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GOLDBLADE Rebel songs

GOLDBLADE

Rebel songs

Captain Oi 2005

Articolo di: Luca Meneghel  Del 05/08/2005
La poetica dei Goldblade, punk band di Manchester (Uk) giunta al quarto album, è riassumibile con le parole che campeggiano sul retro copertina: “Guitars are machine guns! Words are our weapons!”. Per capire quale musica pratichino, e con quale spirito, basta vedere con chi hanno suonato in giro per il mondo (dall’America alla Russia, davanti a 15000 persone che conoscevano il loro singolo “Psycho”, opener del disco, mesi prima dell’uscita ufficiale): Offspring, Stranglers, Still Little Fingers, Damned, Buzzcocks, tutte band più affermate colpite dalla musica e dalla rabbia dei nostri, che hanno ricevuto personalmente i complimenti di Mr Morrisey.

Voce, basso, chitarre e batteria, una line up di cinque elementi che suona bene ed incazzata al punto giusto riportandoci indietro al miglior punk dei mostri Clash, Ramones e Pistols: inni punk e virate verso un rock più melodico, guizzi chitarristici notevoli e canzoni ispirate dalla vita quotidiana (e dalla guerra in Iraq) creano un paesaggio fatto di urla verso il potere costituito, di lamenti e di ribellione proclamata con parole (i loro proiettili) che sanno miscelare sapientemente tanto l’humor inglese quanto la rabbia “hooligan”.

Dodici pezzi per trentasette minuti di disco, canzoni che scivolano via rapide nei canonici tre minuti proclamati dalle bibbie punk: basta “Psycho”, con la sua estrema semplicità che rimanda ai Ramones, a vincere e convincere come sapevano fare “I Believe in Miracles” o “Beat on the Brat”, inni che hanno fatto la storia della musica “contro”. “Rebel Songs” prosegue senza respiro con begli assoli, con la voce di John Robb nata per urlare la rabbia insita nel mondo punk, con la batteria di Rob che scandisce senza tregua il ritmo dell’impeto dei “Goldblade”: “Black Sheep Radical”, “All We Got is Rebel Songs”, “The Decline And Fall of Ancient Rome” piuttosto che “(War) Not In My Name” sono canzoni scritte per conquistare tanto i neofiti punk-boys quanto i veterani che Clash e compagnia li hanno vissuti in presa diretta.

Un disco completo, divertente e allo stesso tempo impegnato, da promuovere su tutta la linea: l’ideale per incazzarci un po’ anche noi o per tornare indietro nel tempo, quando Rotten e Vicious scorrevano sul Tamigi scagliando contro la regina le parole di “God Save The Quuen”.
TRACK LIST:
> Psycho
>
> Black sheep radical
>
> Fighting the dancehall
>
> All we got is rebel songs
>
> Stereo gangsta
>
> Everything is porn
>
> Cops and robbers
>
> The decline and fall of the ancient rome
>
> Out of control
>
> Government lies
>
> (war) not in my name
>
> Sick world
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  Articolo del: 05/08/2005



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