Wong Kar Wai

Drammatico

Wong Kar Wai 2046


2004 » RECENSIONE | Drammatico
Con Tony Chiu-Wai Leung, Gong Li, Faye Wong, Takuya Kimura, Ziyi Zhang, Carina Lau Ka Ling, Chang Chen

di Claudio Mariani
A pochi anni dalla sorpresa di In the mood for love, torna il regista Wong Kar Wai, nome sinceramente difficile da tenere a mente per un occidentale, ma più che mai presente sui nostri schermi (tra poco con un episodio di Eros, di fianco al grande Antonioni). Non è invece facile dimenticare il film che divenne un “piccolo caso” per le sue ambientazioni, per la sua storia sottile ma pregnante, per la sua nobiltà stilistica. Con questa pellicola, 2046, il regista torna negli stessi luoghi per girare un ideale sequel di quel successo. Lo fa utilizzando lo stesso registro, ma buttandoci dentro un po’ di fantascienza. Siamo ancora negli anni sessanta a Honk Kong, dove in una stanza d’albergo Chow Mo Wan sta scrivendo un romanzo di fantascienza ambientato nel 2046, numero che nella realtà rievoca la stanza dove abitava una delle donne che più aveva amato. Tra ricordi, realtà, passato, presente e la proiezione fantastica del suo racconto, il protagonista vive diverse storie che, guarda a caso, non saranno mai a lieto fine. Effettivamente il film non presenta una trama con uno svolgere coerente, con un inizio ed una fine, come era capitato con il film precedente, ma sembra piuttosto una serie di avvenimenti della vita sentimental-sessuale del protagonista e basta. L’unica storia che ha un procedere narrativamente “classico” è quella del libro fantascientifico. Nel suo lungo svolgimento la pellicola, che è ambientata quasi totalmente nell’albergo, vede sempre il protagonista al centro della storia, il bravissimo Tony Chiu-Wai Leung, dongiovanni per caso, quasi costretto ad essere freddo a causa del suo cuore spezzato, ed attorno a lui gravitano donne bellissime (dicono tra le più belle della Cina) come la star Gong Li e le splendide Ziyi Zhang, Maggie Cheng, Dong Jie e Faye Wong (attentenzione: è facilissimo che vi innamoriate di loro, ma una è un’androide, fareste la fine di Rick Deckard...), nonché del divo giapponese Takuya Kimura, assoluto protagonista della storia parallela del racconto futurista. Come il precedente (e ancor di più) il film è astuto, gioca sul fascino assoluto di protagonisti, ambientazioni, vestiti suadenti (anni sessanta), acconciature, sguardi seducenti, musica delicatissima, incantevole, dialoghi che non lasciano nulla al caso, il tutto a discapito della storia vera e propria. In qualsiasi caso non si capisce che utilità abbiano gli ultimi venti minuti di pellicola, che non aggiungono niente alla storia e la appesantiscono oltremodo. Per chi si lascia affascinare, un film ipnotico, da vedere anche più di una volta, per lasciarsi prendere e trasportare via, per tutti gli altri una palla mostruosa!