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Georges Simenon

La scala di ferro

Georges Simenon


Adelphi

di Corrado Ori Tanzi
Incominciò con l’impressione di avere le vertigini. Anche la gola non stava bene. Ma solo quando gli episodi si erano ripetuti, lui, Étienne Lomel, decise di affidarsi a un medico e di chiudersi in casa. Il negozio lo avrebbe portato avanti come sempre la moglie Louise, e tra loro ci sarebbe stata solo la scala di ferro che collegava i due locali.

Al perdurare della crisi un interrogativo che non smise di girargli per la testa:e se mia moglie mi stesse avvelenando con limitate e continue dosi di arsenico? In fin dei conti anche la fine del precedente marito non è stata proprio chiara e poi anche lei, una donna che fa del metodo una ragione di vita, ha cambiato abitudini. Va dal medico, che conferma la presenza della sostanza nel suo corpo, insieme al cibo ingerito. Hai voglia a vomitare ogni pasto dopo averlo ingerito senza far capire alla consorte che si è scoperto il trucchetto.

Ora solo un corso accelerato del buon investigatore potrebbe togliere ombre e misteri. Ed è quello che fa Étienne. I primi appostamenti confermano il sospetto, ma lui Louise non la vuole perdere né vuole un biglietto senza ritorno per un viaggio anticipato per incontrare il Creatore. Parlare con la moglie? No, significherebbe perderla. Lui continua ad amarla e dentro di sé sa che il sentimento è ricambiato. Al limite accetterebbe una scappatella, ma appunto non la stairway to heaven.

Scritto a Lakeville, Connecticut nel 1953, ma ambientato a Parigi, La scala di ferro appartiene alla trentina di roman-roman che Georges Simenon partorì nella sua quasi decade americana. Uno dei più neri, uno dei più riusciti senza ombra di dubbio. Più che per la storia in sé, più che per le motivazioni che spingono uno dei due protagonisti all’azione, per il profilo della donna al centro della storia, un’autentica dark lady che esce dal canovaccio tipico della Francia (e degli Stati Uniti) degli anni Cinquanta.

Piacevole donna, ma nessuna femme fatale. Louise non è una vamp, né donna maliziosa e disinvolta la cui bellezza straripa dalla biancheria che indossa. E non è neppure una seduttrice. Donna decisa, ma ordinaria nei gesti e comune nei pensieri. Simenon la pone al centro del romanzo facendola rimanere il più possibile ai lati. Il narratore non ne scava la psicologia, né riporta a galla suoi particolari stati d’animo e le cause che li hanno determinati. Louise incarna il mistero. Ma non tanto, o non solo, per il marito, quanto per chi ha la fortuna di avere tra le mani questo libro che scotta come un cerino la cui fiamma rimane per lo più entro i confini della capocchia. Ma che non si spegne comunque. Perché, pagina dopo pagina, attesa dopo attesa, sa lui quando arriva il momento giusto per la fiammata. Quando la tragedia deve compiersi.

 

Corrado Ori Tanzi

https://8thofmay.worpress.com

 

Georges Simenon, La scala di ferro, Adelphi, pagg. 179, euro 18.