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MIRASPINOSA Duel

MIRASPINOSA

Duel

MRS / Audioglobe 2000
Miraspinosa:
Filippo D’Este - elettronica
Mirka Valente - voce

Articolo di: Andrea Salvi  Del 18/11/2001
"Gli angeli sanno, che troppi tipi pratici mangiano il pane, grazie al sudore della fronte dei sognatori".

Basterebbe la citazione di Gibran, riportata emblematicamente all’interno del booklet del cd in questione, a sintetizzare lo spirito che muove le gesta di questo duo veneto. A completare il quadro un’apocalittica ed inquietante immagine del gruppo, interrogativo aperto rivolto alle nostre coscienze: potrete a questo disco rimanere indifferenti?


Me lo sono anch’io più volte domandato, come rimanere indifferente?
Già nel 1997 il multiforme e discusso album di debutto “Aghàr piàr milegha”, pubblicato per il CPI, mi aveva colpito. Ancor più i loro concerti, illuminanti e preziose occasioni durante i quali il duello fra trame sonore sintetiche e suggestioni di una voce che può osare veniva spinto al punto da commuovere. In quegli anni i Miraspinosa suonano parecchio, per tutta la penisola, in diversi assetti: voce+campionatore, voce+elettronica+basso, voce+piano+violoncello… giungendo ad esibirsi come gruppo spalla nel mini tour di Sinead O’Connor, invidiabile e meritato tributo a tanti sacrifici patiti.


Il mondo che gira intorno al Consorzio non è così rose e fiori come sembrerebbe, tant’è che il gruppo troppo presto decide di uscirne, per poter agire in maggior autonomia e libertà.
Il rischio dell’isolamento è forte, al punto che Filippo D’Este e Mirka Valente per due lunghi anni decidono di chiudersi in studio per comporre, suonare e registrare in completa solitudine quello che, non a caso, prenderà il nome di Duel.


Duello tra razionalità e passione, sonorità artificiali e reminiscenze etniche, frutto della ricerca innanzitutto interiore di un equilibrio tra le possibilità umane e quelle offerte dalla tecnologia, Duel è un lavoro curatissimo e sorprendentemente attuale. In ogni sua traccia traspaiono queste due anime, sintetizzate fin nella struttura dell’album, costruito come un ideale percorso in due parti distinte, separate da un incantevole brano strumentale, in cui si giunge alla redenzione solo attraverso l’interiorizzazione dell’inquietudine. Atmosfere arcane, testi che sospendono nichilisti interrogativi esistenziali “…ma non puoi capire ciò che non senti, non puoi comandare ciò che non comprendi…”, anime in attesa di certezze sospese “…perché il tempo tormenta chi non dimentica”. In questo disco dei Miraspinosa è chiaramente manifesta la Meta difficile a cui tanto anelare: un luogo etereo dove finalmente è possibile “vagare senza una meta, né dimensione”. Ne sono una prova il pathos di “Mantras” e l’inarrestabile crescendo di “Waves”, un brano quest’ultimo che certamente non sfigurerebbe in un album dei Lamb. In queste due vicine tracce, apice dell’intero album, il superbo lavoro sugli arrangiamenti rappresenta la sintesi perfetta delle capacità del duo; una così raffinata pulizia stilistica tanto rara da trovare ultimamente nell’incolore panorama musicale italiano.


Penso immediatamente ad artisti stranieri abituati a rapportarsi con ben altri contesti, alla voce di Bjork, per esempio. Cerco di immaginare quanto sarebbero disposti ad investire i tipi della 4AD su un gruppo come i Miraspinosa se solamente potessero ascoltare questo disco…


L’idea che poco fa mi stuzzicava si materializza ora in tutta la sua evidenza: forse l’Italia ai Miraspinosa va troppo stretta. Per dirla per esteso -la disputa è antica-, siamo troppo legati a modelli di derivazione estera da poter accettare il fatto che un gruppo di casa nostra possa emozionare e stupire ben più di altri blasonati nomi, su tutti Portishead e Massive Attack.


Senza timore di smentita definisco Duel uno dei migliori album dello scorso anno; l’augurio che spesso mi ripeto quando un prodotto di tale bellezza proviene da artisti ancora misconosciuti al grande pubblico è che il suo ascolto non debba –non può-, rimanere un privilegio per pochi.
Anche l’elettronica ha un’anima, e a volte anche i sogni possono prendere forma.


E divenire capolavori.



Discografia:

-Aghàr piàr milegha (CPI/Polygram, 1997)

-Duel (MRS/Audioglobe, 2000)

-Waves On The Floor (MRS/Audioglobe, 2001)
TRACK LIST:
> Fallen
>
> Overflow
>
> Peregrinare
>
> Insane
>
> Distanze
>
> A little dream
>
> Va tutto bene
>
> Mantras
>
> Waves
>
> Plenilunio
>
> Buonanotte
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