Cercare di trovare aggettivi per descrivere questo cd senza incorrere di essere subissati di mail al veleno da parte dei numerosi fan di Walter Piva, cantautore siciliano, è molto difficile. Ma è inevitabile. L’artista dice di ispirarsi a Endrigo e Tenco, ma è sempre consigliato - prima di scomodare certi paragoni - un profondo esame di coscienza su quello che si dice e poi su quello che si va a registrare. “Esteso ad un tempo finito” è un nove tracce di un melange melodico pop pesantemente kitsch, assolutamente svuotato da contenuti stimolanti sia nei testi che nella musica, sebbene tecnica non manchi; derivativo delle influenze demodè di Zarrillo, Fasano, Pupo, Togni, Tozzi e di tutta l’arzilla brigata “pesante”, il disco gira caratterialmente di quella “ piatta stanca festivaliera”, neanche tanto danzereccio, anzi per nulla, e a parte uno o due pezzi, il resto non suscita nemmeno quella simpatia d’appannaggio delle canzonette orecchiabili e senza pretese. La timbrica vocale di Piva è buona, la tecnica esecutiva – come già detto- è rodata, ma è il resto che fa terra bruciata intorno; non si colgono minimamente tentativi di rinnovamento per elevare il tiro e per uscire definitivamente dal melenso “pout pourri poppy targato ‘80” e dalla convinzione dura a morire che ancora la fuori ci siano migliaia di coppiette sbaciucchianti e col cuore infranto ad ascoltare le tue confidenze o i tuoi disguidi d’amore.
Se vogliamo accettare il pezzo “Flussi d’incoscienza” lo si può anche passare per l’unica concatenazione seguibile di un testo che prova a scandagliare la profondità, ma tutto il resto, tutto il contorno è pressochè impresentabile, adattissimo per un livello che oltre la classica rassegna paesana non va. Il vero motivo portante di questa produzione non si capirà mai fino in fondo; perché tanta energia e buon mestiere musicale sprecati per “favoleggiare” nella mielosità che solo un Salvetti Jr o un Daniele Piombi potrebbero a malapena accettare ? Speriamo che l’artista Walter Piva, essendo giovane, ritorni a considerare la sua vitalità e non perdersi più nell’agonia in cui rotola; riprovi ad ascoltare bene le tracce “Tracce nascoste” e “Lo straniero gioca in casa” e forse prenderà coscienza del “minimo storico” che ha creato. Forse non volendo, ma è la pura verità.