At Onkel Po`s Carnegie Hall Hamburg 1982<small></small>
Jazz Blues Black − Jazz − Avant- Garde Jazz

Woody Shaw

At Onkel Po`s Carnegie Hall Hamburg 1982

2017 - Jazzline / IRD
02/11/2017 - di
Ci sono grandissimi musicisti a cui la vita non è stata grata, anzi.  Il grande trombettista americano Woody Shaw è uno di questi. Infatti, se per influenza e capacità lo possiamo considerare tra i più innovativi, talentuosi e rappresentativi musicisti jazz degli anni 70-80 e non solo, la sua fama non è mai stata proporzionale alla sua grandezza artistica sempre incorniciata da una perfezione tecnica cristallina (molto vicina a quella di Freddie Hubbard) e da un uso dello strumento assolutamente unico, uno dei pochi in quegli anni ancora in grado di aggiungere qualcosa di veramente personale; sonorità limpide e vitale creatività al servizio di un espressivo e pienamente riconoscibile linguaggio musicale (ed emozionale). Non di meno, verso la fine degli anni ottanta, dopo esser diventato praticamente cieco (a causa di una patologia oculare) e sconvolto dalla propria situazione, Woody Shaw perse la vita (a soli 44 anni) in seguito alle complicazioni arrecate da un tragico incidente in metropolitana.

Musicista jazz fin da piccolissimo e inizialmente incantato dai miti di Dizzy Gillespie, Miles Davis, Lee Morgan e Clifford Brown, negli anni sessanta la sua voglia di emergere trova già pieno sfogo nelle collaborazioni con nomi altisonanti come Eric Dolphy, Chick Corea, Jackie McLean, McCoy Tyner, Max Roach, Horace Silver, Bud Powell, etc. Ma il grande balzo avverrà negli anni settanta, con la carriera solista, dove arriverà al successo artistico e commerciale; un periodo che lo vedrà primeggiare nei sondaggi del Downbeat, avere delle nomination ai Grammy, ma sempre troppo poco per quello che avrebbe realmente meritato. Difatti la sua influenza ai posteri è davvero rilevante, la possiamo riscontrare tra molti giovani trombettisti ma può anche essere testimoniata da nomi più importanti come, tra i tanti, Kenny Garrett e Wynton Marsalis.

La scelta di questo concerto di Amburgo 1982 è decisamente condivisibile, Woody Shaw, che macinava ottimi dischi dall’inizio dei settanta, nei primi anni ottanta era al top delle suo gioco (del 1978 è il suo live fino ad oggi più celebrato: Stepping Stones: Live at the Village Vanguard).

Questa straordinaria performance del 13 gennaio era formata da un quintetto di grande livello: Woody Shaw (tromba, flugelhorn), Steve Turre (trombone), Mulgrew Miller (piano), Stafford James (basso), Tony Reedus (percussioni); la registrazione, peraltro ottimale, riassume in modo tangibile tutto quello che il trombettista americano poteva offrire, ovvero moltissimo, una musicalità dirompente, torrenziale, a tratti veramente geniale.

I quattro lunghi brani di At Onkel Po`s Carnegie Hall Hamburg 1982, intervallati da due brevi commenti, riassumono i punti cardinali di un percorso artistico e discografico: Katrina Ballerina (versione studio contenuta nel prezioso Moontrane del 1975) mostra che l’influenza di Coltrane era davvero universale (l’inizio riporta alla mente My Favorite Things), lo stesso Shaw ne subiva fortemente il fascino e in questo pezzo sembra veramente che il sax coltraniano, da un momento all’altro, possa realmente impossessarsi della sua tromba. A seguire un passo ulteriore verso l’alto, gli oltre diciassette minuti di suadente, rivelatrice creatività modale/post-bop della fantastica Joshua C, tra misteriosi ricami orientali, limpidi squarci free e cadenze ipnotiche, vanno a rappresentare un vero capolavoro compositivo/interpretativo proveniente dal suo album classico più apprezzato (Rosewood,1978). Prosegue Sunbath, gioiello di mutevole leggerezza e dal ritmo sostenuto che arriva da Sundance (1976), mentre la conclusiva To Killa Brick  (poi inserita nel live Night Music del 1983) ha un animo energico dominato da incursioni free di pregevole coloritura.

Difficile arrivare alla fine dell’ascolto di questo concerto tedesco senza provare un sentimento di gratitudine, di appagamento o di semplice benessere; questa è musica jazz fatta con cuore e immenso talento distante anni luce dall’endemica “mediocrità” dedita solo a ribadire ciò che è stato detto da decenni. Questo è jazz che ti fa drizzare le antenne, che ti mette di fronte ai master e ti mostra un percorso unico che puoi ritrovare solo qui, tra queste registrazioni senza tempo che oggi, nonostante i 35 anni compiuti, suonano più moderne che mai. Fate vobis.

Track List

  • Katrina Ballerina
  • Announcement I
  • Joshua C
  • Sunbath
  • Announcement II
  • To Killa Brick