Tenco 2010

Tenco 2010

13/12/2010  |  di Andrea Rossi



UN ANNO DIFFICILE
Articolo di Andrea Rossi e Antonio Zedda
35 edizioni di Premio Tenco, la ´Rassegna della Canzone d’Autore´ che ha fatto la storia di questo genere musicale in Italia, a partire dalla prima manifestazione tenutasi nel Luglio 1974.
E 38 anni di Club Tenco di Sanremo, associazione fondata da Amilcare Rambaldi, che fu ideatore anche del (tristemente) più noto Festival di Sanremo.
A pensarci, quasi non ci si crede che il ´Tenco´sia riuscito ad arrivare fino qui, scontrandosi ogni anno con ostacoli e difficoltà finanziarie che rendono sempre più faticosa la sua realizzazione.
Quest’anno, poi, i tagli al budget del Comune generati dalla crisi hanno reso molto incerta l’edizione 2010, o per lo meno la sua permanenza nella Città dei Fiori, finchè a Settembre la situazione non si è sbloccata grazie all’intervento congiunto di Regione, Provincia e di alcuni sponsor privati: il che ha inevitabilmente impattato sull’organizzazione, che in soli due mesi ha dovuto mettere in piedi la rassegna, rinunciando in partenza ad ´uno di quegli eventi esclusivi e monografici che ci piacciono, una produzione originale….Faremo semplicemente una ´Rassegna´che metta in fila nomi vecchi e nuovi, nomi che da tanto avremmo voluto portare e nomi che abbiamo per la prima volta sentito´ (Enrico de Angelis, Responsabile Artistico del Club).
Problemi di finanza pubblica, ma non solo, dato che il rapporto tra Sanremo e il Tenco non è mai stato semplice: nonostante la tre giorni riempia il teatro Ariston di un pubblico ´foresto´ a beneficio del turismo locale, la città è indifferente, ed a volte quasi ostile.
L’aria che tirava quest’anno è quindi ben rappresentata dalle dichiarazioni del Sindaco, che giustificava il taglio dei fondi parlando degli organizzatori della rassegna in questi termini: ´E magari la smetteranno di organizzare festini privati a spese del Comune e a elargire biglietti gratis senza criterio» (Riviera24.it, 28 luglio 2010).
Fotografia eloquente del livello di cultura, sensibilità e attenzione dilagante oggi nel nostro paese.




NIGHT AND DAY
Nonostante tutto, la consueta tre giorni (e relative notti) è comunque riuscita a proporre un programma pieno: inizio verso mezzogiorno con il tipico ´Song Drink´, incontro con i musicisti condotto da Antonio Silva ed Enrico de Angelis, seguito da focaccia e vino, con annessa mostra su copertine discografiche.
A metà pomeriggio, mentre fervono i check sound, partono dibattiti, presentazioni di libri (quest’anno dedicati a Battiato, Ciampi, Bardotti e Rambaldi), film (il riuscito ´Schizzi e Palmizi´ di Wayne Scott dedicato all’edizione 2009) e dischi (due importanti progetti, ´La leva cantautorale degli anni zero´ compilation con 36 giovani cantautori realizzata a due mani da Tenco e MEI, e ´Piero Ciampi, e continuo a cantare´ doppio cd con live dell’artista livornese del 1976 e registrazione di una serata a lui dedicata nel 2008).
In un attimo arriva la sera, il tempo di un aperitivo, e poi via con la musica live, 7-8 set di artisti diversi, inframmezzati dalle facezie di un ´disturbatore´ quale Roberto Freak Antoni, leader degli Skiantos e ´Premio Tenco all’operatore culturale´, e del presentatore storico Antonio Silva.
La notte poi non può non culminare nel dopo Tenco, quando il roof del Teatro Ariston ospita musicisti e invitati vari per una cena informale, condita da improvvisate sessions sul palchetto allestito per l’occasione, tra cui soprattutto si ricorda lo scatenato Peppe Voltarelli con Brunori e l’omaggio a De Andrè dei liguri Zibba, Vittorio De Scalzi e Marco Spiccio.
E il giorno dopo, si ricomincia…





LA PROPOSTA MUSICALE
La Rassegna 2010 ha cercato di guardare la canzone d’autore da diverse prospettive, da quelle più tradizionali a quelle rock oriented, dai contatti col pop (quest’anno particolarmente intensi ed ammiccanti) e con il mondo indie fino al folk, dalle vecchie glorie agli emergenti su sui scommettere.
Senza dimenticare ´quel´ particolare stile ´Club Tenco´ che è ormai quasi un marchio di fabbrica, che, nel bene e nel male, caratterizza la rassegna e a cui l’appassionato (ed anche un po’ pigro) pubblico e la stessa giuria sono affezionati.
E da cui sarebbe un bene, a detta di chi scrive, fare passi in avanti, a partire dal prossimo anno, che stiamo già aspettando con la speranza che si osi qualcosa, che si rischi, che si possa anche sbagliare ma per il coraggio di cercare, dato che questa edizione non è riuscita, e di essa non tutto è apparso comprensibile o condivisibile.
Come per la nazionale di calcio ognuno di noi più o meno esperti ed appassionati ha in mente il proprio Dream Team, il proprio beautiful loser mancante ed irrinunciabile, la propria ricetta salvifica, e ogni difetto segnalato ha le sue buone ragioni.
Però, il Tenco, con i suoi limiti e le sue difficoltà, è ancora prezioso ed irrinunciabile, anche in un’annata come il 2010 in cui l’edizione non è stata memorabile.
E’ importante per la storia straordinaria che rappresenta e che sarebbe un delitto interrompere, per l’indipendenza vera che ha dimostrato nel passato, per la tutela solitaria di un patrimonio culturale non abbastanza riconosciuto, per l’atmosfera abbastanza unica, informale e divertente, che lo caratterizza ed è ancora un piacere frequentare, per il lavoro continuo che continua a fare durante l’anno per lo sviluppo della canzone d’autore e la scoperta di giovani (´Il Tenco ascolta´).
Per il piacere di essere lì, con i propri amici ed i propri sogni, alla ricerca di qualcosa di sé, che ti sa legare anche ad altri.



APPUNTI PERSONALI DI UN VIAGGIO FAMILIARE
Posto che Sanremo è Sanremo e il Tenco è il Tenco, appena arrivi nei paraggi dell’Ariston ti rendi conto che c’è qualcosa di familiare, che ti appartiene. Un punto di riferimento imprescindibile, che potrebbe non avere lo stesso valore per molte persone, ma per te sicuramente si. Ti piace pensare che l’Ariston, per te, forse non solo per te ma per tutti i matti che hanno una visione poetica della canzone d’autore, sia un po’ come il campanile di Marcellinara per il contadino calabrese conosciuto attraverso gli studi di antropologia nel famoso scritto di Ernesto De Martino. Un punto di riferimento importante, una sorta di faro che continua a illuminare il panorama musicale italiano buttatosi un tanto al chilo nella società catodica dei consumi.
Con questa certezza ti inoltri nei meandri dell’Ariston e altre certezze ti si manifestano, scorgi tra il bar, le scale e le tende rosse riferimenti umani coi nomi che iniziano per De: de Angelis, Deregibus (oltre il Tenco curano l’unica cosa nuova: la leva cantautorale degli anni zero). Poi si, Antonio Silva, poi altri nomi senza nome, facce ormai note con cui ti guardi di sottecchi, anno dopo anno.
Ti piace il posto, questo brusio d’autore, questa resistenza da Canzone del maggio.
Al primo piano Paracchini e gli altri dell’´Isola che non c’era´ vendono le stesse bombe cd dell’anno prima, e tu ti trovi come sempre a rovistare sperando di trovarne una che possa squarciarti il cuore e attivare i bulbi piliferi degli avambracci fino a farti provare una buona emozione. Ti senti una frigida che cerca il suo orgasmo, un qualcosa che suoni e canti quelle parole che non trovi più, e rimani sospeso in un limbo a mezz’aria in uno di quegl’incubi riusciti che ti fa svegliare sudato e sconvolto.
Ti piace il clima, ti piace la fauna e le strade che portano li, quest’aria decadente di novembre, il cielo e il sole tiepido e i piccioni, le facce alternative e non televisive, i tuoi amici, le discussioni, le sigarette e il vino.
Però, sei confuso. Malgrado il campanile di Marcellinara e tutti i riferimenti che portano con certezza al Tenco, sei spiazzato. C’è confusione, raffazzonamento, incertezza.
Demenziale il Tenco quest’anno: trionfano gli Skiantos e Freak Antoni. E’ la cifra dei tempi, un po’ anche lo stile del Tenco che non osa e tutte le volte che lo fa (almeno nelle ultime due edizioni) o cade sul classico mainstream o apre (non sempre) al leggero italiano, facendo da anteprima al fratellastro di febbraio.
Dov’è la canzone d’autore italiana? È morta o la stanno uccidendo? Dov’è il nuovo? Perché certi innovatori storici della canzone d’autore al Tenco non ci hanno mai messo piede?
Perché ci si accontenta di ospiti stranieri ´bolliti´ come Paul Brady ?
´No, il Tenco non può essere questo´, mi dice qualcuno.
Certo, non può essere solo questo. Va bene: cosa deve essere che non è ancora? Può essere molte cose insieme, il vecchio e il nuovo, la crescita, il cambio di suono, la melodia e la parola che si rinnova.
Certo, quest’anno anche la rima che si rinnova: abbiamo sentito il rumore/amore dell’improponibile Marco Fabi. Quintessenza poetica studiata a tavolino per mettere insieme i tempi che corrono col classico della canzone di sempre. Complimenti.
Non riesci a capire certe scelte, ti rendi conto che non è facile, che si può sbagliare per fretta, per stanchezza, o per altro. Ti sorprendi a non capire perché il Tenco non capisca che certe cose non sono canzone d’autore. Forse perché ci si porta a presso lo spirito di Tenco non capito? Aleggia un senso di colpa e di espiazione che porta lontano?
Il clima del Tenco e lo spettacolo sono dignitosi, ma pensi che non è finita, non è iniziata ancora la rassegna vera, non possono bastarti gli ospiti che fanno colore, i ´grossi nomi´ che attirano la gente, i soliti festeggiatori di vent’anni, i ricordi di Natalino Otto, i virtuosi rifiutati, quelli cinematografici e teatrali.
Tutti molto bravi, professionali, molto informali e scanzonati i più, mentre tu pensi che arriverà sicuramente qualcuno a graffiarti l’anima con una chitarra di tre accordi piena di parole. E invece no.
Ma il problema è tuo, il campanile di Marcellinara è lì, è lì il Tenco e tutti i suoi fratelli, tu e i tuoi fratelli a contare un anno che vi separa dalla prossima rassegna per provare un orgasmo.
Tu, con la tua Storia di un impiegato, ti aspetti una canzone da combattimento, una nuova Canzone del maggio, e continui a cercarla.
´Voi non avete fermato il vento gli avete fatto perdere tempo/Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti´.


11-12-13 NOVEMBRE 2010: TRE SERATE DI MUSICA (PER CHI VUOLE APPROFONDIRE…)

QUALCHE RECUPERO ILLUSTRE
Le Vecchie Glorie non hanno deluso in termini di performance: sia Renzo Arbore, emozionato per il suo esordio al Tenco a 73 anni e finalmente in versione crooner non gigioneggiante, che Enzo Del Re, classe 1944 e figura radicale della scena musicale e teatrale italiana fin dagli anni ’70, hanno piacevolmente sorpreso e convinto.
Il primo, regalando un sincero e riuscito omaggio ai Maestri della canzone italiana (Tenco, Natalino Otto, Modugno fino al futurista Rodolfo de Angelis), il secondo, per l’impegno politico ed i testi di denuncia che sa ancora proporre con credibilità, accompagnato solo da una sedia di legno.
Il fatto che la proposta più ´altra´ della Rassegna sia stata portata da un 66enne che peraltro propone tenacemente il suo progetto da 40 anni, però, dice tutto….




A TUTTO FOLK
Oltre a Del Re, l’incontro tra folk e canzone d’autore è stato esplorato con buoni risultati da Peppe Voltarelli, Mimmo Epifani e Mirco Menna.
Il primo, maestro di mandolino suonato secondo la tecnica della mandola ´alla barbiere´, accompagnato da un sontuoso Fausto Mesolella alla chitarra, si è mosso lungo coordinate mediterranee più tradizionali, proponendo due brani propri e una cover di ´Vedrai, vedrai´.
Peppe Voltarelli, fondatore ed ex leader del Parto delle Nuvole Pesanti, ha ricevuto commosso la Targa Tenco per il miglior album in dialetto (´Ultima notte a Malà Strana´) ed ha proposto un bel set in trio acustico, convincendo per la sincerità della sua poetica narrativa a base di frontiere, sudore, viaggi e solitudini.
Menna, nato come batterista punk, quindi voce del Parto dopo l’uscita di Voltarelli e fresco autore di un disco interessante (´E l’Italiano ride´) accompagnato dalla Banda D’Avola, ha proposto un sound popolare e sanguigno accompagnato da alcuni fiati della Banda stessa, pagando però a tratti un dazio pesante al nume tutelare De Andrè.




GIOVANI GIA’ VECCHI ?
Meno entusiasmante l’impatto dei nuovi cantautori presentati, che non hanno convinto fino in fondo: dopo che, nelle ultime edizioni, il Tenco era stato in grado di riconoscere tra i primi le potenzialità di nomi emergenti in ambito ´indie´ come Le Luci della Centrale Elettrica, Baustelle e Dente, le scelte di quest’anno sono apparse un po’ deboli.
Il che forse non è tutta responsabilità del Club ma qualche rischio in più si poteva correre, magari guardando al lavoro importante di etichette tipo Trovarobato, esplorando maggiormente il fronte del rock d’autore, o dando una minima visibilità a filoni che aprono la canzone ad altri suoni, ad esempio al mondo dell’elettronica.
Il nome più innovativo era quello di Carlot-ta, ventenne vicina all’esordio discografico, che ha proposto la sua versione in musica di alcuni versi di Emily Dickinson, un brano proprio e ´Padàm Padàm´ di Edith Piaf.
Indubbiamente un talento interessante, caratterizzato da un approccio introspettivo che unisce l’interesse per la letteratura angloamericana e gli chansonniers francesi con la lezione di cantautrici recenti, da Bjork a Tori Amos e Aimee Mann.
Il suo breve set non è stato però del tutto convincente, dato che sul palco dell’Ariston ha mostrato una voce potente accompagnata da un pianismo classicheggiante, ma è risultata forse troppo attenta alla tecnica, essendo fredda e poco comunicativa, forse a causa dell’emozione.




Più tradizionali le proposte di Brunori Sas, simpatico, bravo, già sentito, e di Zibba, che offre un rock stradaiolo, ruspante, flirtando con i suoni black, dal reggae al blues alla Ben Harper, dallo ska alla patchanka stile Carotone: anche in questo caso, piacevole ma…
Il fondo si è infine toccato con tal Marco Fabi, figlio di Claudio, storico produttore, e cugino di Nicolò.
Chi scrive non conosce le sue passate produzioni, ma, per quanto si è potuto ascoltare al Tenco, risultano davvero incomprensibili le ragioni della sua scelta.
Autore di una sorta di indie pop nell’intenzione, perché di fatto poi allungato nel brodo della canzone banalotta e ruffiana, Fabi ha creato irritazione in parte del pubblico, sembrando artista più in sintonia con l’altro Festival di Sanremo.
La Targa per la migliore Opera Prima è infine andata a Piero Sidoti, 40enne giunto tardi al primo disco, autore di un set efficace e tra i migliori della rassegna, e di un disco riuscito ma non particolarmente coraggioso, in quanto allineato al tipico suono mainstream stile Club Tenco.




MOLTO GUEST E POCO STAR
Gli ospiti stranieri sono stati un punto debole della Rassegna, certamente causa problemi di budget e dati i tempi ristretti per l’organizzazione, ma il rapporto con l’estero è una delle aree principali su cui lavorare per un rafforzamento ed un rilancio della Rassegna, dato che nel passato l’open mind del Club aveva portato ad ospitare anche nomi affascinanti per il lavoro laterale svolto sulla forma canzone, quali Arto Lindsay, Peter Hammill, Sainkho, Nick Cave, gli Ekova e molti, molti altri.
Il ´Premio Tenco al Cantautore´ è andato all’irlandese Paul Brady, il cui recente ´Hooba Dooba´ è un lavoro pessimo, che tenta, senza riuscirci, di ammiccare alle grandi platee pop.
Questa deriva, peraltro, Brady la persegue con determinazione da diversi anni, nonostante il suo indubbio contributo storico al folk revival irlandese negli anni passati, a partire dall’esperienza con i Planxty.
Una manciata di brani alla chitarra, approccio ´piacione´, una gran bella voce e poco altro da ricordare.
Più solida la presenza di Amancio Prada, artista spagnolo che mette in musica i poeti iberici e soprattutto galiziani, meritato ´Premio all’Operatore Culturale´.




TROPPO POP
Il rapporto tra canzone d’autore ed il pop, quello di classe e sofisticato, ovvero l’arte del difficile equilibrio tra il Tenco ed il Festival di Sanremo, è stato efficacemente risolto nell’edizione 2010 a favore di quest’ultimo, con una forte presenza di nomi ´di peso´ che hanno garantito uno spettacolo all’altezza.
Buona esibizione di Samuele Bersani e del suo gruppo (´Lo scrutatore non votante´, ´Replay´, ´Cattiva´) , premio a Carmen Consoli, prima donna a ricevere la Targa Tenco (per l’album ´Elettra´), ed Avion Travel per il disco dedicato a Nino Rota.
Il loro chitarrista, Fausto Mesolella, meritato premio ´I suoni della canzone´, ha spopolato nelle prime due serate, prima condividendo il palco sia con Epifani sia con Nada, poi suonando in duo con un tastierista e regalando uno dei migliori set della rassegna, con una versione per chitarra classica di ´Immigrants´ di Nino Rota.
Ottima l’esibizione degli Avion Travel, autori di versioni commoventi di ´Ai giochi addio´, scritta da Elsa Morante, e di ´Se veramente Dio esisti´, che da sola valeva la rassegna.
Una rassegna a piacere, ma non il Tenco.




MENO MALE CHE C’E’ IL ROCK
La via rock alla canzone d’autore ha visto alternarsi sul palco stili molto diversi, e nella varietà delle proposte si è confermata uno dei filoni più in salute ed interessanti, a partire dalla bella esibizione di Nada, a ben vedere una delle prime chanteuse rock nazionali, che ha entusiasmato sia in versione esecutrice Ciampiana (´Come faceva freddo´, ´Sul porto di Livorno´) sia come autrice (´Luna in piena´, ´Ti stringerò´).
Buono il set degli Amor Fou di Alessandro Raina (ex voce dei Giardini di Mirò) che, a parte qualche influenza di troppo al sapore di Baustelle, sono piaciuti per l’approccio diretto, secco, preciso, basato su brani tratti dal disco ´I Moralisti´: ´De Pedis´, ´Filemone e Bauci´ e ´Le promesse´.
L’invito al Tenco di gianCarlo Onorato è stato definito ´forse un po’ tardivo´ dal presentatore Antonio Silva: l’eclettico artista monzese (musicista, scrittore e pittore), già leader della band new wave Underground Life negli anni ’80 ed autore di una carriera solista importante ma troppo poco nota, ha presentato brani dal suo recentissimo ´Sangue Bianco´.
Autore atipico ed isolato, Onorato ha avvolto il pubblico con canzoni ibridate di radici new wave e rock, con atmosfere sensuali ed oscure, declinate da suoni potenti e dall’interessante uso della voce corista.
Il finale della Rassegna è stato affidato agli Skiantos: al grido di ´facciamo schifo ma abbiamo l’esclusiva´, in un tripudio di pubblico, Freak Antoni ed i suoi hanno sparato alcuni dei loro ´numerosi insuccessi´ tra cui ´Sono un ribelle mamma´ (rieseguita come bis), lo storico manifesto ´Largo all’avanguardia´ (sostenuto da riff di chitarra che cita Lou Reed), ´Tu tremi´, ´Mi piaccion le sbarbine´ e addirittura ´Bella ciao´.






I NUOVI PADRINI
Vinicio Capossela e Morgan, oramai due habituè consolidati.
Il primo si è presentato vestito appositamente da ´Nozze d’oro´, dato che festeggiava il ventennale con il Tenco: la sua prima partecipazione è datata 1990.
Accompagnato da una grande band (Antonio Marangolo, Enrico Lazzarini e Mirco Mariani, più l’annuncato fantasma di Jimmy Villotti, ed un trio d’archi) ha regalato un’esibizione sincera, dedicata a Ranzo Fantini, il manager, recentemente scomparso, che lo ha seguito agli inizi della carriera.
Dopo l’inizio con la atmosfere fumose e notturne, sospese tra jazz e il primo Waits, di ´Stanco e perduto´ e ´All’una e trentacinque circa´, Capossela ha omaggiato Fantini declamando un racconto alla Bukowsky e chiudendo con ´Le sirene´, inedito dal suo prossimo disco.
Altre atmosfere con Morgan, ormai considerato una sorta di ´figliol prodigo´ della rassegna, che si è esibito da solo al piano, proponendo ´La Sera´, brano con cui avrebbe dovuto partecipare al Festival di Sanremo 2010, quindi omaggiando Gaber (´Non insegnate ai bambini´), De Andrè (´Un medico´), Bindi (Amare te´), Tenco (´Hobby´) e Ciampi (´L’Amore è tutto qui´).
Chi scrive considera Morgan assai simpatico e dego di massima stima per l’intelligenza e la profonda cultura musicale, ma –come già nell’esibizione del 2009 con una band- sul palco dell’Ariston il buon Marco Castoldi non convince: associa problemi di intonazione alla tendenza ad esagerare, diventa eccessivo, piroetta sul piano, innesta gratuitamente momenti classici nelle canzoni, pecca di magniloquenza e annoia perché perde di vista la semplicità come chiave di comunicazione diretta col pubblico.






COMUNQUE, GRAZIE LO STESSO
38 anni di stazione in stazione, di porta in porta, 35 anni di fermate d’autore dove sono scesi e saliti illustri personaggi della parola in-cantata.
Il Tenco, quest’anno, è sembrato una valigia di qualcuno che sta per partire, ha fretta, butta dentro gli abiti alla rinfusa, qualche calzino già usato abbastanza e non proprio pulito. Poi, perde il treno lo stesso.
Il prossimo treno del Tenco speriamo porti a bordo quelli che hanno portato nuova aria e una buona emozione alla canzone d’autore, quelli che ci stanno provando, quelli che davvero non puoi ascoltare da nessun’altra parte, quelli che hanno coraggio e follia, quelli che magari non riesci a capire e forse nemmeno ti piacciono, e non solo qualche ´piccolo lord´.
Comunque, grazie lo stesso.


TARGHE TENCO
Album: Carmen Consoli – ´Elettra´
Album in dialetto: Peppe Voltarelli – ´Ultima notte a Malà Strana´
Opera Prima: Piero Sidoti - ´Genteinattesa´
Interprete: Avion Travel – ´Nino Rota l’amico magico´


PREMI
Premio Tenco al cantautore: Paul Brady
Premio Tenco all’operatore culturale: Roberto Freak Antoni
Premio Tenco all’operatore culturale: Amancio Prada
Premio ´I suoni della canzone´: Fausto Mesolella

Tenco 2010



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