Non abbiamo dubbi riguardo alla sovrappopolazione di soggetti che tendono a veicolarci la propria idea di musica. Ogni giorno nasce una nuova etichetta a riproporsi di sconvolgere il tranquillo immaginario di noi poveri ascoltatori, e giù con promesse ed ardui paragoni, fino a farci dimenticare che a giochi fatti in fondo a tutto ciò rimane la musica, e che solo ad essa spetta il compito spietato di distinguere i buoni propositi dalla realtà, le illusioni dalla cattiva fede.
Era nell’aria, e il battesimo del fuoco sarebbe giunto prima o poi pure per la Shyrec, label attiva oramai da svariati mesi e attivissima nella ricerca di un primo nome da promuovere dal sottobosco dell’anonimato al fatidico “trampolino di lancio” del primo album.
È con questo stato d’animo che ci accingiamo a tastare il polso agli esordienti Eveline, quartetto bolognese che fin dal primo brano ha il potere di incuriosire, e lasciar trasparire traccia dopo traccia la propria orgogliosa, ma pur mai urlata, diversità.
“Non ti verrà concessa un’altra occasione per ottenere una prima impressione”: gli Eveline paiono aver mandato a memoria questo vecchio adagio, e senza prepotenze o trucchi da illusionista di provincia la band si cala perfettamente nel ruolo di chi deve pur mostrare (e dimostrare) di avere delle buone idee, snocciolando convinti e fluidi lungo tutto l’album una serie notevole di buone idee.
Si scriverà di pop acido, post post rock, ante pop, della crescita qualitativa di una nuova generazione di artisti dalle idee tanto chiare quanto spiazzanti ed inattese. Verità e valutazioni comunque fuori luogo, tanto che mai come ascoltando questo disco ci par superfluo scendere in considerazioni di pretestuosa ordinarietà in fatto di definizioni.
Semplicemente gli Eveline rappresentano il volto rilassato e jazzy di un immaginario sbilenco ed eclettico, che fortunatamente ci ricorda di buon grado che far sfoggio di libertà è già conquistarsi un posto nel cuore di chi apprezza la musica per quello che è: una vibrazione positiva e inattesa.
Scorrendo la tracklist questa libertà diviene certezza, peraltro già ampiamente anticipata dalla strepitosa copertina. Titoli enigmatici e superflui, geniali ma fuori da ogni logica si sovrappongono, tanto quanto le liriche in lingua inglese che ora confidenziali, ora destrutturate si stendono su trame di chitarra e pianoforte (Livewire), ora su interferenze (Jefferson peace yeppy ya ye!!!) da far pensare una indigestione di Tortoise o del David Sylvian di “Blemish”.
La produzione è limpida e poco incline a scelte sofisticate, il tono è perlopiù dimesso e nonostante in fase di produzione sia presente lo zampino dell’ex Miraspinosa e patron dell’etichetta Filippo D’Este, il prodotto finale si trova a rispettare ampiamente la personalità di una band educata e per questo imprevedibile.
Già questa dovrebbe apparire una garanzia, anche se partire tanto alti porta con sé il pericolo di generare delle attese troppo alte da onorare, per le prossime uscite che a questo punto attendiamo con debita curiosità. Tanto per questa band che per Shyrec. |
| TRACK
LIST: |
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| > P.l.d. |
| > Jefferson peace yeppy ya ye!!! |
| > Gilda |
| > Bin laden and the romantic voice of the ocean |
| > Sleepy song |
| > Mr. wyatt in love |
| > 11 years with jennifer hartman |
| > Livewire |
| > Gin.o.lemon |
| > Rosaspina |
| > Lxwaldocwithme&t. |
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