Un nuovo cantautore si affaccia sulla piazza dell’interesse musicale e credo che, per il taglio trasversale della sua personalità onirico- sbilenca out-mainstream unito a un raccontare schegge di vita, fuoricentro, che battagliano tra la messa a fuoco e il nitido come dopo una nottata avvinazzata a go go, quanto prima ne sentiremo parlare ovunque. Un’ insidiosa spina sul costato del Bugo Bugatti nostrum ? Può anche darsi, gli assi ci sono, e come dice il saggio “due pazzi aiutano meglio di uno a vedere la normalità dell’anormale”. “Secondo” è il nuovo lavoro di Claudio Cosimato alias Vittorio Cane, torinese, trentaquattrenne, poeta urbanizzato sulle scoordinate direttrici rimbalzanti del “tocco e non tocco terra”, ed è un disco che ti prende sottogamba, apparentemente innocuo, sconclusionato; si ha giusto il tempo di realizzare che già ti ha sollevato dall’impegno di pensare i pensieri portandoti a galleggiare tra sue storie verticali; storie, ballate stazzonate, spettinate, senza piega, stonate e scucite nelle vittorie e disfatte di amori e vicissitudini che vivono a un metro, nel centro, di sbieco, di una luna dalle forme incerte, naif. L’artista Cane – da non confondere per detrazione di giudizio – si rapporta con la musica, la sua musica, con la presa della svogliatezza e del distacco, come incontrarlo di notte lungo un cavalcavia di una qualsiasi città e ti comincia a raccontare le sue sfighe urbane e insonnie sentimentali. Tra cut-up televisivi-radiofonici e scratch minimali, spennate di chitarra acustica indolente “Ci proverò” - in cui si evidenzia la presenza di Mao alla seconda voce -, e un cantato sbronzo “Cascafaccia”, prende il via questo disco rallentato come uno slow-movie confidenziale, sgrammaticamente grezzo e pulito, farcito di liriche distratte e alcoliche profondamente godibili. Un pop cantautorale strascicato e una vena anti-star rappresentano la cifra stilistica del nostro Vittorio che non si nasconde dietro empirismi produttivi o smancerie nicchianti; semplicemente canta, stona, fa confusione, ma si fa ascoltare per le verità individuali che incolla nelle sue note: bellissime sono le ballate “Mille, Spersi, Around”, oppure il soft d’n’b’ legato al melodico corale di “Ci credo ancora” come il funk sottotono di “Ti do qualcosa”. In fondo al disco c’è un formidabile “effetto speciale” (Conclusione) senza elettricità , ma che dà la scossa , la botta finale all’intero lotto La voce alticcia del poeta, drammaturgo e attore Remo Remotti che presentandosi dice: “… grande amico di Vittorio Cane, siamo due cani, due cani da riporto, due cani da caccia, due cani da lecco, come vogliamo chiamare… due cani… e abbiamo in comune tante cose, non solo il fatto di essere cani , ma anche il fatto di essere poeti, cantanti, e soprattutto il fatto di essere nati tutti e due il 16 novembre, siamo due scorpioni. Bravo questo poeta, questo Vittorio, questo amichetto mio, pieno di poesie, piene di bella musica, piene di cose intelligenti , di cose dette col cuore, con l’anima, siamo fatti così. Andremo insieme a ricevere il premio Nobel quanto prima, in quanto poeti, animatori di cose belle, intelligenti e passionali. Un bacio a tutti fratelli ….mmmm ce la faccio a tornare a casa da solo ?”.
Credo di non sbagliarmi, sono sicuro che di Vittorio Cane, artista randagio, ma con un accenno di pedigree nascosto da qualche parte, ne sentiremo ancora parlare.
Track List: