One Boy Band

One Boy Band

One Boy Band: il video de Il progetto con intervista


03/05/2017 - di Ambrosia J. S. Imbornone
Folk e rock, cantautorato italiano e songwriter americani sono tra i punti di riferimento di Davide Genco, che abbiamo intervistato a proposito del suo album “33 Giri di boa” e del singolo “Il progetto”, di cui vi presentiamo il lyric video. La canzone, con un arpeggio di chitarra in reverse, raccoglie riflessioni di un momento critico della vita, in cui bisogna capire chi si è veramente e dove si sta andando. E quanto conti l’amore ed essere amati, per proiettarsi nel futuro.
One Boy Band è il nome d’arte dietro cui si cela Davide Genco, che dopo vari progetti, alcuni ancora attivi, ha deciso di cimentarsi come solista, accompagnato da chitarra, loop-station e ukulele. 33 Giri di boa (Discipline) è il suo primo album, che comprende dieci pezzi originali, e una cover dei Joy Division, i “brani più intimi che sentiva di dover presentare da solo, canzoni personali che indagano, con una leggerezza mai frivola, le dicotomie amore/morte e passato/futuro”. Il cantautore siculo-brianzolo si muove tra sonorità folk-rock e suoni che si riallacciano al cantautorato italiano, soprattutto quello con matrice più rock o pop-rock; tra gli strumenti d’altronde prevalgono chitarre elettriche e acustiche, ukulele, mandolino e banjo.
Oggi vi presentiamo il lyric video del singolo Il progetto, probabilmente il brano più immediato del disco, imperniato sulla chitarra acustica e su un mood pensoso, ma che sfocia in fondo in esiti ottimisti: vi sono età e momenti di scelte in cui ti si chiede di “crescere” e cambiare, come se si potesse smettere di essere sé stessi. Ci si ritrova a programmare d’altronde percorsi senza sapere se la meta sia raggiungibile o se i propri sforzi saranno riconosciuti e premiati. Andare avanti può significare allora cercare nuovi significati per la propria vita, riflettendo sull’importanza comunque di farsi amare come modo per proiettarsi nel futuro e in qualche modo eternarsi.
Abbiamo rivolto a Davide alcune domande sul singolo e sul suo disco.

Ne Il progetto, oltre alla chitarra acustica, è parecchio in evidenza anche la ritmica elettronica: com’è nata l’idea di scegliere proprio questo brano?

Fin dalle prime fasi di registrazione l’ho trovato il mio brano più diretto: questa mia percezione è forse dovuta alla progressione armonica molto minimale e a un testo che è un po’ una summa di tutto quello che volevo dire nel disco. Il brano è nato proprio in fase compositiva con una loop station, che ho anche usato spesso per eseguirlo live. Registrandolo ho quindi voluto enfatizzare ancora di più il drone che si sente all’inizio (un arpeggio di chitarra in reverse che è sempre stato l’idea di partenza) inserendo la cassa dritta e ritmiche più articolate, per suggerire l’idea di una corsa continua a tappe cicliche.

Che ci dici del testo di questa canzone?

Penso che i 30 anni siano esistenzialmente una tappa critica per una persona, ma che viene sempre raccontata più per buffi stereotipi (il Peter Pan che non vuole crescere) piuttosto che presa sul serio. Di fatto dopo una vita in cui un intero sistema (familiare, sociale) ti accompagna rigidamente per mano ti ritrovi di colpo buttato in mare aperto senza boa né salvagente. A questo punto devi capire molto in fretta chi vuoi essere e in quale direzione andare, senza al tempo stesso rinnegare tutto ciò che ti ha formato. La canzone parla di questa “tensione” psicologica che mi sono trovato spesso ad affrontare.



Com’è nata l’idea di dedicare una canzone ad Elliott Smith nel tuo album?

Elliott Smith è sempre stato in assoluto uno dei miei cantautori preferiti, anche se personalmente non credo di assomigliargli affatto a livello stilistico (purtroppo, ma del resto come si fa?). Nel 2007 ascoltavo a rotazione una sua raccolta postuma di registrazioni casalinghe chiamata New Moon (in cui è contenuta Half Right, il cui testo è stato ripreso nel mio omaggio) e ricordo che un giorno, mentre stavo guidando, ho trovato si sposasse benissimo con il paesaggio autunnale. Da qui mi è venuta in mente l’idea per il titolo Elliott Smith e l’autunno, che quindi mi portavo dietro da tantissimo tempo. La musica giusta per dedicargli la canzone è venuta invece solo poco prima di registrare 33 giri di boa.

Tra i tuoi punti di riferimento ed artisti preferiti ci sono cantautori folk-rock come Daniel Johnston, Sufjan Stevens e Kurt Vile; nel disco però non mancano brani in cui le chitarre elettriche sono più in evidenza o comunque pezzi che suonano più rock o pop-rock. Quali sono gli ascolti che possono averti influenzato particolarmente per quanto riguarda quest’altra sfaccettatura della tua musica?

Il mio imprinting principale adolescenziale sono stati i Pearl Jam, quindi chiaramente le chitarre elettriche mi piacciono, e molto. Ho anche adorato la produzione dei dischi solisti di J Mascis (Dinosaur Jr), in cui c’è una gustosa combinazione fra le chitarre acustiche che sostengono la struttura del pezzo e delle elettriche “marce” che compaiono saltuariamente, quasi come entrassero e uscissero dalla stanza. Infine, guilty pleasure, citerei 1989 di Ryan Adams, un album in cui il cantautore esegue l’intero disco omonimo di Taylor Swift arrangiandolo (parole sue) come fosse suonato un po’ da Bruce Springsteen e un po’ dagli Smiths. Il risultato mi è piaciuto molto e ho cercato in qualche modo di trasferirlo anche sui miei pezzi.

Ultimo disco italiano e ultimo disco internazionale che ti è piaciuto molto.

Disco italiano La fine dei vent’anni di Motta. Disco internazionale “Blonde” di Frank Ocean.

Di chi ti piacerebbe aprire un concerto?

Se devo sognare, direi Pearl Jam. Se provo a sognare un po’ meno, ma comunque tanto, direi Brunori Sas.

Il tuo singolo in un aggettivo.

Avventuroso.

Il tuo album in un aggettivo.

Circolare.

Biografia
One Boy Band è una one man band classe ’82 composta da un cantautore siculo-brianzolo, una chitarra, una loop-station e un ukulele. Dopo una lunga esperienza come cantante e chitarrista della band alternative rock LaCorte, Davide Genco dà vita al progetto cantautorale One Boy Band con l’intenzione di portare dal vivo le proprie composizioni più acustiche, rigorosamente da solo.
One Boy Band ha un repertorio di brani originali in Italiano, che nei live alterna con alcune cover fra gli altri di Joy Division, Daniel Johnston, The Smiths e Faith No More. In tutti i dischi finora pubblicati ha eseguito in prima persona tutte le parti strumentali, suonando anche mandolino, banjo, basso e tastiere e scrivendo le batterie. Dopo il primo Ep omonimo del 2010, esce con il disco d’esordio, 33 giri di boa, il 17 marzo 2017 per l’etichetta Discipline.

Contatti e link:

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