Come costume degli ultimi tempi la scena indipendente internazionale è satura, ma mai doma, di gruppi musicali che tentano di far coesistere all’interno di un’unica essenza musicale un’attitudine prettamente acustica con la presenza sempre più consistente della tecnologia digitale.
Gli Strings Of Consciousness sono una di queste band, un’orchestrina di nove elementi che dall’unione di variegati strumenti convenzionali (arpa, tromba, chitarre, basso, sassofono, piano, flauto e violoncello) e non (elettronica, giradischi, Tibetan bowls, theremin e laptop) riescono a dar vita ad un sound consistente, sensuale ed armonioso tradotto in otto composizioni che vanno a completare il loro primo lavoro, “Our moon is full”.
L’orchestrina acustico-digitale è un progetto per certi versi inconsueto che unisce tra loro musicisti impegnati in collaborazioni (2 Pale Boys, Soft Machines, Frank Black, Robert Wyatt, ndr) o in altri progetti paralleli (come le note etichette francesi Pandemonium e Bip_Hop, ndr) per di più sparsi in diverse zone del globo terrestre, da Marsiglia a Chicago via Londra e Parigi, il tutto tramite internet.
Il nome scelto per l’ensemble, oltre a riferirsi ai tradizionali quintetti d’archi, rimanda anche allo "stream of counsciousness", termine coniato all´inizio del’900 per illustrare il libero fluire di parole che riecheggiano i pensieri del narratore.
“Our moon is full” esprime proprio il legame che gli Strings Of Counsciousness possiedono con questa narrativa free-form proiettandosi in improvvisazioni governate dall´emotività e catturando ogni singolo momento su nastro.
La prima canzone “Asphodel” si apre proprio attraverso un’improvvisazione jazz tra il sax di Perceval Bellone e suoni elettronici per poi esplodere in ritmiche tribali con l’ottima prestazione di J. G. Thirlwell alla voce (Foetus, Clint Ruin e Steroid Maximus per citarne solo alcuni, ndr) a ricreare un’atmosfera quasi psichedelica.
“Our moon is full” è un progetto condiviso ed appoggiato da molti artisti che come Thirwell hanno messo a disposizione la loro esperienza: tra gli altri troviamo come ospiti d’onore l’artista/poeta di spoken word francese (ma anche dj e fotografo) Black Sifichi a dare voce ai brani “While the sun burns out another sun” e “Midnight moonbeams”; l’“interattivo” frontman degli Oxbow Eugene Robinson che racconta l’agghiacciante storia di “Cleanliness is next to Godliness” cavalcando sonorità minimali western tra assalti industrial; Lisa Smith Klossner (cantante meglio conosciuta per il suo lavoro con Hugh Hopper ex membro dei Soft Machine, ndr) voce elfica nel breve intermezzo “Defrost_oven” accompagnata dall’arpa di Raphaelle Rinaudo; Pete Simonelli (degli Enablers, ndr) presta la sua voce in “In between”, così come Scott McCloud (dei Girls Against Boys) in “Crystallize it”.
In “Sonic glimpses” il canto è affidato invece ad un’icona della musica internazionale come Barry Adamson (Bad Seeds, Birthday Party, The Gun Club, Buzzcocks e Iggy Pop, ndr).
“Our moon is full” è un ottimo disco che potrebbe essere adatto come colonna sonora ad un film di David Lynch, in grado di proiettare l’ascoltatore in atmosfere magiche, ipnotiche, surreali e visionarie. |
| TRACK
LIST: |
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| > Asphodel |
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| > Crystallize it |
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| > Cleanliness is next to godliness |
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| > Sonic glimpses |
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| > Defrost_oven |
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| > While the sun burns out another sun |
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| > In between |
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| > Midnight moonbeams |
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