Pietruccio Montalbetti

Pietruccio Montalbetti Io e Lucio Battisti


Salani Editore, 2013 Musica | Musica

05/11/2013 di Elena Bertoni
Le bionde trecce, gli occhi azzurri e poi…” chi non ha cantato almeno una volta questa canzone? E chi non conosce Lucio Battisti? A quindici anni dalla sua scomparsa, il suo nome suscita ancora grandi “emozioni” e le sue canzoni restano ancora bellissime. Sull’artista Battisti si è scritto di tutto e di più, le sue canzoni studiate e analizzate, ma sull’uomo Battisti così schivo e riservato ci sono veramente poche testimonianze.

A colmare questa lacuna ci ha pensato Pietruccio Montalbetti, storico componente dei Dik Dik che in questo suo libro ci regala un ritratto del primo Battisti, il giovane timido arrivato a Milano da Poggio Bustone nel 1964 per cercare il successo con la sua musica. I due si incontrano per caso  nella sala di un cinema parrocchiale, che fungeva anche da studio di registrazione,  vicino a Piazzale Corvetto a Milano e  da quell’incontro nascerà un legame di amicizia molto profondo che durerà praticamente fino alla prematura scomparsa di Lucio, il 9 Settembre del 1998.

Battisti trova in Montalbetti un amico fidato, che condivide con lui la passione soprattutto per la musica, ma anche per i viaggi, la natura.  Instaura un legame molto forte anche con la famiglia di Pietruccio: la madre lo considera come un figlio, il padre lo adora e il fratello di Pietruccio, Cesare, in arte Cesar Monti, grande fotografo, realizzerà gran parte delle copertine dei dischi di Lucio.

Battisti è sì timido e taciturno ma è determinato  a sfondare nel mondo della musica, grazie  al suo enorme talento e una forza di volontà terrificante: preciso e meticoloso, non tralascia mai alcun dettaglio e segue ogni particolare della preparazione e produzione musicale.

I due amici condividono anche il grande amore per la natura che li porta a viaggiare parecchio. Le gite a Sanremo, a Pavia, a Soncino, dove Pietruccio era sfollato durante la guerra, l’avventura della navigazione sul Naviglio fino alla Darsena di Milano  sulla chiatta dell’amico Amilcare, durante la quale Lucio prende una vecchia chitarra ed inizia ad improvvisare un brano che Pietruccio riconoscerà anni dopo in Si Viaggiare.  Nei brevi capitoli non mancano le serate a suonare nei locali, le prime amicizie femminili e le delusioni d’amore, particolarmente sentita da Battisti quella provata con Elisabetta, la segretaria di Mogol. Ovviamente non mancano i racconti che riguardano vicende “musicali” come ovviamente l’incontro con Mogol, la storia di Non è Francesca, l’emozionante registrazione di Emozioni, il regalo di Vendo Casa ai Dik Dik, una sorta di risarcimento per Pietruccio che era stato tenuto all’oscuro da Lucio in merito alla fondazione della sua nuova etichetta Numero Uno.

Durante gli anni del periodo Pasquale Panella e negli  ultimi anni di vita di Battisti, gli incontri tra i due si fanno sempre più rari, anche per il volontario esilio di Lucio nella sua villa in Brianza che non lascia praticamente mai, isolandosi dal mondo e dai fans, ma anche in queste pagine che lasciano un po’ di amaro in bocca, si avverte sempre il profondo affetto che Pietruccio nutre per il suo amico di una vita.

 Il libro è dunque una preziosa testimonianza sull’uomo Battisti, si legge in fretta e con piacere, anche se alcune parti sono un po’ troppo lunghe (vedi la gita sul Naviglio) e scritte in modo un po’ semplice.

 

Grazie dunque a Pietruccio Montalbetti per averci raccontato  Lucio Battisti,  l’artista che come scrive Renzo Arbore nel retro di copertina, in quegli anni fece una vera e propria rivoluzione.