Alessio Lega

Alessio Lega

I testi di Mare nero in anteprima


16/05/2017 - di Ambrosia J. S. Imbornone
In anteprima disegni e appunti di Alessio Lega con tutti i testi del nuovo album "Mare nero", tra inni politici post-moderni e amore, Lecce e Milano, storia e presente. L`ennesima conferma della qualità di una scrittura ispirata, documentata, militante e poetica.
Uscirà il 6 giugno il terzo disco da autore di Alessio Lega, l’ottavo complessivamente della sua carriera, che comprende anche traduzioni, rifacimenti e live; si intitola Mare Nero. Ritratto di un inferno bello mosso e contiene canzoni non incluse negli album precedenti, non ancora completate o riproposte ora in nuove versioni. Vi presentiamo in anteprima i testi del disco con i appunti e disegni dello stesso Alessio.
In questi versi c’è Angelica matta che “si offre nel vuoto di questo futuro”, Angelica che ti “salva la vita”, “fottuto chiarore” e “lampo improvviso di luce imprevista”, oppure il Povero diavolo che gira con “carta e penna” e ti offre “soltanto dolore / un’ansimante furia d’amore” e canta alla gente che parla mentre lui sta “sanguinando”, un cantante, ma anche un attore, un rappresentante di commercio, chiunque abbia capito di “essere dotato solo della capacità di fare promesse, ma non riesce a mantenerle”, come spiega Lega.
Ancora il cantautore salentino-milanese disegna ancora linee e superfici della basilica di Santa Croce di Lecce, la sua “pietra sgretolata” come l’ “anima butterata”, per poi ricordare la morte di Francesco Schifa, Oronzo Zingarelli, Nicola Fatano e di un bambino di appena nove anni il 25/9/1945 davanti al vicino Palazzo dei Celestini, sede della Prefettura, durante una manifestazione di protesta al grido di “pane e lavoro”. Stazione centrale è invece dedicata a Milano, “nemica” e “carica di speranze”, e alle sue stazioni, “altre cattedrali di una Via Crucis operaia”.
In Non sarai più sola si racconta un amore che il protagonista non saprà mai se ha voluto o fuggito, mentre in Maddalena di Valsusa, tra fitti riferimenti storici si canta una terra resistente e prigioniera dei cantieri per la TAV, che “buffoni”, “artisti”, “briganti”, “partigiani” in un climax perfetto non vogliono abbandonare. Porrajmos è dedicata all’olocausto dei rom, a pregiudizi e discriminazioni duri a morire che fanno di un rom un “nemico”, un “colpevole”, un “diverso”. Ambaradan, primo singolo estratto dall’album, ricorda i crimini commessi dagli italiani in Etiopia a colpi di gas all’iprite. La title-track è un brano del 1998, caro al pubblico del cantautore, che finalmente ha trovato una veste sonora definitiva, un inno politico post-moderno, che canta la reazione all’arresto dei pionieri della lotta No-TAV, l’onda di quanti rappresentano “la libertà, ciò che più fa paura, sospesi al centro esatto tra ragione e natura”, un “mare nero” che deposita “dubbi nel ventre d’ogni fede”. In chiusura Petizione per l’affidamento dei figli alle coppie omosessuali, un brano che semina appunto dubbi sulla tanto decantata famiglia tradizionale, quella eterosessuale e “carabiniera”, “adusa ad obbedir tacendo”, con l’auspicio e l’intento di ridipingere “la sacra famiglia / di meno santi un po’ più contenti / per un qualcosa che non ci somigli / che non rispecchi il nostro fallimento”: si tratta di una canzone per “rivendicare amore senza rancore”, precisa Lega.
La scrittura del cantautore in questi pezzi è poetica e ispirata come poche e dimostra una volta in più le qualità di una delle nostre migliori penne. Musicalmente siamo dinnanzi a un album bellissimo, tra suoni ora giocosi, ora intensi, dolorosi, sacrali, con sonorità minimali ed emozionanti, lucide di un pathos essenziale come gocce di rugiada, oppure delicate, zigane oppure ancora fiere, o più lievi e beatlesiane.
Sono incluse nel disco anche due riletture, quella di Hanno ammazzato il Mario in bicicletta di Dario Fo e Fiorenzo Carpi e di Fiore di Gaza di Paolo Pietrangeli, mentre è riproposta in una versione studio la lettera-omaggio a Enzo Baldoni Zolletta.

Ecco i testi!









     

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