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Intervista Massimo Bubola - Parole d’autore
Massimo Bubola

Massimo Bubola

Parole d’autore


08/08/2005 - di Maurizio Pratelli
Massimo Bubola, il cavaliere elettrico della musica d’autore italiana, è sempre in tour. La band che lo affianca da qualche tempo, con il fido Michele Gazich, diventato compagno inseparabile, sembra aver regalato al cantautore veronese una nuova serenità che abbiamo cercato di “turbare” stuzzicando Massimo, in occasione di un suo concerto lariano, sul tema De Andrè, un musicista unico, la cui figura è sempre più spesso utilizzata in modo impietoso. Di questo e altro abbiamo parlato con un Massimo Bubola, disponibile, sorridente e indignato quando non si poteva fare a meno di esserlo.
      
  Parole d’autore
       Intervista a Massimo Bubola Massimo Bubola, il cavaliere elettrico della musica d’autore italiana, è sempre in tour.
La band che lo affianca da qualche tempo, con il fido Michele Gazich, diventato compagno inseparabile, sembra aver regalato al cantautore veronese una nuova serenità che abbiamo
cercato di “turbare” stuzzicando Massimo, in occasione di un suo concerto lariano, sul tema
De Andrè, un musicista unico, la cui figura è sempre più spesso utilizzata in modo impietoso.
Di questo e altro abbiamo parlato con un Massimo Bubola, disponibile, sorridente e indignato quando non si poteva fare a meno di esserlo.
Mescalina: Ciao Massimo, finalmente torni a Como …
Massimo Bubola: Sì, mancavo da qualche anno. Con il pubblico lombardo c’è sempre un bel feeling, ho molti fan da queste parti ed è sempre un piacere venire dalle tue parti. Non ho ancora visto il posto dove suoneremo, si presta ad un concerto acustico ?

Mescalina: Assolutamente si, il palco è allestito all’interno della Corte del Castello di Cucciago, è una location splendida che raccoglie molto bene il pubblico.
Massimo Bubola: Mi fa piacere, sai arriviamo da un concerto in Sicilia dove ho trovato un pubblico incredibile che conosceva a memoria le mie canzoni, è stato emozionante. Non mi piace arrivare a un concerto con un pacchetto preconfezionato. La complicità che si crea con il pubblico è l’elemento principale per stabilire la scaletta della serata.

Mescalina: Dopo “Giorni Dispari”, riedizione con bonus tracks dell’omonimo “Massimo Bubola”, hai appena ristampato “Tre Rose”, altro momento fondamentale della tua discografia, mentre “Nastro Rosa”, il tuo esordio, è un ormai un disco da aste, chi ce l’ha se lo tiene ben stretto….
Massimo Bubola: È vero, ne è stata appena venduta una copia su e-bay a oltre 400 euro e anche “Tre rose” stava correndo il rischio di diventare solo un disco per collezionisti. Volevo dare la possibilità ai giovani di scoprirlo senza svenarsi. Per rispetto a Fabrizio De Andrè che l’ha prodotto, è stato ristampato senza inediti, è identico all’originale. Ed è per questo che ho trovato singolare che Dori Grezzi, prima di concedermi di scrivere che il disco era stato l’unico prodotto da Fabrizio De Andrè, mi abbia chiesto di ascoltarlo. Le ho detto: “ma Dori è lo stesso disco del 1981 ...” Purtroppo non tutti i dischi sono di mia proprietà. Le case discografiche che ne hanno i diritti sembrano poco interessate a ristamparli e per poterli riavere mi hanno chiesto troppi soldi.

Mescalina: I primissimi anni ‘80 li hai vissuti proprio a fianco di De Andrè, che ricordo hai di quel periodo?
Massimo Bubola: È stata un’esperienza incredibile, lui arrivava da quattro mesi di rapimento, io dal servizio militare. C’era l’euforia per la libertà riconquistata e abbiamo condiviso molte idee comuni con spontaneità. Ma anche le diversità, come il sue essere un anarchico borghese che sembrava scontarsi con la mia provenienza dalla tradizione cattolica, sono state molto stimolanti per la nostra collaborazione

Mescalina: Prima ancora, nel 1978, avevate scritto insieme l’album “Rimini”.
Massimo Bubola: Avevo solo 21 anni, facevo l’università e la mia prospettiva era quella di fare l’insegnante. Andavo a Milano da Fabrizio per il disco senza rendermi conto di quello che stavo facendo, ero troppo giovane per rendermene conto, ho impiegato qualche anno per realizzarne l’importanza.

Mescalina: C’è una canzone di Fabrizio che avresti voluto scrivere tu?
Massimo Bubola: Difficile dirne una, se proprio devo scegliere potrei dirti “Giugno 73” o “Amico Fragile”.



Mescalina: Mi soffermo ancora un instante su De Andrè per un paio di domande che non riesco a trattenere. La prima. Non trovi quanto meno azzardata la rilettura integrale di Morgan di “Non al denaro, non all’amore, né al cielo” ?
Massimo Bubola: È come rifare “Fronte del Porto” senza Marlon Brando, non riesco a capirne il senso visto che stiamo parlando di uno dei dischi fondamentali della storia della musica d’autore italiana. Ne ho parlato anche con Mauro Pagani che come sai ha reinciso “Crueza de Ma”, altro capolavoro al quale, almeno lui, aveva contribuito. Sono solo operazioni commerciali, non riesco a trovarne altra spiegazione. Come si fa a fare un disco uguale, parlo di Morgan, ma cantato peggio ?

Mescalina: La seconda, inevitabile quanto la prima, è per chiederti se non credi, visti anche i recenti scempi televisi di mamma rai, che l’immagine del più grande cantautore italiano sia esageratamente sfruttata ?
Massimo Bubola: È una cosa disgustosa, un tentativo orribile di “poppizzare” De Andrè. Ed è triste constatare che nessuno si indigni, si è creata un’omertà incomprensibile. E sembra che chiunque abbia davvero collaborato con Fabrizio, venga sistematicamente ignorato, ghettizzato.

Mescalina: È davvero triste, proviamo ad andare oltre Massimo. C’è qualche artista, tu che hai spesso attinto anche dai padri del songwriting americano che oggi ti piace particolarmente?
Massimo Bubola: Sicuramente Mark Lanegan ed Eddie Vedder dei Pearl Jam. Scrivono testi bellissimi. In Italia, invece, stanno crescendo troppi cloni di Capossela. Hai qualche nome nuovo da suggerirmi?

Mescalina: Così a caldo ti dico Stefano Barotti, un bravo cantautore toscano, mentre concordo assolutamente con te sul discorso Capossela. Tornando al tuo percorso artistico, nel ’96 con “Amore e Guerra” hai reinciso alcune delle tue canzoni più belle, come mai un album singolo?
Massimo Bubola: Era un lavoro autoprodotto, se avessi avuto più soldi a disposizione avrei sicuramente pubblicato un album doppio.

Mescalina: In compenso, poi, è arrivata la “saga” del “Cavaliere Elettrico”, un progetto alla Grateful Dead …
Massimo Bubola: Quasi! Sono quattro dischi live che raccontano la mia carriera dal palco, la dimensione che alla fine regala sempre le maggiori emozioni. Gli amici romani (Il Mucchio ndr) mi hanno un po’ criticato, ma sono convinto che sia un’operazione che rifletta con sincerità la nostra voglia di suonare dal vivo. L’unico modo per avere oggi un minimo di visibilità.

Mescalina: Il tuo ultimo album, “Segreti Trasparenti”, è uno dei più intensi della tua carriera.
Massimo Bubola: È un disco in cui la parte narrativa gioca un ruolo fondamentale. E molto legato alla tradizione delle ballate europee, purtroppo ultimamente si è un po’ persa. È piaciuto moltissimo anche a Mark Olson e Victoria Williams che hanno cantato in “Tornano i Santi”. Mark dice addirittura che è il più bel disco che sta ascoltando in questo periodo. Sono due persone davvero speciali.

Mescalina: Intanto con Michele Gazich state lavorando al nuovo disco.
Massimo Bubola: Sì, è un progetto che cercherà di ribadire un percorso sui sentimenti umani e che avrà come riferimento storico temporale la prima guerra mondiale, partendo dalla tradizione popolare veneta. Lo masterizziamo proprio in questi giorni e penso sarà pronto ad ottobre.

Mescalina: Siamo molto curiosi di ascoltarlo e ti ringrazio per la tua disponibilità
Massimo Bubola: Grazie a voi.

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