Luciano Ligabue

Made in Italy

Luciano Ligabue


2018 » RECENSIONE | Commedia | Drammatico
Con Stefano Accorsi, Kasia Smutniak, Fausto Maria Sciarappa, Walter Leonardi, Filippo Dini



30/01/2018 di Riccardo Santangelo
Ecco la parola “emozione” per Made in Italy, nuovo film di Luciano Ligabue (il terzo in vent’anni e in programmazione dal 25 gennaio), mi sembra sprecata. Certamente le tematiche affrontate colpiscono, soprattutto per i temi attuali che affronta. Uno spaccato di vita che sempre più spesso noi stessi subbiamo, o abbiamo subito, sulla nostra pelle, direttamente o no. Ma un emozione che ti prende fino in fondo non c’è. Sembra tutto abbozzato. Eppure l’impegno si pecepisce.

Il contesto in cui si svolge la vicenda è la provincia italiana (nello specifico Reggio Emilia). Lei (Kasia Smutniak) e lui (Stefano Accorsi) sono in crisi. Lui lavora in uno stabilimento (in difficoltà) che produce mortadelle. Lei ha un suo negozio da parrucchiera (ben avviato). Hanno un figlio prossimo a frequentare il Dams (che si diletta con i video). La coppia si cornifica (più lui di lei) e ha passato varie gravi vicissitudini. Amici mai cresciuti e con qualche problema di dipendenza dal gioco. Tutto inizia ad andare a rotoli (anche se si capisce fin dall’inizio che le premesse non erano delle migliori). Lui viene licenziato... Finisce sostanzialmente per il meglio (ma non vi dico come). Insomma per farvela breve la trama prende spunto dal disco omonimo di Ligabue, datato 2016.


A detta del rocker (che firma regia, soggetto, sceneggiatura e musiche), il film dovrebbe far venire nostalgia dell`Italia; ma non a chi è andato via ma a chi ancora ci sta. Per ricordare agli italiani la bellezza di questo paese e che dobbiamo essere orgogliosi di esso. Pensandoci però questa nostalgia dell’Italia dipinta dal rocker emiliano, non so se ce l’hanno in tanti. Quella dipinta è uno spaccato contemporaneo del nostro paese: crisi di coppia, nel lavoro, nelle relazioni interpersonali, solitudine, dipendenza, basse prospettive nel futuro... e potrei andare avanti senza soluzione di continuità. Di cose belle se ne vedono poche (a parte alcune scene girate in una Roma notturna, quasi finta, visto che nessun “uomo mortale” avrà modo di entrare in piena notte, da solo, ai Fori Imperiali), e ancora delle inquadrature in diversi luoghi di Italia. La pellicola finisce con un messaggio di speranza affidato alle parole di Cesare Pavese (tratte dal libro La luna e i falò): «Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c`è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti. Ma non è facile starci tranquillo».

Ma la pellicola non è tutta da buttare via. La cura di certi particolari si vede, ed è caratteristica del lavoro del rocker emiliano. Si riconosce a pieno la cifra stilistica di Ligabue (inquadrature, luci e fotografia, che in alcuni casi ricordano i film precedenti) e le scelte della colonna sonora (che a parte tre pezzi è tutta firmata da lui). Nel complesso Made in Italy rimane una produzione cooerente con il percorso artistico, sia musicale che cinematografico, di Ligabue.

Ecco forse l’altra parola che manca è “coraggio”. Quello di spingersi oltre, visti i temi trattati. Il “pugno nello stomaco” non arriva mai. Rimane latente quell’emozione che ti fa uscire completamente soddisfatto da cinema.