Gustav Meyrink

Il Golem

Gustav Meyrink


Skira, 2019

di Corrado Ori Tanzi
Figlio illegittimo del barone Karl von Varnblülerm ministro del Württemberg, e di Maria Meyer, Gustav Meyer, alias Gustav Meyrink, nacque banchiere e si trasformò nel corso della vita in letterato, studioso di occultismo, magia, spiritismo e alchimismo. Di sangue austriaco ed ebraico, Meyrink tra il 1913 e il 1914 diede alle stampe un romanzo a puntate su una rivista di carattere fantastico, la cui riuscita tra il pubblico andò ben oltre le sue più rosee previsioni. Si intitolava Il Golem e nel 1915 uscì come volume unico non smettendo di vendere e creare nuovi proseliti.

Oggi, finalmente dopo qualche anno di assenza dalle nostre librerie, Il Golem ritorna magnifica edizione total black di Skira, sempre nella traduzione di Carlo Mainoldi in passato presentata da Bompiani, e arricchito da strepitose illustrazioni sul mondo spirituale ebraico in coda al volume.

Meyrink parte dal Golem, la figura mitologica dell’ebraismo presente nel Tanach, la “massa ancor priva di forma” che per gli ebrei fa il pari con quella cattolica di Adamo prima che gli venisse immessa l’anima. Un gigante d’argilla, possente e ubbidiente, che può essere evocato pronunciando una concomitanza di lettere alfabetiche. La nera figura mitica a Praga, città altrettanto intrisa di oscura magia, di enigmi e di respiro gotico.

Meyrink intesse una trama gonfia di mistero che prende il via con uno scambio di cappello. Nel Duomo della città, un uomo prende per suo il cappello di Athanasius Pernath, intagliatore di pietre preziose. Non un errore di poco conto perché quel signore incomincia a rivivere in forma di visione onirica e ad appropriarsi dell’esistenza di Pernath.

Viene così a conoscenza di Aaron Wassertum, vecchio rigattiere e genio del male, dell’impiegato al municipio ebraico Hillel che invece attira verso sé ogni energia positiva. E di come Pernath dovrà fare i conti con un arresto, tanto ingiusto quanto non immediatamente spiegabile l’intreccio che lo incastra in puro stile kafkiano (Il processo), altro figlio di Praga.

Di tanto in tanto appare il Golem, che nel romanzo di Meyrink si veste di una veste del tutta originale che si aggiunge a quella tradizionale. La misteriosa figura infatti non solo si rivela come il soggetto carico di mistero che è stato rinchiuso in una stanza priva di porte e con un’unica finestra irraggiungibile all’interno di un palazzo, ma acquista man mano una personalità contraria e complementare a quella del protagonista, diventandone un alter ego opposto.

Meyrink scrisse questo romanzo che, per qualità letteraria, può dialogare con i maestri della scrittura mitteleuropea (Kafka, appunto) e con i più grandi capolavori del mistero (Poe). Un romanzo affatto lineare, la cui bellezza si gusta solo se a un certo punto evitiamo di continuare a eleggere la trama a prima guida per la comprensione di quelle pagine. L’intensità della narrazione, la matericità descrittiva, la nebbia spirituale che profila i personaggi si rivelano alla lunga più pesanti del plot. È uno studio letterario sul modo di ragionare della nostra mente, luogo in cui la compagnia di presenze fantasmatiche e la spinta onirica si spiegano coi sensi non con il ragionamento. E dove si fa la nostra morale. Che viaggia anche quando noi non riusciamo, per quanti sforzi facciamo, a starle più dietro. Noi, Golem del nostro stesso pensare. Fantastico.

Gustav Meyrink, Il Golem, Skira, 288 pagg. + 13 illustrazioni b/n, 20euro

Corrado Ori Tanzi – https://8thofmay.wordpress.com