Setti

Setti

Setti ci regala Arto


04/10/2018 - di Barbara Bottoli
Con Arto per la prima volta Setti entra in uno studio di registrazione per Arto, cercando di mantenere il suo legame coi lavori precendenti che sono Ep, racconti e l’album Ahilui risalente a quattro anni fa. Coaudivato dalla produzione artistica di Luca Mazzieri ed il mixaggio successivo affidato a Andrea Suriani e la partecipazione di molti amici (Luca Lovisetto, Samuel Regan, Stefano Mappa, Marco Degli Esposti, Valentina Gallini, Glauco Salvo e Stefano Bortoli ) Arto si propone come un viaggio interiore ed immaginario tra il cantautore ed un mondo, prima idealizzato dall’America e poi realizzato dalla presenza degi altri, come fossero una forza indispensabile per far fronte alla vita. Setti vorrebbe permettere ad ogni ascoltatore di far proprio ogni brano, modellandoselo come una lente sul proprio vissuto, come afferma al termine dell’intervista. In ogni risposta l’autore riesce a ribadire il proprio spirito creativo, come se regalasse ad ogni ascoltatore uno strumento personalizzato per scoprirsi. L`ultima traccia, Legno, è quella che fornisce la chiave di lettura di Arto che sembra, nei primi ascolti, non omogeneo, ma svela sotto diverse luci le risposte più intime e umane, in un continuo riavvolgimento.
Mescalina: Per il tuo nuovo album hai scelto come titolo Arto, sia perchè hai ascoltato molto Arto Lindsay, ma in termini più metaforici hai dichiarato che “ l’album è un piccolo viaggio interiore ma anche in luoghi più o meno definiti che porta al concetto che infondo il disco è un piccolo manufatto che acquista senso grazie a chi ha attorno, chi lo ascolta o chi lo realizza. Come le storie che cambiano quando le racconti. Tra gli oggetti e i concetti. Come un arto che è necessario, produttivo, ma non ha molto senso staccato dal corpo, probabilmente”. Restando nell`ambito della metafora, tra le dieci tracce proposte, quale definiresti come “testa”, quindi un brano riflessivo, e quale come “cuore” perciò più emotivo?

Setti: Diciamo che per come le vedo io, ma ho ovviamente una visione molto soggettiva, per me la testa è costituita da Stanza a livello formale e in fondo Legno è una reprise di Stanza, quindi la coda è anche il capo. Cercavo questo aspetto di circolarità, come il cerchio in copertina o il disco stesso che in fondo è un cerchio. La forma che rappresenta l’unità razionale ma dentro ci sono io che sono un casino. Credo in ogni caso che in ognuno dei pezzi ci sia una parte emotiva e una razionale, che spesso fanno a botte tra loro, anche perché il disco parla molto di “persone che non fanno cose” come bloccate. La maggior parte delle storie avviene dentro ai personaggi. Se dovessi dire due contrasti maggiori penso siano Presente che associo più a una riflessione razionale, a un’analisi di uno stato e forse è meno legata ai sentimenti e Orizzonte che per me è la prosecuzione di un mio vecchio pezzo che si chiama Seppia, che è quello che forse mi emoziona di più cantare, nato in modo molto istintivo. Non a caso ho messo le due tracce vicine sulla tracklist. Ci penserò anche i prossimi giorni, grazie della domanda.

 

Mescalina: Ai primi ascolti l`attenzione viene rivolta principalmente ai suoni, un post rock cupo e, in alcuni brani, contradditorialmente, un sound cristallino-grezzo, dando molto spazio a ogni singolo strumento, ma non edulcorato, è stata una scelta? Che obiettivi ti eri prefissato prima della registrazione?

Setti: Per il disco precedente e per questo mi sono affidato alla produzione artistica di Luca Mazzieri, che insieme a Giovanni ha La Barberia Records e che è uno dei miei artisti preferiti. Gli ho portato i provini fatti solo voce e chitarra, dopo averci messo molto tempo a sceglierli, e poi abbiamo deciso insieme la veste da dare al disco. Mi sono affidato moltissimo alla sua visione perché ne avevo bisogno e ho una stima infinita del suo gusto e modo di vedere le cose, ha compreso esattamente le mie intenzioni e mi ha portato oltre. Luca Lovisetto dei Baseball Gregg ha poi aggiunto molti strumenti e mixato il tutto dandogli il suo tocco. Quindi volevamo realizzare un disco che avesse una sua unità, è stato frutto di una scelta. Ad esempio la batteria, suonata da Stefano Mappa che nel suo progetto Smash suona la chitarra, è stata suonata interamente senza usare i piatti. E’ stata una scelta perché cercavo una forma di ossessività e tribalismo che fosse a metà tra l’elemento umano e la drum machine. Poi abbiamo fatto varie prove e tenuto quello che ci piaceva secondo il mood e economia del disco. Abbiamo assecondato ogni singolo pezzo, ci siamo lasciati trasportare dai brani cercando di dargli quella che per noi era la veste migliore senza porci limiti, era quello l’obiettivo. Partire dalle canzoni.

 

Mescalina: A dicembre 2013 è uscito un doppio singolo natalizio inedito con un racconto natalizio illustrato di Altri (Alessio Trippetta), nello stesso mese del 2014 esce il primo Club single de La Barberia Records ed a dicembre 2017 esce un EP di inediti di Natale Blade Renne, si tratta solo di scelte commerciali, appunto natalizie, o questo periodo dell`anno ha un significato, per così dire, più poetico?

Setti: Mi piace provare a cercare il bello nelle cose che mi succedono, quindi potenzialmente in tutto c’è una storia che mi può commuovere e interessare. Il gioco degli ep natalizi è nato dal fatto che una delle mie band preferite in assoluto sono sempre stati i R.E.M. che erano soliti inviare un singolo natalizio agli appartenenti al fanclub, è un regalo per chi mi segue e una cosa che mi diverto molto a fare. L’idea viene anche da Sufjan Stevens che ha realizzato vari ep natalizi, come da lui ho preso il gioco di dare nomi di stati americani alle canzoni. Ormai quella dell’ep di natale è diventata una mia tradizione, appunto, e mi diverto molto a portarla avanti, ormai sono quasi 10 anni credo. Il single club è nato perché avevo questo pezzo Un Mare che mi piaceva molto suonare ma non avevo mai registrato allora abbiamo deciso di farlo uscire come singolo e chiedere a un po’ di persone se volevano farci un remix, ci sono Lo Stato Sociale, I Camillas con Niccolò di Gregorio, Goodbye Horses, Mangiacassette, Vakka. Mi hanno fatto un regalo immenso, appunto. Di solito parto da quello che ho a disposizione e penso a cosa potrei farci di bello e divertente. Poi mi piace molto fare un tour a dicembre in cui faccio pezzi strani e inusuali, un minitour delle feste, di solito in posti piccoli, in cui si sta vicini mentre fuori c’è freddo. Infine sì il Natale a livello di immaginario offre tutta una serie di possibilità, struggenti ma anche ironiche. 



Mescalina: Tra le tue varie esperienze si nota la volontà di rendere ogni fruitore, termine non casuale perchè sembra che tu stia cercando l`individualità di ciascuno, nell`uso personale che ciascuno può fare dei tuoi lavori. Mi ha colpito parecchio “Setti nel frigo – canzoni ad personam”, presso la Galleria Hiro Proshu di Modena, nel quale cantavi in una cella frigorifera ad una singola persona. A parte i complimenti per l`idea che ti ha fatto cantare 80 canzoni in due giorni, ma cosa si respirava in quello spazio? Che emozioni hai percepito? Ci sono delle situazioni che ti sono rimaste impresse, in quelle ore in una macelleria storica?

Setti: Quella delle canzoni ad personam è stata una delle cose più belle che ho fatto a mio gusto. Quando si è parlato di suonare nella galleria dal mio amico Alessandro Formigoni ho visto subito il frigo in muratura, aveva un’acustica bellissima. Per me l’ideale quando suono live è che ognuno pensi che io stia cantando per lui, solo per quella persona. Come quando sei in camera seduto sul letto e fai sentire una canzone a qualcuno. E’ una sensazione molto bella per me, emozionante, e non a tutti è capitato di provarla. Allora ho deciso di farlo in questo modo. Le persone entravano una alla volta, dopo aver preso il numero, come in macelleria, e io gli suonavo un pezzo, senza dire nulla guardandoli negli occhi. Eravamo chiusi dentro, senza foto o telecamere, isolati dal resto con una luce rotante. Ho visto le reazioni più diverse, da chi si è messo a ridere, da chi parlava mentre suonavo, da chi ha pianto, chi ascoltava sereno, chi è entrato per caso e mi ha chiesto Tenco ma io so fare solo le mie cose. E’ come se tu fossi in ascensore e mentre sali la persona di fianco a te fermasse la salita e poi ti cantasse una canzone. Alla fine ti offrivamo caffè e biscotti per riprenderti. E’ stato come fare 80 live diversi. Mi ha dato moltissima energia. Questa estate l’ho rifatto ad Arti Vive festival in biblioteca, uguale ma alla fine gli regalavo un libro di quelli dismessi. Sull’aria che si respirava nella cella dopo 40 live non voglio pensarci… scherzo. Per me è stato davvero emozionante in tutti i modi possibili.

Mescalina: Sei modenese e la prima metà di Arto l`hai definita “americana”, un po` serie televisiva tra barbecue, scuola e quei viali nei quali la mattina si aprono le porte per ritirare il giornale, mentre il video del singolo Presente è stato girato a Berlino; tre situazioni diverse: uno legato alla tradizione, l’altro al “sogno” e all’illusione, mentre la città tedesca è molto simbolica, infatti anche nel video non dai spazio ai volti, ma ai luoghi. Come si collegano questi tre luoghi nella mente di Setti? 

Setti: Il collegamento probabilmente è la mente stessa, nel senso che spesso assecondo i pensieri senza pormi limiti o cercare di trovare un filo razionale, semmai emotivo. In fondo i miei testi che mi piace di più cantare sono quelli che non capisco bene nemmeno io. Il video di Presente è stato realizzato da Patrick Aleotti che col suo progetto Makkinoso fa delle cose meravigliose, sono un suo grande ammiratore, tra gli artisti contemporanei è uno di quelli che apprezzo di più e vive a Modena. Avrei voluto inserire in Presente un’audio che avevo registrato a Berlino ma non avevo fatto in tempo, quindi quando Patrick mi ha detto che voleva girare il video lì l’ho preso come un segno. Per me è il pezzo più kraut a livello di suoni inoltre e parla della percezione che abbiamo della realtà, frammentaria e necessariamente legata a quello che vedo in questo momento. Poi ha dei riferimenti a livello di suono anche agli emiliani CCCP che si sono conosciuti a Berlino, gioca sul “No future” del punk, mi sembrava avesse senso. Nel disco rappresenta il centro, che è anche diviso tra est e ovest, tra America e Europa. Qualche anno fa ho anche partecipato alla scrittura di un pezzo che si chiama Berlino Est per i Wolther Goes Stranger di Luca Mazzieri, per cui avevo riflettuto sul tema. Insomma mi sembrava molto interessante come commistione e adatto all’immaginario di Makkinoso. Sono molto contento del risultato. La parte americana deriva probabilmente dai miei ascolti, letture e visioni cinematografiche ma penso che l’Emilia abbia qualcosa in comune con l’immaginario americano, un immaginario in cui guardi i campi della Bassa Modenese e vedi praterie, guardi il Po e vedi un piccolo Mississippi, guardi il liscio e pensi al country. E’ più una questione di immaginazione. Anche se bisogna dire che dalla provincia di Modena parte l’Autobrennero che va a Berlino. 

 

Mescalina: Dalla tua biografia si elencano diverse esperienze, dai numerosi EP autoprodotti, ai racconti, l’album Ahilui, e il 5 ottobre, sempre per La Barberia Records/Vaccino Dischi, uscirà Arto, ma il progetto Setti che direzione ha? E Arto a chi è indirizzato?

Setti: Il progetto Setti nasce come progetto solista per fare quello che mi piace e diverte di più senza pormi limiti. L’unico forse è la forma canzone e la semplicità dei pezzi, ma anche quello potrebbe cambiare. Un’estate nel 2007 ho registrato in casa un ep e l’ho messo su myspace. Hanno cominciato a chiamarmi ed è cresciuto tutto in maniera molto graduale fino a che non ho incontrato i ragazzi de La Barberia Records con cui ho fatto il mio primo disco e trovato una famiglia musicale e umana. Ho sempre amato da ascoltatore gli artisti che hanno un loro stile ma si sentono liberi di esplorare strade nuove, per i quali ogni disco è un’avventura a sé stante pur rimanendo riconoscibili, come R.E.M., Beck, Sufjan Stevens e molti altri. Facendo Arto abbiamo cercato di fare il disco più bello che potessimo, ho fatto un album che amo molto insieme a persone che amo molto. Dopo magari mi sono fatto qualche domanda su chi potesse essere interessato ad ascoltarlo o seguirmi in questo viaggio nei dischi e nei concerti. E mi sono risposto che vorrei che lo sentissero più persone possibile e che ognuno decidesse se Arto lo tocca dopo averlo ascoltato, liberamente, che ognuno ci veda qualcosa di diverso. Per me che qualcuno ascolti quello che ho scritto o venga a live sembra sempre un evento incredibile. Ho voglia di andare in giro e incontrare persone raccontando queste storie. Quindi è indirizzato a te che stai leggendo, come se fossimo soli in un frigo.

Link:
Facebook
www.sferacubica.it

Setti Altri articoli