A PHP Error was encountered

Severity: Warning

Message: getimagesize(https://www.mescalina.it/foto/musica/interviste/old/big/10/int_3742.jpg): failed to open stream: HTTP request failed! HTTP/1.1 404 Not Found

Filename: controllers/musica.php

Line Number: 775

Intervista Lele Battista - Il vuoto per pensare
Lele Battista

interviste

Lele Battista Il vuoto per pensare

02/12/2010 di Ambrosia J. S. Imbornone

#Lele Battista#Emergenti

Dopo l’ottimo ´Le Ombre´ (2006, Mescal/Sony), LeLe Battista è tornato con un secondo lavoro, ´Nuove esperienze sul vuoto´ (Mescal/Universal), uno sguardo interiore, una terapia per sé stessi, per chiedersi come concedersi il lusso del vuoto, la pausa del pensiero sfuggendo alla frenesia di chi produce e consuma senza sosta. E una sfida, quella della ricerca non di una tendenza o di una controtendenza, ma del bello, del significativo, che provoca l’ascoltatore, perché stimola ad alzare l’asticella più in alto, anziché abbassarsi verso la banalità. Raffinatezza sonora e qualità, che oltrepassa i limiti del cantautorato ´classico´ per contaminare distorsioni, linee fascinose di piano ed elettronica, gli ultimi Einstürzende Neubauten e Franco Battiato in canzoni insieme lievi e profonde, che coinvolgono in turbinii di inquietudine, eppure straniano. Per permettere di riflettere.
Ecco la nostra intervista a uno dei cantautori più interessanti ed originali del panorama nostrano.
Mescalina: Dall’esplorazione de ´Le Ombre´ alle ´Nuove esperienze sul vuoto´: com’è cambiato in questi anni LeLe Battista come artista e come uomo?
***Lele: Come artista poco: secondo me come forma e scrittura delle canzoni questo lavoro non si distanzia molto dal precedente. Alla base c’è sempre lo stesso presupposto, un desiderio molto personale di mettere giù dei pensieri, raccontare delle cose che mi succedono sempre dal mio punto di vista: è come se fosse una terapia per me, non scrivo pensando ad un ipotetico pubblico. Se vuoi, è un limite: mi piacerebbe provare a scrivere pensando a degli ascoltatori un giorno, ma per ora lavoro così. Dal punto di vista umano, invece, penso di avere un filo in più di sicurezza e credo si senta, anche se non rientra tra le caratteristiche artistiche: questo album è molto più compatto negli arrangiamenti, nonostante ci siano alcuni brani più pop o più estremi rispetto a Le Ombre. Non c’era infatti l’esigenza di piacere a nessuno: io sono questo, c’è poco da mediare o da fare finta che abbia un prodotto radiofonico o rock. Ho pensato di fare questo album quindi proprio come piace a me!Si tratta allora di una crescita umana, più che artistica, un’accettazione e un’esaltazione dei propri limiti. Ho avuto anche esperienze discografiche traumatiche in questi anni: un certo tipo di discografia cerca di inquadrare sempre il tuo prodotto e di stimolarti a fare cose più o meno commerciali come il rock, ma ho capito che quell’atteggiamento non paga, anzi, ha contribuito a far in modo che la musica sia nelle condizioni in cui è oggi. Allora il mio atteggiamento diventa anche un po’ spocchioso: penso che bisogna piantarla di fare delle canzoni che seguano dettami che non hanno nulla di artistico. L’unica cosa che può salvare la musica è la condivisione tra musicisti senza barriere: l’unione fa la forza. Per questo cerco di fare il maggior numero di collaborazioni possibili.

***Mescalina: D’altra parte in questo disco è ancora più netto il tuo stile personale, che ti distingue da altri musicisti, proprio perché il tuo può dirsi cantautorato nell’attenzione ai testi, ma non rientra musicalmente nel cantautorato ´classico´: si sente infatti una netta libertà di sperimentazione, che continua ad adoperare anche sonorità psichedeliche e oscurità di basso e synths riconducibili ad una certa new-wave. A che tipo di musicisti guardi in questa fase della tua carriera? Che ascolti ti influenzano ora?
***Lele: Guarda…riagganciandomi al discorso di prima, ho molta stima dei musicisti più radicali. Ad esempio, mi piacciono molto gli Einstürzende Neubauten negli ultimi anni: li amo adesso, non negli album dei primi anni ’80; penso che maturando abbiano raggiunto un equilibrio tra raffinatezza e strumentazione che ora li rende nella loro fase migliore. Poi ho riscoperto la new-wave e il post-punk: io già venivo da quella formazione lì, ma ultimamente mi sono accorto di amare quel periodo più di quanto pensassi, perché è stato molto, molto vivo, forse l’ultimo vero periodo di musica. Negli anni ’80 si cercava di fare anche un pop che non strizzasse eccessivamente l’occhiolino al pubblico, ma c’è molta ignoranza legata all’epoca, stereotipata come decennio vuoto musicalmente, quando invece dovremmo stare tutti zitti, perché un decennio più vuoto degli anni zero non credo che si possa trovare! Periodicamente gli anni ’80 ritornano di moda, ma i ragazzini modaioli (forse si chiamano ´emo´?) con capigliature con rasature laterali, le creste, il look dark, molto punk e post-punk, li conoscono poco. Sono stato di recente ad una festa e la selezione musicale ha passato un pezzo bellissimo dei Siouxsie and the Banshees e subito dopo una porcata, credo fosse Samantha Fox!Come fai ad accostare due robe del genere??? (ridiamo) Sarebbe come mettere su oggi Fabri Fibra e poi un pezzo mio…(ridiamo ancora) Mi dispiace molto, ma per questo sono ancora più affezionato a quel periodo. Però ho sempre più la sensazione che il Novecento (che amo molto) sia stato un secolo molto, molto strano e confuso per l’arte e che noi ne risentiamo maledettamente, sia in positivo che in negativo: si è devastato il concetto di bello, anche nella musica, e forse lo si sta continuando a fare…Però confido che ne uscirà qualcosa di buono. Ultimamente penso che noi musicisti dobbiamo ricercare il bello, dopo anni in cui ci siamo sentiti dire ´fai un pezzo più pop, più rock, più veloce, più forte, ammiccante, più lento´. E’ chiaro cosa intendo?

***Mescalina: Sì, sì…
***Lele: Sono veramente anni che non sento dire ´fai un pezzo bello´, al di là di tutto e dovrebbe essere questo il fine ultimo…

***Mescalina: Prima parlavi della tua voglia di collaborare con altri musicisti proprio per cercare di dare vita a della musica che risponda meno ai canoni della discografia e sia invece più rispondente alla ricerca di qualcosa che possa chiamarsi arte. In questo senso come è nata la collaborazione con Mauro Ermanno Giovanardi (Jo dei La Crus) e come ti sei trovato a lavorare con lui?
***Lele: Mi sono trovato benissimo, perché è una persona molto, molto simpatica: può sembrare una cosa banale, ma non lo è, perché anche tra i musicisti c’è scetticismo, ci si guarda con sospetto. Quando parlo appunto del declino della musica, non do solo la colpa ai discografici, ma anche ai musicisti, che hanno fatto la loro parte: se si collaborasse di più e si condividessero più cose, senza la paura di perdere quei quattro gatti che ti ascoltano, sarebbe meglio per tutti (ridiamo). Jo è uno che ragiona come me: mi racconta che negli anni ’90 ad un certo punto è successo qualcosa…La cricca musicale milanese con i Carnival of Fools, il suo gruppo precedente ai La Crus, gli Afterhours, i Casino Royale aveva inizialmente forse pure dieci persone ai concerti, ma quando si sono uniti ed hanno cominciato a fare delle piccole etichette tra di loro [n.d.r.: vedi la Vox Pop], sono riusciti di botto a tirar fuori la gente dalle case. Infatti poi c’è stata la grande esplosione della musica italiana degli anni ’90 e sono nate etichette come la Mescal, la Black Out e la musica indipendente ha avuto un grande decennio.
Tornando alla collaborazione con Jo, io ero un grande fan dei La Crus ed andavo ai loro concerti: mi piacevano molto, mi sembravano figli di ciò che amo degli anni ’80; Jo mi sembrava il Nick Cave italiano, faceva questi live con la lampada che gli illuminava la faccia…Ero affascinatissimo da lui. Abbiamo condiviso l’etichetta, la Mescal, e ci siamo conosciuti ad una festa a cui erano invitati tutti i loro artisti. Poi ci siamo persi di vista per un po’, ma ci siamo ritrovati per il disco degli Aria di Neve (io l’ho coprodotto insieme a Paolo Benvegnù e lui ha fatto una partecipazione ad un pezzo). Da lì abbiamo incominciato a frequentarci; io volevo assolutamente che partecipasse al mio disco. Avevo il finale di ´Attento´, un recitato, che mi sarebbe piaciuto provare a fare, trattandosi di una cosa nuova per me, ma sentivo sarebbe stato perfetto per lui: mi è capitato di partecipare ad un suo concerto, in cui abbiamo fatto un bellissimo duetto e lui tra un brano e l’altro leggeva delle poesie, dei brani scritti da lui o di altri e ho notato così la sua capacità di recitare. Ho pensato quindi di rinunciare a fare io quella parte e di proporgliela: ha dato a quel recitato un’interpretazione completamente diversa dalla mia, che sarebbe stata molto più pacata, ed è stato bellissimo che io l’abbia accettata. Sono un tipo abbastanza precisino, ma negli ultimi anni ho capito che quando collabori con qualcuno, è giusto che questo qualcuno abbia la possibilità di esprimersi per quello che è. Io non avrei saputo fare il recitato e così…

***Mescalina: …è diventato un valore aggiunto?
***Lele: Esatto.

***Mescalina: Il titolo di quest’album è appunto ´Nuove esperienze sul vuoto´: il ´vuoto´ che campeggia nel titolo sembra essere fragilità e desiderio d’infinito, tutto e nulla, mancanza e base per costruire, insensatezza e leggerezza. Come descriveresti tu il vuoto e come mai hai deciso di utilizzato questo titolo, che esprime anche un concetto importante nell’album?
***Lele: Mentre ´Le Ombre´ era un concept-album e partiva dall’idea di sviluppare cosa significhino per me le ombre, qui è successo l’opposto; mi sono reso conto che era la parola più usata di quei testi e che effettivamente il vuoto domina la mia vita: sogno molto spesso di cadere nel vuoto, abito ad un piano alto e non posso affacciarmi al balcone, perché ho paura del vuoto, una paura che è anche attrazione, una forma di vertigine. Ho deciso poi di chiamare così il disco una notte in cui sono rientrato a casa e il mio gatto si era lanciato nel vuoto: poverino, è morto. Questa cosa mi ha colpito molto: lui amava passeggiare sulla ringhiera ed è caduto dal balcone. Il giorno dopo ho trovato in una biografia di Pascal questo titolo, ´Nuove esperienze sul vuoto´, un trattato di geometria che non esiste in commercio, visto che la materia ha fatto passi da gigante da allora. Ho pensato così che fosse il titolo perfetto: si parla di vuoto nel disco, ma è anche un’esigenza che io ho. In Oriente il vuoto è contemplazione, meditazione, pensiero, mentre in Occidente abbiamo ribaltato questo concetto: abbiamo riempito la nostra vita di cose e per noi il vuoto è la noia…Ognuno di noi è costretto ogni giorno a fare delle cose, a consumare, a spendere dei soldi, altrimenti il sistema non sta in piedi e questo circolo vizioso di consumi, di produzione ci porta a muoverci, sempre più freneticamente, alla ricerca di soldi, di stimoli, di qualsiasi cosa che ci distragga dal fermarci a riflettere, dedicando il tempo al pensiero puro. Io per primo sono vittima di questo ed ho fatto un processo di autoanalisi: ok, sono ipercinetico, ma avrei bisogno di fissare il vuoto…

***Mescalina: A proposito dell’importanza del pensiero, il libretto del cd è chiuso da citazione di Pascal: ´Tutta la dignità consiste dunque nel pensiero. E’ con questo che dobbiamo nobilitarci e non già con lo spazio e con il tempo che dovremmo riempire´. Anche questa citazione rientra in questo discorso? L’hai scelta per questo?
***Lele: Certo; adesso ce n’è un’altra di citazione, che leggo dal vivo, durante i concerti, secondo cui non viviamo mai nel presente, ma pensando al futuro (´oddio quanto mi rilasserò stasera´) o al passato (´che bella cosa che ho fatto ieri´), ci portiamo dietro dei traumi per ciò che è stato, o ci facciamo paranoie su quello che sarà il futuro e non pensiamo mai a quello che stiamo vivendo in questo periodo. Pascal arriva poi alla conclusione tragica che bisogna stare attenti, oppure alla fine della nostra vita ci accorgeremo di non aver vissuto. Secondo me è una cosa verissima…

***Mescalina: Mi chiedevo, a proposito di queste citazioni di Pascal, ma anche in generale, dato che i tuoi testi non sono scritti per il pubblico, non sono il racconto di storie, ma sono frutto di un’indagine profonda di te stesso: che rapporto hai con la filosofia, intesa come attenzione al pensiero?
***Lele: Guarda…io adesso ho un bellissimo rapporto con la filosofia. Studiavo filosofia all’università, ma mi sono reso conto che, per farlo, bisognava essere un po’ filosofi e io non lo ero: prendevo per oro colato tutto quello che mi arrivava, pensavo che ogni autore che studiavo avesse ragione, senza decidere io che cosa era giusto. Avevo una confusione in testa terribile!Allora me ne sono distaccato e mi sono ritirato dall’università, ma poi subito dopo, frequentando anche persone che mi hanno aiutato in questo senso, mi sono reso conto che dovevo seguire il mio di pensiero, per poter meglio capire quello degli altri anche ed apprezzarlo di più. Si può dire che sono diventato ´filosofo´, quando ho smesso di cercare di esserlo!Ho pensato comunque di riscrivermi all’università…Anche adesso preferisco leggere un saggio di filosofia, piuttosto che un romanzo. Ciò che leggo è una grande fonte di ispirazione: cito, prendo frasi di autori, ad esempio ce ne sono di Valéry in questo disco, o frasi di filosofi non famosi, di miei amici, venute fuori una sera, bevendo qualcosa o durante una cena…!

***Mescalina: : Come dicevo poc’anzi, si avverte molto nei tuoi testi la profondità di uno sguardo interiore e sia questo aspetto, che la metrica di alcune canzoni, fa pensare a tratti a Battiato; tu hai partecipato a un tributo per lui nel 2004 (´Voli imprevedibili´), mentre Giorgio Mastrocola [ndr: con LeLe già nei La Sintesi: vedi oltre] ha suonato con lui. Che rapporto hai con la musica di Battiato e in generale, per quanto riguarda la scrittura dei versi, a che cantautori guardi?
***Lele: Io per Battiato ho una stima infinita, mi piace tantissimo…ma soprattutto accetto quello che dici sulla profondità, non tanto perché io pensi di essere una persona profonda (non penso di esserlo più degli altri), ma perché mi piace pensare che sia giusto in qualche modo stimolare le persone ad esserlo, come in una provocazione. E sono convinto che Battiato la pensi come me: non gli piace assolutamente passare per un intellettuale, anzi è una persona estremamente scherzosa e ´terra-terra´, ma rappresenta per me questo ideale, quello di un uomo che ha cercato con la sua arte di far crescere innanzitutto se stesso (sono convinto che ne avesse bisogno prima di tutto lui) e poi gli altri. Sono grato a Battiato per quello che ha scritto, perché comunque ha migliorato un pochino anche la mia vita, così come lo hanno fatto (a proposito di altri cantautori che mi piacciono moltissimo…) De Gregori, Fossati…De Andrè mi piace un filo meno, ma rientra in questa cerchia di persone, che hanno fatto dello stimolo culturale un fondamento della loro arte. Mi piace anche Morgan per questo motivo: quando sento dire che ´Da A ad A´ è un disco difficile, mi incazzo! (ridiamo) Lo so che lo è…Però…

***Mescalina: Beh, è un bene che sia difficile, in questo senso, perché può essere di stimolo…
***Lele: Sì, apprezzo tantissimo questo album, perché nessuno in Italia ha il coraggio di fare un disco così!Ce ne vorrebbero 100 di ´Da A ad A´!Non capisco: la gente ha paura della poesia, della cultura?E’ allucinante, insopportabile per me!Mi piace moltissimo poi il Lucio Battisti del periodo Panella, proprio perché è una provocazione continua. Lui diceva ´canto solo quello che non capisco di Panella´, che se vuoi può rientrare nel discorso che il Novecento ha rovinato il concetto di ´bello´. Però si avverte una poesia, una profondità nei testi di Panella, anche se non si capiscono: l’importante è la sensazione, l’ ´emozione´ che ti rimane (anche se questa è una parola abusata…), che anche per un nanosecondo ti fa riflettere su un senso più profondo delle cose.

***Mescalina: : Prima ho nominato Giorgio Mastrocola: tu suoni e componi con lui fin dai tempi de La Sintesi: quanto pensi sia stato importante per la tua carriera l’incontro e il lavoro con lui?
***Lele: Beh, fondamentale, vitale…Formalmente c’è scritto ´LeLe Battista´, ma in realtà siamo ´io e Giorgio´! Dal vivo lo dico sempre: ci chiamiamo ´io e Giorgio´; lo dico come battuta, perché ci sono tutti questi gruppi con un nome di donna (Marta sui Tubi, Non voglio che Clara) e nessun nome contiene un nome di uomo… (ridiamo) Allora mi piace dire che il nostro gruppo si chiami così!Lui è sempre stato fondamentale, anche perché, oltre ad essere un caro amico, ha un gusto molto personale nel lavorare che mi piace tantissimo: secondo me (e non solo secondo me), è uno dei migliori chitarristi italiani. E’ un esterofilo, ma adesso gli piace cimentarsi con i testi in italiano: mi ha anche aiutato nei testi di questo disco, oltre ad aiutarmi da sempre nella musica. Questa cosa si vedrà ancora di più nel prossimo lavoro. Senza di lui, tutto questo non sarebbe possibile: sostanzialmente Giorgio nobilita anche le mie canzoni, nel senso che cerca di dare a questi pezzi più da cantautore ´classico´ una veste più sperimentale ed esterofila. Ci completiamo e piace ad entrambi fare ricerca in questo senso, fare musica raffinata e soprattutto mantenere un livello qualitativo alto nella produzione, a livello tecnico, sempre più rara. Ormai ognuno può fare adesso un disco in casa: proprio per quello è importante cercare di fare dischi sempre ad alto livello...E’ un’illusione fare un disco in casa: è vero che è possibile…

***Mescalina: …ma non tutti possono raggiungere certi livelli…
***Lele: Sì, è qualcosa che ha aiutato la standardizzazione ed anche la stagnazione della musica: adesso ci sono questi programmi al computer che permettono a tutti di mettere a tempo un pezzo, anche se non si sa suonare a tempo. Allora, a questo punto, conviene fare una roba fuori tempo: è più originale!(ridiamo) E’ più bello, più umano, più vivo: si sente almeno che c’è dietro un musicista…

***Mescalina: …una persona e non un computer!
***Lele: Eh, a quel punto l’errore diventa la cosa più bella che può succedere!

***Mescalina: Ti ringrazio molto per questa intervista, è stata molto interessante.
***Lele: Grazie, anche per me!