Fabio Curto

interviste

Fabio Curto Radici in Rive Volume II

04/07/2021 di Barbara Bottoli

#Fabio Curto#Italiana#Folk

Fabio Curto ci racconta il suo nuovo album intitolato Rive Volume 2, ricco di suggestioni, atmosfere bucoliche e intimita'; chi l'ha conosciuto col Volume 1 si trovera' una visione molto diversa: avvolgente e intensa.
Mescalina: La prima cosa che viene da pensare durante l'ascolto di Rive Vol.2 è “ quanto c'è in questo album?!?!?”: 14 tracce, Angelo Branduardi, Cisco&Fry, Fio Zanotti nella produzione di un brano, MCR, atmosfere internazionali, ma soprattutto tante sensazioni, ma come riassumeresti il tuo ultimo lavoro? Come è stato collaborare con nomi “storici”?

Fabio: È stato un sogno per me concepire quest’album è suonarlo tutto . Sono contento che risulti pieno di luce e nostalgia perché sono colonne portanti della mia musica credo. In questa atmosfera romantica e un po’ bucolica si sono verificati gli incontri artistici più belli della mia vita finora. Ho cantato e suonato a squarcia gola per buona parte della mia vita i pezzi di Branduardi, dei Modena e di Cisco , non pensavo che in un anno avrei avuto il piacere di lavorare insieme a tutti loro. Un’emozione davvero unica per me che mi ha dato un colpo di autostima è una gran fiducia nella musica poiché quando è fatta di persone belle come loro diventa una giostra tutta da vivere.

Mescalina: La curiosità impone di ascoltare anche Rive Vol. 1 e ci si trova in una dimensione completamente diversa, sembra che ci sia una continuità come se la prima parte fosse la cornice e il Volume 2 il particolare. Tra i due album ci sono tre anni di distanza, e sembra che tu abbia scelto di arricchire alleggerendo i suoni. Come si collegano i due album? E quanto ha influenzato la situazione mondiale nella tua produzione? Infine, nel futuro cosa prevedi musicalmente?

Fabio: Rive volume 1 è stata un’espressione noir di un blues che vuole fungere da cannone per far sfuggire il più lontano possibile l’oppressione della vita metropolitana. È stato un lavoro citatissimo sui suoni e sulla produzione in generale di cui andiamo molto fieri. Ciononostante abbiamo lasciato come ultima traccia quella  Domenica, scarna, nuda e verace che ci è servita per capire la reazione del pubblico davanti a quel minimalismo. L’effetto è stato incredibile e vincendo Musicultura con quel brano abbiamo avuto le idee chiarissime sul Volume 2: essenziale e vero, la testimonianza che a volte meno è più.

Mescalina: Nel tuo curriculum si parte da The Voice a Musicultura per arrivare ad agosto alla partecipazione al Festival Internazionale “New Wave” in Russia, sono tre esperienze molto diverse, tre modi differenti di presentarsi, eppure il tuo album riesce a essere accessibile a queste tipologie di pubblico eterogenee, ma Fabio Curto in quale delle esibizioni si trova più rappresentato? E chi era Fabio prima di The Voice?

Fabio: Ho sempre suonato e composto tanta musica diversa che a suo modo mi dà gusto se messa nel contesto giusto. Ad oggi mi rivedo completamente nello stile di Rive volume 2 perché mi permette di suonarlo e gestirlo anche solo voce e chitarra. Questo è per me molto importante perché prima di The Voice ero un artista di strada che suonava quel genere ma in inglese e prima ancora un bassista e cantante Black metal se proprio vogliamo dirlo, ma quella è un’altra storia.

Mescalina: Sembra abbastanza immediato comprendere quale sia il tuo background musicale e letterario perché si percepisce il concetto di viaggio emotivo tramite l'arte, che, forse, si potrebbe sintetizzare in: evasione, libertà. Chi ti accompagna in questo viaggio verso la Terra?

Fabio: mi accompagnano i sensi, l’olfatto spesso mi riporta indietro di 20 anni , sentendo il profumo di legna bruciata d’estate non ho bisogno di chiudere gli occhi per essere catapultato nel vigneto di mio nonno mentre curioso seguivo il moto degli animali per capire dove fosse la loro tana. A volte mi perdevo a guardare il cielo provando sempre un senso di stupore. E l’odore delle stalle mi fa sentire ancora adesso appartenente ad un mondo fatto per essere toccato, non solo contemplato.

Mescalina: Nel tuo ultimo album due tracce sono in inglese, come mai questa scelta? Durante l'ascolto si inseriscono bene, ma più ci si affeziona al tuo lavoro e più sembrano un “di più”, credi che la tua direzione sia una scrittura totalmente in italiano o viste le esperienze punterai a un pubblico internazionale?

Fabio: Ho molti brani in inglese su questo stile, alcuni li ho tradotti, altri ho capito che sarebbe stato come deturparli quindi ho deciso di inserirli così com’erano. Fanno Parte del mio Percorso musicale ed ho trovato giusto inserirli perché adoro suonarlo nei live. Inoltre Lucy era uscita già anni fa, poco dopo The Voice, ma non in maniera ufficiale ed era piaciuta molto al mio pubblico di allora.

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