-in che permettono di estrarre dal laptop suoni che si rifanno all’estetica urban e alla pop dance elettronica. Dobbiamo aggiungere che la vincitrice dell’ultimo Premio Bindi ha una voce molto gradevole, che si muove a suo agio dai suoni gravi a quelli acuti e che sa comunicare anima e sensualità. Troviamo incomprensibile come il suo disco, che contiene canzoni scritte con mano sicura, ancor meglio prodotte e dall’evidente potenziale commerciale (pensiamo al singolo ‘Invincibili’ ma anche a pezzi con ‘Usami’ e ‘In bilico’), non abbia trovato distributori e promoter in grado di favorirne l’affermazione sul mercato.

Abbiamo contattato Micaela Tempesta alla vigilia della trasferta faentina proponendole di incontrarci al termine della kermesse per un’intervista. Lo spettacolo è in realtà andato per le lunghe, e quando ci siamo visti fuori dal teatro eravamo stanchi, scarichi e affamati. La disponibilità di Micaela ha tuttavia permesso di fissare per lunedì 7 ottobre un appuntamento via Messenger, di cui il testo che segue è il resoconto. 

 

Mescalina: Beh, ci siamo lasciati a Faenza al termine del Festival. È andato poi bene il ritorno a Napoli e, soprattutto, come valuti l’esperienza al Premio dei premi?

 Tempesta: Il viaggio tutto bene. L’esperienza è stata sicuramente positiva, ma che lo sarebbe stata l’ho capito subito dal clima che si è creato dietro le quinte. Ci siamo divertiti e questo è l’importante. 

 

Mescalina: Indubbiamente. Tu sei venuta esclusivamente per cantare i tuoi due pezzi o durante il tuo soggiorno a Faenza hai partecipato o assistito ad altri eventi? 

Tempesta: Sono stata da EdicolAcustica per un’intervista insieme a Roberta Giallo (che ha poi presentato con Deregibus il “Premio dei premi”, n.d.r.) e purtroppo non ho potuto fare altro perché per me è stata una toccata e fuga.

 

 Mescalina: Sul palco sei piaciuta. E tu, sei soddisfatta dell’esibizione? Quando sei uscita dal palco al termine del pezzo di Bindi sembravi un po’ giù di corda … 

Tempesta: In realtà sono successi dei disguidi tecnici e siamo stati bravi a non farvene accorgere. Quindi no, non ero giù di corda, semplicemente ho fatto un po’ di fatica in più a rendere al meglio.

 

Mescalina: L’uso che fai dei plug-in collegati al laptop, la scelta di distorcere o filtrare la voce in certi passaggi o in taluni brani e gli arrangiamenti elettronici risultano, sia live che su disco, indovinati e sorpendenti. Segui una routine nella composizione? 

Tempesta: Non sempre, nel senso che a volte nasce tutto mentre sto giocando con i suoni. Magari ne trovo uno che mi piace e mi registro qualcosa. Poi ci costruisco uno scheletro e poi la melodia, infine le parole. Ma confesso che capita raramente.

 

Mescalina: Cosa vuoi dire? 

Tempesta: Nel senso che le canzoni comincio sempre a scriverle piano e voce, o chitarra e voce. Voglio prima capire se “funzionano” nude.

 

Mescalina: Secondo musicisti molto diversi tra loro come David Byrne, Sinéad O’Connor e Bob Dylan, la canzone deve essere considerata un’aural texture e le parole vengono sempre dopo … 

Tempesta: Otto volte su dieci è vero. La melodia è una cosa che nasce d’istinto, le parole un po’ meno.

 

Mescalina: Nel pezzo ‘In bilico’ è indovinatissima la scelta di lasciare, nel refrain, una pausa tra “Resta” e “qui”. È nata con la canzone o in fase di arrangiamento? 

Tempesta: Con la canzone. In fase di arrangiamento abbiamo tolto dei pezzi in più di canzone e, a quanto pare, abbiamo fatto bene. Dico “abbiamo” perché ho lavorato con Massimo De Vita (in arte Blindur, n.d.r.) in fase di arrangiamento. 

 

Mescalina: Con Massimo De Vita hai lavorato anche in fase di composizione? 

Tempesta: No, solo nella cucitura del vestito. I pezzi li ho scritti io e confesso che ‘In bilico’ ha dieci anni.

 

Mescalina: Ci sono anche altre canzoni dell’album che hanno già qualche primavera sulle spalle, eppure il risultato finale risulta esteticamente compatto. Il ruolo di Paolo Alberta al missaggio e di Andrea Suriani al mastering è stato solo tecnico o anche artistico? 

Tempesta: Con Paolo abbiamo avuto dei confronti con le ritmiche (è un ex batterista, oltre che fonico e tecnico) e ha fatto delle aggiunte. Con Andrea invece no, sappiamo che lavora bene in fase di mastering e gliel’abbiamo affidato. 

 

Mescalina: Abbiamo ascoltato diverse volte .BLU. e non solo per preparare l’intervista. È proprio un bel disco e qua e là ‒ in ‘Tumulti e silenzio’ ma anche all’inizio di ‘060607’ ‒ affiorano echi di Battiato. È un artista che segui? 

Tempesta: Non consciamente. Può essere che mi abbia influenzato durante l’infanzia. In alcune cose potrebbe essere ma fino ad oggi non ci avevo mai pensato.

 

Mescalina: Si percepisce talvolta nello stile canoro ed è un’influenza, sebbene inconscia, che giova al progetto. Tu hai un’estensione vocale piuttosto ampia e ti trovi a tuo agio anche nelle note basse. Che musica ascolti? 

Tempesta: Le note basse sono quelle che preferisco, a dire il vero. E ascolto molto r’n’b, musica black estera, anche contemporanea. Con gli italiani ho un po’ di difficoltà, ma sicuramente ascolto Fabi. 

 

Mescalina: Hai anche aperto per Z-Star. Dev’essere stato entusiasmante! 

Tempesta: Sì, è una bomba ad orologeria. Fortissima. Ma anche qui andiamo a finire in un campo minato che è il ruolo delle donne nella musica.

 

Mescalina: Che cosa vuoi dire? 

Tempesta: Una donna con un’immagine forte fa un po’ più fatica di una donna con un’immagine “debole”. Ma nel totale le donne fanno più fatica ad affermarsi. Non credo per mancanza di meriti, ma non mi sento di dire nemmeno per ostracismo. Non saprei, forse viviamo in una società troppo patriarcale. Per fortuna ci sono addetti del settore che cercano sempre di puntare un riflettore sulla musica. 

 

Mescalina: Negli Stati Uniti, almeno nel mainstream, che oggi è soprattutto derivativo dell’hip hop, … women rule! 

Tempesta: Eh, ma gli U.S.A. stanno vent’anni avanti su queste cose. Non si sono mai stata ma secondo me hanno un approccio più rilassato alla musica. Non c’abbiamo molte più pippe da scavalcare.

 

Mescalina: Perché in Italia si devono scavalcare molte pippe? Trovi che ci sia incompetenza nei padroni della musica, nelle case discografihe o comunque in chi ha potere nel settore? Il tuo album ha un forte potenziale commerciale epperò hai dovuto farlo uscire con le tue forze … come te lo spieghi? 

Tempesta: Si dovrebbe domandarlo alle persone dietro la scrivania che l’hanno ascoltato e che hanno detto “è bellissimo, ma no”. Io non so perché in Italia giochiamo al ribasso con la musica, con i contenuti, con gli artisti. Non lo capisco, perché vedo un sacco di gente capace e brava quando giro, e si vedono anche ai concorsi. Sono oggettivamente tutti bravi, forse qualcuno non è commercialmente appetibile, ma sono tutti bravi. Siamo andati a bussare comunque a qualche porta, ma la dicitura “urban” due anni fa in Italia non era ancora arrivata. Per assurdo, se avessi aspettato un anno, forse mi sarebbe andata meglio. 

 

Mescalina: Che dipenda dall’incompetenza di chi muove le leve della produzione discografica?

 Tempesta: Non lo so. Alcune persone non le trovo incompetenti. Molte non capiscono niente ma alcuni capiscono eccome. Però le politiche aziendali sono un’altra cosa.

 

Mescalina: Certo, però se non riconoscono la qualità di un prodotto artistico non fanno il bene dell’azienda per cui lavorano … 

Tempesta: No, in realtà non è quello: ora c’è una frangia molto giovane al comando, ma sono comunque figli di un ventennio berlusconiano di culi e tette on demand. Va il rap, si vende, e lo fanno. Le hit estive, cinque o sei all’anno. Poi Sanremo, X Factor e si sono occupati l’anno. 

 

Mescalina: Anche Giordano Sangiorgi col MEI è stato per anni guardato come un paria. E ora lo chiamano tutte le istituzioni. In Italia non si investe nell’innovazione, però è anche vero che il gusto medio della massa dei giovani ascoltatori non è molto educato. 

Tempesta: Eh, appunto. Il problema è il tipico problema “è nato prima l’uovo o la gallina?”. I ragazzi di oggi non capiscono certe cose perché hanno i genitori “adultescenti”, che non sono cresciuti e sono a loro volta considerati dai propri genitori sempre giovani, che devono stare sotto. Ci vorrebbe una tabula rasa delle nostre strutture mentali. Io credo nelle persone sane. Ci sono, lo so. 

 

Mescalina: Le trovi anche attraveso l’associazione Camera d’autore (un esperimento che l’artista napoletana conduce con i fratelli Isernia e che vuole mettere insieme cantautori e musicisti da tutta la Campania, n.d.r.), immagino. Ne vuoi parlare? 

Tempesta: A Napoli ultimamente è diventato difficile proporre musica fatta da cantautori, magari non in dialetto. Cerchiamo di fare un palco libero controllato (nel senso che proviamo a selezionarli) per creare un po’ di movimento. Facciamo concerti insieme, eventi, ci confrontiamo a volte anche sulla scrittura, creiamo legami. E poi anche rapporti “lavorativi”. 

 

Mescalina: Perché le virgolette? 

Tempesta: Perché per quasi tutti noi è purtroppo diventato un hobby. Non si vive. A meno che non si abbiano le spalle coperte. 

 

Mescalina: Speriamo che la maggiore visibilità nazionale che stai ottenendo aiuti te e le persone sane con cui “lavori”. 

Tempesta: È anche la mia speranza. Sono convinta che se si crea un corridoio, qualcuno esce anche da Napoli. Senza emigrare.

 

Mescalina: Te lo auguriamo. Hai dei legami o dei contatti con qualcuno degli altri musicisti che incroci ai festival cui partecipi? 

Tempesta: Cerco di mantenerli. Adesso al Bianca d’Aponte vado a vedere Lamine (che ho incontrato al Bindi) e Cristiana Verardo (che ho incontrato invece a Musica contro le mafie).

 

Mescalina: Vista la tua vocazione cooperativa, forse potrebbe nascere qualche collaborazione. Ti interesserebbe? 

Tempesta: Sì, anche se nel mio mondo difficilmente si collabora in maniera sana. Però, come dicevo prima, io ho molta fiducia nelle persone sane.

 

Mescalina: È un aggettivo che è forse la chiave del tuo essere e del tuo essere musicista, “sano”. 

Tempesta: Sì, lo spero. 

 

Mescalina: Non ti vogliamo tenere attaccata a Messenger per ore. Ti chiediamo però se per promuovere il disco fai tutto da sola, o se ti aiuta qualcuno. 

Tempesta: Sto facendo davvero tutto da sola. Ho investito quello che avevo da parte per fare un signor disco e per ora mi tocca muovermi un po’ sottovento. Cerco di fare i concorsi proprio per questo. È il motivo per cui dicevo (in una precedente conversazione, n.d.r.) che non è una gara. È più un’opportunità, un pensiero comune dietro le quinte. Se non hai un’etichetta dietro o le rendite come si dice a Napoli “spase al sole”, è difficile continuare. 

 

Mescalina: Mescalina fa il tifo per te, Micaela, davvero. Sarebbe interessante chiederti qualcosa sul tuo trascorso coinvolgimento nelle produzioni dance realizzate a Napoli per il mercato internazionale, ma non vogliamo abusare della tua disponibilità. Una cosa però la vogliamo sapere: chi picchieresti se non scrivessi canzoni (nel suo profilo Facebook si legge: “Scrivo canzoni per non picchiare la gente”, n.d.r.)? 

Tempesta: Beh, c’è una lista lunga. Il primo è sicuramente Matteo Salvini. 

 

Mescalina: Ti lasciamo ai tuoi impegni e ti ringraziamo molto. Per parafrasare il titolo della canzone che chiude il tuo album: Ci vediamo “domani”! 

Tempesta: Grazie mille di tutto.