Ogni disco è un mettersi alla prova, a maggior ragione se il precedente ha avuto riscontri positivi. Questo vale per qualunque artista, indipendentemente dal suo successo commerciale, e quindi anche per Steve Wynn, che, con "Here comes the miracle", aveva rilanciato verso l´alto la sua carriera.
"Static transmission" viene dopo due anni, dopo parecchi concerti, e, soprattutto, dopo i fatti dell´11 settembre: il disco non è un ulteriore rielaborazione di quanto successo, ma l´ispirazione di Steve, artista e uomo sensibile, di casa a New York, non poteva non cogliere movimenti che ne sono conseguiti.
Va detto che l´opera di Steve Wynn, arrivata al tredicesimo disco, ma ben più ampia se si considerano i lavori con Dream Syndicate, Gutterball e pubblicazioni più o meno ufficiali, da sempre mira alla coscienza umana nei suoi risvolti più oscuri, dove la linea di confine tra bene e male, tra istinto e volontà è assai sottile. Si può dire che questa zona ora lascia emergere verso l´esterno i propri detriti con più facilità e questo sembra il tema di "Static transmission".
Brani meno immediati, più ballate, ma chitarre e suoni sempre tesi, anche quando avanzano col contagiri. L´impatto non è così corposo e diretto come col doppio "Here comes the miracle", ma l´impressione è quella di una profonda inquietudine: lo dice già la ballata iniziale, “What comes after”, soffice, ma non leggera, anzi crudele e spietata nel suo descrivere scenari che non si dimenticano.
Logico allora che il disco sia una continua alternanza tra questa calma apparente e brani rumorosi, distorti nella loro sonicità. A ben vedere, questa è una cifra che Wynn ha già fatto sua in passato, costruendo ballate asciutte e rock´n´roll acidi: curioso come anche questo disco sia stato registrato a Tucson, in Arizona, e come i brani più tirati siano quelli "ambientati" in California ("California style", "Hollywood").
L’atmosfera comunque non cambia, semmai variano toni e volumi: di fondo una ballata con tanto di violino e violoncello come "Maybe Tomorrow" ha lo stesso cupo effetto delle chitarre arruginite e distorte di "Candy Machine". Ciò non vuol dire che non ci sia speranza, ma un´estrema consapevolezza, la stessa che permette a Wynn di giocare con esperienza e di prosciugare le sue chitarre fino a portarle dalle parti dei REM di "Monster" ("One Less Shining Star") o di sfruttare le tastiere di Chris Cacavas e l´armonica di Craig Schumacher, ormai entrambi suoi collaboratori fissi.
Un brano come "Amphetamine" meriterebbe poi nuove inutili definzioni, magari "western acid blues", che lasciano il tempo che trovano di fronte a tanta veemenza: un’energia che potrebbe portare al cortocircuito da un momento all´altro oppure durare fino all’ineluttabile momento in cui tutto tornerà a nutrire il suolo, come recita "Fond Farewell", una ballata che chiude l´album in dissolvenza, come altrimenti non si poteva.
Discografia:
Kerosene Man Rhino 1990
Dazzling Display Rhino 1992
Take Your Flunky & Dangle Innerstate Records 1993
Fluorescent Brake Out / Mute Records 1994
Melting In The Dark Zero hour 1996
Sweetness And Light Zero Hour 1997
The Suitcase Sessions Return To Sender 1998
Take Your Flunky And Dangle Innerstate Records 1998
My Midnight Blue Rose / Zero hour 1999
The Emusic Singles Collection Blue Rose 2001
Here comes the miracle Blue Rose / Innerstate Records 2001
Live at Big Mama Mucchio Extra 2002
Static transmission Blue Rose 2003 |
| TRACK
LIST: |
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| > What comes after |
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| > Candy machine |
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| > The ambassador of soul |
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| > Keep it clean |
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| > Amphetamine |
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| > California style |
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| > One less shining star |
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| > Maybe tomorrow |
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| > Hollywood |
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| > Charcoal sunset |
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| > Fond farewell |
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