Nico Maraja

interviste

Nico Maraja Il video di Io che amo mille cose in anteprima e intervista al cantautore

02/05/2021 di Ambrosia J. S. Imbornone

#Nico Maraja #Italiana#Canzone d`autore

Vi presentiamo in anteprima il nuovo video del cantautore Nico Maraja, un brano delicato, sognante ed elegante, in cui l'artista riflette su maschere e realta', personaggi e persone, su come si possa vivere e perdere l'amore senza essere perfetti, cercando e amando mille cose, ma sapendo chi conta davvero.
Oggi vi presentiamo in anteprima il video del brano Io che amo mille cose, nuovo singolo di Nico Maraja che anticipa l'album Imenotteri & Cosmi, un dialogo tra esseri minuscoli come insetti e realtà grandi come cosmi; si tratta del quarto disco dell’artista, che uscirà a settembre. Il video vede il cantautore vestire i “consueti panni del teatrante, ripercorrendo personaggi del proprio repertorio artistico, per scoprirsi stanco di tutto ciò, del proprio stare in scena e del proprio “perdersi in mille cose”: “Le riprese, in un lungo piano sequenza, propongono una sorta di moderno e onirico “Vesti la giubba”, dove il tormento sentimentale e la necessità di fare arte si incontrano di nuovo sulle assi di un palcoscenico”.

Il video è quindi anche una riflessione metateatrale e metamusicale: dove termina la finzione e comincia la realtà? E se ci si stanca di dover indossare una maschera e recitare? Abolendo la quarta parete, Nico parla anche con una persona tra il pubblico, l’unica a non portare una maschera bianca che rende tutti uguali. Il protagonista sembra essere strigliato più volte per i suoi comportamenti e diventa malinconico, fino a trasformarsi in uno zombie, ultimo personaggio del video; allora l’accoglienza degli altri è ambigua: alcuni sembrano dargli pacche sulle spalle, ma invece lo stanno cacciando dal bar del teatro. Uscito per strada, il cantautore, stanco di costumi e trucco, torna solo sé stesso, con la sua interiorità dipinta di un “colore solo”: “se non è perfetto, tu aspetta ancora un po’”. C’è chi ha “milioni di certezze”, sa amare e non sbaglia mai, e chi invece “butta tutto via”; Endrigo cantava: “C'è gente che ama mille cose / e si perde per le strade del mondo / io che amo solo te / io mi fermerò / e ti regalerò / quel che resta della mia gioventù / io ho avuto solo te / e non ti perderò / e non ti lascerò / per cercare nuove illusioni”. Nico Maraja invece non è l’immagine della perfezione e dà voce a chi non è così stabile e sicuro, a chi ama, ma si perde in “mille cose” e “sbaglia sempre tutto”; il protagonista cerca pure mille cose, ma dappertutto trova il suo amore, la donna che sta perdendo e che è tutto ciò che ha. “Sbaglio sempre tutto, ma forse ti ritroverò”, canta Nico: anche se sembra essere distratto da tante cose, sa cosa, anzi, chi conta davvero e vuole al suo fianco.

Quello di Maraja è un cantautorato delicato con sonorità sognanti, che ricorda ad es. nel cantato Ivan Graziani, ma che, per chi lo conosce, ha ormai uno stile inconfondibile; in questo brano fiati e pianoforte rendono il brano morbido e dolce, ma danno anche vita a un crescendo colorato ed elegante.

In attesa del suo nuovo album, il cantautore e scrittore romano di origini lecchesi ha firmato la colonna sonora di A capofitto, uno spettacolo teatrale per bambini del Teatro Mongiovino di Roma e della compagnia Stralunò Teatro che ha debuttato dal vivo in ottobre e successivamente online, a causa delle restrizioni dovute alla pandemia. La colonna sonora della pièce, ispirata alle storie di Alice Cascherina di Gianni Rodari, è disponibile da marzo su tutti i digital store e le principali piattaforme streaming; il progetto comprende sei brani originali di musica contemporanea, che si ispirano in qualche modo alle composizioni di Philip Glass, e una canzone, La canzone del Cascherino. Nico Maraja ha pubblicato da alcuni mesi anche il suo secondo libro, Dell’amore e altre forature, in cui parla di disavventure in bici per raggiungere i luoghi dei concerti, tra temporali, forature e buche, così come di una storia “presente e passata con Bea”, il suo “grande amore dalle mani piccole e calde e dagli occhi scuri e profondi”. Gli abbiamo rivolto alcune domande; qui sotto trovate invece il suo nuovo video.

Ci parli dei personaggi che interpreti nel video di Io che amo mille cose?

I personaggi sono quelli che nel mio passato artistico ho vestito in vari spettacoli: il Ratto, Willie Wonka, Nico stesso e uno Zombie, simbolo del deterioramento interno che a volte consuma la persona che vive dietro il personaggio.

Il videoclip è ambientato in un teatro (Teatro Portaportese) proprio perché volevamo inquadrare le trasformazioni, i conflitti e i dubbi che accompagnano un personaggio prima che entri in scena.

L’artista, che veste i panni di più personaggi, può essere più consapevole di indossare delle maschere e della molteplicità e incostanza che ci caratterizza anche nella vita?

L’artista di solito è consapevole di indossare delle maschere e al tempo stesso ogni maschera in realtà lo rappresenta. E ciò, a dire il vero, è spesso molto più sano di ciò che ci succede nella vita.

Perché siamo esseri in continua mutazione e pieni di sfaccettature ma spesso le condizioni della nostra vita ci forzano ad indossare un personaggio e a riconoscerci solo in quello. Ci ritroviamo a riconoscerci in una sola persona, mentre siamo e potremmo essere più persone se ce lo concedessimo.

Com’è nata l’idea di accostare Imenotteri & Cosmi nel titolo del tuo nuovo album, realtà minuscole come gli insetti e immense come l’universo?

Mi ha sempre stupito il fatto che la struttura atomica funzioni esattamente come la struttura di una costellazione.

Mi ha sempre affascinato questo confronto fra l’enormità dell’universo e la piccolezza degli esseri viventi e il fatto che in realtà cambiando un punto di riferimento qualsiasi cosa possa essere ritenuta grandissima o piccolissima. Tutto ciò ci dà l’idea di quanto sia relativa la nostra presenza!

Così mentre scrivevo Imenotteri & Cosmi ho immaginato questa piccola formica (che è un imenottero) dispersa, perplessa e spaventata, su un grande pianeta roteante, che è un po’ quello che viviamo noi umani, spesso senza rendercene conto.

L’uomo più frequentemente si sente minuscolo e insignificante nell’universo, o si vanta della sua superiorità, senza riconoscere i propri limiti?

Questo dipende un po’ dall’Ego di cui è dotato! ;)

Personalmente credo che l’Uomo sia un essere meraviglioso e stupefacente e allo stesso tempo insignificante. Cioè l’Uomo è meraviglioso, perché fa parte di un tutto che funziona alla perfezione e ha addirittura la possibilità di esserne consapevole!

Cioè non è superiore o inferiore a ciò che lo circonda. Ne è parte. E quando riesce a rendersene conto e a viverlo in armonia allora si realizza!
(Perdonatemi, ma se mi interrogate sui grandi temi io ci vado a nozze!)

Com’è nata la collaborazione con il Teatro Mongiovino di Roma e la compagnia Stralunò per la colonna sonora dello spettacolo A capofitto, pièce ispirata alle storie di Alice Cascherina di Rodari?

Credo che il mondo del Teatro Ragazzi mi appartenga molto e io mi ci diverto tanto!
Ormai da qualche anno collaboro col Teatro Mongiovino e quando hanno ideato questo spettacolo su Alice Cascherina hanno pensato a me e me lo hanno proposto.

Rodari è stato parte fondante della mia prima formazione letteraria e non appena me lo hanno proposto non ho esitato. Non potevo farmi sfuggire un’occasione così e devo ammettere che mi ci sono sentito proprio a mio agio!

Raccontaci qualcosa in più sul tuo secondo libro, Dell’amore e altre forature, presentato come “il diario di un’avventura a pedali, una storia semplice fra due semplici persone e una profonda riflessione sul sentimento più misterioso che ci accompagna da millenni, l’amore”.

Volevo che fosse un libro leggero e delicato ma che andasse a scavare nel profondo di questo tema che in fondo ci tocca tutti.

Così, prendendo spunto da un periodo difficile che stavo affrontando, ho voluto raccontare di un viaggio che ho realmente affrontato in bicicletta e ho lasciato che si intersecasse a questa storia di un amore che vive un momento molto duro con tutti i suoi sviluppi. Ho fatto in modo che la storia di Nico, cantautore che gira l’Italia in bicicletta, si intrecciasse a quella di Bea, con cui aveva costruito tanto, e che tutto ciò diventasse un pretesto per interrogarmi e interrogare il lettore su cosa sia davvero l’amore.

Devo dire che sono molto legato a questo libro e credo che mi rappresenti molto, c’è dentro tanta musica. L’amore per il viaggio, per l’avventura e l’amore per l’amore nonostante tutti i dubbi e i dolori che spesso porta con sé.


C’è sempre qualcosa di delicato, rarefatto, sognante, incantato e in qualche modo “bambino” nelle tue canzoni: cosa pensi ti abbia reso e ti mantenga quello che sei, oltre alla tua indole? Esperienze, ascolti, non so…

Ho sempre avuto la fortuna di lavorare a stretto contatto con i bambini, con le fasce sociali più deboli e di essere costretto nei miei lavori ad andare a scavare alla ricerca del bello anche in situazioni molto difficili.

Io credo che questo continuo contatto con questo aspetto dell’umanità mi abbia consentito di mantenere il focus sugli aspetti più importanti e delicati delle persone e credo che questa sia sempre stata la mia fortuna e ciò che mi porta a scrivere quello che scrivo.

Credo che questa sia la mia fortuna. Il dover continuamente osservare le cose dalla prospettiva di altri, spesso con l’occhio del bambino, che frequentemente ha una visione del mondo più ampia di quella concreta e scontata dell’adulto.




Crediti video

Regia di Mattia Montesano 
Prodotto da Noteum e Non è Mica Dischi
Project Manager: Igor La Fontana

con

Valentina Nocera
Flavio Ottaviani
Hani Iben Dkhil
Eneo Qamili
Franko Gorovelli
Aurora Chinchio
Giada Pietrini

Dop: Leonardo Chillemi
Assistente di camera: Guglielmo criscioli
Trucco: Marina Freschi Evant Aillin
Scenografia: Marco Curatolo
Color: Giulia Pasqual
Montaggio: Paolo Calandrino

Con la collaborazione di Teatro Portaportese (Roma)
Ufficio Stampa: Strategie di Comunicazione di Daniela Esposito

Nico Maraja: voce, pianoforte, tastiere, arrangiamenti
Fabrizio Rota: batteria
Simone Massimi: basso elettrico
Pier Panzeri: chitarre
Antonino Vitali: flicorno e trombe

Riprese audio: Da Vinci Studio
Mix Riccardo: Gioggi studio
Master: Reference di Fabrizio De Carolis

Biografia

Musicista e cantautore di Lecco, vive a Roma. Ha pubblicato tre album e scrive musica per spettacoli teatrali. Nell’estate del 2017 ha compiuto un tour artistico musicale in bicicletta raccontato in un cortometraggio realizzato da Valerio Perini (intitolato ‘Nico & le cicloavventure’) e in un libro pubblicato da Teka Edizioni.

La sua carriera inizia nel 2007, quando partecipa come autore e arrangiatore al progetto “Il Circo delle Quinte” che propone una narrazione sonora sulla proiezione del film La strada di Fellini. Lo spettacolo viene presentato live il 27 aprile 2008 ad Amman, in Giordania, all’Ambasciata Italiana alla presenza della Famiglia Reale.

Nel giugno 2010 si classifica terzo al Festival degli Autori di Sanremo (sez. Emergenti) con la canzone Il Ratto (ritratto).

Nel 2011 vince il “Premio Teatro Canzone” al Festival Musica Controcorrente con la canzone Diana ed è finalista al Festival di Solarolo, a Botteghe d’autore e al Premio Stefano Rosso.

Nell’agosto 2014 partecipa ad “Una voce per il mediterraneo” promosso da Red Ronnie e Franco Battiato, mentre a settembre apre lo show di Enzo Gragnaniello.

Il 21 dicembre 2012 pubblica il primo album, Diana (Edizioni Universitas), che propone un viaggio immaginario fra le emozioni dell’uomo ed è premiato a dicembre 2014 con una “Targa D'Autore Controcorrente”.

Nel febbraio 2014 esce invece il singolo Tu non mi basti mai, un omaggio a Lucio Dalla pensato e realizzato insieme a Davide Mottola, e seguito poi da Anna e Marco.

A marzo 2015 Sony e Eataly inseriscono Il Ratto nella compilation Eataly Live Project, mentre a novembre Il gioco dell’assenza viene inserita nella compilation Non esiste solo De Gregori.

A giugno 2015 è finalista al Premio “Squarciare i silenzi”. Nel 2016 riceve il riconoscimento "personalità artistica" al premio Premio Poggio Bustone e la menzione per il miglior testo al Premio Daolio. Nello stesso anno gli viene conferito un premio nell’ambito di “Roma Videoclip” per il suo Leopardi (Luna blu), per la regia di Marco Mari. Nel 2017, sempre nell’ambito della stessa manifestazione, riceve il riconoscimento “Special award anteprima” cinema musica sport per la clip tratta dal cortometraggio Nico e le cicloavventure di Valerio Perini.

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