Stephen King

Outsider

Stephen King




di Corrado Ori Tanzi
L’omicidio di un bambino di undici anni a Flint City. Una scoperta orrenda che rivela la presenza di uno stupro extra-sessuale e segni di cannibalismo. L’incrocio di testimonianze che non lasciano scampo per Terry Maitland, insegnante d’inglese, allenatore di baseball e persona del tutto mite. Il detective Ralph Anderson lo espone alla gogna arrestandolo pubblicamente allo stadio durante una partita. Ma il sospettato (e praticamente già condannato per media e paese) era da tutt’altra parte al momento del rapimento e uccisione del ragazzo, con tanto di altri testimoni oculari e prove video in grado di dimostrarlo. Si può essere in due posti diversi allo stesso momento? Il detective maledice la sua pensata e si mette a fare il suo lavoro. Non sarà una linea retta quella che dovrà percorrere. Il suo cammino avrà qualunque sembianza, ma non quella della linea retta. Idem per il lettore.

Signore e signori, siamo dentro il nuovo capolavoro (e usiamolo per una volta con coscienza di significato questo termine!) di Stephen King, intitolato Outsider. Che in italiano sta per “sconosciuto”, “estraneo”, “straniero”. Anche per “sfavorito”, ma quest’ultimo significato lo possiamo lasciare dentro il dizionario.

In queste cinquecento e passa pagine King non gioca tanto sul tavolo delle nostre più intime e ordinarie paure quotidiane, quanto sulla proiezione dell’ombra del male sulle nostre vite e il conseguente sviluppo del suo confine sull’intera comunità sociale in cui viviamo e invecchiamo. Siamo nella terra di mezzo, quella zona tra la fantascienza e il thriller più psicologicamente spinto, una zona kinghiana d’eccellenza più vicina a Christine e a It che ai più recenti Mr. Mercedes o Revival.

Per arrivare alla verità bisogna credere. Credere all’incredibile, un passo oltre il celeberrimo aforisma conandoyliano secondo cui una volta eliminato l’impossibile, ciò che rimane, per quanto improbabile, deve essere la verità. Credere è un atto di fede. E allora, se non è possibile che una persona possa agire nello stesso momento in due luoghi geografici diversi, ci dobbiamo convincere che il maligno sia in grado di moltiplicarsi non solo nella testa degli umani, ma riesca ad acquisire una più sorprendente fisicità tutta sua. Solo in questo modo si resta all’interno (e si difende) quella stessa realtà sensibile che l’atto di fede a primo impatto negherebbe.

King rivela la natura composita del male, ne sbuccia l’elementare natura umana, fotografa la perfetta corrispondenza con il suo esatto opposto e ci lascia da soli davanti a uno specchio che non ci rimanda tanto l’illusione pirandelliana quanto l’identica nostra corporeità. Un altro che ci ritorna indietro del tutto identico senza neanche il geometrico scambio di posizioni e corrispondenze fisiche. Questo è il guaio. Questa è letteratura.

 

Stephen King, Outsider, Sperling & Kupfer, 530 pagg., 21,90 euro

Corrado Ori Tanzi – https://8thofmay.wordpress.com



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