Ameno Blues

Ameno Blues

INCONTRO CON ROBERTO NERI


09/06/2018 - di Laura Bianchi
Incrociare qualche riflessione con chi vive nella musica e ha fatto della musica e della cultura la propria cifra distintiva, nella vita sia privata, sia pubblica, è sempre stimolante. Incontrare Roberto Neri, l`anima di una rassegna importante come Ameno Blues, da tredici anni punto di riferimento dei festival di qualità, è anche importante, per comprendere fino il fondo lo spirito di un team che propone ogni anno eventi coinvolgenti e che donano visibilità non solo ai loro partecipanti, ma anche al territorio che li ospita. Abbiamo quindi posto alcune domande al direttore artistico della rassegna, e ne è emerso un quadro completo e interessante.
D. Quest’anno la rassegna compie tredici anni. Cosa vi ha spinti a affrontare un’impresa tanto impegnativa come un festival blues?

R. Quando è nato Amenoblues Festival, nel 2005, ero vicesindaco di Ameno e assessore a Turismo e Cultura, e ho pensato ad una iniziativa che fosse di richiamo nei confronti di un paese dalle grandi potenzialità turistiche. Ho pensato ad un festival Blues perchè, oltre a me, c`erano altri appassionati che potevano condividere il progetto. In più, colmava un vuoto nella nostra area geografica. Inoltre, rispetto ad altri generi musicali, il rapporto costo/qualità degli artisti è decisamente più favorevole. Questo non toglie che affrontare e risolvere il problema della gestione economica non è stato semplice, ovviamente con lo scopo non di guadagnarci, ma almeno di non perderci. Per la cronaca, le presenze turistiche registrate ad Ameno sono passate da 6.300 nel 2004 a 22.500 nel 2017...

D. Le difficoltà, legate ai sempre più ristretti sostegni regionali alla cultura e alla crisi delle aziende, che ricade sulle sponsorizzazioni, vi hanno portati talvolta a gettare la spugna, oppure sono una sfida stimolante per migliorare e portare avanti un evento di rilevanza non solo nazionale?

R. Purtroppo, quando si prevede di spendere tutto quello che si ritiene di avere a disposizione, per elevare al massimo la qualità artistica, si rischia di andare in deficit: nel 2014, in occasione del decennale, abbiamo preparato un cartellone molto qualificato e quindi più costoso del solito. Ha sempre piovuto e di conseguenza meno pubblico, meno incasso della biglietteria, un tonfo economico. Per la cronaca, oltre alla vendita dei biglietti, le nostre entrate provengono anche da contributi regionali e della Fondazione Compagnia di San Paolo, attraverso un bando selettivo che da anni vinciamo. Gli sponsor privati incidono in modo irrilevante. Come già detto, la variabile meteorologica, non governabile, incide molto, anche se da anni ci siamo attrezzati con una mega copertura della piazza dove si tiene il festival.

D. Quest’anno, quali proposte sentite di consigliare per un pubblico di neofiti? E per gli appassionati?

R. Quest`anno per la prima volta abbiamo spezzato il festival in due week end distanti, inizio Luglio e inizio Settembre. Più che una distinzione fra neofiti ed appassionati, differenziamo la proposta tra pubblico più orientato al Rock  ( The Night of Guitars & Drums, Eric Gales ), più amante dell`acustico ( Paul Lamb duo, Blue4Green, Big Daddy Wilson ), il Soul ( Sara Zaccarelli ), o le sperimentazioni e le contaminazioni del duo di Francesco Piu, più adatto al pubblico giovane.

D. La zona in cui si svolge il Festival è particolarmente ricca di bellezze naturalistiche e artistiche; cosa consiglia di visitare, per unire la musica al turismo? C’è qualche posto dove mangiare e bere bene, prima o dopo un buon concerto?

R. Per i camminatori ci sono i quattro percorsi del Quadrifoglio di Ameno, facili, che permettono di scoprire un territorio vario e pieno di scorci e panorami suggestivi. Per i più pigri, un giro nel centro storico, con ville e palazzi antichi, e il Parco neogotico, senza dimenticare che a tre chilometri c`è il lago d`Orta, peraltro balneabile. In questi anni è aumentata e migliorata anche l`offerta gastronomica, con locali per tutte le tasche, dagli stellati alle trattorie di campagna, senza dimenticare la possibilità di acquistare formaggi e miele locali.

D. Infine, una domanda molto meno frivola; ultimamente il blues sta vivendo un momento speciale, dopo la scomparsa della generazione dei grandi bluesmen, che però hanno lasciato un’importante eredità. Dove sta andando il blues, in Italia e altrove?

R. In Italia il Blues stenta, malgrado una buona qualità media di molti interpreti, a farsi riconoscere e ad avere una immagine identificabile a livello di massa ( spesso incontro gente che mi fa i complimenti per il mio festival "Jazz" !! ). Televisione e giornali danno spazio a tutti gl altri generi, quasi zero al Blues. Ovviamente questo comporta il fatto che il pubblico degli appassionati sia una nicchia numericamente esigua. Ricordo che nel 2015 si erano esibiti per la seconda volta Dwayne Dopsie & the Hellraisers davanti a 400 persone, reduci da un concerto di due giorni prima in Lettonia davanti a 20.000 spettatori. Forse uno dei motivi è che, in qualche modo, è un genere non in evoluzione ? Non so dare risposte in merito. Sicuramente, le cose più interessanti che si vedono sono le contaminazioni con altri generi, operazione che il Jazz ha compiuto decenni fa...nel frattempo andiamo avanti.