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Intervista Jennifer Gentle - Camera oscura
Jennifer Gentle

Jennifer Gentle

Camera oscura


01/07/2007 - di Christian Verzeletti

      
  Camera oscura
      Intervista JENNIFER GENTLE

I Jennifer Gentle sono una delle poche band italiane, di qualità si intende, che riescono ad avere un riscontro all'estero: dopo il contratto con la Sub Pop sono arrivati i tour negli Stati Uniti, in Inghilterra e addirittura in Cina.
Sarà perché sono poco italiani? O perché sono più italiani di altri?
O forse "solo" perché sono bravi ed hanno una proposta davvero interessante? Ne abbiamo parlato con Marco Fasolo, dall'interno di quella camera oscura che è il suo ultimo disco, "The midnight room".


Mescalina: Marco, l'ultima volta che ci siamo incontrati eravate in procinto di partire per un tour negli States: oggi, oltre alla ripetuta esperienza americana, avete alle spalle altri paesi tra cui la Cina … anche lì siete stati due volte, quindi si può dire che vi state costruendo un vero e proprio pubblico all'estero …
Marco Fasolo: Direi proprio di sì. La Cina è stata un'esperienza interessantissima, e unita ai precedenti tour in Inghilterra e Stati Uniti ci ha confermato la sensazione che all'estero per noi le cose siano un po' più facili. Del resto il prossimo tour in America lo faremo da headliner, e suonando in locali come il Mercury Lounge a New York o il Crocodile a Seattle. È una grande soddisfazione.

Mescalina: Parlami del tour in Cina: so che ci siete andati per una campagna nazionale per favorire l'uso del preservativo … come è andata?
Marco Fasolo: Il primo tour è stato organizzato dal portale culturale Cina Oggi sull'onda dell'uso di "I do dream you" per una pubblicità sulla prevenzione dell'AIDS. Questo secondo tour, che toccherà città come Pechino e Shanghai, è invece organizzato da Max&Co. Ti posso dire che la prima volta a Kunming e Chengdu è stato fantastico, la reazione del pubblico davvero impressionante: è gente affamata di musica, vivono il rock con una passione anche ingenua che qui non c'è più. Siamo curiosi di vedere come andrà adesso a Pechino, in locali più grandi e con un pubblico forse più smagato.

Mescalina: Difficoltà? Aneddoti?
Marco Fasolo: Il concerto allo Yunnan Arts Institute di Kunming è stato il momento più emozionante del primo tour: un migliaio di persone urlanti sotto il palco e un altro centinaio fuori che cercava di entrare. In realtà poi i nostri contatti con la gente sono stati molto mediati: i locali sono prevalentemente frequentati da occidentali, non è facile interagire con i cinesi.

Mescalina: Nessun scompenso dovuto al cibo?

Marco Fasolo: Personalmente no, ma Andrea, il nostro chitarrista, è stato parecchio male …

Mescalina: Comunque è a dir poco curioso questo riscontro che riuscite ad ottenere all'estero … Ormai poi fate collezione di apprezzamenti da parte di musicisti anglofoni: questa volta sono arrivati quelli di Jarvis Cocker e Julian Cope …
Marco Fasolo: Magari vuole semplicemente dire che siamo bravi! In tutta onestà, non lo so perché abbiamo così tante difficoltà in Italia. Come ho detto prima, in questo momento per noi suonare in Inghilterra e Stati Uniti è paradossalmente più facile. È piacevole sapere che quel che stai facendo piace a dei musicisti affermati - l'altra cosa buffa è che anche qui in Italia riscuotiamo l'interesse di artisti già affermati, come Verdena e Baustelle, mentre l'underground non sembra molto interessato.

Mescalina: Che ti ha detto Julian Cope?
Marco Fasolo: Lo abbiamo conosciuto a Urbino nel 2005. È uscito dalla sua tenda nel backstage mentre stavamo suonando e poi ci ha fatto molti complimenti, dicendo che eravamo "weird". Detto da lui è stato un po' strano … So che ha recensito molto positivamente "Sacramento Session" sul suo sito, per me è stata una grandissima soddisfazione.

Mescalina: Non pensi che tutti questi riconoscimenti al di fuori dell'Italia siano dovuti al fatto che siete sempre stati così poco italiani e così poco catalogabili in quella che è la presunta scena indie?
Marco Fasolo: Innanzitutto non penso ai Jennifer Gentle come a un gruppo indie, perlomeno non nell'accezione ormai consueta del termine. Non credo che abbiamo nulla a che fare con l'indie rock, e forse questa è già una risposta alla tua domanda …

Mescalina: Difatti concordo e non vi considero affatto un gruppo come si suol dire "indie" …
Marco Fasolo: C'è poi da dire che abbiamo scelto sin dall'inizio di seguire la nostra strada, giusta o sbagliata che fosse. Io credo che i Jennifer Gentle siano davvero una sorta di corpo estraneo all'interno del rock italiano alternativo: lo dico solo per sottolineare un fatto, non un merito particolare. Siamo passati direttamente dall'autoproduzione alla Sub Pop, e, se siamo riusciti ad ottenere certe cose, è perché abbiamo difeso gelosamente la nostra autonomia.

Mescalina: Che poi "così poco italiani" è vero fino ad un certo punto perché nel nuovo disco si sentono echi di Nino Rota e di parecchia musica da cinema vicina alla nostra tradizione o almeno a quella felliniana …
Marco Fasolo: Hai ragione: il nuovo disco è molto italiano, e spero che sia in continuità con una tradizione italiana che amo e che purtroppo mi sembra stia sparendo. Un'Italia un po' folle, visionaria, a metà tra il circo e il film dell'orrore. Per cui Fellini, ma anche Mario Bava, Renato Carosone e Cannibal Holocaust …

Mescalina: Parliamo appunto di "The midnight room" che suona ancora più immaginario, bizzarro e anche claustrofobico dei precedenti …Ha inciso il fatto che hai scritto, suonato e prodotto tutto da solo?

Marco Fasolo: Posso dire che lo sento senz'altro come il disco più mio. La gestazione di "Midnight Room" è stata particolarmente travagliata, ma alla fine sono molto soddisfatto del risultato. Volevo un disco più omogeneo e strutturato di "Valende", ma insieme anche più diretto e semplice dal punto di vista della produzione. C'è stata una lunga fase di composizione e preproduzione, con la stesura di demo accurati che ho poi dovuto solo replicare in fase di registrazione finale. L'album è stato inciso in una vecchia scuola abbandonata dalle parti del Polesine che ho affittato per l'occasione: un luogo abbastanza cupo e desolato, specialmente d'inverno, e che ha influito moltissimo sull'atmosfera del disco.

Mescalina: E Alessio che fine ha fatto?

Marco Fasolo: Alessio ed io abbiamo capito di avere esigenze differenti: io volevo concentrarmi al massimo sui Jennifer Gentle, cosa che per lui non era possibile. Ma comunque Alessio continua a fare musica, ha un progetto chiamato Mamuthones (myspace.com/themamuthones) e sta collaborando con Fabio Orsi.

Mescalina: Tu hai sempre lavorato in modo autonomo e quindi immagino ti sia trovato bene anche per questo disco, ma la mole di lavoro non deve essere stata da poco: il disco non è lungo ma ci sono talmente tante idee …
Marco Fasolo: Per me è necessario seguire la realizzazione di un disco dalla A alla Z. Scrivo, arrangio, produco: in questo caso ho anche suonato tutti gli strumenti, con l'eccezione del piano in un brano. È stato particolarmente faticoso, soprattutto durante la fase strettamente compositiva, quando si è trattato di riassumere in canzoni pop da tre minuti le molte idee che mi giravano per la testa.

Mescalina: Forse proprio il fatto di lavorare da solo ha reso il disco più "schizzato", vicino a certe cose di Captain Beefheart anche, cioè ancora più folle dei precedenti con le canzoni e il pop continuamente frammentato …Diciamo che in "Valende" il pop si fondeva con la psichedelia qua invece si spezza, c'è più attrito, anche qualche colpo rock in più …

Marco Fasolo: È vero. "Midnight Room" è meno legato alla psichedelia tradizionale, ed è invece un disco di canzoni fortemente pensate: ci sono soluzioni che forse hanno a che fare più con la musica classica che con il pop, eppure è anche il disco più rock'n'roll che abbia mai fatto. Per me l'album si muove tra questi due poli, un'atmosfera notturna e onirica di matrice europea contrapposta al rock'n'roll americano anni Cinquanta.

Mescalina: Il titolo allude proprio allo stare rinchiusi in una stanza buia? Quella della tua mente? Una sorta di camera oscura?
Marco Fasolo: "Midnight Room"è uscito fuori un po' per caso e all'ultimo minuto: mi interessava avere un titolo che fosse evocativo senza essere specifico. Può darsi che sia stato influenzato dal luogo dove ho registrato il disco.

Mescalina: Il disco ha comunque una sua componente ludica, che poi è quella in cui si sente di più la vicinanza con la musica italiana "antica" da cinema e/o da teatro …Si può dire allora che tuoi coinquilini sono stati Nino Rota, Captain Beefheart, i Beatles, Tom Waits, Kurt Weill? Altri?

Marco Fasolo: Senz'altro, con la sola parziale eccezione di Tom Waits, che stimo ma di cui non sono un grande fan (mi piace moltissimo invece Beefheart). Aggiungerei anche gente come Link Wray, Buddy Holly, il Johnny Burnette Trio o, negli anni Settanta, gli Sparks e i primi Queen.

Mescalina: In un pezzo compare Beatrice Antolini al piano: come ti sei trovato con lei? Io ho trovato il suo disco molto interessante …
Marco Fasolo: C'è stata un'intesa perfetta: come me, Beatrice è una musicista molto esigente e attenta ai dettagli. Ho suonato in un paio di pezzi del suo album, che penso sia bellissimo.

Mescalina: Con quale formazione stai portando il disco in tour?
Marco Fasolo: La nuova formazione live dei Jennifer Gentle è composta da Liviano Mos (tastiere) e Francesco Caldura (basso), che avevano già suonato nel tour di "Valende", più Andrea Garbo (chitarra) e Paolo Mongardi (batteria).

Mescalina: Non faticate a trasportare sul palco dei pezzi così "mental", posso dire psicotici?
Marco Fasolo: Una delle caratteristiche di "Midnight Room" è che è stato pensato per essere suonato live, per cui non ci saranno problemi da questo punto di vista. Comunque in genere dal vivo siamo molto più energici, e ci piace divertirci: vorremmo fare degli spettacoli che fossero allo stesso tempo piacevoli ed emotivamente coinvolgenti.










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