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MARYBETH  D’AMICO Heaven, hell, sin & redemption

MARYBETH D’AMICO

Heaven, hell, sin & redemption

Fly Music 2008



Articolo di: Massimo Sannella  Del 30/07/2008
Il segno musicale dell’artista americana Marybeth D’Amico – come impresso nel timido Ep d’esordio “Waiting to Fly” del 2006 - sembrava fermarsi sempre al confine tra l’alba e il mezzogiorno, senza mai arrivare a bearsi della luce piena della luna; si portava dietro quella tranquillità malinconica degli spazi aperti e di sensati pensieri disegnati come su carta di riso. Tenerissimi. Si credeva di averla persa per le ramificate country lanes del folk writing, e ritrovarla ora, a due anni di distanza, con il suo primo full length “Heaven, Hell, Sin & Redemption”, è come ritrovare un nuovo raggio di luce maturo, pronto, efficace per ritinteggiare e fortificare quegli evidenti invecchiamenti e cedimenti che man mano – nel panorama folk-country suonato e interpretato dall’altra “metà del cielo” – si fanno avanti, si palesano in tutta la loro osteoporosità.
Prodotto dall’amico Bradley Koop (chitarra elettrica e acustica, basso, armonica), registrato e mixato al Redboot Ranch di Buda, Texas, l’album della D’Amico - accompagnata inoltre da Paul Pearcy batteria, David Webb tastiere, Richard Bowden fiddle e Lloyd Maines al dobro e alla pedal steel guitar – lascia decisamente al palo le timidezze e si incammina tra le grandi arterie del folk country macchiettato di rock mai invasivo, del suono tipico del Middle-West e della lirica arieggiante alla James Taylor, Joan Osbourne, Lucinda Williams, nonché della loquacità di una Alanise Morrisette easy e Carol King.
Ma sebbene la sua fonte d’ispirazione primaria riporti a Patty Griffin, Marybeth produce un suono e una fonetica unica, fatta a mano, di quel grezzo morbido che rivaleggia con la seta; un grande temperamento che spazia nelle ballad free wheeling (“Back on my feet”, “A love story” – con un bel vocalism che ricorda la Chapman – “Save your soul”) e si ferma a descrivere fatti di cronaca reali, tristi e d’impatto - a caso “Ohio” dove viene cantata la storia di un ragazzo recluso da anni nel braccio della morte di un carcere -.
Il resto sono dolcissimi set acustici di rara bellezza, trasparenti nelle scivolate di pedal steel, violini e chitarra acustica, delicate prelibatezze di xilofono (“Oblivion”), di dobro slidato accapponante (“Every week”) fino ad arrivare ad una chicca di violino struggente in “The Journey”, traccia che - oltre a siglare l’album – rilascia un inconfondibile sentore di tenero muschio celtico.
Veramente un gran bel disco questo “Heaven, Hell, Sin & Redemption”, perfettamente disegnato dalla voce di questa musicista d’oltreoceano ma di stanza a Monaco in Germania; dieci tracce che riescono a ribadire l’unicità nuova del songwriting di un’artista originale, assolutamente da scoprire per quello che racconta e per come lo confeziona. Una giovane interprete folk-rock che pur essendo al suo primo start discografico, può già benissimo guardarsi alle spalle.
TRACK LIST:
> Back on my feet
>
> A love story
>
> Ohio
>
> Oblivion
>
> Broken dreams
>
> Every week
>
> Save your soul
>
> Nothing without you
>
> Where i lay my baby down
>
> The journey
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