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Tennessee Jones

Liberami dal nulla

Tennessee Jones


2006, Quarup Editrice -Formato: 14x21 – 176 Pg - 13 Euro

di Christian Verzeletti
“Liberami dal nulla” è la prima uscita della Quarup, piccola casa editrice indipendente che ha preso nome da un romanzo di Antônio Callado e soprattutto da un antico rito amazzonico secondo cui i saggi abitanti dello Xingu riconoscevano in ogni anima un frammento della “divinità astratta totale”.
Il testo è anche l’esordio letterario della americana Tennessee Jones e si compone di una decina di racconti ispirati da “Nebraska” di Bruce Springsteen.
Anche la Jones lavora sui frammenti che si nascondono dentro e sotto la realtà, offrendo spaccati di un’America emarginata e desolata, la stessa cantata da Springsteen in quello che è il suo disco folk più riuscito.
Non si pensi all’ennesima operazione da fan o ad una rielaborazione che prende a pretesto il disco di un musicista famoso. Questa scrittrice poco più che ventenne ha il merito di avere uno sguardo sincero, sviluppato nella scena newyorchese con posizioni alternative alla politica sociale e culturale imperante: un percorso del genere l’ha portata ad una scrittura scarna e cruda, che collima con alcune immagini di Springsteen.
Per quanto facilitata, la Jones non si limita a riprendere le storie cantate in “Nebraska”, ma le fa sue concretizzandone il contesto spettrale. In questo senso è emblematica l’immagine di copertina con la pioggia che sbatte sul parabrezza dell’auto rendendo la visuale ancora più cupa e grigia di quanto già fosse nella cover del disco.
I personaggi prendono corpo in modo impietoso vagando come spettri in quella New Depression che da ormai vent’anni attanaglia le parti più basse dell’America. La Jones non concede alle loro esistenze alcun senso romantico e così facendo non solo le rende tremendamente reali, ma anche indipendenti dalle canzoni di Springsteen: il rischio di un omaggio a “Nebraska” è distante al punto che il suo ascolto non è strettamente necessario.
La maggiore intuizione della Jones sta nel far sovrastare ogni racconto da una grandezza abnorme, fatta di vuoto e di disperazione: un cielo troppo vasto, un oceano in attesa di una coppia suicida, una fabbrica che sta per chiudere, una montagna che tormenta i ricordi di due fratelli e così via fino a creare un senso di incombenza che non lascia scampo ai protagonisti. La morte si annida ovunque e gli stessi sogni sono tramutati in ossessioni che spingono a varcare un confine, un baratro, che è l’esatto opposto della terra promessa dal sogno americano.
Alle piaghe che Springsteen aveva già indicato se ne aggiungono così altre come l’omosessualità che tormenta il protagonista de “La casa di mio padre”.
Da notare che la Quarup ha inserito “Liberami dal nulla” in una collana denominata “Badlands”: quando si dice che i frammenti collimano e creano un unico quadro.