Nella partecipazione degli Afterhours a Sanremo ognuno può vederci quel che vuole: tradimento, rivalsa, rivendicazione sociale e quant’altro. Un gesto sicuramente inaspettato per chi da anni segue la parabola artistica della band milanese, ma che all’origine presenta motivazioni che ci riserviamo di condividere: andare a Sanremo oltre per farsi promozione, anche per dare visibilità ai gruppi contenuti nel disco, e intraprendere anche una serie di eventi grandi e piccoli, in cui coinvolgere anche altri artisti più noti che non sono stati inseriti nel disco per non cannibalizzarlo. Abbandonata l’Universal per tornare sulla strada dell’indipendenza, il primo passo di Agnelli e soci è stato proprio la realizzazione di questa raccolta. Ed è un vero piacere vedere riuniti sotto lo stesso “tetto” nomi della storia passata, presente e futura della scena indie italiana. Ognuno con il suo giusto apporto a un progetto lodevole nell’intento ma difficile sicuramente nella realizzazione. “Il paese è reale” racchiude ciò che di meglio la “piazza” ha da offrire. Infatti, ad accompagnare gli Afterhours che fanno gli onori di casa con la sanremese “Il paese è reale”, troviamo vecchie “guardie” come l’ex Scisma Paolo Benvegnù (“Io e il mio amore”), Cesare Basile (“Le canzoni dei cani”), Marco Parente (“Da un momento all’altro”) e il “guru” brindisino Amerigo Verardi in compagnia di Marco Ancona (“Mano nella mano”). Quest’ultima una ballata psichedelica intima e malinconica notevolmente sopra le righe. Un progetto che passa anche attraverso giovani realtà già affermate come gli Zu (“Maledetto sedicesimo”), i Marta sui Tubi (“Mercoledì”), i Mariposa (“Le cose come stanno”), i torinesi Disco Drive (“The giant”) ed i “pazzoidi” The Zen Circus (“Gente di merda”), ormai padroni del loro idioma. Un paese “reale” il nostro che consta anche di singolari promesse come Beatrice Antolini (“Venetian hautboy”) e il cantautore del “non amore” Dente (“Beato me”), solo per citarne alcune. Una raccolta che mostra l’altra faccia musicale di un paese che si ostina a non guardare oltre le semplici realtà quotidiane, diciannove artisti per dare visibilità a una scena attiva e sempre in perenne ascesa e che trova nel gesto degli Afterhours la speranza, forse, di dare uno scossone a una nazione ancorata a un evento vecchio e stantio. “Io voglio far qualcosa che serva/ Fammi far solo una cosa che serva/ Dir la verità è un atto d´amore/ Fatto per la nostra rabbia che muore” (“Il paese è reale”, Afterhours)
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| TRACK
LIST: |
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| > Il paese e’ reale (afterhours) |
| > Io e il mio amore(paolo benvegnù) |
| > Da un momento all’altro (marco parente) |
| > Beato me (dente) |
| > Le canzoni dei cani (cesare basile) |
| > What you said (a toys orchestra + luca d’alberto) |
| > California (reverendo) |
| > L’uomo dagli occhi di ghiaccio (calibro 35) |
| > Refusenik (il teatro degli orrori) |
| > Tempo e pace (roberto angelini) |
| > Venetian hautboy (beatrice antolini) |
| > Maledetti sedicesimi (zu) |
| > Gente di merda (zen circus) |
| > Che bella carovana (marco locampo) |
| > Le cose come stanno (mariposa) |
| > Catastrophy liar (settlefish) |
| > The giant (disco drive) |
| > Mercoledi (marta sui tubi) |
| > Mano nella mano (amerigo verardi + marco ancona) |
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