31/03/2003 | di Andrea Salvi
E… ora qualcosa di completamente diverso. No, i Monty Python non c’entrano,
almeno per ora.
Il luogo: Italia, dalle parti di Livorno per la precisione.
Il nome: Virginiana Miller, come a richiamare altro, direttissimi
altrove, appunto.
Il disco: “La verità sul tennis”, un’enigma presto svelato.
Fin dalla ieratica e perfetta copertina, cupa e solare, tutto seduce ed inquieta
al contempo.
L’ascolto: sensazioni in collisione fra loro. Nostalgia, grandi nubi
in cielo e nelle stanze del lineare vivere ordinario. Canzoni, nessuna altra
pretesa se non quella di tracciare con melodie lineari e perfette degli spaccati
rigorosi di una realtà unica. Gli straordinari testi, degni di un Leopardi
postmoderno, sono intrisi di un malinconico irrimediabile esistenzialismo
dove l’alienazione televisiva (“Un’altra sigla per Harlock”, “Telefilm”,
“Requiem per la Rai”), sentimentale (“La verità sul tennis”, “Sesso
non protetto”), oppure solamente la necessaria dolceamarezza quotidiana
(“La vita illusa”, “30”, “Abitano la terra”), riempiono il cuore di
stupore e curiosità.
I protagonisti: l’ispirato Simone Lenzi, voce pacata e schiva, mai
fuori luogo, si fa cantore di un mondo nuovo e fantastico, quello dello scorrere
magnetico e sfuggente di un passato vivo. Al fianco di lui un gruppo coeso
e convincente, arrangiato squisitamente, che sa adattarsi al meglio alla
suggestione
delle liriche ora sincopate, ora avvolgenti. La collaborazione di Amerigo
Verardi e le voci aggiuntive di Rachele Bastreghi e di Francesco Bianconi
ha portato ad una indubitabile Baustellizzazione di alcuni brani come
“Aerosol”
e la coda della notevole “Malvivente”, accentuando i toni demodé di
una delle identità stilistiche, quella dei Virginiana Miller, più sinceramente
autentiche dei nostri ultimi anni.
Deja vu: di questa categoria fanno parte di diritto “Rimerende”
che altro non è se non il curioso punto di vista cinque anni dopo l’incidente
della “Merenderi”, già contenuta nell’ottimo album d’esordio del
gruppo, e “Telefilm”, anticipata in versione acustica nel live “Salva
con nome”. In “Turing machine” poi, gli echi dei graffi
dei primi XTC paiono rappresentare molto più che un semplice omaggio.
Le vicende: giunti al quarto album i Virginiana Miller non hanno deviato
minimamente la propria sorprendente freschezza stilistica, nutrendone tenacemente
la diversità e conservando l’impellente vocazione di comunicare in uno stile
proprio, slegato da qualunque tendenza o recinto, di cui un rigore rinascimentale,
un’ironica ferocia alla Monty Python (rieccoli!), dei surreali rimandi ad
un presente immaginifico e profondo, uno spiccato senso noir sono gli ingredienti
perfettamente amalgamati.
In fondo: i Virginiana Miller con “La verità sul tennis”
firmano un lavoro di grande fascino che non mancherà di solleticare gli ascolti
dei palati più severi, lasciando un’impronta profonda nella fanghiglia del
già sentito e violandone la monotematica immobilità.
“Mi aggiro come uno spettro nei supermercati
medito sul bancone dei prodotti surgelati
penso now I can get staisfaction
oh now I can”
Discografia:
- Gelaterie sconsacrate
(1997)
- Italiamobile (1999)
- Salva con nome (2001)
- La verità sul tennis
(2003)
Track List: