Tenco 2017  41esima Rassegna Della Canzone D’autore

Tenco 2017 41esima Rassegna Della Canzone D’autore

TENCO 2017 41esima Rassegna della Canzone d’Autore


25/10/2017 - di Elena Bertoni
Grande successo per la 41esima edizione dedicata alle Terre di Mare.
Il 19, 20, 21 Ottobre si sono tenute al Teatro Ariston di Sanremo le tre serate dedicate al Premio Tenco, il cui tema quest’anno riguardava le culture musicali nelle Terre di Mare, mare dove si incontrano culture e  lingue diverse, che ispirano poesie e racconti, musiche, dove avvengono tragedie e avvenimenti di infinita bellezza.

Morgan, che aveva chiuso la quarantesima edizione presentando la canzone da lui scritta e dedicata a Luigi Tenco, passa idealmente il testimone ad  un emozionato Giuliano Sangiorgi  che apre la quarantunesima edizione come da tradizione con la magica Lontano Lontano. Accompagnato magistralmente dalla Orchestra Giovanile di Saremo diretta dal Maestro Ottolini, composta da ragazzi giovanissimi, definiti a ragione da Antonio Silva “ il futuro più bello”, Sangiorgi, con la sua particolare voce,  continua il suo tributo a Luigi Tenco con Un giorno dopo l’altro, Mi sono innamorato di te, Vedrai vedrai (“Il brano che mi ha insegnato mio padre” sottolinea il cantante e anima dei Negramaro) in una appassionata versione e conclude la sua esibizione con Lo rusciu de lu mare, brano dedicato al Salento.  Sangiorgi ha cantato i suoi brani con grande trasporto ed emozione, commuovendo buona parte del numerosissimo pubblico ed in particolare Giuseppe e Graziella Tenco, nipote e cognata di Luigi.

La prima serata è quasi interamente dedicata alla consegna delle Targhe Tenco e dopo l’esibizione di Sangiorgi ricevono il Premio per la Migliore Opera Prima, per l’album Creature Selvagge, i bravissimi “Lastanzadigreta” gruppo composto da 5 ragazzi torinesi che utilizzano strumenti non convenzionali tra cui emerge la grande marimba che detta il ritmo,  ragazzi meritevoli , che oltre a comporre canzoni e tenere concerti, si dedicano anche all’insegnamento della musica ad alunni da 0 a 100 anni nella loro scuola.

Canio Loguercio e Alessandro D’Alessandro con “Canti, ballate e ipocondrie d’Ammore” ricevono il premio per il Miglior Album in dialetto e quale dialetto se non il napoletano, la sacra madre lingua delle passioni, meglio incarna il linguaggio e i canti del mare?

Una voce da brividi ed un grande talento sono la caratteristica di Ginevra di Marco che nel 2000 aveva ricevuto il premio per la miglior opera prima  mentre quest’anno riceve la Targa Interprete di canzoni non proprie, affrontando nell’album La rubia canta la Negra  il difficile ma bellissimo repertorio della cantante argentina Mercedes Sosa e le sue canzoni contro  la guerra e contro i soprusi. Il set di Ginevra è sublime e l’interprete con il suo carisma contagia anche il pubblico che canta con lei il ritornello della canzone forse più famosa di Mercedes Sosa, Todo Cambia.

In tanti in un Teatro Ariston strapieno aspettavano Claudio Lolli vincitore della Targa Tecno per il miglior disco in assoluto, Il Grande Freddo, ma purtroppo il grande artista, poeta e scrittore, custode dei sogni della gioventù degli anni 70 non sta bene e non ha potuto ritirare la sua targa che è stata ritirata  dai suoi musicisti Paolo Capodacqua e Danilo Tommasetta.

Il palco viene poi occupato da Brunori Sas, che con La Verità vince la Targa per la miglior canzone. Dario Brunori, applaudito anche da un gran numero di parenti arrivati appositamente dalla Calabria, regala un set molto simpatico ed emozionante,  cui fa seguito un momento di grande pathos grazie a David Riondino che si esibisce in un monologo che prende spunto dalla poesia di Pasolini “Profezia”, nota come “Alì dagli occhi azzurri”, in cui immagina l’arrivo di un gruppo di migranti a Lampedusa dove incontrano Che Guevara.

L’intensità del momento prosegue con la “cantantessa” Carmen Consoli che chiude la serata cantando le sue terre e mari di Sicilia con una esibizione come sempre profonda e densa di significato.  La Consoli termina il set con una frase che resterà impressa nel pubblico per parecchio tempo “dobbiamo innestare i migranti nelle nostre vite come si fa con le piante per farle diventare più forti”.

La  seconda serata del Tenco 2017 regala emozioni forti, riesce con parole e musica a eliminare confini e barriere.  I primi artisti a salire sul palco sono Juan Carlos “Flaco” Biondini lo storico chitarrista di Guccini, che ricorda Roberto Coggiola, e Peppe Voltarelli , cantautore calabrese che “in realtà sogna di essere olandese”, che ci porta in un viaggio nei porti del Nord da Rotterdam ad Amsterdam.

Il grande fadista di Lisbona Camanè, erede di Amalia Rodriguez, è Premio Tenco all’operatore culturale, ha una voce capace di trasmettere le emozioni della sua città e la sua musica dialoga con la malinconia e la nostalgia. Dal Portogallo ricco di fascino e malinconia del fado si cambia genere, con gli spagnoli Dinatatak,  che con la loro musica viaggiano tra Francia, Spagna, Messico e Cile. La loro trascinante esibizione con il leader della band sempre in movimento  e che in un brano si è anche esibito in uno scatenato tip tap, ha entusiasmato il pubblico che anche in questa seconda serata ha riempito l’Ariston.

Nella seconda serata I cambi di palco tra un artista e l’altro vengono occupati da uno strano duo composto da David Riondino ed Enrico Rustici, un medico maremmano, che si misurano in sfide in ottavine, sfide tenute a battesimo anni fa da Francesco Guccini e Roberto Benigni sempre su questo stesso palco.

Ora è il momento di Massimo Priviero che ha appena pubblicato un disco sul tema dell’immigrazione durante vari periodi storici, All’Italia. Il set inizia con Fiume dedicata ai profughi istriani,  prosegue con Grande mare  tratto dall’album Sulla Strada e poi arriva il pugno nello stomaco dato da Bataclan, uno dei brani più belli e commoventi del cantautore veneto, dedicato a Valeria Solesin,  con un testo incredibile, da lacrime, e tutto il pubblico si alza in piedi durante l’ultimo verso per rendere omaggio a Valeria e a tutte le vittime del terrorismo.

Non c’è tempo per elaborare la commozione, arriva un grande interprete della canzone italiana e napoletana, Massimo Ranieri, Premio Tenco come operatore culturale con una motivazione lunghissima, che, accompagnato dall’Orchestra Sinfonica di Sanremo propone alcune canzoni napoletane riarrangiate e rivisitate da Mauro Pagani, presente sul palco al violino, bouzuki, oud e come direttore dell’orchestra. Ranieri è molto emozionato e fa specie vedere un artista così famoso e acclamato ringraziare con grande umiltà  tutte le persone importanti per la sua carriera, e dedicare questo premio ai suoi genitori ed al suo primo maestro di musica quando aveva solo 10 anni, che “non gli faceva pagare la lezione e gli prepara anche un piatto di pasta perché gli vedeva la fame in faccia” . L’emozione passa non appena inizia a cantare, è un grandissimo professionista, può piacere o meno, ma ha una voce e una capacità di tenere il palco che altri “cantanti”  non se la sognano neanche. Ranieri non si è risparmiato, ha presentato i grandi classici di Salvatore Di Giacomo tra cui ‘E ccerase e Marechiare, Spingule Francese ed è uscito anche per un bis.

Anche in questa seconda serata il teatro è praticamente esaurito, così come vedono una grande partecipazione di pubblico anche le iniziative collaterali che ogni anno fanno da cornice alle serate.  Il convegno “Cantautori a scuola” che si è tenuto per tutti i tre giorni al Palafiori, ha visto la partecipazione tra gli altri del Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, del professor Roberto Vecchioni e di Franco Mussida, e tutte le sere alle 18.30 alla Pigna nella ex chiesa di Santa Brigida, sempre per il tema Terre di Mare –Il Tenco alla Pigna, si sono esibiti  anche Alessio Arena con le canzoni napoletane di Gilda Mignonette, un duo irlandese ed uno greco, spettacoli con aperitivi e trippa offerti al pubblico dall’associazione “Pigna Mon Amour”.

Nel 1997 ricevette il Premio Imaie e nel 2017 dalla sua Calabria sospesa tra due mari torna all’Ariston per aprire la terza serata Sergio Cammariere che con L’amore non si spiega vuole rendere omaggio a Sergio Bardotti. Non mancano Tutto quello che un uomo presentata a San Remo nel 2003 e Tempo perduto.

E’ una vera sorpresa Alessio Arena, cantautore napoletano che si è trasferito a Barcellona e canta in 4 lingue. Canta brani della tradizione partenopea ricordando Gilda Mignonette che ha portato la canzone napoletana nel mondo. Tra i suoi brani Alessio ne vuole dedicare uno a Fausto Mesolella, chitarrista degli Avion Travel che avrebbe dovuto accompagnarlo sul palco ma che purtroppo non è più su questa terra.

Bobo Rondelli, che ha scoperto che l’anagramma del suo nome è Bordelli Tornerò, non si smentisce, con il suo fare sornione dichiara «Tutti questi cantautori malinconici vanno a confidarsi con il mare, cercano ispirazione, io vado in spiaggia a vedermi delle belle donne a cui faccio ascoltare le mie canzoni tristi, scritte appositamente per far sì che, intenerite, mi dicano: “fatti abbracciare, appoggiati sui miei seni”. Questa è la vera poesia». Lascia poi parlare la sua musica e regala 5 brani tra cui Cartolina di giornata dal suo album Anime Storte e La marmellata da Per amor del cielo.

Una particolare versione di Amore che vieni amore che vai al sintetizzatore e il loro brano Gli occhi della Luna caratterizzano l’esibizione degli Ex-Otago solido gruppo genovese indie pop con alle spalle una lunga gavetta.

Chi non ha cantato Nina negli anni delle manifestazioni? Scritta nel 1966 è ancora terribilmente attuale ed è il manifesto di Gualtiero Bertelli, il cantastorie di Venezia, che si esibisce prima del gran finale che vede in scena Vinicio Capossela, Premio Tenco 2017 Artista dell’Anno.

Accompagnato solo da strumenti a corda, quindi “un mare di corde, che non sono forse gli strumenti dei marinai?” , Capossela resta sul palco per oltre un’ora dando vita ad una girandola di rebetiko, il genere musicale nato probabilmente dalla fusione di musiche greche e turche, di cui  è uno dei massimi cultori, swing e blues, assieme ai musicisti Victor Herrero, Asso Stefana, Glauco Zuppiroli, Peppe Leone, i greci Manolis Pappos e Dimitris Mistakidis. Legato come Ulisse quando vuole ascoltare il canto delle Sirene, esegue Scivola vai via, accompagnato da Jimmy Villotti alla chitarra swing canta la sirenetta Pryntyl, dedica un tributo al tango eseguendo Cristal accompagnato da Juan Carlos “ Flaco” Biondini, poi Aedo, Morna, il bis Con una Rosa e non poteva mancare l’attualissima Santissima dei Naufragati, una sorta di preghiera laica dedicata ai naufraghi che perdono la vita nel nostro mare che è diventato una delle rotte migratorie più mortali Questa é la ballata di chi si é preso il mare che lapide non abbia, ne ossa sulla sabbia né polvere ritorni, ma bruci sui pennoni nei fuochi sacri, nei fuochi alati della Santissima dei naufragati...”.

Anche la terza serata è terminata, lasciando sentimenti contrastanti di felicità perché si è vissuta una bellissima esperienza e di tristezza perché è già finita. La festa comunque prosegue fino a notte fonda, come da tradizione e come era già successo dopo le altre due serate, al Palafiori con la cena e dove alcuni artisti, liberi dalle ansie del palcoscenico, si lasciano andare a performance scatenate e coinvolgenti, impressionante vedere Sergio Cammariere, così calmo sul palco, scatenarsi al piano con Rondelli in un indemoniato rock, per non parlare di Biondini e Pagani!

E così, preceduta da discussioni, polemiche, dimissioni, la quarantunesima edizione del Premio Tenco 2017, arriva in porto, con grande successo, grande partecipazione di pubblico e di artisti. Antonio Silva, che ha presentato 39 delle 41 edizioni, ringrazia tutti quelli che hanno contributo alla realizzazione dell’evento e da appuntamento all’anno prossimo.

 Si è svolto tutto con molta naturalezza, sono stati tre giorni di suoni ed incontri, grandi emozioni, commozione, scoperte, tutto grazie alla musica, perché “la musica  è il vento per i boschi in fiamme, la musica siamo noi “ (cit. Franco Mussida).

 Foto di Giuseppe Verrini