Her Name In Lights è il progetto solista di Mary Wyer, cantautrice australiana che è stata per anni la voce degli Even As We Speak: sono nomi che non dicono molto, che non rientrano nemmeno nella cerchia dei noti ristretta agli appassionati, ma che dimostrano di avere una loro personalità, limpida e ben definita.
Accompagnata soprattutto da Simon Holmes, che oltre a svolgere il ruolo di arrangiatore e polistrumentista, è incaricato anche della produzione, la Wyer offre un pugno di canzoni che fanno della semplicità la loro caratteristica, quasi che fossero una versione acustica e fatta in casa del pop dei fratelli Finn o dei Go-Betweens.
Per quanto suonato con strumenti acustici, “Into the light again” non è un disco che si può ricondurre al New Acoustic Movement o ad altri ipotetiche tendenze: è un lavoro intimo, da affrontare con discrezione, che non lascia alcuna sensazione di novità. Se anche negli ultimi tempi l’Australia sembra essere diventata terra di “nuove” scoperte in fatto di musica, questo non è certo un album da urlo, non è un lavoro che si fa notare: piuttosto chiede di essere ascoltato. E merita di essere ascoltato.
Si tratta di una manciata di pezzi brevi, raccolti attorno alla voce della Myers, a chitarre per lo più acustiche e a qualche altro strumento.
Basta prendere la cover di “Sex bomb” per capire qual è l’approccio adottato e da adottare: quello che era un hit da lanciare in radio come in pista diventa un pezzo sobrio e asciutto su cui il canto si distende calando la melodia in un contesto malinconico.
“Into the light again” nasce infatti da un relazione fallita: come spesso succede, la musica diventa un mezzo per sfuggire alla realtà. La Myers lo fa in modo sottile fino a crearsi un ambiente tutto suo da cui scorgere una piccola luce.
“You know I really loved that boy” e “Car” sono esemplari del suo metodo di lavoro: la prima è un pezzo nostalgico carezzato da una lap-slide che prende vita nel ritornello, mentre la seconda è un esercizio minuzioso in cui piccoli loops e samples sostituiscono le chitarre mantenendone la stessa delicatezza. Entrambi i pezzi hanno per soggetto l’auto della coppia, abbandonata alla fine della relazione, e ribadiscono come la Myers abbia lavorato ispirandosi nello specifico ai particolari oggetti e momenti che hanno segnato lo sfortunato rapporto.
Il disco è disseminato di piccole canzoni ben armonizzate, che a tratti suonano come fossero eseguite dai Belle & Sebastian in una versione meno sviluppata e corale. Pur mancando di qualche variazione sostanziale, un soffio d’aria appena entrato dalla finestra percorre ogni traccia: quanto basta per suggerire una presenza a cui affezionarsi. |
| TRACK
LIST: |
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| > Prelude |
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| > Here she comes |
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| > Dream |
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| > You know i really loved that boy |
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| > Headstrong |
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| > Waiting |
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| > Hey (part 1) |
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| > Wicked girl |
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| > Hey (part 2) |
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| > Car |
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| > Mess |
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| > Sex bomb |
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| > First kiss last kiss |
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| > Against the blue |
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| > Deep water |
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| > She said |
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