Duck Baker

Duck Baker

Fingerpicking Guitar Bible


19/08/2016 - di Aldo Pedron
Duck Baker è uno dei più virtuosi, influenti e competenti chitarristi fingerstyle al mondo. Ecco la sua storia
Richard R. Duck Baker IV nasce il 30 Luglio 1949 a Washington D.C. ma cresce a Richmond, Virginia.  Nei primi anni ’70 si sposta a San Francisco ed il suo vasto repertorio lo si può ascoltare soprattutto nei suoi primi dischi incisi per la Kicking Mule di Stefan Grossman con cui collabora per parecchio tempo fianco a fianco, sia su dischi che dal vivo.  Il suo primo album solista s’intitola There’s something for everyone in America registrato nel 1974 e 1975 ma edito nel 1976. In quel periodo Stefan Grossman viveva a Londra e spesso organizzava dei tour dei vari chitarristi sotto contratto con la Kicking Mule in Inghilterra, per necessità e comodità Duck Baker si ritrova dunque nel 1978 a vivere anch’egli a Londra.

I suoi album successivi sempre per la Kicking Mule sono 4 e precisamente: Where you wore a Tulip del 1977, The King of Bongo Bongo (1977), The art of Fingerstyle Jazz Guitar del 1979 e The kid on the mountain del 1980. Incidendo per la Kicking Mule, Duck dimostra di essere già un maestro nel proporre due dischi devoti al jazz, un album esclusivamente per chitarra ed un album di musica scozzese e irlandese, stili e generi che saranno in un certo senso il lait-motiv della sua vita artistica.

Il suo stile, unico, esemplare, altamente tecnico, basilare, fascinoso è una perfetta combinazione di ragtime, blues, country, gospel, old-time music, cajun, bluegrass, musica celtica, ballate jazz, swing, free jazz, New Orleans style (jazz e dintorni), musica scozzese, irlandese, traditional.

Duck si fa distinguere ovunque per la sua spiccata bravura, una enciclopedica conoscenza della musica, la sua metodologia immergendosi da subito nelle scene locali di mezzo mondo dello swing, del jazz, dell’avant-garde jazz, della chitarra fingerstyle.

Una delle sue maggiori influenze è stato il pianista di ragtime Buck Evans.

Unico nel suo stile, Duck suona la chitarra classica ma solitamente anche una flat-top steel string guitar ovvero una chitarra acustica con corde in metallo suonata in un modo molto particolare  perché la sua tecnica nel suonare il fingerstyle prende spunto anche dal flamenco.

Tra i tanti chitarristi acustici che operano nel campo del fingerpicking, una tecnica per suonare gli strumenti a corda usando la punta delle dita, senza plettro, Duck è sicuramente uno dei più bravi ma tra i più atipici.

Innanzitutto forse più di chiunque altro, ha dimostrato di possedere una intelligenza e conoscenza artistica assolutamente non comune. Studioso meticoloso, maniacale, pignolo, passionale e di grande cultura e competenza. Duck si è distinto in primo luogo, per l`ampiezza dei suoi interessi musicali applicati alla chitarra, che lo portano ad esplorare tutta la storia del jazz, dalle origini fino al free contemporaneo; poi, per la particolarità del suo approccio globale, da studioso e appassionato, nei confronti di tutto ciò che riguarda la musica americana, cominciando dalle sue doppie radici africane e anglo-irlandesi; infine, per la sua personale tecnica strumentale, che comprende elementi classici e di chitarra flamenco, resi necessari dall`adozione di uno strumento con le corde di nylon, fatto abbastanza inconsueto nel mondo dei fingerpicker.

Negli anni ’80 l’Inghilterra diventa la sua seconda casa, viene in Europa e ci vive per diversi anni, Italia compresa (principalmente a Torino nel 1982), poi torna a San Francisco nel 1986. Gira il mondo suonando ovunque: Nord America, Europa, Giappone e Australia.  Nel 2004 ritorna in Inghilterra e dal 2009 risiede nel Regno Unito, a Reading, nel Berkshire.

Le sue collaborazioni negli anni ’90 e nel nuovo millennio abbracciano gli stili e le tradizioni, le più svariate.  Suona e incide con Stefan Grossman, Paul Bunyan, Leo Kottke, Derek Bailey, John Zorn, Cyro Baptista, Dakota Dave Hull, il violinista irlandese Keiran Fahy, con la cantante tradizionale Molly Andrews, il trombonista Roswell Rudd, il bassista Mark Dresser, il chitarrista Jamie Findlay, con Woody Mann e Ken Emerson, il violinista Ben Paley e la cantante e flautista Maggie Boyle.

Ha formato numerosi gruppi, un trio di jazz moderno con Alex Ward al clarinetto e il bassista Joe Williamson (trasferitosi a Stoccolma nel 2013) o in alternativa John Edwards. Un trio swing con Alex Ward e il violinista Mike Piggott e un duo con il chitarrista e percussionista italiano Giorgio Buttazzo.

Dal 1975 al 2016, in oltre 40 anni, a suo nome e come solista si contano almeno 40 dischi senza contare le ristampe, é presente e parte attiva in decine e decine di collaborazioni ed ha partecipato ed è presente con i suoi brani in almeno 35 antologie differenti.

Nel 1997 pubblica un suo CD: Spinning song: Duck Baker plays the music of Herbie Nichols, dedicato alla musica di Herbie Nichols, leggendario pianista e compositore in attività soprattutto negli anni ’40 e ’50 che ha inciso anche per la Blue Note e noto per aver scritto Lady sings the blues (celebre nella versione di Billie Holiday) e morto a soli 44 anni per leucemia. Edito nel 1997 per l’etichetta Avant è stato ristampato nel 2002.

Duck suona in due dischi del violinista irlandese Keiran Fahy ed insieme hanno inciso The Fairy Queen nel 1999.

A Londra nel 2005 forma il trio con Maggie Boyle e Ben Paley The Expatriate Game.

Nel 2010 è uscito un CD di Canzoni e balli tradizionali dell’Appennino reggiano interpretato da Woody Mann, Bob Brozman (RI.P.), Duck Baker, Ed Gerhard, Luigi Marimotti e Massimo Gatti. S’intitola Donna Lombarda edito dalla Hope Music. Duck Baker è presente con 4 brani tra cui il traditional che dà il titolo all’opera.

Ha inciso per numerose etichette discografiche: Kicking Mule, Acoustic Music Records, Day Job Records, Shanachie Records, Avant Records, Les Cousins, Mighty Quinn, Arabica, ecc, ecc.

Le sue canzoni sono state registrate da diversi pickers, da numerosi artisti: Stefan Grossman, John Renbourn, Pat Kirtley e Joe Miller per fare qualche esempio.

Stefan Grossman ha detto di lui: Duck Baker is a true genius of the guitar. Gli stessi Leo Kottke, Chet Atkins, Charlie Byrd ed altri ancora hanno espresso giudizi altisonanti su di lui. I suoi arrangiamenti per chitarra hanno influenzato una schiera di nuovi musicisti.

I suoi metodi, spesso pubblicati dalla Mel Bay Publications: The Complete Gospel guitarist del 1997 o Duck Baker’s Fingerstyle Blues Guitar 101 del 2004 (CD più libro), per esempio, sono apprezzatissimi dagli appassionati e da tutti coloro che vogliono imparare i vari metodi e le varie tecniche chitarristiche.

E lui che un giorno, sul finire degli anni ’70, a tavola, chiaccherando del più e del meno e sottolineando la bravura e la musica di certe swing band o western-swing misconosciute ma apprezzabilissime in contrasto con certa musica commerciale e scontata coniò per me il detto Music for Elevator, una colorita ma centratissima espressione che io ricordo con piacere e che spesso uso per definire tutta la musica che non mi piace e che la proporrei soltanto come sottofondo ( che non disturbi e non si senta molto) negli ascensori !

Duck si suddivide in maniera miracolosa tra didattica, concerti, articoli. Tra libri, manuali, dischi da incidere, arrangiamenti, la scoperta di nuovi artisti, note di copertine di album, minuziosi libretti che accompagnano dischi e cofanetti di moltissimi musicisti, spesso misconosciuti previlegiando anche band, orchestre e strumentisti degli anni ‘20, 30, 40 e anche contemporanei.

Imperdibili sono i suoi eventi live, con un vasto repertorio che spazia dalla pura tradizione irlandese e celtica a tematiche di american old-time, a blues e jazz irresistibili. Suona da solo, in duo, in trio, in quartetto, con una band, con svariate formazioni di swing, di jazz, in Europa, in Giappone, negli Stati Uniti e…in Italia è di casa! Un vero maestro.

 

Di recente ha pubblicato 3 nuovi CD, eccoli qui di seguito.

 

DUCK BAKER  -  THE COUNTY SET   (Southern Summer records, USA, 2016)



Si tratta di 25 brani, con molti pezzi originali usciti dalle corde e dalla chitarra di Duck Baker. Misterioso é di Thelonious Monk, Maybelline di Chuck Berry, Blues for Dixie di O.W. Mayo e Let the Mermaids Flirt with me di John Davis e Mississippi John Hurt. Le prime 13 canzoni ribattezzate The County Set, sono del tutto inedite ed incise alla Temple Records a Midlothian vicino ad Edimburgo in Scozia nel 1985 con una formazione a quartetto con Duck Baker alla chitarra, Brian McNeill al violino, Dick Lee al sax alto e clarinetto e Jerry Forde al basso. Le 11 canzoni successive, sotto intitolate You can’t take the Country Out of the Boy sono state invece registrate a Hilldesheim vicino ad Hannover, in Germania nel 1985 e perciò fanno parte di una riedizione di pezzi pubblicati precedentemente dalla Edition College una piccola etichetta discografica di breve durata e registrate da Duck per solo voce e chitarra.

Duck è sicuramente un chitarrista jazz assai ispirato che con il suo repertorio sa brillantemente spaziare percorrendo tutta la storia della musica: dal ragtime al free jazz d’avanguardia passando per i maestri moderni come Thelonious Monk. Sergent Early’s Dream, Duck Baker l’impara da Pat Kilbride chitarrista irlandese ex Battlefield Band e Robinson County dal violinista Frank Ferrell (o  Ferrel) un’ autentica autorità e leggenda nella musica tradizionale nord americana (fiddle music).

The Cure, The Dirtman Cometh e Thursday The 12 th sono essenzialmente dei blues con l’aggiunta di sonorità più moderne. Letter to Davey è un omaggio al chitarrista Davy Graham influente chitarrista fingerstyle britannico deceduto nel 2008 mentre He who waits riflette le influenze dello straordinario pianista Abdullah Ibrahim alias Dollar Brand.

The County Set presenta pezzi decisamente jazz e se Baker’s Dozen é un be-bop, Friday invece va descritto come hard-bop. Silver bells incisa in passato dal re del western-swing Bob Wills and his  Texas Playboys ma anche dal trombonista di New Orleans Jim Robinson. Lefty and me dal piglio old-time jazz è un titolo deciso da David Hughes e ben si adatta alla canzone stessa.  La seconda parte del CD incisa nel 1985 in Germania vede Duck Baker alle prese con una versione di Maybelline, da molti ritenuto il primo brano rock and roll della storia (1955) e che racconta di una gara di hot rod contemporaneamente alla fine di una storia d`amore. Non mancano classici come Make me a pallet e Let the Mermaids flirt with me entrambe dal repertorio del bluesman Mississippi John Hurt. Let the Mermaids flirt with me fu scritta da W.E. Myers che mandò il testo a Mississippi John Hurst alla fine degli anni ’20.  Make me a pallet (on the floor) è uno standard, pubblicato la prima volta nel 1911 e di cui si conoscono decine e decine di versioni tra cui quella di Mississippi John Hurt nel 1928, della Memphis Jug band (anni ’20), Big Bill Broonzy (anni ’30), Jerry Roll Morton (anni ’30), Louis Armstrong nel 1954, Sidney Bechet, Doc Watson, David Bromberg nell’album How Late`ll Ya Play `Til?, Vol. 1: Live nel 1976, ecc, ecc.

Blackberry Blossom e June Apple, Duck Baker le impara invece da Jerrry Ricks, eccellente chitarrista blues di colore americano (1940-2007), quest’ultimo conosceva Mississippi John Hurst negli anni ‘60 così come lo stesso Doc Watson. Midnight on the Water in chiusura del disco è un magnifico traditional, nuovamente pescato dal repertorio di Frank Ferrell, una grande canzone che appartiene al violinista texano Benny Thomason e fu scritta per suo padre e suo zio. Noi la conosciamo anche nella fenomenale versione di David Bromberg Midnight on the water un medley, (Texas Waltz) con A Slop Air e A Slip Jig e dal titolo del suo omonimo e meraviglioso album Midnight on the water edito dalla Columbia records nel 1975.

 

DUCK BAKER  -  OUTSIDE   (Martin Davidson – Emanem, USA, 2016)



Altro prezioso reperto di Duck Baker in queste 18 tracce, squisitamente acustiche e con 6 brani incisi nel suo periodo italiano, tra Torino e Firenze nel 1982 e 1983. 8 canzoni sono incise a Londra nel 1982 prima di venire in Italia ed infine 4 tracce si riferiscono alla collaborazione con Eugene Chadbourne a Calgary in Canada nel 1977.

Mary Mahoney e Things sure must be hoppin’ tonight on Castro street sono gli unici due brani in cui non c’è Duck Baker solo alla chitarra ma in duetto con un altro virtuoso, Eugene Chadbourne.

Nel 1978 Duck Baker si ritrova a lavorare insieme a Eugene Chadbourne e John Zorn così che alcune melodie di questo album sono sicuramente influenzate da quella collaborazione.

Le 5 canzoni segnalate come periodo Torino 1983 sono: Klee in cui si sentono gli effetti del Duck Baker sperimentale che ha conosciuto Eugene Chadbourne qualche anno prima, Like Flies (Requiem for Bobby Fussell) dedicata ad un tizio conosciuto a Richmond in Virginia, morto prematuramente, No Family Planning che probabilmente a quell’epoca aveva un altro titolo ma poi reincisa con nuovi accordi e passaggi, Peace e Torino Improvvisazione, il cui titolo è già di per sé esplicativo. Nel periodo in cui Duck Baker abita nel nostro paese (fine 1982-1983) suona su e giù per l’Italia ed una sera in un club di Firenze incontra un tizio che ha una casa discografica e pubblica dischi di free jazz. Duck collabora con tale Ettore Ciampincio, ma quando registra dei demo in studio e li manda al produttore, l’etichetta non esiste più. Duck non si ricorda più il nome del proprietario di questa minuscola label, nè il nome di essa.

Da notare che non tutti i brani sono composti da Duck, ci soni delle interessanti cover: Peace (qui in una duplice versione sia a Londra nel 1982 che a Torino nel 1983), un brano di Ornette Coleman che nella versione originale del 1959 dura oltre 9 minuti ed è un pezzo di bebop e avant-garde jazz, un motivo di rottura nei confronti dei canoni stilistici jazz. You are my sunshine è una canzone di Jimmie Davis e Charles Mitchell del 1939, composta in occasione delle elezioni del governatore della Louisiana mentre Mary Mahoney e Things sure must be hoppin’ tonight on Castro street sono composte da Eugene Chadbourne

 

DUCK BAKER  TRIO  - DEJA VOUTY   (Fulica records, UK, 2016)



E se i dischi di Duck Baker per solo chitarra o chitarra e voce sono esercizi di virtuosismo, abilità, bravura e armoniose melodie, i CD in trio sono ancora di più accattivanti.  

Deja Vouty è il terzo CD di Duck Baker inciso con questo trio, un terzetto in auge sin dal 2006 ma con una sostituzione, il contrabbassista John Edwards al posto di Joe Williamson che dal 2013 si è trasferito in Svezia, a Stoccolma.

Duck Baker, Alex Ward e John Williamson avevano inciso insieme uno splendido The Waltz Lesson pubblicato nel Maggio del 2009 per l’etichetta Les Cousins mentre il successivo lavoro in trio aveva visto la luce nel 2011.

Ad accompagnare Duck Baker due assi di free jazz e della musica improvvisata europea.  Di John Edwards al contrabbasso ricordiamo anche il CD Jems del Dicembre 2015 in duo con Mark Sanders (batteria e percussioni) ed inciso per l’etichetta Treader di John Coxon. Alex Ward invece lo ricordiamo in un altro disco, sempre su Treader intitolato Clarinet record e registrato proprio con John Coxon, un album pubblicato nel Dicembre 2015 di musica sperimentale, elettronica e improvvisazione.

Duck Baker non è nuovo ad esperimenti e composizioni per chitarra e clarinetto un po’ come in passato avevano fatto Jimmy Giuffre e Jim Hall assieme o il Jimmy Giuffre trio.

Alex Ward è conosciuto nei circuiti e negli ambienti di musica improvvisata ad Oxford e a Londra complice il suo lavoro per il chitarrista Derek Bailey e la sua Company (un gruppo aperto di libera improvvisazione) e il suo CD  N.E.W. MOTION del 2014 ( acronimo delle lettere iniziali dei cognomi di Steve Noble alla batteria, John Edwards al contrabbasso e Alex Ward alla chitarra elettrica).

Deja Vouty è composto da 11 nuovi brani, inediti anche se alcune canzoni risalgono al periodo 2013 e 2014 e incise su commissione per una sorta di bozza da intitolare Pareto Sketches.  Il cuore delle incisioni per la Pareto Sketches era stato commissionato da Luigi Maramotti nel 2013 e nel 2014 per la sua etichetta Barcode. Duck aveva già inciso per il progetto Pareto Sketches 6 brani e due pezzi in duo con il chitarrista italiano Michele Calgaro. Gli altri pezzi addirittura sono stati scritti precedentemente nel 2011 e 2012.

Duck Baker inoltre ha recentemente collaborato con altri due ottimi chitarristi di fingerstyle italiani, Davide Mastrangelo e Val Bonetti ed un disco sempre per la Barcode uscirà a fine anno o nei primi mesi del 2017.

Tornando al CD del nostro spettacolare trio, il brano Deja Vouty impiega lo schema armonico di Sweet Giorgia Brown, uno standard jazz scritto nel 1925 da Ben Bernie e da Maceo Pinkard (la musica) e Kenneth Casey (il testo) mentre il termine Vouty proviene da Bulee Slim Guillard (1916-1991) pianista, chitarrista e jazzista americano di colore conosciuto come Mr. Mc Vouty.  

Twelve Gates fa riferimento alla lunghezza della A Section e fa riferimento al blues in 12 misure (twelve bar), tipica struttura metrica della musica blues, articolata appunto su 12 misure.  You’ll have that è una frase hard-bop ripresa da un’altra canzone No room for Squares di Hank Mobley.

Anche The Blues is The Blues is The Blues is evoca una precedenza melodia, When lights are low di Benny Carter. Buddy Bolden’s blues invece è stata scritta dal trombonista di Buddy Bolden, Willy Cornish negli anni intorno al 1890.  Duck Baker ha scritto tutti i brani di questo CD anche se la scrittura è sempre influenzata da grandi jazzisti del passato, nel caso di There’s no time like the past  da Duke Ellington e Billy Strayhorn. William Thomas Billy Strayhorn (1915-1967) è stato un arrangiatore, compositore e pianista statunitense fondamentale, noto soprattutto per la sua trentennale collaborazione col compositore e direttore d`orchestra Duke Ellington, per il quale compose e orchestrò molti dei brani che resero famosa la sua orchestra come per l’appunto Chelsea Bridge, Lush life e Take the "A" Train (brano guida a cui s’ispira Duck Baker in questo CD). In Marking time è Sonny Clark il costante riferimento. 

Un pezzo pazzo (titolo assolutamente in italiano mentre in inglese sarebbe A crazy tune) prende spunto da Un Poco Loco di Bud Powell ma il titolo esce proprio dalla mente di Duck Baker e dopo una conversazione con il grande chitarrista italiano Michele Calgaro la tesi viene maggiormente  avvalorata ed il titolo resta proprio quello ed in italiano perché rende bene l’idea. Un pezzo pazzo è una sorta di 5/4 (cinque quarti), pura improvvisazione, un saggio di autentica sperimentazione, d’avanguardia, di free-jazz ma con dei virtuosismi chitarristici di Duck Baker superlativi.

Deja Vouty è un disco ostico, difficile ma piuttosto eccitante, vintage, moderno ed attuale al tempo stesso a dimostrazione del dinamismo di certo jazz e di come ancora di questi tempi ci si possa ispirare ai grandi compositori del passato, prendere da essi spunti, idee, influenze e comporre nuovi splendidi brani.

 Insolita ma mirabile oggigiorno la combinazione chitarra acustica, contrabbasso e clarinetto. Duck Baker gioca sulle straordinarie tecniche individuali che sono qui al servizio del suono d’insieme e per un trio perfettamente spettacolare.

Come si suol dire, Duck Baker ed il suo trio sono oggi la punta di diamante di una sviluppata free-music, ossia free jazz, musica improvvisata e del cosiddetto movimento cutting-edge jazz (jazz d’avanguardia).