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Fabio Cerbone

America 2.0 - Canzoni e racconti di una grande illusione

Fabio Cerbone


Quarup 2015

di Gianni Zuretti
L’America nel nostro immaginario collettivo “è questa”. E’ quella descritta dai grandi autori della letteratura americana e dai songwriters che, da cinquant’anni e più, stanno accendendo la nostra immaginazione permettendoci di viaggiare come se avessimo sempre frequentato quei luoghi, per cui l’America “è proprio questa”, ovvero la terra della grande provincia, quella degli spazi ampi e spesso desolati, della natura spettacolare, dei beautiful losers e dei bad guys, delle strade dritte e infinite, dei distributori e dei motel sperduti, quella delle storie impossibili, estreme, storie che sono malate e tragiche ma anche piccole e squinternate.

L’America è quella che viene dipinta in America 2.0, opera prima in narrativa di Fabio Cerbone, scrittore, critico musicale, fondatore di Rootshighway.it, la più autorevole rivista web dedicata alla musica d’oltre oceano. Egli, dopo averla “attraversata” in lungo in largo con i suoi pregevoli saggi legati alla musica ma non solo, ora la racconta con piglio da scrittore navigato attraverso le storie che prendono pretesto e spunto dai testi di undici grandi canzoni tratte dai songbooks di alcuni dei nostri miti musicali che vanno dal Boss a Townes Van Zandt, passando, tra gli altri, per Tom Waits, John Hiatt e John Prine.

Cerbone lo fa con una precisione chirurgica, come peraltro è solito fare, non per nulla lo avevamo affettuosamente battezzato “il secchione” per via di quella sua aria da bravo ragazzo, studioso, sempre preparato, perfetto, uno che molto ha letto, tantissimo ha ascoltato e molti film ha introitato con gli occhi e, soprattutto, con il cuore. La sua è una preparazione enciclopedica e da qui forse discendeva l’unico rischio del suo progetto narrativo, cioè quello di restare imprigionato nelle pastoie degli stereotipi letterari e cinematografici interiorizzati nel corso degli anni ma Fabio non cade nella rete, o almeno supera il pericoloso impasse grazie ad una scrittura magistrale per un debutto, che possiede i ritmi giusti, perfetta nell’uso di ogni aggettivo, nella descrizione di ogni luogo, azione o particolare e ne viene fuori una raccolta di racconti che potrebbero benissimo provenire dalla penna di un autore contemporaneo americano (pensiamo, ad esempio, a Lansdale o Elmore Leonard) oppure, per restare “in musica”, al Ry Cooder delle Short Stories e invece è proprio tutta farina cavata dal suo sacco.

Ci sono un paio di episodi ben scritti ma meno coinvolgenti, come il racconto di apertura che non ha saputo emozionare chi scrive al pari di tutti gli altri che risultano davvero pregevoli e sorprendenti per intensità, profondità delle storie, “scultura” dei personaggi, racconti che ci presentano uomini e donne che si fanno amare da subito per le loro fragilità, debolezze e persino inadeguatezza esistenziale. Su tutti lo splendido Sam Stone, tratto dall’omonima canzone di John Prine, un vero relitto umano che, pur collocandosi nell’alveo frequentatissimo dei reduci del Vietnam, è qui descritto con colpi di scalpello sicuri ed efficaci come solo uno scrittore particolarmente ispirato riesce ad animare.

La raccolta, che tra l’altro è concepita dalla consueta mente geometrica di Cerbone come lato a) e lato b) di un LP, è anche suddivisa in cinque aree geografiche degli States, territori che culturalmente, sociologicamente e dal punto di vista naturalistico possiedono significative differenze. Alla fine della lettura resta aperto l’interrogativo: l’America 2.0 è acqua passata così come quel sogno tradito da tempo? Siamo forse già alla 3.0 ? A noi, anche se ormai da decenni siamo usciti dall’ipnosi di quell’idea d’America tanto fantasticata, queste storie non finiranno mai di affascinare, forse proprio per questo motivo.

Con Fabio Cerbone abbiamo acquisito un nuovo narratore per il futuro? Lo diranno eventuali prossime prove. Di certo possiamo affermare che, in questo caso, le storie, ispirate da potenti brani musicali, si sono palesate ed hanno acquisito senso compiuto grazie alla scrittura dell’autore. I presupposti ci sono tutti per questo ci auguriamo che Cerbone insista nella difficile pratica della narrativa, oggi ambizione di molti ma che, perlomeno dalle nostre parti, produce pochi talenti.