2017

2017

Speciale dischi e canzoni del 2017


08/01/2018 - di Ambrosia J. S. Imbornone
Playlist delle canzoni da scoprire e commenti della redattori sui migliori dischi del 2017 secondo Mescalina


Barbara Bottoli

AfterhoursFoto di pura gioia 
Brunori SasA casa tutto bene
CaparezzaPrisoner 709
ColapesceInfedele
Ermal MetaVietato morire 
Foo Fighters
Concrete and gold
Gazebo PenguinsNebbia 
Giacomo Toni
Nafta 
Il grido
Il grido LCD SoundsystemAmerican Dream 
Le luci della centrale elettrica
Terra
Lucio Leoni
Il lupo cattivo 
MaldestroI muri di Berlino 
Mapuche
Il sottosuolo 
Nic CesterSugar Rush 
Niccolò FabiDiventi inventi 1997-2017
NickelbackFeed the machine
Paolo BenvegnùH3+
Pietro BerselliOrfeo l`ha fatto apposta 
Umberto Maria GiardiniFuturo proximo


 Orfeo l`ha fatto apposta di Pietro Berselli è un palcoscenico interiore post rock in chiave cantautorale. Partendo dal mito di Orfeo e Euridice viene stravolto il senso nella lotta tra luce e inferi, realtà e sentimenti, mettendo in risalto la curiosità umana sia come debolezza che come crescita. Berselli esprime il tutto sia musicalmente e con la recitazione in monologhi degni di uno spettacolo che bandisce l`ipocrisia. Orfeo l`ha fatto apposta è uno di quei lavori che coinvolgono già dal primo ascolto, in un crescendo di salite e discese tra i gironi senza mai fermarsi nel Limbo, curato nei particolari e soprattutto nell`interpretazione, ricoprendo gli stati d`animo più taglienti e tormentati. Il lupo cattivo è il terzo album del cantautore romano Lucio Leoni un labirinto di parole nel quale ci si orienta solo col silenzio, a quella fase dimenticata dell`ascolto vero e umano. I diversi generi musicali si fondono con la parola come protagonista, gli aspetti della vita si raccontano velocemente senza il tempo di replicare, senza prima averli compresi; ogni parola ha una propria dignità, un proprio senso che unito alle altre si trasforma in esistenza, nella creazione dello “spossibile” cantautorale. Lucio Leoni stravolge i termini, li usa a suo uso e consumo con una capacità incontrollata, quanto stupefacente alla scoperta de Il lupo cattivo contemporaneo che è in tutti e nessuno. Il sottosuolo di Mapuche rappresenta tutto ciò che si tende a nascondere, e che al contempo affascina perché è l`oscurità amplificata da arrangiamenti minimali che lasciano ogni traccia cruda e di una sincerità spiazzante, capace di dare voce all`inquietudine. Mapuche è spietato, abolisce i luoghi comuni e restituisce vita alla varietà di pensiero, non nasconde nulla, trasformando la fragilità in forza. Il sottosuolo è ogni emozione nascosta, ogni pensiero non espresso, ma provato, che riaffiora nella solitudine e nella capacità di introspezione reale con sé stessi. Un album coraggioso, senza filtri, che prima demolisce e poi restituisce nuova linfa vitale. 

 

Laura Bianchi

Bruce CockburnBone on Bone
Brunori SasA casa tutto bene
CaparezzaPrisoner 709
Carlo FavaIl maestro non c`è
Delta SaintsMonte Vista
Don AntonioDon Antonio
Ed SheeranDivide
Francesco GucciniL’Ostaria delle dame
Kendrick LamarDamn
Little Steven Disciples of SoulSoulfire
LogicEverybody
Lorde, Melodrama
Michael Chapman50
Niccolò FabiDiventi Inventi 1997-2017
Paolo ConteZazzarazàz – Uno spettacolo d’arte varia
Randy NewmanDark Matter
Laura MarlingSemper Femina
Rose CousinsNatural conclusion
The Orphan BrigadeHeart of the Cave
ToscaAppunti musicali dal mondo live
Zachary RichardGombo 

Irrompe nel 2017 l`hip hop, con autori socialmente impegnati come Logic Kendrick Lamar; i testi sono di sicuro impatto, e portano agli ascoltatori giovani, abituati a tematiche autoreferenziali e sentimentali, argomenti scottanti, come le differenze di genere e di etnia, la violenza, la depressione e l`emarginazione. Un brano di Logic, ad esempio, dedicato a una linea telefonica che aiuta persone con tendenze suicide, ha contribuito alla diffusione della conoscenza del servizio. Ma anche la tradizione è stata ampiamente rappresentata e rispettata, con un Bruce Cockburn in stato di grazia, che dà prova di una scrittura equilibrata e di una forza gentile, che sgorga da un tocco chitarristico da maestro e da una voce espressiva e intensa. Menzione a parte per un altro Maestrone italiano, che ci fa respirare l`atmosfera dell`Ostaria delle Dame e fissa per sempre la verve da vero intrattenitore di Francesco Guccini.

Pietro Cozzi

Bruce Cockburn, Bone On Bone Rhiannon Giddens - Freedom Highway
Charlotte Gainsbourg, Rest
Dan Auerbach, Waiting On A Song
DeJohnette, Grenadier, Medeski, Scofield, Hudson
Foo Fighters, Concrete & Gold
Gregg Allman, Southern Blood
Jaco Pastorius, Truth, Liberty & Soul
Jake Xerxes Fussell, What In The Natural World
JD Allen, Radio Flyer
Joe Henry, Thrum
Laura Marling, Semper Femina
Little Steven, Soulfire
Mark Eitzel, Hey Mr. Ferryman
Marty Stuart and His Fabulous Superlatives, Way Out West
Ray Davies, Americana
Roscoe Mitchell, Bells For The South Side
Sam Amidon, The Following Mountain
The Weather Station, The Weather Station
Vijay Iyer Sextet, Far From Over

Varietas delectat, dicevano i latini: meglio diffidare sempre, nell`arte e nella vita, di integralisti, monomaniaci e partigiani di una sola causa. Ecco allora, da questo 2017, tre lavori diversissimi e diversamente imperdibili. Marty Stuart cita nel titolo Sonny Rollins e tira fuori un disco “morriconian-cashiano” che è già un classico. Nel deserto dove ancora “le strade non hanno nome”, Way Out West racconta cose antiche con un`autorevolezza rara e un pathos commovente. Da qui un big-bang spazio temporale ci trasporta negli impasti sonori iper-prodotti e glamour di Charlotte Gainsbourg: Rest è molto fighetto e un po` anni Ottanta, ma è difficile resistergli dopo tre soli ascolti. Un altro elettrochoc sonoro ed eccoci al jazz per il terzo millennio di Vijay Iyer, pianista e compositore, da un paio di decenni l`uomo nuovo della musica afroamericana. Il suo sestetto lavora fuori e dentro le armonie, in bilico fra tradizione e contemporaneità. Iyer è figlio di un immigrato indiano, in linea con la già citata varietà e la fecondità delle commistioni. Alla faccia (anche) di Trump.

 Alfonso Fanizza


BeckColors
BjörkUtopia
Brunori Sas, A casa tutto bene
CaparezzaPrisoner 709
Cigarettes After SexCigarettes After Sex
ColapesceInfedele
Courtney Barnett & Kurt VileLotta Sea Lice
Cristina DonàTregua 1997- 2017 Stelle buone 
EddaGraziosa utopia
GrandaddyLast Place
Il Pan Del DiavoloSupereroi
Le Luci della Centrale ElettricaTerra
Miro SassoliniDel mare la distanza
Paolo BenvegnùH3+
Prophets of RageProphets of Rage
SpartitiServizio d’ordine
St. VincentMasseduction
The Magnetic Fields50 Song Mermoir
The NationalSleep Well Beast
The Suitcase JunketPile Driver

Colors di Beck è l’ennesima dimostrazione di una genialità congenita. Il songwriter californiano sbaraglia di nuovo tutti con un capovolgimento di groove rispetto al precedente lavoro. Colors è un disco solare, magnetico e carico di positività. 50 Song Mermoir dei The Magnetic Fields è un meraviglioso concept album, 50 canzoni per 50 anni di vita del frontman Stephin Merritt. Un disco nel quale immergersi totalmente. Con Graziosa utopia, Edda sembra aver raggiunto una stabilità interiore, dove accompagnato dai suoi demoni prova a raccontarci le piccole contraddizioni della vita, la paura di lasciarsi andare, i rapporti sessuali e la “trascendenza” in un modo che solo lui sa fare.

 



Vittorio Formenti

AA.VV., The Underground Sound of Glasgow (alt rock scozzese)
Arcangelo - Buxtehude, Trio Sonatas Opera 1  (classica)
Baby In Vain, More Than Nothing (XXI sec. New Wave)
Battle Of Santiago, La Migra ( Combat Latin Jazz)
Bill Anschell, Rumbler (Seattle new jazz)
Brokeback, Illinois River Valley Blues (post rock)
Cold Specks, Fool`s Paradise (world)
Denai Moore, We Used To Bloom (soul)
Francois Tusques, Free Jazz
Fred Hersch, Open Book (solo piano jazz)
Gogol Bordello, Seekers and Finders (gypsy punk)
Gordon Grdina Quartet, Inroads (avant jazz)
Han Bennink Trio, Adelante (avant jazz)
Mark André Hamelin - Morton Feldman, For Bunita Marcus (contemporanea)
Mats Gustafsson & Craig Taborn, Ljubljana (impro estrema)
Max De Aloe Baltic Trio, Valo (latin / nordic jazz)
Necks, Unfold (new jazz australiano)
Omar Rodríguez López, Killing Tingled Lifting Retreats (modern jazz)
Pat Martino, Formidable (guitar jazz)
Shardik - Shardik (math rock) 

Omar Rodriguez è stata la sorpresa migliore per la ricchezza dei riferimenti fusi in modo organico in uno stile fresco e di altissimo livello.

Max De Aloe è un altro esempio di integrazione di richiami culturali su base concept; moderno e al tempo stesso fondato su ingredienti classici. Gemma del jazz nazionale.

Arcangelo: la musica classica ha pochissime comparse (per non dire nessuna) sulle nostre pagine. Tuttavia se si vuole tentare un`esperienza fresca e interessante per la nascita del barocco questa è un`occasione eccellente.

Battle of Santiago: sanguigno, teso ma anche ricco ed arriva in fretta.

Shardik: per gli appassionati dei Don Caballero.

Hamelin: Feldman, e in particolare questo lavoro, è elemento irrinunciabile a chi è appassionato o quanto meno interessato alla musica contemporanea

 

Andrea Furlan

Cheap Wine, Dreams (album dell’anno)
Chiara Giacobbe & Chamber Folk Band, Lionheart
Don Antonio, Don Antonio
Fabio Marza Band, Nightmare
Fabrizio Cammarata, Of Shadows
Gabriele Dodero, Stories For A Friend
Gabriele Scaratti, Get Out Of Home
Gov’t Mule, Revolution Come… Revolution Go
Grayson Capps, Scarlett Roses
Gregg Allman, Southern Blood
John Mellencamp, Sad Clowns & Hillbillies
Lara Molino, Fòrte e gendìle
Massimo Priviero, All’Italia
Matt Waldon, Grow Up
Michael Chapman, 50
Paolo Benvegnù, H3+
Robert Finley, Goin’ Platinum
The Dream Syndicate, How Did I Find Myself Here?
The Orphan Brigade, Heart Of The Cave
Tiziano Mazzoni, Ferro e carbone

Venti album per il 2017. Troppi o troppo pochi? Indubbiamente l’anno appena concluso è stato generoso per quantità e qualità dell’offerta, non vi nascondo quindi di essermi trovato in difficoltà nello scremare una lista composta inizialmente da numeri ben più alti. Comunque va bene così, perché fortunatamente di buona musica da scoprire ce n’è tanta, tra vecchi leoni ancora in grado di graffiare e giovani lupi che mordono il freno impazienti. La mia selezione non fa distinzione tra italiani e stranieri, una separazione che certamente non darebbe ragione ai nostri artisti in grado ormai di giocarsela egregiamente ad armi pari e di produrre dischi di respiro internazionale.

Metto al primo posto lo splendido Dreams dei Cheap Wine, lavoro di grande intensità emotiva che corona egregiamente vent’anni di carriera. Il rock preciso, solido, fiero del gruppo pesarese è quanto di più vicino alla mia idea di rock, pensato con la testa e con il cuore, che coniuga riflessione matura e dirompente energia in un mix eccellente di suoni. Su altro fronte sorprendente il folk nostrano di Lara Molino che in Fòrte e gendìle illumina una tradizione ancora viva con brani che sanno di terra e di mare, sudore e fatica, vita vissuta e desiderata, il tutto con la produzione artistica di Michele Gazich (e il suo magico violino), una ragione in più per prestare attenzione a questa brava musicista abruzzese! Sempre in tema di sorprese Goin’ Platinum di Robert Finley mi ha conquistato al primo ascolto: semplicemente il miglior R&B che abbia ascoltato quest’anno! Finley è dotato di una voce soul potente, ha un’energia pazzesca, contagiosa e irresistibile che si sprigiona da ogni nota grazie anche al sound bollente impresso dal gruppo di veterani che lo accompagna. Esplosivo!

Concludo con la mia canzone dell’anno, Song For Adam di Jackson Browne nell’interpretazione appassionata, con la voce rotta dall’emozione, di Gregg Allman, ad ogni ascolto una pugnalata al petto. Gregg se ne è andato portando con sé una grossa fetta del mio cuore e Southern Blood è l’estremo, meraviglioso, saluto di uno degli artisti più rappresentativi della musica rock.

Buon 2018 e soprattutto buona musica!

Maurizio Galli

Cesare Basile, U fujutu su nesci chi fa
Cheap Wine, Dreams
Chiara Giacobbe, Lionheart
Chris Hillman, Bidin` My Time
David Crosby, Sky Trails
Drew Holcomb and The Neighbors, Souvenir
Gabriele Dusi, Startin` point
Gregg Allman, Southern Blood
James Talley, Tryin` Like The Devil (40th anniversary reissue)
John Mellencamp, Sad Clowns & Hillbillies
Massimo Priviero, All`Italia
Mavis Staples, If all was black
Peter Rowan, Texican Badman
Randy Newman, Dark matter
Southside Johnny and the Asbury Jukes, The Fever
Steve Earle & The Dukes, So You Wannabe An Outlaw
The Dream Syndicate, How Did I Find Myself Here?
The Replacements, For Sale: Live at Maxwell`s 1986
The Rolling Stones, On Air
Watermelon Slim, Golden Boy

 Carlotta Garavaglia

È difficile tirare le somme del 2017. È un anno in cui sono usciti tantissimi dischi molto interessanti. Nello specifico questi dodici mesi si sono aperti con, a mio parere, i due album più belli L’amore e la violenza dei Baustelle e A casa tutto bene di Brunori Sas. Sono i due dischi che hanno segnato il mio anno, quelli che ho cantato e ricantato e che ancora non mi stanco mai di ascoltare e ogni volta scopro elementi nuovi. A fargli compagnia nella mia top 4 c’è Concrete and Gold dei Foo Fighters, un album pieno di suoni potenti e di brani bellissimi e Waiting on a Song di Dan Auerbach musicalmente diametralmente opposto a quello di Dave Grohl e compagni ma assolutamente perfetto. Un altro disco degno di nota è Of Shadow di Fabrizio Cammarata, da me recensito alla fine dell’anno per Mescalina, un album davvero poetico. Alla mia lista aggiungerei Apriti cielo di Mannarino, Un giorno nuovo dei Sick Tamburo e Prisoner 709 di Caparezza. Tra gli internazionali mi sono piaciuti entrambi i fratelli Gallagher. Senza abbandonare le loro origini, in solitaria, hanno saputo creare due dischi davvero eccellenti. Quello di Liam, As You Were è 100% brit-pop/Oasis, quello di Noel, con i High Flying Birds, Who Built the Moon? è l’esatto contrario sempre rimanendo nel brit pop ha derive glam/rock ed un pizzico di elettronica. I Queen of the Stone Age con Villains hanno fatto un lavoro molto bello e divertente insieme a Mark Ronson. Aggiungerei alla lista Song of Experience degli U2 e For Crying Out Loud dei Kasabian. A chiudere il mio elenco due raccolte tutte italiane: la poesia di Niccolò Fabi con Diventi Inventi 1997-2007 e il rock degli Afterhours con Foto di pura antologia 1987-2017.

 

Claudio Giuliani

Alex Williams, Better Than Myself
Bob Dylan,
Trouble No More (box deluxe)
Chris Hillman,
Bidin’ My Time
Corter Wall,
Corter Wall
Davide Buffoli,
The Grand Slam
Doc & Merle Watson,
Never Same Way Once – Live At Boarding House
Franco Giordani,
Truòisparìs
Gang,
Calibro 77
Grateful Dead,
Cornell 1977
Guy Davis & Fabrizio Poggi,
Sonny & Brownie’s - Last Train
John Mellencamp,
Sad Clows & Hillibillies
Luca Rovini,
Figure Senza Età
Matt Waldon,
Grow Up
Mavericks,
Brand New Day
Old Crow Medicine Show, 50 Years of Blonde on Blonde
Ryan Adams, Prisoner
Steve Earle,
So You Wannabe An Outlaw
Uncle Bard & Dirty Bastards,
Handmade!
Van Morrison,
Roll With the Punches 
Various Artists,
AMERICAN EPIC the Sessions

Il 2017 è stato un anno discograficamente produttivo, bei dischi, volti nuovi e buone conferme e naturalmente qualche delusione. Compilare una lista resta sempre limitante, ne lasci sempre fuori qualcuno che s’è nascosto lì nell’angolino che poi torna a mostrare la grugno e ti senti trafitto da un “ma come ho fatto a lasciarlo fuori?” oppure se n’è rotolato via infilandosi nel buco della tasca dei pantaloni e ce ne ricorderemo tra qualche mese quando la primavera ci porterà il profumo di un cespuglio di fior d’arancio in fiore. Tra tutti la mia palma va a John Mellencamp; aldilà di una confezione minimale che ha fatto arricciare il naso a taluni, è il mio disco dell’anno, un album ricco di sfumature e contenuti, un disco che ha in sé forza carattere (e una osservazione che sparge sementi che sanno far riflettere, un disco che accartoccia accondiscendenze patinate a cui ogni tanto tutti abbocchiamo) – un pensiero a Tom Petty, la perdita più frustante, so long broth Tom.

Fausto Gori

Bob Dylan, The Bootleg Series Vol. 13: Trouble No More 1979–1981
Broken Social Scene, Hug of Thunder
Claudio Fasoli, Haiku Time
Delbert McClinton, Prick of the Litter
Father John Misty, Pure Comedy
Flavio Giurato, Le promesse del mondo
Grateful Dead, Cornell 5/8/77
Gregg Allman, Southern Blood
Guy Davis & Fabrizio Poggi, Sonny & Brownie`s Last Train
Magnetic Fields, 50 Song Memoir 
Mark Eitzel, Hey Mr Ferryman
Michael Chapman, 50
Mitch Woods, Friends Along the Way
Orchestra Baobab, Tribute to Ndiouga Dieng
Slowdive, Slowdive
Son Volt, Notes of Blue
The Swinging Brothers, Chewing Gum Blues
Tinariwen, Elwan
Van Morrison, Roll With The Punches
Woody Shaw, At Onkel Po`s Carnegie Hall Hamburg 1982

Emarginazione, diritti, libertà. Tre parole importanti, senza confini, che, nell’ abbraccio ideale tra Africa, America e Europa, guidano tre grandi dischi di questo 2017. Tre dischi diversi eppure uniti negli intenti, stretti dalla stessa febbrile mano.

Il continente africano, inscenato dal passo felpato, corposo e magnetico di Elwan, ci ha donato il capolavoro assoluto dei Tinariwen, ovvero il desert-blues sahariano che si evolve e declama al mondo le verità dei loro luoghi, delle loro ambizioni. Quello americano ci ha offerto l’umile e trionfante tributo roots di Guy Davis e Fabrizio Poggi. Sonny & Brownie’s Last Train è un disco blues di commovente ispirazione che ha vissuto le radici in modo davvero autentico, senza alcun compromesso, talmente tanto riuscito da essere nominato ai Grammy Awards.  Infine, l’intensa tensione narrativa, emotiva e cosmopolita di Flavio Giurato con il suo Le promesse del mondo, meriterebbe ben altra visibilità. La sua coraggiosa e solitaria avventura artistica ci regala pezzi capolavoro come Digos e la certezza di avere davanti una tipologia di cantautore assolutamente unico e per certi versi oramai estinto.

 

Ambrosia Jole Silvia Imbornone


Bedouine
, Bedouine
Brunori Sas, A casa tutto bene
Carlo Fava, Il maestro non c`è
Cigarettes After Sex, Cigarettes After Sex
Courtney Barnett & Kurt Vile, Lotta Sea Lice
Fleet Foxes, Cracks-Up
Girlpool, Powerplant
Grandaddy, Last Place
Grizzly Bear, Painted Ruins
Kronos Quartet, Folk Songs
Morrissey, Low in High School
Mount Eerie, A Crow Looked At Me
Paolo Benvegnù, H3+
Perfume Genius, No Shape
Piano Magic, Closure
Roger Waters, Is This The Life We Really Want?
Slowdive, Slowdive
The Black Angels, Death Song
The Magnetic Fields, 50 Song Memoir
The National, Sleep Well Beast

 
Il 2017 è stato probabilmente soprattutto un anno di conferme, ritorni in grande stile, supergruppi, ecc., anche se non sono mancate rivelazioni o semi-consacrazioni, soprattutto di artiste soliste o band al femminile. Tra le novità da segnalare vi è sicuramente il debutto di Azniv Korkejian, in arte Bedouine, nata in Siria da genitori armeni, cresciuta in Arabia Saudita e poi negli States: la sua voce, al contempo sobria e dolente, si muove tra sonorità eleganti anni ’60-‘70 con una classe che appare tutta naturale e mai affettata. Uno dei dischi più attesi dell’anno è stato invece il primo album dei Cigarettes After Sex di Greg Gonzalez: non hanno inventato il dream-pop, ma con la voce sensuale e androgina del suo frontman ce ne hanno regalato una declinazione languida, palpitante di emozioni e fragilità, al contempo dolce e oscura, romantica e sottilmente malinconica. Infine, una menzione speciale anche per un album intimo e drammatico, minimale, sospeso e lancinante, quello che Mount Eerie (Phil Everum) ha dedicato alla scomparsa della moglie, Geneviève Castrée.

 

Francesco Malta

Arca, Arca
Baustelle, L`amore e la Violenza
Björk, Utopia
Brunori Sas, A casa tutto bene
Caparezza, Prisoners 709
Colapesce, Infedele
Diodato, Cosa siamo diventati
Edda, Graziosa utopia
Father John Misty, Pure Comedy
Flaming Lips, Oczy Mlody
Johann Sebastian Punk, Phoney Music Entertainment
Kendrick Lamar, Damn
King Krule, The OOZ
Laura Marling, Semper Femina
LCD Soundsystem, American Dream
Roger Waters, Is This the Life We Really Want?
Sampha, Process
St. Vincent, Masseduction
The War on Drugs, A Deeper Understanding
Umberto Maria Giardini, Futuro Proximo

Semper Femina è il disco della definitiva consacrazione per Laura Marling, il disco che da giovane promessa della musica britannica la trasforma in cantautrice di livello internazionale. Intimo, etereo, fuori dal tempo. Laura Marling si dimostra una delle migliori cantautrici al mondo.

Diodato con Cosa siamo diventati lancia un messaggio al mondo della musica pop italiana. È possibile fare un disco per il grande pubblico senza per forza cadere nei soliti cliché musicali o di argomenti.

Process, il disco di debutto di Sampha, è il manifesto ideologico di un artista che è stato nell`ombra per tanti anni (produttore per Thexx, Drake e altri) e quando decide di metterci la faccia tira fuori un lavoro ispirato, maturo e accompagnato da una voce che può fare ciò che vuole.

 

Arianna Marsico

Baustelle, L`amore e la violenza
Björk, Utopia
Blindur, Blindur 
Bobo Rondelli, Anime storte
Brunori Sas, A casa tutto bene 
Cigarettes After Sex, Cigarettes After Sex
Depeche Mode, Spirit
Edda, Graziosa utopia
Ermal Meta, Vietato morire
Foo Fighters, Concrete and Gold
Gorillaz, Humanz
Joe Victor, Night Mistakes
Management del dolore post-operatorio, Un incubo stupendo 
Mark Lanegan, Gargoyle 
Nada Trio, La posa
Nicole Atkins, Goodnight Rhonda Lee
Paolo Benvegnù, H3+
Pearl Jam, Let`s Play Two
Queens of the Stone Age, Villains
Roberto Dell`Era e Gianluca De Rubertis, Dellera De Rubertis

Fare la classifica dei dischi dell’anno è sempre una cosa difficile. Da questi estrarre i primi tre ancora di più. Ed allora forse la cosa migliore è far prevalere le ragioni affettive, perché in fondo anche i dischi so` pezzi `e core. Ed il primo è A casa tutto bene di Brunori Sas. Perché Dario dimostra che da vezzoso Italian Dandy si può diventare grandi, che senza dimenticare la propria Calabria si può volare ben oltre Milano ed arrivare in Messico (Diego e io) e da lì verso l’infinito ed oltre. Poi c’è Un incubo stupendo del Management del dolore post operatorio per la sincerità straripante e “la gioia di vivere male”, l’orgoglio di non uniformarsi, di tentare sempre e comunque, per la dedica non scritta ma chiara “a quelli che amano la vita disperatamente”. Infine in un 2017 che continua a guardare agli ultimi con fastidio (nella migliore delle ipotesi), Anime storte di Bobo Rondelli, che matura splendidamente in questa sinfonia per chi non ha più nulla. Non resta che sperare che il 2018 sia altrettanto ricco di dischi carichi di bellezza e sincerità.

 

Ricardo Martillos


Beduoine, Bedouine
GospelbeacH, Another Summer Of Love
Grandaddy, Last Place
Godspeed You! Black Emperor, Luciferian Towers
Hurray For The Riff Raff, The Navigator
Julia Holter, In The Same Room
Laura Marling, Semper Femina
Mark Eitzel, Hey Mr.Ferryman
Michael Chapman, 50
Mount Eerie, A Crow Looked at Me
Neil Young, Hitchhiker
The Magnetic Fields, 50 Songs Memoir
The Replacements, For Sale: Live at Maxwell`s 1986
Tim Buckley, Lady Give me Your Key
Tim Buckley - Venice Meeting Call (live)
Tori Amos, Native Invader
UnePassante, Seasonal Beast
Valerie June, The Order of Time
Waxahatchee, Out in The Storm
Werner, Way to the Ice


È stato un 2017 non certo entusiasmante, soprattutto per la drammatica assenza di nuovi gruppi interessanti e innovativi. Le cose migliori vengono quindi dai solisti.
Fra le donne da segnalare l`esplosione della Portoricana Alynda Sagarra aka Hurray For The Riff Raff che col bellissimo The Navigator, suo sesto album, si allinea alle migliori esponenti della categoria e monumentale quello di Stephin Merritt e i suoi Magnetic Fields con ben 50 canzoni ripartite in 5 cd. 50 Songs Memoir appunto, una canzone per ogni anno di vita, geniale no?
Fra i ripescaggi storici Tim Buckley la fa da padrone con un disco di inediti del periodo 1968 chiamato Lady Give Me Your Key e due bellissimi live dell`anno seguente, Greetings from West Hollywood e Venice Meeting Call, incisi in maniera perfetta per di più.

 

Marcello Matranga

Arianna Antinori, Hostaria Cohen
Cheap Wine, Dreams
Chiara Giacobbe & Chamber Folk Band, Lionheart
Chris Hillman, Bidin’ My Time
Claudio Lolli, Il Grande Freddo
Don Antonio, Don Antonio
Ella Fitzgerald,Ella at Zardis
Gang, Calibro ’77
Glen Campbell, Adios
Gospel Book Revisited, Won’t You Keep Me Wild
Gregg Allman, Southern Blood
Magpie Salute, Magpie Salute
Massimo Priviero, All’Italia
Randy Newman, Dark Matter 
Susan Cattaneo, The Hammer & The Heart
The Dream Syndicate, How Did I Find Myself Here?
The Trongone Band, Keys To The House
Tiziano Mazzoni, Ferro e Carbone
Van Morrison, Versatile
Wild Junkers, Twenty Five

 

Ristampe


AA.VV., Woody Guthrie Tribute Box 3 CD Grateful Dead, Cornell 5/8/77 Box 4 LP
Lucio Battisti, Masters 4 CD
Pentagle, Pentagle Box 7 CD
Sonny Clark Trio,  The 1960 Sessions With George Duvivier And Max Roach 2 LP
Wilco, Being There Box 5 CD

 
Un anno caratterizzato da buona musica, in alcuni casi ottima, che ha visto confermare che nel nostro paese esiste una scena musicale di primissimo livello come conferma lo straordinario Dreams dei Cheap Wine, un disco che consacra la definitiva maturazione raggiunta dalla band guidata da Marco e Michele Diamantini. Menzione speciale, per chi scrive, per l’ottimo esordio dei Gospel Book Revisited che abbiamo avuto modo di descrivervi ed intervistare. I Wild Junkers (parte della band attuale di Graziano Romani), sono l’altra sorpresa di quest’anno, anche se il disco risale alla fine del 2016. Per il versante estero la scoperta della Trongone Band rimane uno dei momenti Rock di grande godibilità. band fresca, potente. Se vi piacciono c’è anche un live di difficile reperibilità (purtroppo), che ne disegna bene i contorni. Gregg Allman, Glenn Campbell ci hanno regalato due dischi straordinari, mentre Susan Cattaneo ha fatto, forse, il suo disco migliore di sempre.
 

Aldo Pedron

Arianna Antinori, Hostaria  Cohen
Bob Seger, I Knew You When
Cheap Wine, Dreams
Chris Hillman, Bidin` My Time
Dream Syndicate, How Did I Find Myself Here?
Garland Jeffreys, 14 Steps To Harlem
Gang, Calibro 77
Gregg Allman, Southern Blood
Leon Russell, On A Distant Shore
James Maddock, Insanity Vs Humanity
John Mellencamp, Sad Clowns & Hillbillies
Little Steven, Soulfire
Max De Bernardi, Hurry Up It`s Late
Mitch Woods, Friends Along The Way
Randy Newman, Dark Matter
Samanta Fish, Belle Of The West
Sonny Landreth, Recorded Live In Lafayette - 2 Disc Set - Acoustic & Electric Steve Winwood, Greatest Hits Live
Taj Mahal & Keb Mo`, Tajmo
Van Morrison, Versatile
Zachary Richard, Gombo

L`album dell`anno a parer mio è Garland Jeffreys ed il brano 14 Steps to Harlem.
14 Steps to Harlem (“…daddy went to Harlem to work each day…”) ancora una volta ci consegna un Garland Jeffreys in perfetta forma con testi impegnati sul sociale e toccanti flashback sulla sua famiglia. Liriche taglienti, immediate, colte e davvero emozionanti. Una voce squillante, inarrivabile, fenomenale, capace di cantare praticamente qualsiasi tipo di brano o stile canoro in un lungo viaggio tra rock, poesia, ribellione e discriminazioni razziali. Sonny Landreth ha finalmente inciso dal vivo l`album della sua vita mischiando blues e cajun con grande maestria e suonando la chitarra elettrica e la slide come nessun altro al mondo (Ry Cooder fuori classifica). Brano capolavoro: The U.S.S. Zydecoldsmobile Leon Russell ci consegna forse il suo più bel disco in assoluto ma per ironia della sorte, uscito postumo. Grandi e struggenti ballate e orchestrazioni da brivido. I brani immancabili: l`iniziale On a Distant Shore e On the Waterfront.
Zachary Richard è ancora nel nuovo millennio un grande artista e chansonnier d`eccellenza.
Da pelle d`oca alcune sue ballate e la canzone dedicata ai drammatici e tragici fatti di Parigi a Le Bataclan del 13 novembre 2015. Ascoltatevi: Au bal du Bataclan.

Paolo Ronchetti

Alea Saxophone Quartet, Anima The Music Of Arvo Part - Col Legno
Arto Lindsay, Cuidado Madame – Ponderosa
Bill Frisell & Thomas Morgan, Small Town
Binker & Moses, Journey To The Mountain Of Forever
Bob Dylan, Trouble No More
Brunori Sas, A Casa Tutto Bene
Colin Stetson, All This I Do For Glory
Enrico Merlin - Valerio Scrignoli, Maledetti (Area Music)
Gang, Calibro 77
La FevraVince Vallicelli, Strade Blu
Nada Trio, La Posa
Sam Amidon, The Following Mountain
Sharon Jones E The Dap-Kings, Soul Of A Woman
Shylpa Ray, Door Girl
Sleater-Kinney, Live In Paris
The Unthanks, Diversion Vol.4 The Song And Poems Of Molly Drake
Tinariwen, Elwan
Triple Double, Tomas Fujiwara
Yorkston, Thorne Khan,  Neuk Wight Delhi All Stars
John Zorn: Gyan Riley & Julian Lage, Midsummer Moons
riserva è AA.VV., Sky Music a Tribute To Terje Rypdal Tzadik

Ci tengo a citare tre dischi acquistati alla “vecchia maniera”: in negozio o dopo un live. È il metodo che più amo. Che sia nel mio negozio preferito o in giro per il mondo io entro, guardo, prendo e poi chiedo “Cosa mi consigli” (anche non di nuovo, basta uscire dal solito seminato). E allora arriva una sorpresa come quella di Sam Amidon, che conoscevo per aver partecipato al bel progetto del Kronos Quartet Folk Song. Comprato in Scozia e pieno di chitarre violini percussioni elettronica canzoni dolci e suoni stridenti.

Triple Double acquistato, assieme ad altri bei CD tra una ventina di altri, dopo il bellissimo concerto di Mary Halvorson (chit), Formanek (Bass) e Fujiwara (Dr) al Masada di Milano durante JazzMi.

E poi il capolavoro dell’anno l’Alea Saxophone Quartet che con il miracoloso Anima (ri)leggono Arvo Part come mai è stato possibile e ne catturano la pura essenza come nessuno era stato capace di fare in questi cinquant’anni. Suono e silenzio; cura timbrica e perfezione esecutiva. Il tutto in una alternanza/continuità che lascia senza parole. Anima mi aspettava da Buscemi il 24 dicembre alle 13. Abbandonato, più che sopravvissuto, alle razzie degli acquisti natalizi! Un gioiello assoluto.

 

Giovanni Sottosanti

Chris Hillman, Bidin` My Time
Chris Stapleton, From A Room vol. 1 & 2
Chuck Prophet, Bobby Fuller Died For Your Sins
Colter Wall, Colter Wall
Curtis Harding, Face Your Fear
Drew Holcomb, Souvenir
Greg Allman, Southern Blood
Hurray For The Riff Raff, The Navigator
Jade Jackson, Gilded
Jason Isbell, The Nashville Sound
John Mellencamp, Sad Clow & Hillbillies
John Moreland, Big Bad Luv
Little Steven, Soulfire
Marty Stuart, Way Out West
Nathaniel Rateliff, Live At Red Rocks
Old Crown Medicine Show, 50 Years of Blonde On Blonde
Rodney Crowell, Close Ties
Steve Earle, So You Wanna Be An Outlaw
Tedeschi Trucks Band, Live From The Fox Oakland
The Dream Syndicate, How Did I Find Myself Here

 
La considerazione è che prevalgono i caldi toni del sud, tra Greg Allman, Tedeschi Trucks Band, Jason Isbell, John Moreland, ma anche il west di Drew Holcomb, Chris Stapleton, Colter Wall e Marty Stuart. Grandi sferzate di elettricità dai Dream Syndicate, Chuck Prophet anche lui sulla scia, heartland rock di qualità da John Mellencamp e country rock come Dio comanda da Steve Earle e Rodney Crowell. Torna a girare il Jersey sound con Little Steven e i suoi Disciples of Soul. Nuove voci soul e r&b come Curtis Harding. Grande conferma di Nathaniel Rateliff tra rock, soul bianco e blues. Rivelazioni Jade Jackson e Hurray For The Riff Raff. Colpo di coda di un redivivo Chris Hillman.

 

Federico Sponza

Bob Dylan, Triplicate
Bob Dylan, Trouble No More: The Bootleg Series, Vol. 13
Bruce Cockburn, Bone on Bone
Chiara Giacobbe Chamber Folk Band, Lionheart
Chris Hillman, Bidin’ My Time
Claudio Steri, Ne parlo un po’ con me
Dead Man Winter, Furnace
Don Antonio, Don Antonio
Garland Jeffreys, 14 Steps to Harlem
Gregg Allman, Southern Blood
Jake Xerxes Fussell, What in the Natural World
John Cougar Mellencamp, Sad Clowns and Hillbillies
Little Steven, Soulfire
Marty Stuart & His Fabulous Superlatives, Way Out West
Steve Winwood, Greatest Hits Live
Susan Cattaneo, The Hammer & The Heart
Van Morrison
, Roll with the punches
William The Conqueror, Proud Disturber of the Peace
Woody Guthrie, The Tribute Concerts
Zachary Richard, Gombo

Nella mia lista dei migliori 20 dischi usciti nel 2017 ho inserito Ne parlo un po’ con me, opera prima di Claudio Steri, in quanto è un disco godibilissimo di puro e semplice cantautorato italiano, un po’ acerbo ma che lascia intuire grandi potenzialità. Claudio va sicuramente supportato in quanto sono sicuro che in futuro ci regalerà delle piccole perle.

The Tribute Concerts di Woody Guthrie dovrebbe essere preso ad esempio su come si dovrebbero fare i Box al giorno d’oggi. La Bear Music ha svolto un lavoro meraviglioso ristampando i concerti del 1968 alla Carnegie Hall e del 1970 all’Hollywood Bowl e inserendo due libri a dir poco spettacolari di foto, notizie e articoli.

Per ultimo Bone on Bone di Bruce Cockburn perché lui è tra i migliori cantautori mai esistiti, perché erano 6 anni che aspettavo un suo disco nuovo e perché in questo ci sono dei pezzi meravigliosi come 40 Years In The Wilderness (con Mary Gauthier), The State I’m In e Stab At Matter. Forse il disco per me più bello insieme a quello di Gregg Allman.

 
Giuseppe Verrini

Bruce Cockburn, Bone on Bone
Cat Stevens
, The Laughing Apple
Cheap Wine
, Dreams
Chris Hillman
, Bidin’ My Time
Claudio Lolli
, Il grande freddo
Drew Holcomb
, Souvenirs
Elliott Murphy
, Prodigal Son
Favonio
, Compagno di viaggio
Flavio Giurato
, Le promesse del mondo
Gold Star
, Big Blue
Gregg Allman
, Southern Blood
Jason Isbell & 400 Unit
, The Nashville Sound 
Little Steven
, Soulfire
Massimo Priviero
, All’Italia
Peter Oren
, Anthropocene
Steve Earle,
So You Wanna Be an Outlaw
The Dream Syndicate
, Roll with the Punches
The Orphan Brigade
, The Heart of the Cave
Tiziano Mazzoni
, Ferro e carbone
Tom Russell
, Folk Hotel

 

Il 2017 è stato un altro anno buono per le nuove uscite discografiche e risulta quindi non facile scegliere i venti migliori dischi internazionali e italiani, visto che almeno altrettanti dischi avrebbero meritato di essere presenti in questa classifica. Per quanto riguarda le produzioni internazionali ci sono le grandi conferme  di artisti in costante crescita  come gli Orphan Brigade, Jason IsbellDrew Holcomb, lo splendido disco di addio di Greg Allman, due grandi ritorni con eccellenti lavori, forse i loro migliori, di Chris Hillman e Little Steven, la sorprendente reunion, dopo molti anni dall’ultimo lavoro, dei Dream Syndicate  e il sempre  straordinario livello artistico di artisti di lungo corso come Steve Earle, Tom Russell e Cat Stevens, Bruce Cockburn, Elliott Murphy, e le conferme di nuovi e promettenti  artisti  come Peter Oren e Gold Star

Molto interessante anche il lato italiano con uno straordinario disco di Massimo Priviero, forse il suo migliore, il ritorno di due tra i più validi e coerenti esponenti della canzone d’autore italiana come Flavio Giurato e Claudio Lolli, quest’ultimo Targa Tenco come migliore album dell’anno, lo splendido nuovo lavoro dei Cheap Wine che si conferma la migliore rock band italiana, Tiziano Mazzoni che continua a regalarci, purtroppo solo ogni 5 anni, delle perle discografiche,  e nel 50esimo anniversario della sua scomparsa, il grande tributo a Luigi Tenco, a mio avviso il migliore mai realizzato, dei Favonio, straordinaria band pugliese con splendidi arrangiamenti  e interpretazioni dei più e meno famosi di Luigi Tenco.

Ancora più difficile segnalare le due canzoni dell’anno, ma consiglio due brani, entrambi italiani, che mi hanno molto colpito ed emozionato: Bataclan di Massimo Priviero, dall’album All’Italia, e Quello che conta dei Favonio, un brano del 1962 scritto da Luciano Salce ed Ennio Morricone per il film La cuccagna, dall’album Compagno di viaggio, straordinario tributo a Luigi Tenco. 

 

Gianni Zuretti

Bruce Cockburn, Bone On Bone
Cheap Wine, Dreams
Chris Hillman, Bidin’ My Time
Claudio Lolli, Il grande freddo
Colter Wall, Colter Wall
Don AntonioDon Antonio
Eric Andersen, Mingle With The Universe
Fausto Mesolella, Taxidi
GangCalibro 77
Garland Jeffreys14 Steps To Harlem
Greg Allman, Southern Blood
Jackson BrowneThe Road  East, Live in Japan
Jake Xerxes FussellWhat In The Natural World
Kenny WhiteLong List Of Priors
Massimo Priviero, All’Italia
Max MeazzaLa Californie
Michael Chapman50
Susan CattaneoThe Hammer & The Heart
Tiziano MazzoniFerro e carbone
Zachary RichardGombo
 

Ci eravamo prefissi di scrivere poche righe che dichiarassero il perché di tre dischi indicati eella topo list di ogni collaboratore e la personale scelta ricade su: Don Antonio e Cheap Wine che hanno realizzato due album di alto profilo come pure Fausto Mesolella che con Taxidi ha lasciato un testamento musicale che racchiude tutta l’arte di questo grande interprete della chitarra. Ma non possiamo esimerci dall’indicare come grande sorpresa dell’anno il secondo disco di Jake Xerxes Fussell, autentico ricercatore delle radici che potremmo accostare ad un giovane Ry Cooder e che ci apre grandi aspettative per un futuro luminoso. Va menzionato inoltre l’album doppio di Susan Cattaneo, splendida vocalist e songwriter di Boston, che pubblica l’album migliore della carriera e Garland Jeffreys che con il suo 14 Steps To Harlem concorre per la palma come miglior disco nell’ipotetica classifica di chi scrive ma la lotta sarebbe serrata con Bruce Cockburn (sempre su livelli massimi di carriera), Greg Allman, forse al suo disco solista migliore, l’ispiratissimo Eric Andersen, con liriche di Lord Byron e un Zachary Richard che non finisce di stupire.