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Robbie Robertson

Testimony

Robbie Robertson


Jimenez Edizioni - pp 590 - 25 Euro

di Marcello Matranga
Ci sono libri che rischiano di riservare grandi delusioni essendo il risultato di una visione semplicemente soggettiva. Rischio che si amplia quando si affrontano volumi autobiografici che hanno confini, per quanto limitati nella scansione temporale, ma molto vasti specie quando si finisce col raccontare la storia di uno dei più grandi, importanti, influenti gruppi della storia della musica Rock: The Band. Già in questo nome c’è tutto il senso della grandezza di musicisti che seppero creare qualcosa di semplicemente unico.

Ed il timore di cui si accennava inizialmente svanisce pagina dopo pagina, perché la forza risiede nel racconto senza reticenze o false piaggerie che Robbie Robertson, che di The Band è stato il leader, narra in quasi seicento pagine che lasciano senza fiato il lettore, avvinghiandolo alle parole che si susseguono proiettandolo in un mondo affascinante, ricco di incontri con musicisti che hanno fatto la storia della musica.

Partendo dal momento in cui Robertson entra, ancora minorenne, nella band di Ronnie Hawkins, il racconto narra della grande passione del nostro per la musica non nascondendo i timori dovuti alla giovane età ed alla conseguente inesperienza che verrà superata con dedizione ed incessante curiosità veramente rimarchevoli.

E sarà la stima conquistata fra i suoi compagni di band, specie quella di quello che spesso Robertson definisce come un fratello, ovvero Levon Helm, batterista del gruppo, ma anche figura fondamentale nella crescita di Robbie. Quando arrivano ad unirsi agli Hawks musicisti come Rick Danko, Richard Manuel e Garth Hudson, l’evoluzione musicale del gruppo si manifesta in modo evidente traghettandoli a diventare The Band. Ma prima di arrivare a questo c’è il passaggio fondamentale che vede i ragazzi incontrare e poi affiancare Bob Dylan in un tour tanto assurdo quanto fondamentale per dare loro la consapevolezza necessaria a farli divenire ciò che il tempo avrebbe sancito.

E già questi sono passaggi in cui la storia si interseca fra strade apparentemente diverse quanto in realtà simili perché se l’afflato poetico non può essere simile, vista la grandezza assoluta di Dylan, lo è in realtà dal punto di vista della ricerca di un linguaggio che sappia coniugare la finezza poetica di Bob con l’insaziabile curiosità e l’approccio decisamente Rock che diviene una sorta di sigillo per Robbie. Più volte nel corso del libro Robertson afferma “andiamo a fare un po` di rumore” parlando delle prove a Big Pink come nei concerti, sia con Bob che come The Band.  Questa unione si cementerà nel periodo trascorso abitando negli stessi luoghi magici che daranno vita ai Basament Tapes.

Attorno ai protagonisti il mondo si muove con il susseguirsi degli avvenimenti ed una serie impressionante di musicisti, poeti, scrittori, registi, attori, produttori, fotografi che si avvicendano con ritmo serrato di una scrittura incalzante e mai logorroica.Anche i momenti dolorosi non mancano, e sono quelli che porteranno a comprendere come la scelta di arrivare al Thanksgiving Day del 1976 che sancirà la fine di The Band, abbia avuto un senso.

La vita sfiancante, le montagne di droghe assunte con i loro devastanti effetti su buona parte del gruppo, arriverà a minare definitivamente quel senso di inarrivabile meraviglia che costituiva l’essere parte di una formazione simile, passando per morti sfiorate, ma solo tristemente posticipate, mentre attorno ai protagonisti i caduti c’erano ed erano accomunati da quei vizi che diventeranno non più contenibili tantomeno limitabili.

Raramente un libro ha saputo creare curiosità e stupore nel leggerlo. La sensazione è stata quella di avere davanti una sorta di macchina del tempo che ha riportato chi scrive indietro negli anni, ravvivando il ricordo della visione di The Last Waltz che vidi due volte di seguito nascondendomi nel bagno del cinema milanese alla fine della visione per poi rientrare in sala all’inizio di quella successiva.

E poi, come accaduto ad altri il si è generato spontaneamente il riascolto integrale di tutto il materiale pubblicato da The Band, oltre alle le produzioni collaterali con vari musicisti.

Da questo è nata una sorta di colonna sonora (il link che trovate vi porta sulla pagina Spotify) che, piuttosto fedelmente al racconto sviluppatosi nel libro, si affianca allo stesso, raccontando musicalmente influenze, ascolti, personaggi che rendono questo libro fondamentale ed imperdibile per qualunque appassionato di musica Rock, meglio se riuscite ad accoppiarlo all’altrettanto splendido (solo in inglese) The Story of The Band, scritto da Harvey e Kenneth Kubernik e pubblicato per Sterling.

 

https://open.spotify.com/playlist/7gk17ekMGutzSn9NKdsJnF?si=yVxMP_QXQLmW5uiMKo4ksA