Claudio Bernieri

Claudio Bernieri Non sparate sul cantautore


VOLO libero – 2011 Musica

23/12/2011 di Vittorio Formenti
Interessante iniziativa questa dell’editrice VOLO libero inerente una parte importante della storia del cantautorato nazionale.

Il libro riporta una serie di interviste realizzate da Claudio Bernieri alla fine degli anni ’70 ai principali artisti della scena italiana, protagonisti di quel periodo che molti associano alla nascita ed allo sviluppo di quella forma di cantautorato “impegnata” sia concettualmente che politicamente.

Claudio è stato compositore di canzoni e giornalista ad ampio spettro; inviato di guerra per L’Europeo e articolista per il Corriere della Sera, Oggi, Avvenire e L’Unità, tanto per citare solo alcune delle testate a tiratura nazionale con le quali ha collaborato.

Il lavoro inizia con un interessante ed esauriente schema a blocchi che riporta la genealogia del cantautorato in un prospetto semplice, chiaro ma esauriente; a questa premessa grafica fa seguito una parte iniziale che riassume rapidamente la storia della canzone politica dall’800 agli anni ’60, con citazioni di Ivan Della Mea ed interessanti estratti di testi passati, impietosamente testimoni del contrasto tra il sentimento della base e l’atteggiamento dell’intellighenzia alla guida.

Già da queste prime pagine si apprezza l’approccio vissuto, informato ma in qualche modo disincantato dell’autore che, in tempi ormai liberi da comportamenti imposti, riesce a sottolineare quel contrasto tra contenuti ed atteggiamenti che in qualche modo hanno poi caratterizzato lo sviluppo del genere, smitizzando opportunamente certe categorie a suo tempo certamente distorte.

A questa prima parte fanno seguito i capitoli delle interviste organizzando gli interventi, ironicamente ma non infondatamente, come se fossero voci provenienti da gironi danteschi; artisti quali Jannacci, Gaber, Paoli, Conte, De André, Venditti, Lolli, De Gregori, Area, Stromy Six e molti altri sono suddivisi in gruppi quali Eretici, Avari, Consiglieri di Frode, Simoniaci, Seminatori di discordie e Maghi / Indovini.

Emerge qui un aspetto particolarmente coinvolgente; il libro supera il semplice schema dell’intervista proprio grazie a questa associazione che, in modo gigione ma stimolante, lascia trasparire sullo sfondo il parere dell’autore.

Per questo motivo l’opera non è solamente giornalistica ma si trasforma in un saggio; non ci sono dotte dissertazioni o analisi storiche minuziose, si preferisce il sottinteso o l’affermazione indiretta esposta tra le righe rendendo la lettura divertente ed anche arricchente.

La parte finale, basata sul capitolo “Cantare Stanca” di Roberto Roversi, e l’epilogo dantesco dell’uscita alla visione delle stelle chiudono attualizzando il saggio che, ripetiamo, va oltre la sola cronaca o la semplice riedizione di conversazioni di quarant’anni fa.

Tutto sommato gli artisti ne escono correttamente ridimensionati, impietosamente esposti con le loro inconsistente, le loro risposte non sempre credibili, le loro frequenti superficialità ed anche qualche volgarità di troppo che, a suo tempo, faceva tendenza. Pochi si salvano ma preferiamo non fare menzioni, potremmo urtare impropriamente suscettibilità senza creare costrutto.

Da encomiare il Cd allegato, I buoni maestri, che consideriamo ben di più di un semplice accessorio. Una bellissima selezione di canzoni di protesta, o quasi, rieseguite con piglio moderno da ascoltare e, in tempi tristi come quelli correnti, anche da ricapitalizzare. Spiccano Piazza Fontana, eseguita sulla base del classico irlandese The Foggy Dew, la versione punk de El Me Gatt di Della Mea e la triste Jean e Paul,dedicata a due bimbi ebrei perseguitati; ma anche il resto tiene molto bene (fatta eccezione, a nostro modesto avviso, della piuttosto retorica Cara Maestra).

Da leggere ed ascoltare per capire e togliere un po’ di ragnatele a certa vecchia retorica, ridimensionando certi “osanna” a suo tempo concessi con troppa benevolenza.