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Intervista Sud Sound System - IL SUD CHE CHIAMA
Sud Sound System

Sud Sound System

IL SUD CHE CHIAMA


02/12/2004 - di Domenico Maria Gurgone
Abbiamo incontrato Nando Popu e Don Rico, due delle voci dei Sud Sound System, poco prima del soundcheck dello show tenuto a Desio lo scorso 23 ottobre, in occasione di una serata organizzata dall’Associazione Salento delle Brianze e dall’Hitchcock Cafè per la raccolta di fondi in favore del Centro Oncologico di Lecce. I due cantanti/dj non si sono risparmiati, parlandoci della loro musica ma anche della loro terra, il Salento, e dello scempio ambientale che proprio lì sta avvenendo negli ultimi anni.

  
  IL SUD CHE CHIAMA

     Intervista ai SUD SOUND SYSTEM

Abbiamo incontrato Nando Popu e Don Rico, due delle voci dei Sud Sound System,
poco prima del soundcheck dello show tenuto a Desio lo scorso 23 ottobre, in occasione
di una serata organizzata dall'Associazione Salento delle Brianze e dall'Hitchcock Cafè per
la raccolta di fondi in favore del Centro Oncologico di Lecce. I due cantanti/dj non si sono risparmiati, parlandoci della loro musica ma anche della loro terra, il Salento, e dello
scempio ambientale che proprio lì sta avvenendo negli ultimi anni.


MESCALINA: Ciao ragazzi, ben arrivati [il gruppo arriva da una serata precedente a Rimini, N.d.R.]. Iniziamo subito parlando di cose serie: questo Lecce lo vedremo in Europa il prossimo anno?
NANDO POPU: [ride] Magari, sarebbe magnifico. Sperare non fa male, ma l'importante è che l'intera città si stia divertendo tantissimo con questa squadra.

MESCALINA: Scherzi a parte, ho letto che siete arrivati a suonare fino a Vilnius in Lituania, passando anche per la Polonia: come è stato?
NP: Fantastico, assolutamente fantastico. Siamo usciti sul palco e bang, c'erano migliaia di teste ondeggianti che ballavano sulla nostra musica. Un'esperienza particolare, questo è certo.

MESCALINA: Inutile chiedervi se la scelta di cantare in dialetto sia risultata essere limitante in un frangente simile poiché credo che la gente si sia soprattutto goduta la musica ma, allargando un po' il contesto, quanto vi ha invece penalizzato in Italia negli anni passati?
NP: Bah, per quanto riguarda quella sera posso dirti zero, avremmo potuto anche cantare in turco, ma il messaggio credo sia arrivato lo stesso. E' sempre il solito discorso, quello della musica come linguaggio e non come lingua in sè e per sè. Esistono tante lingue diverse, e il dialetto salentino è una di esse, per quanto è diversa dall'italiano, ma se la usi per fare musica diventa un linguaggio universale.
DON RICO: Voglio fartela io una domanda. Ci chiedono sempre se abbiamo incontrato difficoltà per le canzoni scritte e cantate in dialetto, ma non ho mai sentito fare le stesse domande a chi canta in napoletano e non capisco perché.

MESCALINA: Beh, innanzitutto credo sia da collegarsi al fatto che il napoletano, anzi, la musica napoletana, ha una tradizione che affonda le proprie radici nei due secoli passati. In questo lasso di tempo si è creata una vera e propria scuola di cantanti napoletani che nel corso di diverse generazioni ha avuto diversi esponenti dal grande successo popolare. Quindi, non suscita alcuna sorpresa vedere artisti o gruppi impegnati a proporre il proprio repertorio interamente o in parte in dialetto. In secondo luogo, il napoletano è sicuramente più accessibile (rispetto al salentino), e questo soprattutto grazie alla cassa di risonanza che il teatro prima e il cinema poi hanno saputo essere per la sua diffusione.
DR: Perfetto, ma per noi la scelta di cantare in dialetto è stata naturale ed esprime il collegamento con la nostra terra. Qui siamo cresciuti, abbiamo imparato ad amare la musica in questi spazi. Il sole, il mare e la nostra gente ci hanno spinti ad innamorarci da giovani del reggae, della cultura rasta, e tutto questo lo senti ancora oggi nella nostra musica. Anche se non capisci perfettamente che cosa posso aver cantato … ti arriva.

MESCALINA: Certo. Potete farmi qualche nome nuovo della scena salentina?
NP: Papaleo, Papa Jo, Ghetto Eden, Sandrino, la stessa Marina che suona con noi anche in questa tournèe.

MESCALINA: Affiancherete qualcuno di loro anche in sede di produzione?
NP: Guarda, noi vorremmo più che altro organizzare alcuni eventi live che conducano poi a breve ad un altro Salento Showcase (inteso come prodotto discografico), un'ottima occasione per questi ragazzi di ottenere maggiore visibilità.

MESCALINA: Questo vi fa onore. Il fatto di essere emersi e di aver ottenuto consensi e critiche positive nel corso di questo decennio e più di carriera non vi ha fatto dimenticare la realtà da cui provenite tutti.
DR: Tutto si collega al concetto di affetto. Noi siamo affezionati alla nostra terra, e non ce la dimentichiamo certo. Ci siamo anche creati un nostro studio.

MESCALINA: Ecco, tornando appunto alla questione della produzione, parlatemi del processo di creazione dei vostri brani.
NP: Senti, abbiamo fatto mesi ad autoprodurci a Bologna, spendendo soldi e non arrivando a grandi conclusioni. La scelta dello studio non l'abbiamo fatta soltanto per noi, ma anche per poter lavorare con alcuni di questi giovani di cui ti parlavo.
DR: Spesso poi il poter registrare in fretta le idee che ci vengono in mente è stato fondamentale. A me le idee vengono persino in sogno.
NP: Sì, tieni conto che Don Rico è un cantante e autore molto prolifico, ha diverse decine di canzoni già pronte e che potrebbero essere pubblicate senza grossi problemi.

MESCALINA: Intanto le conserva gelosamente!
DR: No, la verità è che se sei un'artista canti le tue esigenze del momento. E quando una canzone non è più nuova, la lasci lì in un cantuccio e poi finisce che la dimentichi. Insomma, tu guardi sempre avanti, dai. E poi si potrebbero perdere anche i riferimenti quotidiani che hanno visto nascere la canzone.
NP: Noi l'ultimo LP l'abbiamo fatto in tre mesi, da fine febbraio a fine maggio. Ci hanno chiesto se avevamo un album pronto per l'estate e noi - che non avevamo assolutamente niente fra le mani - abbiamo risposto nel modo più ovvio. "Certo, che ce l'abbiamo un LP pronto!".

MESCALINA: Ma il processo di composizione dei brani è democratico?

NP: Certo. Siamo ragazzi di strada, siamo abituati al concetto di gruppo, ma non abbiamo imparato a "scrivere" la musica. Facciamo tante discussioni, forse anche troppe. Ognuno porta le proprie idee, chi una strofa, chi qualche accordo, e si arriva pian piano ad avere un album pronto.

MESCALINA: Scusatemi se ritorno sui miei passi, ma potreste descrivere il Salento in poche parole, per chi non c'è mai stato?
NP: Mare azzurro, cielo uguale…
DR: Devi dirgli che è brutto!
NP: E' vero, lascia perdere! No, la verità è che tutto questo turismo non sta portando ricchezza alla mia gente. A che serve il turismo se i miei amici che vogliono guadagnare qualcosa continuano ad andare a fare la stagione a Rimini?

MESCALINA: E' una questione di mentalità imprenditoriale?
DR: No, la verità è che chi fa l'albergatore non capisce nulla. Guadagnerà anche tanti soldi, ma non ne rimarranno per la gente del posto. Per noi del posto sta diventando impossibile anche solo andare in spiaggia. Stanno colonizzando tutto, fra poco dovremo pagare per tornare a sdraiarci sulla nostra sabbia. D'estate tu paghi come un turista pur non essendolo: è possibile pagare un gelato tre euro?
In Italia un esempio lampante di sfruttamento incivile di una zona/regione già ce l'abbiamo. E' la Sardegna. I sardi - che non sono certo gente molle - non hanno più la proprietà della loro terra. Credi che la Sardegna sia quella che ti vendono in Costa Azzurra?

MESCALINA: Certo che no. D'altronde la difesa ambientale è una questione che dovrebbe essere all'ordine del giorno di molti amministratori del Sud.

DR: Noi abbiamo manifestato anche contro alcune iniziative dei costruttori di strutture turistiche della zona. Belle serate, ma non so quanto siano state efficaci. La corruzione poi è una cosa che da noi ha radici profonde. Recentemente il figlio di un famoso imprenditore del nord, di una grossa società, è venuto a comprarsi un'intera scogliera da riempire con villaggi ed altre porcherie.
Il turismo migliore, per me, rimane quello fatto di scambi. Come in Gargano, dove ci sono tanti agriturismi e la gente ci lavora ogni giorno. Nel Salento si sta prospettando un turismo fatto di megastabilimenti, ben diverso. E presto sarà così per la Sicilia, la Calabria, ecc… sempre che tutto ciò non sia già iniziato da quelle parti.

MESCALINA: Avete mai subito intimidazioni, tentativi di censura, boicottaggi di concerti o qualcosa di simile a causa della vostra musica?
DR: Intimidazioni? Non ricordo, anche se una volta è successa una cosa buffa. Dei carabinieri ci hanno definito "la voce dei punkabbestia" in un loro verbale, solo per attaccarci, interrompendo un nostro concerto. Poco distante, all'interno di un bosco, c'era un rave party dove la gente ha fatto uso di qualsiasi porcheria e nessuno è andato a controllare nell'arco dei due giorni della festa. Tutto è finito in tribunale dove, alla presenza del maresciallo "Tal dei Tali" il giudice ci ha assolti dichiarando "il fatto non sussiste". Ci è capitato anche questo.

MESCALINA: Ma un concerto come quello di stasera avreste potuto organizzarlo anche dalle vostre parti?
NP: Guarda, il fatto che stasera si sia qui a suonare è merito di molte persone che, unendosi e mettendo assieme i loro sforzi, sono riuscite a darci questa grossa occasione. Ma una simile situazione non è possibile in Salento. A mancare è il concetto di aggregazione. Si vive ogni giorno quella che io chiamo disaggregazione culturale. La gente si occupa delle proprie cose, ma guai a chiedergli di spingersi oltre. Non c'è questa cultura, mi spiace.

MESCALINA: A quando il prossimo disco?

DR: E' il primo dei nostri progetti futuri. Uscirà la prossima estate.

MESCALINA: Grazie ancora.
DR: Grazie a te, ciao.

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