Antonio Tabucchi

Antonio Tabucchi Si sta facendo sempre piÚ tardi


2001, FELTRINELLI

di Christian Verzeletti
Il peso di Tabucchi sull'ambiente editoriale e letterario si fa sentire ad ogni pubblicazione, ma questa volta la sua gravità è di uno spessore che intristisce.
A differenza delle opere precedenti, "Si sta facendo sempre più tardi" è un romanzo epistolare a cui manca la grazia e la finta leggerezza che avevano permesso all'autore di scavare nella vita civile e storica ("Piazza d'Italia", "Sostiene Pereira"), nelle marginalità sociali ("La testa perduta di Damasceno Monteiro") e di addentrarsi nell'opera di Fernando Pessoa come qualcosa di più di un semplice traduttore.
"L'amore è amore, vai a spiegarglielo", mi diceva un amico in dialetto, forse senza sapere la profonda verità racchiusa nella sua battuta: tentarne i risvolti significa accettare di lavorare con una materia mutevolee sfuggente anche ai più esperti. E persino uno scrittore come Tabucchi si trova in difficoltà, con le mani impastate in un pasticcio senza amalgama. Forse è il distacco da quella Lisbona che era divenuta casa della sua scrittura o forse è proprio il tema scivoloso dei sentimenti, lontano dalle certezze di ambientazioni storiche, fatto sta che questi diciassette racconti scritti da personaggi maschili ad ipotetici corrispondenti femminili scadono in una nostalgia patetica in cui affetti e perversioni si arrotano faticosamente. Anche in questo libro Tabucchi non fa mancare il suo gusto per gli equivoci e per i rovesci, ma digressioni e ripetizioni limitano la partecipazione del lettore.
Lo stesso autore pare rendersi conto della incertezza del lavoro e cerca di colmarne le lacune con qualche prurito erotico che rischia la volgarità e con un epilogo finale che tenta di spiegare, ma finisce per giustificare la genesi dell'opera.
Nel titolo e nella fotografia, la copertina è già metafora esemplare del contenuto che è svolto su una continua angoscia temporale motivata dall'imminenza del vuoto affettivo. E il vuoto è ciò che rimane tra i personaggi e tra i racconti stessi, troppo simili tra loro, collegati da un filo esile, insufficiente a suggerire qualsiasi percorso.
Davvero squallide le figure maschili presentate, che non riescono ad andare oltre tediosi rimpianti per l'amore passato, perduto o suicida: le loro missive offrono un processo psicologico che riesce ad indurre solo pena nelle loro povere amanti.
Figuriamoci in chi ha scelto di concedere loro solo il tempo di una lettura.

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