Ledi

Ledi

Il video di Cose da difendere in anteprima


29/09/2016 - di Ambrosia J. S. Imbornone
Nel nuovo video del cantautore italo-albanese una casa tra gli alberi, fotografie, cimeli di famiglia, un passato da rispolverare e custodire con i suoi ricordi, i suoi valori e le sue tradizioni, tra sonorità acustiche e inquietudini elettroniche, segno distintivo della delicatezza dell’artista e della cifra contemporanea della sua musica.
Vi presentiamo oggi il nuovo video del cantautore italo-albanese Ledi, dedicato alla title-track Cose da difendere: tratto dall’album pubblicato lo scorso maggio da Artis Records, edito da Cramps Edizioni e distribuito da Edel Italia, il brano fonde sonorità acustiche e arrangiamenti digitali, che comprendono piccoli tocchi che baluginano malinconici e una ritmica che proietta ombre inquiete sullo sfondo del pezzo.

Una casa immersa nel verde, forse in campagna, fotografie d’epoca, vecchi libri: il protagonista del video spazza le foglie secche dal giardino, cerca di riparare una radio e lucida a nuovo posate d’argento e gli oggetti appesi sui muri, probabilmente cimeli di famiglia, muovendosi tra i soffitti decorati, gli spazi naturali che circondano l’abitazione e la camera da letto con le fotografie sul comò. Le cose da difendere sembrano quindi “quelle piccole preziose testimonianze che la vita ci lascia…ogni giorno…”, i ricordi, le tradizioni, la famiglia, quegli oggetti che magari non possiedono sempre un autentico valore economico, ma ne hanno uno affettivo, perché ci rammentano storie che ci precedono e persone a cui vogliamo bene. Ma chi è che si è assunto questo compito di rispolverare il passato, di custodirlo e prendersene cura, consapevole della sua importanza? Emerge chiaramente solo negli ultimi fotogrammi del videoclip, realizzato da Alessandro Davi e prodotto da Teste di Camera.

Cose da difendere, si legge nel comunicato ufficiale, “raccoglie il punto di partenza dal quale leggere tutto il disco”: “nasce dalla consapevolezza di aver concesso, o destinato al buio, troppo spazio, e nella consapevolezza di volerselo riprendere, proprio tutto”. Le cose da difendere sono “le poesie che restano tra le pieghe delle dita, stelle che brillano”, “le cose che accadono e ci attraversano, nel bene e nel male”.

L’album d’esordio di Ledi, classe 1988, contiene nove canzoni, prodotte artisticamente anche da Mattia Cominotto; nel disco possiamo ascoltare “suoni acustici di basso, violoncello, chitarra”, ma anche “fitte trame elettroniche disegnate da Chiara Enrico e che caratterizzano tutto il lavoro”. Nell’approccio il cantautore sembra rifarsi alla scuola genovese, ma anche i colori delle canzoni si riallacciano quasi a una dimensione “marina” (non a caso ben tre canzoni portano il nome di personaggi dell’Odissea); chiude il lavoro l’unica canzone del cd in albanese, Zemra Ime, una chiusura circolare per riattraversare il mare al contrario e tornare alle origini, alle cose da difendere del titolo e del brano d’apertura. Nella musica di Ledi, che attinge al passato, ma guarda al futuro con suoni contemporanei, non scontati, c’è una delicatezza particolare, che emerge nelle sfumature elettroniche dei brani, in alcuni immagini dei versi, nel tenersi lontano da eccessi, nell’intento di custodire un’aura poetica come in una palla di vetro con la neve.



Biografia

Ledi Cafuli, classe ’88, nato a Durazzo in Albania.


Figlio di immigrati che a loro volta sono figli di immigrati…e il cerchio si chiude e gira sempre su se stesso…I suoi nonni sono greci...il nonno paterno è lì che ha vissuto fino all’avvento del regime “fascista” di metà novecento. Cade il comunismo albanese…in viaggio verso l’Italia…Ledi vive a Genova da quando aveva 2 anni. Anni di vita difficile, etichette sociali e forme di razzismo che non smetteremo mai di condannare e a cui non smetteremo mai di assistere. Nonostante sia questo il tempo del futuro e della contaminazione cosmopolita. Difficoltà e lacerazioni nel tessuto familiare che vennero superate grazie al duro lavoro, quotidiano, in un’Italia che lasciava i mondiali con un terzo posto e le contaminazioni americane degli anni ’90.

LEDI è un poeta…a 13 vince il “Premio Guido Rossa”.

Rivoluzioni, crescita, introspezione e analisi. Ingredienti di grande impatto che da quell’adolescenza lo consegnano alla maturità del primo romanzo “La panchina” e delle tre raccolte di poesie “La voce al buio”, “Appunti di volo”, e “La verità del tulipano” (di prossima uscita). LEDI ottiene un riconoscimento speciale al Premio Letterario Città di Verbania, vincitore del concorso “Versi in Volo” ed è così che i suoi scritti sono tutt’ora in pubblicazione in numerose antologie e raccolte di autori contemporanei.

LEDI è cantautore: “Cose da difendere “ è il suo primo lavoro discografico compiuto
un disco che vedrà la luce in primavera, un lavoro pensato come una narrazione univoca ma anche ricca dell’indipendenza che ogni brano esige per se stesso e per gli altri. Una trama testuale in cui ci si prende realmente carico dei vissuti passati e ci si affronta, al di là del bene e del male, per arrivare ad un’identità volutamente apolide, talvolta delicata e feroce insieme, un dolce ossimoro letterario che però puzza di vero…

“Quando ero piccolo mi innamoravo di tutto, correvo dietro ai cani e ascoltavo la radio appena potevo, vi era in me una fame di musica. Inoltre, visto che negli anni 90 c`erano i mangiacassette e le pile costavano, stavo attento ad ascoltare con cura ciò che mi attirava. Penso che l’amore per la canzone sia sbocciato lì. A 17 anni presi la chitarra che avevo in casa e, grazie al libro delle medie della mia sorellina, imparai le posizioni degli accordi. Non sopportavo che mio padre non si offrisse di insegnarmeli, ma, pensandoci bene, considerata la sua poca pazienza, fu meglio così. Ai prima accordi seguì la prima canzone e da quel giorno non mi fermai. Il coraggio di costruire un lavoro compiuto è arrivato nove anni più tardi, ed eccoci qua...”

 

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“PENELOPE” - Official HD”

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