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GIORGIO CONTE Il contestorie

GIORGIO CONTE

Il contestorie

STORIE DI NOTE / SUONIMUSIC 2003



Articolo di: Christian Verzeletti  Del 16/01/2004
Sarà vero che la canzone d’autore continua ad invecchiare, ma lo fa bene, con stile: non perde la voglia di divertire e di divertirsi. E nemmeno smette quell’antico vizio di nascondere il suo essere seria e colta sotto i baffi.

Uno che invecchia insieme a lei, e che di baffi ne ha, è Giorgio Conte. “Il contestorie” è il suo ottavo disco, pieno di storie da “contare”, come si diceva una volta, nel senso di raccontare, per intrattenere.

Da uno della sua età ci si aspetterebbe un album lungo, riflessivo, se non nostalgico, invece il cd dura poco più di mezz’ora. In allegato anche un libercolo di testi, disegni, poesie e un secondo dischetto, che, se solo fosse più giovane, glielo chiamerebbero sperimentale. In tutto nove canzoni, cento pagine e due brani strumentali: troppo? Ma no, perché questo nobile cantautore conosce l’arte dell’intrattenere, meglio di tanti giovani colleghi: ogni brano è uno spasso di leggerezza e profondità, che dura un attimo e non chiede molto.

Basta combinare l’ascolto con la piacevole lettura, come fosse un drink che accompagna una cena con amici, e subito ci si ritrova a ridere e a commuoversi. Oppure tenere il cd separato dal testo e godersi entrambi come portate distinte, che soddisfano l’appetito, senza appesantire lo stomaco.

“Il contestorie” è un disco con tanto gusto: mescola il jazz con la canzone italiana, qualche marcetta con la chanson, che neanche te ne accorgi, se non fosse che l’autore si prende la briga di cantare un paio di pezzi in francese, tanto per mettere un po’ più in mostra il suo sorriso beffardo.

Mai Giorgio Conte era stato così leggero e vivace, così pronto a punzecchiare il mondo e i suoi raggiri: le veline di “Gnè Gnè”, i pornodivi di “Rocco” (Sifredi), la fobia del cibo in “Cannelloni”. Tra un saltello e l’altro, Conte non perde mai l’equilibrio, serve ogni canzone con consumata maestria.

A curare i particolari ci sono Pasquale Minieri e Fausto Mesolella (chitarrista degli Avion Travel) e una band formata da Guglielmo Pagnozzi, Alberto Malnati, Matteo Peo Mazza. Contrabbasso e clarinetto sono i maggiori responsabili di un’eleganza che non è fine a se stessa, ma serve a creare la giusta atmosfera: raffinata e mossa nei pezzi più ironici, accorata quando si tratta di abbassare le luci e far tremare con un soffio.

Conte innesca con le sue canzoni una rara complicità, propria di chi le storie le sa raccontare: anche le esitazioni, le pause della sua voce servono a entrare in un microclima che è riflesso della realtà. E una volta in questo suo mondo, ci si può divertire anche con l’elettronica e il reggae di “Amadie” e “Daindi”, due pezzi che corrono a parte sulle spiagge soleggiate dei Caraibi.

Non male per un vecchietto che “conta storie” …
TRACK LIST:
> Cannelloni
>
> Gné gné
>
> A innamorarsi
>
> Jean loup et la belle claire
>
> L´angiulillo
>
> Com´è bella la luna
>
> Rocco
>
> Vieille chanson
>
> Martin pescatore
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